REBECCA MAKKAI.
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L'ANGOLO DEI LETTORI RIBELLI.
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Titolo originale: The Borrower. 2011.
Traduzione di: Luisa Piussi.
2012. EDIZIONI PIEMME, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Ian e Lucy: LETTORI PER PASSIONE, RIBELLI PER NATURA, AMICI PER CASO.
Lui: Ian Drake, 10 anni, occhiali tondi e grande sorriso, lettore vorace. Gli piace che i libri inizino con un prologo.
Lei: Lucy Hull, 26 anni, bibliotecaria per caso in una piccola citt di provincia (sezione ragazzi), discendente di rivoluzionari russi emigrati in America.  convinta che i libri
possano salvarti la vita.
Sar che entrambi non sanno resistere alla tentazione di sbirciare subito l'ultima riga dei romanzi, ma tra loro si stabilisce una complicit immediata. Per Ian, fedelissimo della biblioteca, che frequenta anche con la varicella o una gamba rotta, quegli scaffali sono un rifugio dal controllo opprimente della famiglia, ultrareligiosa. E Lucy, approfittando delle scarse conoscenze dei suoi genitori in materia di narrativa per ragazzi, aggira la loro censura, ben felice di passare a Ian sotto banco libri proibiti, come quelli che osano parlare di magia, specie se scritti da Harry Potter.
Quando per a Ian non baster pi fuggire con la fantasia, si far rapire davvero. E i due appassionati lettori diventeranno protagonisti di una loro personale avventura.
In cerca, soprattutto, di se stessi. Una storia indimenticabile, per chi ama la lettura e per chi ama la libert che, in fondo, sono la stessa cosa.
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Rebecca Makkai vive a Chicago con il marito e le due figlie. Ha insegnato per dodici anni in una scuola Montessori, prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura.  autrice di racconti, pubblicati su riviste letterarie e selezionati per quattro anni consecutivi dai curatori dell'antologia The Best American Short Stories. Il suo romanzo d'esordio, L'angolo dei lettori ribelli,  stato consigliato dai librai indipendenti americani e premiato dalla critica come uno dei migliori libri dell'anno.
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L'ANGOLO DEI LETTORI RIBELLI.
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Prologo.
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Ian non era mai contento se non c'era un prologo.
Potrei essere io il cattivo di questa storia. Anche adesso  difficile da capire.
In biblioteca, tra la miriade di libri sull'antico Egitto, l'immagine pi apprezzata dai bambini era quella del dio della morte che metteva a confronto, soppesandoli, il cuore di un defunto e una piuma. Almeno ho questa consolazione: un giorno conoscer la mia colpa.
Mi sono lasciata alle spalle tutti quelli che conoscevo.
Ho trovato un'altra biblioteca, con pareti rivestite di quercia e una cancellata di ferro. La biblioteca di un college, dove gli utenti sanno gi quello che cercano. Passo allo scanner il codice a barre dei volumi che prendono in consultazione e loro a malapena si accorgono di me, annebbiati come sono dalla caffeina. Non ha niente a che fare con la mia vecchia biblioteca, dalla moquette piena di chiazze e le pareti in mattoni. Solo i libri sono gli stessi: gli stessi dorsi, gli stessi codici sulle etichette ingiallite.
Conosco il loro contenuto a menadito. Sussurrano il loro verdetto.
I fuggiaschi, i rapitori mi guardano dai loro scaffali e mi vogliono nei loro ranghi. Mi incitano a fuggire verso il Territorio, convinti che io sia diretta all'inferno come loro. Dicono che sono la pi incredibile bugiarda che gli sia mai capitato di incontrare. Quanto a quel vecchio mandrillo-entomologo, farfugliante arraffone, che mescola il suo vodka e ananas dall'alto e stretto scaffale della n-a-b, lasciatemi travisare le sue parole. (Per uno stile letterario non originale potete sempre contare su una bibliotecaria.)
Signore e signori della giuria, la prova numero uno consiste in ci che ho invidiato, ci che pensavo di poter sistemare. Guardate questa prigione di libri.
Prima dell'inizio di questa vicenda, avevo detto a Rocky che un giorno avrei disposto i miei libri in base al personaggio principale, in ordine alfabetico. Mi rendo conto solo adesso di quale sarebbe stato il mio posto: Hull, ben stretta tra Huck e Humbert. Ma la verit  che questo libro dovrebbe finire sotto Drake, per Ian, il ragazzino che ho portato via, perch a prescindere da chi sia il cattivo, non sono io l'eroe di questa storia. Non sono neanche l'oggetto di questa preghiera.
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CAPITOLO 1.
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L'ora del racconto.
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Ogni venerd alle quattro e mezza si radunavano a gambe
incrociate sul tappeto marrone a pelo lungo, tormentandone
la crosta di fango, lustrini e colla, per poi
appoggiarsi contro gli scaffali dei libri illustrati.
Avevo cinque frequentatori abituali, un paio dei quali,
potendo, sarebbero venuti sette giorni su sette. Ian
Drake si era presentato con la varicella, con una gamba
rotta; non mancava nemmeno quando sapeva che l'incontro
settimanale era stato annullato: si sedeva per
terra e leggeva ad alta voce per conto proprio. Ogni
settimana cerano sempre due o tre infiltrati, i cui genitori
avevano bisogno di qualche ora di babysitter. Sopportavano
a disagio i capitoli 8 e 9 di un libro che non
riuscivano a seguire, tirandosi via i fili dai calzini per poi passarseli tra i denti.
Quell'autunno di cinque anni fa eravamo a met di
Matilde. Ian mi venne incontro al galoppo prima dell'inizio
della lettura, che stavamo affrontando da quattro settimane.
Ho detto alla mamma che abbiamo ripreso a leggere
Piccola casa nei grandi boschi. Secondo me, su Matilde
non sarebbe tanto d'accordo. Non le  piaciuto neanche
Furbo, il signor Volpe. Si pass le dita tra i capelli. Intesi?
Annuii. Non  il caso di far preoccupare tua madre.
Alla parte della magia non eravamo ancora arrivati,
ma Ian se l'era gi letta di nascosto per conto suo,
accucciato vicino allo scaffale dei libri di Roald Dahl.
Sapeva come sarebbe andata.
Poi saltell via lungo il corridoio delle biografie, risalendo
pian piano da quello della scienza, con la testa
piegata su un lato per leggere le coste dei volumi.
Loraine apparve al mio fianco Loraine Best, la direttrice
della biblioteca, che grazie a Dio non aveva
udito i nostri intrighi e si mise a guardare i primi
bambini che si radunavano sul tappeto. Certi venerd
scendeva giusto per distribuire sorrisi e cenni d'assenso
alle mamme venute a lasciare i loro figli, come se avesse
un qualche ruolo nell'Ora del Nuovo Capitolo. Come
se tre minuti della sua lettura di Prosciutto e uova verdi
non bastasse a far piangere met dei ragazzini, mentre
gli altri alzavano la mano per domandare se lei fosse
una strega buona o cattiva.
Ian scomparve di nuovo per poi percorrere il corridoio
di storia americana, toccando tutti quanti i volumi
dello scaffale in alto a destra. In pratica vive qui, no?
sussurr Loraine. Quel bambinetto omosessuale.
Ha dieci anni! dissi io. Cosa vuoi che abbia, di sessuale?
Spiacente, Lucy, non ho nulla contro di lui, ma quel
ragazzino  gay. Lo disse con lo stesso tono di piacere,
nei confronti della propria immaginaria magnanimit,
che usava mio padre ogni volta che si riferiva a Ophelia,
la mia segretaria nera.
Passato alla narrativa, Ian si alz in punta di piedi
per estrarre da uno scaffale in alto un libro verde di
grandi dimensioni. Un mystery: dal dorso faceva capolino
l'etichetta con l'omino blu che impugnava una
lente d'ingrandimento. Ian si sedette per terra e attacc
dalla prima pagina, come se davvero tutti i misteri
del mondo fossero racchiusi in quel volume, come se
entro pagina 132 potesse trovarsi la soluzione di tutti
gli enigmi dell'universo. La luce dei neon gli si rifletteva
sugli occhiali, due dischi gialli sopra le pagine. Non
si mosse finch gli altri bambini non iniziarono a radunarsi
e Loraine gli si chin accanto per dirgli: Aspettano
tutti te. Non era vero Tony non si era neanche
tolto il giaccone ma Ian ci raggiunse, scivolando con
il sedere sul pavimento, senza mai staccare gli occhi dal libro.
Quel giorno il pubblico era composto da cinque
bambini, tutti frequentatori abituali.
Bene esordii, nella speranza che Loraine si decidesse
a togliere il disturbo. Dove eravamo rimasti?
Alla signorina Spezzindue che strillava perch loro
non sapevano l'aritmetica disse Melissa.
E strillava alla signorina Dolcemiele.
E loro che imparavano la tabellina del tre.
Con un gran sospiro, Ian alz la mano.
S?
Questo  stato due settimane fa. L'ultima volta che
abbiamo lasciato la nostra eroina, lei stava venendo a
sapere del passato di lanciatrice di martello della signorina
Spezzindue, e noi dei tanti strumenti di tortura che
teneva nel suo ufficio.
Grazie, Ian. Lui mi fece un sorrisetto. Loraine alz
gli occhi al cielo non ero sicura se a causa mia o di
Ian e torn con passo incerto verso le scale. Quasi
sempre mi toccava tagliare corto, con Ian, ma a lui non
importava. A meno che non dessi fuoco alla biblioteca,
niente l'avrebbe mandato via. Sotto il bancone tenevo
una copia di Tales ofa Fourth Grade Nothing, che gli allungavo
ogni volta che si presentava senza la babysitter.
Quasi ogni pomeriggio, da una settimana, scendeva di
corsa le scale per poi fare capolino sopra il bancone,
ansimante.
All'epoca, prima di quel lungo inverno, Ian mi faceva
venire in mente un palloncino gonfiato a elio. Non
soltanto per il tono di voce, ma per come alzava gli occhi
a guardarti dritto, quando parlava, saltellando sulle
punte dei piedi come per evitare di staccarsi da terra.
(Ha avuto un predecessore? domanda Humbert.
No. No, non ho mai conosciuto nessuno del genere
in tutta la mia vita.)
Ogni volta che non riusciva a trovare un libro di suo
gradimento, veniva a sporgersi sul bancone. Cosa posso
leggere?
Come smettere di lagnarsi rispondevo, oppure Introduzione
al catalogo informatizzato ma lui sapeva che
stavo scherzando. Sapeva che era la mia domanda preferita,
in assoluto. Allora gli sceglievo qualcosa: una
volta Il libro dei miti greci dei d'Aulaire, un'altra La
ruota sul tetto. In genere le mie scelte lo soddisfacevano,
e il volume dei d'Aulaire l'aveva lanciato in una frenesia
mitologica che era durata due mesi buoni.
Visto che Loraine mi aveva avvertito per tempo riguardo
alla madre di Ian, mi accertavo che il ragazzo
leggesse libri con titoli innocui e copertine garbate.
Niente che avesse un'aria minacciosa, niente Egypt
Game. A otto anni era arrivato assieme a una babysitter
per prendere in prestito Theater Shoes. L'aveva riportato
il giorno successivo, dicendomi che gli era permesso
leggere soltanto libri da maschietti.
Per fortuna sua madre non sembrava avere una grande
conoscenza della letteratura per ragazzi. Di conseguenza
La casa nell'albero era passato liscio, cos come
Fuga al museo. Entrambi, libri su ragazzi che fuggono
di casa. Me ne resi conto soltanto dopo: all'epoca, giuro,
non mi pass neanche per la testa.
Terminammo due capitoli, dopo di che presi tempo
fino alle cinque e mezza, quando met delle madri sarebbe
saltellata gi per le scale in gonnellina da tennis
e l'altra sarebbe spuntata con i loro pargoletti dal settore
dei libri illustrati. Chi  l'eroe di questo libro? domandai.
Semplice. Era sempre il personaggio principale.
Nella narrativa per l'infanzia capita di rado di
incontrare un antieroe, un narratore inattendibile.
Quando rispose, Aaron sembrava essersi esercitato
per giorni: L'eroe  proprio Matilde, ma anche la signorina
Dolcemiele  una specie di eroe, visto che  molto carina.
E chi  il cattivo?
La signora Sbezzindue! strill Tessa. Anche se 
la breside! E di solito i bresidi sono carini!
S risposi. Mi sa che hai ragione. Anche quando
il cattivo non  un uomo con la maschera nera, i ragazzini
sono bravi a percepire la malvagit. E alcuni dei pi
svegli sanno bene quanto possa essere vasta la categoria.
Perch un cattivo pu essere chiunque, anche un
coniglietto nel giardino di casa disse Tessa.
Anche i genitori? chiesi. Volevo farli pensare al
padre e alla madre di Matilde, due sciagurati teledipendenti,
gli altri antagonisti del libro.
Gi, disse Jake come quando tua mamma ha una pistola.
Erano bambini saggi e moderni, quelli, e la sapevano
lunga: una madre poteva essere una strega, un bambino
un criminale. E una bibliotecaria, una ladra.
La scena del crimine? Chiamiamola Hannibal, nel
Missouri. (Certo, esiste davvero una Hannibal, da qualche
parte, una cittadina che si fa i fatti suoi e che vive
del turismo legato a Mark Twain e delle acque del fiume.
Chiedo soltanto di prenderne in prestito il nome.) Questa
Hannibal non aveva un fiume ma una superstrada
che la tagliava dritta in due, e a passare di l vedendo
solo il McDonald's, la stazione di servizio della Citgo, la
sporcizia, il granoturco e i fumi di scappamento delle
auto non si intuivano i giardini bordati da siepi, le
scuole con le bandiere immacolate, le grosse case a
ovest e quelle pi piccole a est, con i vialetti di ghiaia e
le lucide cassette della posta.
L c'era la biblioteca, proprio sulla strada principale,
con la sua infelice architettura in mattoni anni Settanta,
mascherata dagli striscioni della Festa dell'Autunno
e da tre scoiattoli in ferro che ti arrivavano alla vita.
Scoiattoli dal portamento nobile, con il capo rivolto al
cielo, che stavano di sentinella alla buca per la riconsegna
dei libri e all'entrata principale. Prima di spingere
le massicce porte d'ingresso, non c'era bambino che
non si sentisse in obbligo di toccarli tutti quanti o di
togliergli la neve dalla coda o, addirittura, di scalare lo
scoiattolo pi alto per poi appollaiarsi sulla sua testa. I
bambini, chiss perch, consideravano proibiti tali gesti.
Nel precipitarsi rumorosi gi per le scale del seminterrato,
avevano le guance rosse. Passavano davanti al
mio bancone, infagottati in giacche a vento dai colori
vivaci. Alcuni sorridevano, altri salutavano a gran voce,
altri ancora evitavano il mio sguardo.
A ventisei anni ero la responsabile del settore ragazzi
solo perch disposta a lavorare pi delle altre due
colleghe, molto pi anziane, Sarah-Ann e Irene, per le
quali la biblioteca sembrava una sorta di impegno volontario,
come una mensa dei poveri.
 una vera fortuna che ci offrano il loro tempo
diceva Loraine. Aveva ragione, perch erano spesso indaffarate
a ristrutturare intere sale.
Avevo finito il college da quattro anni, avevo ripreso
a mangiarmi le unghie e mi ero ridotta con due soli
amici adulti. Vivevo da sola in un appartamento a due
cittadine di distanza. Una semplice, nubile bibliotecaria.
Esaminate, a futura memoria, il mio fenotipo, che
indica una lieve predisposizione al comportamento criminoso,
una propensione ereditaria alla fuga e la garanzia
cromosomica di una sempiterna autoflagellazione.
Tratti ereditati da mio padre
Predilezione per il caff nero e denso.
Due bozzi ossuti sulla fronte, uno sopra ciascun
occhio, appena sotto l'attaccatura dei capelli. (Nessun
trauma neonatale, nessuna caduta sul pavimento, soltanto
delle infermiere in stato confusionale che mi sfregavano
la fronte, con mio padre che si scopriva la sua a
mo' di spiegazione. Se non siamo noi due, i cattivi della
storia, perch questi corni di famiglia?)
Un temperamento rivoluzionario, che risale a molto
prima del mio bisnonno il bolscevico.
Met cognome, Hulkinov, abbreviato in Hull da
un giudice newyorkese senza che le orecchie da immigrante
di mio padre cogliessero la battuta, ovvero il fatto
che hull significasse guscio, mentre lui se ne stava
l nelle sue scarpe da rifugiato, un guscio della sua
identit di russo.
Chiari capelli russi, cos chiari da non avere colore.
Lo stemma di famiglia che mio padre si  portato
dietro fin da Mosca su un massiccio anello d'oro con
l'incisione di un uomo che regge un libro nella mano
destra e, nella sinistra, una picca con una testa mozzata.
(Questo celeberrimo Hulkinov era uno studioso-guerriero
del diciassettesimo secolo, un uomo che, all'udire
lontani squilli di tromba, aveva lasciato la prudenza
dei volumi per combattere nel segno della libert e
dell'onore. Ed eccomi qui, l'ultima della discendenza:
una bibliotecaria-criminale del ventunesimo secolo.)
Profondo senso di colpa russo.
Tratti ereditati da mia madre
Smisurato senso di colpa ebreo-americano.
Questi la scena e i personaggi principali. Ci siamo ben sistemati sulle nostre poltrone a sacco: possiamo iniziare.
(Ma dove sta andando, pap, con quell'ascia? chiese Fern.)
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CAPITOLO 2.
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Guai, proprio qui a River City.
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Un pomeriggio di inizio ottobre, dalle scale scese una
donna in pantaloni sportivi, tacchi alti e camicetta di
seta marrone. Era una madre, ovviamente, non una
sciatta insegnante o una tata o un tutor. Di bell'aspetto,
con una coda di capelli rossi che non si assottigliava in
maniera deprimente come la mia, stendendosi invece
dritta e folta come una vera coda di cavallo. Pos un
libro sul bancone, mentre gli orecchini d'argento le
dondolavano in sincronia. Non l'avevo mai vista prima.
Ha da fare?
Misi il cappuccio alla penna e sorrisi. No, prego.
Sono la mamma di Ian.
Come, scusi? Cercava di incrociare il mio sguardo
con tale insistenza da impedirmi di comprendere bene
le sue parole.
Mio figlio  Ian Drake. Ha presente?
Oh, Ian. Ma s, certo. Come posso aiutarla? Con
un po' di stupore mi resi conto di non averla mai incontrata
prima e di non averci mai neanche pensato, malgrado
tutte le volte che avevo discusso con Ian su quali
libri sua madre avrebbe o non avrebbe approvato.
Quando era pi piccolo, Ian veniva sempre con una
babysitter. Adesso, invece, arrivava spesso in bicicletta,
con uno zainetto vuoto da poter riempire di libri.
Be',  tornato a casa con questo romanzo, La fonte
magica, vede? Me lo spinse pi vicino, come se volessi
dargli un'occhiata. E sono certa che per bambini appena
pi grandi sia un libro magnifico. Apprezziamo
molto i suoi consigli. Solo che lui  un po' sensibile.
Con una lieve risata, si sporse in avanti. Quello che
adesso serve a Ian sono libri dall'afflato divino.
L'afflato divino.
Lei compie un ottimo lavoro nel nutrire le loro
menti, ma  chiaro che abbiamo anche bisogno di leggere
qualcosa che nutra la nostra anima. Tutti quanti
noi. Sorrise, con le sopracciglia alzate. E a Ian serve
il suo aiuto. E ancora cos giovane. Sono sicura che pu
farmi questo piacere, Sarah-Ann.
Fu solo quando mi accorsi di aver lasciato sul bancone
la targhetta con il nome di Sarah-Ann che smisi di
fissarla a bocca aperta. Ero stranamente lusingata dal
fatto che Ian non le avesse detto il mio nome, dal sapere
che le nostre conversazioni quotidiane fossero per
lui una faccenda privata. E non avevo intenzione di
correggere l'errore. Se la madre di Ian pensava che l'incarico
di scegliere libri dall'afflato divino spettasse a
Sarah-Ann Drummond, tanto meglio.
Sorrisi, accertandomi che avesse finito. In realt
questa  una biblioteca pubblica, e come tale non esercita
alcuna censura sulle scelte dei suoi utenti. Il nostro
lavoro consiste nel rendere disponibile qualunque titolo,
anche se i genitori, ovviamente, possono scegliere
cosa far leggere ai propri figli. Sarei potuta andare
avanti chiss quanto, ma mi fermai istintivamente. Non
volevo spaventarla, con il rischio che vietasse a Ian di
frequentare la biblioteca; e, anche se di solito preferivo
che i bambini non ci venissero da soli, dubitavo che
l'esperienza di lettore di Ian potesse essere accresciuta
da quella madre che gli sbirciava da sopra la spalla per
accertarsi che tutto ci che scriveva Judy Blume fosse
pervaso a sufficienza da Dio. Di conseguenza, non avevo
la minima intenzione di dirle che suo figlio poteva
tranquillamente consultare qualunque libro del settore
adulti, al piano di sopra, cos come accedere dai nostri
computer a qualunque sito web del pianeta.
Gli piace davvero tanto, la biblioteca disse lei.
Quel che le mancava, mi resi conto, era un pastoso accento
del Sud, da fascinosa bellezza del Kentucky. Le
sarebbe stato a meraviglia. La donna tir fuori dalla
borsa un foglietto ripiegato, di un intenso color crema
e alla cui sommit spiccava il nome Janet Marcus Drake
in lucidi caratteri azzurro chiaro. Questo  un elenco
dei contenuti che vorrei fargli evitare. Aveva abbandonato
di colpo l'atteggiamento da bellezza del Sud e
stava assumendo la tipica aria superefficiente di quelle
donne perfezioniste che hanno lavorato per soli due o
tre anni, prima di avere dei figli, e si ritrovano con il
terrore di non essere prese sul serio. Mi porse l'elenco
e rimase in attesa, come aspettandosi che lo leggessi ad
alta voce. C'era scritto:
Magia/Stregoneria
Incantesimi
Satanismo/Religioni occulte, ecc.
Materiale per adulti
Armi
Teoria dell'evoluzione, Halloween, Roald Dahl, Lois Lowry, Harry Potter e autori simili
Sa cosa si intende con materiale per adulti?
Non so come, riuscii ad aprire la bocca e assicurarle di s.
Mi sono scordata di aggiungerlo all'elenco, ma so
anche che qui da voi i bambini hanno a disposizione
dei dolciumi. Non c'era bisogno di metterla gi in
modo cos formale, visto che stava fissando la ciotola di
gelatine all'estremit del bancone. Non vorrei che si
mettesse a scorrazzare qua dentro in preda a un eccesso
di zuccheri! E scoppi a ridere ancora una volta, trasformandosi
di nuovo in Rossella O'Hara sulla veranda.
Visto che, in quel frangente, mi venivano in mente
solo risposte volgari, rimasi in silenzio. Non per buona
educazione o per autocontrollo, ma per una specie di
paralisi della lingua. Mi sarebbe piaciuto chiederle se
aveva mai sentito parlare del Primo Emendamento, se
sapeva che Harry Potter non era uno scrittore, se davvero
pensava che tenessimo libri sul satanismo nel reparto
bambini, se si era fatta l'idea che fossi la babysitter
di Ian o la sua insegnante di lettura o l'animatrice
del centro estivo. Invece presi la penna e aggiunsi una
nuova voce all'elenco: Niente dolciumi.
Felicissima della sua collaborazione, Sarah-Ann disse lei.
Volevo liberarmi di quella donna, oltre che tranquillizzarla,
ma non potevo certo starmene l a stipulare un
accordo verbale in sfida alla Costituzione. Posso evitare
di consigliare libri su questi argomenti le concessi.
Ma capisce anche lei che potrebbe trovarli da solo.
Annuii lo interpretasse a suo piacimento e aggiunsi,
con tono rassicurante e definitivo: Ho tutto
scritto qui. Battei un colpetto sull'elenco e mi alzai per porgerle la mano.
Alle sue spalle arriv una ragazzina con una pila di
libri. La signora Drake si volt a guardarla, ricambi la
stretta facendomi l'occhiolino e se ne and.
A fatica, la ragazzina pos i libri sul bancone. Erano sette, tutti su Marco Polo.
Passai qualche minuto appoggiata allo schienale della
sedia, praticando la respirazione yoga e chiedendomi
se avessi compromesso i miei principi etici. In mano
stringevo ancora il foglio piegato con l'elenco della signora
Drake. Alzai lo sguardo e vidi Loraine che ondeggiava
gi per le scale e barcollava in avanti per appoggiarsi
sul bancone con entrambe le mani. I capelli
corti e castani erano un vero disastro: dei ciuffi le si
appiccicavano alla fronte in un miscuglio di gel e sudore.
Lucy, disse a voce troppo alta sei riuscita a calmare
quella donna?
S. Infilai di nuovo i piedi nelle scarpe. Ha cercato
di darmi questo elenco. Iniziai ad aprire il foglio per
mostrarlo a Loraine, ma lei agit la mano. Chiaro, l'aveva
gi visto.
Basta che non gli fai pi consultare libri di magia.
Lascia un appunto anche per Sarah-Ann e Irene.
Ormai avevo quasi fatto l'abitudine a Loraine e alla
sua filosofia in base alla quale, se la comunit avesse
mai deciso di comprarci delle sedie nuove, ci toccava
accontentarla anche a costo di mandare al diavolo i diritti
civili. Di solito non si faceva scrupoli a eliminare
dalla biblioteca qualunque libro riscuotesse lagnanze
da parte degli utenti. Invece di darle della vecchia megera
alcolizzata, invece di alzare il telefono e mettere in
guardia l'organizzazione per la difesa dei diritti civili,
scelsi il percorso di minima resistenza. E come dovrei
fare, di preciso? domandai.
Loraine ondeggi appena, afferrando il bordo del
bancone. Aveva le unghie dipinte di rosso scuro, cos
come la pelle tutt'attorno. Oh, basta che gli dici che si
tratta di un testo di consultazione o roba del genere.
Che  escluso dal prestito.
Va bene. Non mi preoccupavo affatto di sentirla
insistere su questo punto. Di l a un mese, se ne sarebbe
sicuramente scordata. E se avesse tentato di licenziarmi
per aver dato in prestito un volume a un utente
della biblioteca pubblica, tempo dieci minuti e mi sarei
procurata un tale patrocinio legale gratuito da farle girare
quella testa imbevuta di gin.
Ma ti senti bene, Lucy? Te lo chiedo perch hai la
camicia tutta spiegazzata.
Sto benissimo.
Okay, se lo dici tu. Tolse la mano dal bancone e si
avvi con cautela verso il bagno dei bambini.
Alle sei spensi il computer, rimisi sugli scaffali i libri
del carrello e salii al piano di sopra. Nel vedermi arrivare,
Rocky usc da dietro il bancone sulla sedia a rotelle.
Portava occhiali dalla montatura nera e dalle lenti tanto
spesse che gli deformavano gli occhi, gi sprofondati
nelle guance grasse. Molti utenti mi avevano confidato
(mentre io annuivo, in un certo senso sbigottita) di essere
stupiti che fosse in grado di esprimersi in modo cos articolato.
Caff?
Certo risposi.
Chiudemmo baracca e ce ne andammo alla panineria
dall'altra parte della strada. Rocky aspett fuori, perch
per entrare c'era uno scalino, e io gli portai fuori il
caff. Mi sedetti sulla panchina, e lui si sistem accanto
a me. Sorseggiai il caff dal foro nel coperchio, bruciandomi
la lingua. Insomma, oggi la madre di Ian
Drake mi ha strillato in faccia gli raccontai. Non era
vero, ma era cos che mi sentivo. Poi mi ha strillato
anche Loraine, per via della madre di Ian. Mi stavo
comportando come una bambina di otto anni: lo definivo
strillare solo perch non mi era piaciuto. Vorrebbe
che censurassi le sue letture. Loraine, intendo.
Lui apr il caff e ci soffi sopra. Perch ero sempre
io quella che si bruciava la lingua? Perch a chiunque
altro veniva in mente di prendere delle precauzioni?
Ma lo sai che devi ignorarla. Davvero ti preoccupi
per una cosa del genere? Secondo l'ostinato punto di
vista di Rocky, io prendevo tutto in maniera troppo
personale. E, dopo dodici anni di biblioteca, lui era cos
abituato a Loraine da non meravigliarsi pi delle sue
azioni. Negli ultimi tempi, poi, sembrava trovare un
piacere perverso nel farmi notare la mia ingenuit fingendo
di non essere sorpreso anzi, mostrandosi annoiato
da qualunque insolito comportamento umano:
un bambino di quattro anni che vomitava a schizzo
sulla nostra nuova collezione dell'Enciclopedia Britannica,
Loraine che conservava nel frigorifero del personale
una vecchia bottiglia di Sprite riempita di vodka, il
presidente degli Stati Uniti che sosteneva che eravamo
in guerra per volont di Ges. Hai gi deciso il tema
per l'estate? chiese. Non aveva intenzione di lasciarmi
alle mie fissazioni.
No. Passavo gran parte dell'inverno e della primavera
a preparare volantini e ritagliare auto da corsa o
comete da appendere sulla parete nord in occasione
del club di lettura estivo. Certo, esistevano kit gi pronti
da ordinare, ma secondo me erano banali e, secondo
Loraine, costavano cari. Loraine vuole di nuovo qualcosa
su un viaggio magico. Due anni addietro, il tema
era stato Non c' fregata migliore di un libro e si era
rivelato un disastro perch nessun bambino sapeva cosa
fosse una fregata, e non pochi genitori l'avevano presa
per qualcosa di osceno.
Divora un libro? Potresti esporre uno squalo che
mangia un libro. O un dinosauro.
Non male.
Meglio della fregata.
Mi voltai di traverso sulla panchina e tirai su i piedi.
Che ne dici di Stregoneria e satanismo occulto?
L'essere e il nulla! Potresti distribuire spilline di
Sartre!
Il disagio della civilt!
Continuammo cos per qualche tempo, e almeno serv
a farmi stare meglio. Il nostro rapporto sembrava
consistere in questo. Forse per colpa mia. Andavamo
assieme a vedere vecchie pellicole al Film Forum non
appuntamenti da coppiette, solo film che nessun altro
voleva vedere e ci scambiavamo grandi occhiate al
cielo per tutto il giorno, fin quando lui non decideva
che esageravo e me lo diceva.
Mi tir la manica del maglione. Mi avevi detto di
farti una sfuriata, se mai ti fossi rimessa un cardigan.
Fa freddo.
Sto solo eseguendo gli ordini.
Avevo cominciato a sembrare una bibliotecaria, e
non lo sopportavo. Non era giusto. Al college mi ero
fatta le canne. Sul paraurti della mia prima macchina
cerano adesivi indignati. Venivo da una lunga discendenza di rivoluzionari.
Mi alzai, stiracchiandomi, e mi sentii subito in colpa
di averlo fatto davanti a Rocky, che non poteva. Stare
seduta tutto il giorno mi sfiniva, ed ero certa che mi
avrebbe fatto venire la cancrena o le emorroidi. Al lavoro,
ogni scusa era buona per camminare nei corridoi
tra gli scaffali. Difficilmente il carrello dei libri aveva
pi di tre volumi, perch ogni cinque minuti schizzavo dalla sedia per andare a rimetterli a posto.
Da quanto tempo, nella storia dell'umanit, esisteva il lavoro sedentario? Forse da quattrocento anni, su quattro milioni? Non era naturale.
La barzelletta preferita di mio padre: cosa fa un russo?
Il nichilista. Cosa fanno due russi? Una partita a scacchi.
Tre russi? La rivoluzione.
Ma come si definisce una rivoluzionaria mancata, costretta dietro una scrivania? Irrequieta, forse. Una fonte di guai. Un vulcano inattivo.
...
.
...
CAPITOLO 3.
...
.
...
La mano di niente.
...
.
...
Ad Halloween distribuii dolciumi da dietro il bancone
ai bambini mascherati i cui genitori preferivano saperli
a minacciare dolcetto o scherzetto nelle attivit commerciali
o istituzionali piuttosto che nelle case di East Hannibal,
notoriamente piene di lame taglienti. Quella settimana
avevo appeso un manifesto alla porta per
annunciare che i bambini vestiti come il personaggio di
un libro avrebbero ottenuto doppia razione di dolciumi
e anche un segnalibro, ma fino a quel momento
c'eravamo ritrovati soltanto con due Harry Potter, una
Dorothy e un ragazzino che pretendeva di far passare
per buono Michael Jordan perch esistevano un sacco
di libri su di lui.
Ian scese le scale, con la mano fresca di manicure
della madre posata sulla spalla. Afferrai all'istante la
targhetta con il mio nome e la ficcai nel primo cassetto.
Chiss se l'avrei mai rivisto da solo, pensai. Non era in
maschera: indossava la solita giacca a vento blu. Mi torn
in mente che, in base all'elenco della madre, loro
non celebravano Halloween, ma da dietro gli occhiali
Ian sbirci a lungo i due bambini travestiti da astronauta
che se ne stavano andando, per poi indicare a sua
madre lo scaffale di C.S. Lewis. Qualche minuto dopo,
la signora Drake si diresse verso i libri illustrati per preadolescenti,
sul quale avevo esposto un bel po' di candidati
e vincitori della Newbery Medal. Stava sfogliando
The Golden Goblet, con la fronte aggrottata, quando
Ian si accost al bancone strascicando i piedi. Fece
spuntare la mano sinistra dalla manica della giacca a
vento, dove l'aveva tenuta nascosta fino a quel momento.
Il dito indice era avvolto in un pezzo di carta stagnola
raggrinzito, appuntito all'estremit e con qualche tratto
di pennarello che stava a indicare un volto.
Signorina Hull! sussurr. Io non sono in costume,
ma il mio dito  il Boscaiolo di Latta!
Scoppiai a ridere dicendo, a fior di labbra: Oh, santo
cielo e gli detti due KitKat e un segnalibro.
Lui si ficc le barrette in tasca e nascose di nuovo la
mano nella manica, proprio mentre la madre raggiungeva
il bancone con una bracciata di libri. Qualche volume
degli Hardy Boys e alcune biografie, ma niente
che a mio avviso potesse piacere a Ian. Li timbrai
tutti quanti con un certo vigore, e le risposi con un sorriso
quando mi augur una splendida serata.
In quei momenti di meschinit tipici delle piccole
cittadine, in quei momenti che mi facevano rendere
conto che avrei sempre avuto il ruolo dell'adulto responsabile
nello scambio di dolciumi di Halloween, in
quei momenti in cui abbassavo gli occhi e vedevo le
scarpe comode e pratiche che avevo ai piedi, avrei potuto
maledire il destino che mi aveva portato ad Hannibal.
Avrei potuto abitare in un loft a Brooklyn, o attraversare
la Spagna con i soldi di mio padre e lo zaino in
spalla, oppure completare un dottorato di ricerca. Ma
non avevo rimpianti non del tutto, almeno perch il
fascino della situazione stava nella sua casualit, anonima
e insipida com'era. Mio padre avrebbe potuto trovarmi
un centinaio di buoni lavori, o quantomeno
buoni in senso economico. Avrebbe potuto pagarmi
un master in cinematografia nella pi costosa universit
privata del paese.
Ma quattro anni prima, mentre mi stavo laureando
in Letteratura inglese, mi ero rifiutata persino di dirgli
se avevo in mente delle prospettive di lavoro. Quell'aprile
avevo attraversato il campus per andare all'ufficio
laureati, all'ultimo piano del centro studenti, ed ero rimasta
seduta su una morbida poltroncina di plastica fin
quando una donna mai vista prima con i capelli bianchi
pieni di lacca mi aveva sottoposto a una serie di
domande, sempre pi intricate, su cosa intendessi fare
nella vita. Non riusciva a credere che una studentessa
in procinto di laurearsi con il massimo dei voti potesse
disinteressarsi a tal punto del suo futuro. Cos si era risolta
a far stampare dalla sua segretaria cinquanta pagine
di indirizzi e competenze professionali di tutti gli ex
alunni presenti nel database che svolgevano un'attivit
in qualche modo pertinente con la letteratura inglese.
In teoria, avrebbero potuto dare una mano a una
di loro e aiutarmi a trovare un lavoro. Dopo aver deliberatamente
voltato le spalle a mio padre e alle sue conoscenze,
ero rimasta un po' delusa nel vedermi consegnare
cinquanta pagine di ulteriori contatti. Ma almeno
quelli erano i miei contatti, non i suoi. Nell'elenco figuravano
insegnanti, scrittori tecnici, tutor, traduttori e
giornalisti. Loraine Best, laureata nel 1965, era una delle
poche a lavorare in una biblioteca, ma non fu per
questo che le scrissi. Iniziai semplicemente a spedire
e-mail a tutti quelli che figuravano nella lista, in ordine
alfabetico, fin quando non arrivarono gli esami di met
semestre. Da Aaronson ero arrivata a Chernack, e a
quel punto passai tre settimane a studiare, bere birra,
rompere con il mio ragazzo e aspettare. Seguire l'ordine
alfabetico, senza altri criteri di scelta, mi dava l'impressione
di non ricorrere pi di tanto agli agganci ma
di affidarmi al caso. Noi russi ce la siamo sempre cavata
bene alla roulette.
Non possedevo n esperienza n un titolo in biblioteconomia,
ma Loraine aveva urgente bisogno di una
bibliotecaria per il settore ragazzi, visto che a quella
attuale era stato diagnosticato un tumore al seno al terzo
stadio. Non aveva neanche avuto il tempo di pubblicare
l'offerta di lavoro, e quando era arrivata la mia email
l'aveva presa come una risposta alle sue preghiere
e mi aveva assunta al telefono. Durante la nostra conversazione
ero seduta in cima al letto a castello della
camerata universitaria e indossavo un paio di mutandine,
una T-shirt dei Violent Femmes e calzettoni di lana.
A giugno, quando arrivai in citt, Kate Phelps era gi
morta di cancro.
E, ovviamente, Loraine continuava a rinfacciarmelo
ogni due o tre settimane: Ti ho assunta senza neanche
vederti perch sapevo di prendere un'ex studente della
Holyoke, e pensavo che ci garantisse una certa etica
sul lavoro.
Quando informai i miei genitori che sarei andata a
lavorare nel settore ragazzi di una piccola biblioteca in
una piccola cittadina del Missouri, mio padre comment:
 per via di qualche fidanzato? Ce ne sono a milioni,
a Chicago, di tipi in gamba, e molti sono russi. Arriver
il giorno in cui vorrai occuparti del settore adulti,
no? Te lo dico perch a te serve una sfida. Ho degli ottimi
agganci in alcune biblioteche universitarie.
Mia madre disse: Almeno  una distanza che si pu
coprire in macchina. E, quando non aggiunse altro,
capii che era la cosa pi carina che le fosse venuta in
mente.
Nell'autunno di quell'anno, Ian si iscrisse al concorso
di narrativa per bambini. Cinque minuti prima della
scadenza, venne da solo al piano inferiore per consegnarmi
il suo racconto, che aveva una copertina di cartoncino
viola decorata con una mano color giallo vivo,
ritagliata da una confezione di Cheerios. Il titolo era La
mano di niente. Si spinse all'indietro i capelli sudaticci
e si mise a saltellare su e gi, come se si aspettasse che
lo leggessi subito.
Ha un aspetto fantastico dissi, e per farlo contento
scorsi con il pollice le pagine dattiloscritte. Poi alzai gli
occhi a guardarlo. Si sporgeva sul bancone, i capelli appiattiti
all'indietro per il sudore, e degli strani segni sul
sopracciglio sinistro che non avevo mai notato prima.
Erano quattro puntini infossati, di colore rosa e in linea
retta, distanziati di pochi millimetri. Provocati da una
forchetta? Avevo sentito dire che gli insegnanti erano
obbligati a tenere nota di qualsiasi livido o ferita sospetta,
e mi chiesi se avrei dovuto iniziare a fare altrettanto.
Pensavo anche a Emily Alden e al livido che le
era apparso sul collo l'inverno precedente, che a sentir
lei era stato causato da una palla di neve lanciata dal
fratello.
Parla di questa mano, stava dicendo Ian che 
completamente invisibile e staccata da qualunque corpo
umano.  una specie di mito greco, ma alla fine c'
una mortale che ha una pagina a parte. Cos, alla fine
del racconto, bisogna indovinare qual  la mortale, e
basta girare la pagina per vedere se la risposta  giusta.
Quindi c' una morale?
No, una mortale, per il fatto che  ispirato alla mitologia
greca. Capito?  uno scherzo. Ah, mi sono
scordato di numerare le pagine.
Per te far un'eccezione alla regola lo rassicurai.
Sapevo gi che avrebbe vinto il primo premio per i bambini
di quinta, perch l'unico altro racconto in gara parlava
di non so quale battaglia tra ninja. Appena Ian se ne
fu andato, lessi l'inizio. L'aveva stampato in blu scuro:
LA MANO DI NIENTE
di Ian Alistair Drake
Classe quinta
C'era una volta una mano fatta di niente. Era invisibile
a tutti i sensi ma poteva fare tutto quello che le piaceva.
Ecco la sua vita:
Giorno 1: Rubare ciambelle e nascondersi.
Giorno 2: Mangiare le ciambelle rubate, con una bocca
speciale che aveva.
Giorno 3: Vendicarsi dei bulli con qualche trucco.
Giorno 4: Nascondersi sotto i sassi della foresta, in attesa
di guai.
Andai a guardare la fine, per leggere la morale.
Mortale: Non dirlo neanche ai conigli, dove ti stai nascondendo,
perch i conigli non sanno tenere un segreto.
Chiss perch una mano invisibile aveva bisogno di
nascondersi. Il primo anno in cui avevo organizzato il
concorso, un ragazzino molto grasso mi aveva consegnato
un racconto che parlava di bambini in grado di
rimpicciolire fino a cinque centimetri d'altezza e andarsene
in giro su automobiline giocattolo. Mi torn in
mente di aver pensato che i mondi immaginari dei
bambini fossero intimamente connessi con i loro desideri
e che, con ogni evidenza, quel povero ragazzino
morisse dalla voglia di rimpicciolire. Cosa significava,
allora, tutto questo desiderio di doppia invisibilit,
espresso da un ragazzo fracassone, onnipresente e, in
un certo senso, molto esigente? Anche se, a pensarci
bene, non era una coincidenza che Ian passasse tutto il
tempo libero in una stanza tranquilla e seminterrata,
con il viso immerso nelle biografie di Houdini. Per la
cittadina di Hannibal era gi mezzo invisibile.
Avevo stretto amicizia con una mia coetanea di nome
Sophie Bennett, insegnante di quarta elementare alla
Hannibal Day, e decisi di chiederle di Ian la prima volta
che l'avessi incontrata in biblioteca. Quasi ogni fine
settimana veniva a rovistare tra la saggistica, prendendo
in prestito bracciate di libri che spaziavano dagli
aztechi ai funghi. Quel sabato pomeriggio si lasci cadere
fragorosamente su una delle seggioline da computer,
a dimensione di bambino, che stavano accanto al
bancone.
Mi sento proprio di merda disse, posando la grossa
borsa di tela sul pavimento e guardandosi attorno
per controllare i presenti. Non sopportava di imbattersi
in qualche suo alunno. Una bambinetta che era venuta
da sola stava colorando, seduta a un tavolo, un ragazzino
pi grande era impegnato a giocare al computer e
un paio di studenti di scuola media lavoravano in silenzio
con dei tutor. Sar stata bene dodici giorni, da
quando ho iniziato a insegnare. E adesso tutti i miei
bambini hanno i pidocchi. Dico sul serio, non toccare
nessuno. Neanche i loro giacconi.
Scoppiai a ridere, e mi spostai davanti al bancone cos
da poter parlare a voce pi bassa. Devo chiederti una
cosa dissi, sedendomi accanto a lei su una delle seggioline
da computer. Sophie tolse dalla borsa un grosso fermaglio
di plastica, se lo mise in bocca e inizi a raccogliere
i capelli in una coda.
Mmm.
Ian Drake.  in quinta. Ce l'hai avuto tu, l'anno
scorso?
No rispose. Mi sa che era di Julie Lonard. Ma la
sua famiglia  una vera leggenda. Un vero incubo.
Ho avuto una sorta di scontro con la madre.  venuta
qui e se n' uscita con un: Mio figlio deve leggere
libri religiosi!. Sai da quant' che avevo pronto un bel
discorso per un'occasione del genere, in cui difendo
tutta da sola il Primo Emendamento? Ma quando mi
sono trovata davanti questa tipa, la faccenda mi  parsa
cos ridicola che non sono riuscita a spiccicare parola.
Quelli sono fuori di testa, cazzo. Si guard di nuovo
attorno, per sicurezza. La bambinetta aveva il pastello
sollevato sopra la testa e, a quanto pareva, stava
disegnando in aria. Molto religiosi, come devi aver capito.
Credo che la madre abbia avuto dei problemi psichiatrici,
e senza dubbio  anoressica.
Non me n'ero accorta dissi, tentando di ripensarci.
La sua estrema magrezza non mi era parsa altro che un
tratto caratteriale.
Insomma, il lato positivo  che Ian non sembra toccato
da questa cosa. Pu essere molto umorale e melodrammatico,
ma  tutta una gran messinscena da parte
sua. Davvero,  il bambino pi felice del mondo. L'anno
scorso ha partecipato al musical di primavera, e di
tutte le cose possibili hanno ballato un can-can, con lui
che era il peggiore del gruppo e ha fatto cadere tutta
quanta la fila, ma sempre con un gran sorriso stampato
in faccia. Completamente preso nella parte. E uno che
se la cava sempre bene, in qualunque circostanza. Sar
una vera situazione di merda, quando annuncer a tutti
di essere gay, ma ce la far lo stesso.
Mi misi a ridere. Santo cielo, dovreste proprio
smetterla, con questa storia.
Anche se, a essere onesti, la mia insistenza sul fatto
che Ian non avesse niente di sessuale non era del tutto
sincera. Ci avevo pensato un sacco di volte, soprattutto
durante la fase in cui Ian si era messo a leggere libri
sulla storia del mobile, e mi ero sempre immaginata che
un giorno sarebbe venuto a trovarmi assieme al suo
compagno e alla figlia adottata in Cina, che gli avrei
chiesto com'era stato crescere ad Hannibal e lui mi
avrebbe risposto che la lettura gli aveva salvato la vita.
Se anche non era gay, sarebbe comunque tornato a trovarmi
in compagnia della sua graziosa moglie e di due
gemelli che erano il suo ritratto sputato, ma per chiss
quale motivo la parte sulla lettura che mi ha salvato la
vita era sempre l.
Proprio in quel momento, tre ragazzine con lo zainetto
sulla schiena scesero le scale e salutarono Sophia
con la mano, ridacchiando. Lei mi guard alzando le
sopracciglia e si morse il labbro: dovevamo interrompere
la conversazione.
Okay riprese, quando le ragazzine si furono sistemate
accanto allo scaffale dei libri seriali. Ho bisogno
di testi sulla menzogna. Libri illustrati, racconti popolari,
tutto quello che hai. C' una piccola epidemia in
corso.
Le trovai qualche racconto su Abe Lincoln e una leggenda
popolare cinese dal titolo Il vaso vuoto.
Sul serio, penso che Ian sia okay mi sussurr mentre
timbravo i volumi. Ma dovresti vedere suo padre.
Lui s che  gay, secondo me. Per questo la madre  in
quelle condizioni. L'armadio di Narnia gli fa un baffo,
con tutti i segreti che nasconde lui nel suo, cazzo. Devo
pagare qualcosa?
Certo che s risposi, porgendole i libri e la ricevuta.
Grazie, tesoro. Mi sorrise, facendo tintinnare le
chiavi, e si diresse al piano superiore.
Quella sera mi chiam mio padre, parecchio su di
giri. Al telegiornale, qui a Chicago, ci sono dei bibliotecari!
Urlano e strepitano, ce l'hanno a morte con questo
Patriot Act! Quando sono con mio padre non faccio
caso al suo accento russo, mentre riesco a coglierlo
al telefono o sui messaggi che mi lascia in segreteria o
quando tenta di infarcire la sua parlata di logore espressioni
come: Mi cospargo il capo di cenere. Serve a
tenermi occupata quando non voglio ascoltare quello
che dice. Chiunque altro, a quanto pare, trova il suo
accento molto pesante. Lucy, dimmi un po': l'amministrazione
Bush viene a farti delle domande?
Non credo che al governo interessino pi di tanto i
libri illustrati.
Mettiamo che un tizio con la carnagione scura e la
barba nera prenda in prestito un libro su come fabbricare
bombe. Cosa fa il tuo capo, telefona all'FBI? O i
federali possono gi controllare i vostri computer?
Ero sicura che, se il governo si fosse messo in contatto
con Loraine, lei sarebbe stata una delle pochissime
bibliotecarie del paese a mostrarsi entusiasta di collaborare.
E che ne so? Se ti chiedono di esaminare i registri,
ti obbligano anche a tenere la bocca chiusa per
sempre.
Lucy, stammi a sentire. Queste sono strategie sovietiche.
Se hai la testa sulle spalle, togliti subito da questo
ambiente delle biblioteche.  cos che iniziano i guai.
Negli ultimi tempi l'avevo sentito parecchie volte, il paragone
con il KGB, e soprattutto da Rocky, ma dirlo con
quell'accento russo lo faceva sembrare un vecchio
sketch di Yakov Smirnoff. (Nella Russia sovietica, sono
i libri delle biblioteche a controllare voi!)
Sono d'accordo risposi. Ma non gli interessa affatto
chi prende in prestito i libri del dottor Seuss.
Quei bibliotecari al telegiornale stavano distruggendo
tutti i loro incartamenti e cancellando i file dai
computer. Ma neanche questa  una buona idea. Fidati
di me, sono stato una vittima dei sovietici. Sei in un
grosso guaio se li aiuti, ma anche se li combatti. Non 
un bel momento, per lavorare in una biblioteca.
E invece s dissi. Ci pagano uno sproposito. Terr
un basso profilo.
Anche se, ovviamente, sarei stata pi contenta se per
il prestito avessimo usato ancora le schede di cartoncino,
quelle da inserire nella custodia a tasca incollata
all'interno del retrocopertina. Almeno si potevano bruciare,
in situazioni d'emergenza, gettare dalla finestra
all'arrivo dei federali o scambiarle con la scheda in fondo
a Nuvola. Ero pi che favorevole alla cattura dei
terroristi, ma non certo al prezzo di trasformare le biblioteche
da templi della cultura in trappole per topi.
Forse la mancanza di una laurea in biblioteconomia mi
spingeva a compensare in eccesso, prendendo il Primo
Emendamento un po' pi sul serio di quanto facessero
certi miei colleghi. E, ovviamente, avevo interiorizzato
il timore paterno per i governi da Grande Fratello.
Il desiderio di utilizzare ancora le schede del prestito
attaccate all'interno dei libri, nel mio caso, aveva
anche un tratto nostalgico. Non pochi dei miei libri
pi vecchi le possedevano ancora, rimaste l dal 1991,
quando avevamo iniziato a usare il computer. Fornivano
una cronistoria di tutti i bambini che avevano letto
un determinato libro nei mesi o negli anni o addirittura
nei decenni precedenti a quella data, ma poi si fermavano
di colpo, come se la civilt fosse giunta a una
fine improvvisa. Ogni volta che riponevo i libri negli
scaffali mi mettevo a leggerle, scoprendo che certi nomi
saltavano fuori su centinaia di schede. Allie Royston,
per esempio, che nel 1989 avr avuto pi o meno
dieci anni, sembrava aver letto ogni libro esistente sui
cavalli. Un altro bambino aveva preso in prestito Il segreto
di Ellen sei volte in due anni. Quelle schede classificavano
le menti migliori di ciascuna generazione:
quelle in grado di motivarsi da sole, quelle colte, quelle
curiose, quelle insaziabili. Se avessimo utilizzato ancora
le schede, il nome di Ian sarebbe apparso su met
dei volumi.
Lucy, ti dico io cosa dovresti fare. Primo, tirati fuori
da questo lavoro in biblioteca e trovati un buon posto.
Poi scrivi articoli per i giornali. Sei pi sveglia di
quasi tutti quei bibliotecari, e sei in grado di scrivere
una bella lettera che spiega cosa ce davvero di sbagliato
nel Patriot Act. Libert di stampa!
Pap, ci hanno gi provato. Migliaia e migliaia di
persone.
Ah, ma tu hai un'esperienza personale di bibliotecaria,
e puoi dire che effetto ha avuto su di te!
Veramente non ne ha avuto nessuno.
Lucy, hai ventisei anni, giusto? Chiediti cos'hai fatto
in tutto questo tempo. Io, alla tua et, avevo un'attivit
capitalistica illegale che sfidava i sovietici, poi sono
fuggito da quei maledetti a costo di rimetterci le penne
e ho iniziato una nuova vita in questa terra di eroi. Giusto?
Quindi, se questa  la terra degli eroi, gli eroi dove
sono?
Stanno per andare a letto. Hanno passato una lunga
giornata a prestare libri a bambini di sei anni.
Ascolta, il mio amico Shapko l'ucraino ha bisogno
di un assistente per la sua agenzia immobiliare. Te la
caveresti bene.
Il tuo amico Shapko  quello che  stato arrestato
per frode postale?
Neanche messo sotto accusa dal gran giur! Il sistema
legale americano funziona ancora, almeno fino a quando
il tuo George W. Bush non ci metter sopra le mani.
Mi sa che  gi successo, pap.
Esatto!
Una volta riagganciato avrei voluto scuotere la testa
e farmi una risata, alzare gli occhi al cielo, ma sapevo
anche che doveva essere stato orribile, per mio padre,
rischiare la vita per andarsene dalla Russia, aver scelto
proprio l'America tra tutti i paesi del mondo, e ritrovarsi
a guardare il governo che serrava la presa, che riduceva
a poco a poco le libert promesse, che trascinava dei giovani
a Guantnamo senza accuse n avvocati n preavviso.
Non stava capitando a lui, ma non era quello il
punto. Il semplice fatto che mettessero i telefoni sotto controllo
era sufficiente a fargli ricordare, in maniera viscerale,
la sicurezza statale dell'epoca precedente a Eltsin.
Nel maggio 2002 ero andata a trovare i miei genitori
nel loro appartamento di Chicago. Durante il pranzo,
era squillato il telefono. Era Magda Johnson, l'amica di
mia madre cresciuta in Polonia ai tempi della Seconda
guerra mondiale, che adesso abitava dalle parti di Lincoln
Park. Ero riuscita a sentirne la voce, via via che mia
madre si allontanava sempre pi la cornetta dall'orecchio:
Ci sono delle esplosioni gi in strada! Qualcuno
sta sparando o lanciando bombe, e non fanno altro che
gridare!.
 il Cinco de Mayo! avevo detto a mia madre ad
alta voce. Dille di guardare il telegiornale.  solo il
Cinco de Mayo!
Ma Magda Johnson continuava a urlare, tornata
bambina di cinque anni in un rifugio antiaereo. Negli
ultimi otto mesi, e forse per il resto della sua vita.
E dovevo ricordarmi anche questo, di mio padre:
una cosa del genere non se l'era aspettata. Pensava di
essersela lasciata alle spalle.
Consultai l'orologio a muro per accertarmi che nel
teatro sottostante fossero terminate le prove, poi sparai
la musica a tutto volume e mi misi a passare l'aspirapolvere.
Mi era salita la pressione, e visto che non valeva la
pena inveire contro l'idealismo di un vecchio russo, decisi
di prendermela con la moquette. Non riuscivo mai
a pulirla fino in fondo, qualunque cosa facessi. In certi
tratti era color bianco sporco, in altri beige, in altri ancora
sembrava un particolare di quelle foto scattate su
una scena del crimine. Dovetti piegare con attenzione il
tubo dell'aspirapolvere per farlo girare attorno alle pile
di libri che fungevano quasi da mobilia supplementare,
piedistalli per tazze di caff, posta e riviste. Mi rifiutavo
di procurarmi degli scaffali, terrorizzata all'idea di dover
organizzare i volumi secondo qualche rigida modalit
il sistema Dewey, l'ordine alfabetico o peggio e,
di conseguenza, i miei libri vivevano in pile, in certi casi
alte come me, e secondo il criterio pi soggettivo che potessi inventare.
Nabokov risiedeva tra Gogol' ed Hemingway, cullato
tra il vecchio e il nuovo mondo; Willa Cather, Theodore
Dreiser e Thomas Hardy stavano gli uni sugli altri
non per vicinanza temporale ma perch, in qualche
modo, mi suscitavano tutti un senso di aridit (nel caso
di Dreiser, peraltro, immagino che dipendesse dal cognome);
.
NOTA: La prima parte del cognome Dreiser si pronuncia come dry, asciutto, arido. FINE NOTA.
.
George Eliot e Jane Austen condividevano una pila con Thackeray perch l'unico libro che possedevo
di quest'ultimo era La fiera delle vanit, e pensavo
che Becky Sharp se la cavasse meglio in presenza
di altre signore (e, sotto sotto, ero preoccupata che,
mettendola accanto a David Copperfield, potesse sedurlo).
Poi c'erano diverse pile di scrittori contemporanei
che mi sembrava potessero andare d'accordo ai
cocktail party, e almeno tre cataste di volumi che personalmente
detestavo ma dei quali non volevo liberarmi,
casomai qualcuno mi chiedesse di prestarglieli:
un avvincente romanzo su una famiglia di circensi,
per esempio, o un romanzo sperimentale su una suora
che viaggia nel tempo. Non sopporterei sentirmi chiedere
un libro e dover rispondere di aver appena dato
via quello giusto. Non che me lo domandassero spesso.
Ma, ogni tanto, il mio padrone di casa Tim e il suo
compagno Lenny si autoinvitavano da me per rovistare
tra le pile e porre la fatidica domanda: Ehi, ma
cosa dovrei leggere, secondo te?. Era bello essere preparata.
Quelle cataste di libri erano il principale arredo del
mio appartamento. Da mamma e pap avevo ricevuto
bei mobili, e all'Ikea mi ero procurata una serie di elementi
di base, rettangolari, ma in tre anni che abitavo l
non mi ero mai decisa ad appendere neanche un quadro.
Dormivo ancora su un materasso appoggiato sul
pavimento. Forse a causa delle storie di famiglia raccontate
da mio padre, l'idea di dover attraversare di
corsa un confine non mi  mai stata troppo estranea.
A parte i libri, non ho mai voluto accumulare pi cose
di quante si possano ficcare in uno di quei box della
U-Haul da montare sul tettuccio dell'auto. Un'invasione
cosacca pu capitare in qualunque momento.
Una settimana dopo, ricevetti un pacchetto dai miei
genitori. Conteneva due numeri della rivista delle ex
alunne di Holyoke, alla quale non avevo mai fornito il
mio nuovo indirizzo, una confezione di cioccolatini
Frango alla menta e un editoriale sul Patriot Act ritagliato
dal Chicago Tribune. L'idea che mio padre si fosse
improvvisamente convinto che svolgessi un lavoro pericoloso
era lusinghiera, per non dire esaltante. Mi sarebbe
quasi piaciuto che fosse vero. Per tutta l'infanzia, a forza
di sentire storie di rivoluzionari e rifugiati russi, ero stata
preparata a una lotta senza quartiere. E adesso non avevo
nessuno contro cui ribellarmi, se non Loraine Best.
E Janet Drake, che neanche conosceva il mio nome.
Mi sdraiai a pancia all'aria sul pavimento e lessi sulla
rivista che una mia ex compagna di corso e di studentato,
che bruciava incenso e beveva wine cooler, aveva
aperto nel Maine un rifugio per donne maltrattate e, di
recente, era stata chiamata a tenere un discorso davanti
al Congresso. Alla pagina seguente si parlava di una ragazza
laureata giusto quella primavera che, quando non
era impegnata ad accumulare borse di studio, valutava la
fusione dei ghiacciai. Una donna laureata nel 1984 svolgeva
attivit di lobby per i diritti dei gay in California.
C'era una foto di lei e della sua compagna, scattata nella
stalla ottocentesca che avevano ristrutturato assieme.
Pensai a quello che avrebbero potuto scrivere su di me:
Lucy Hull, laureata nel 2002, con sprezzo del pericolo ha dato oggi in prestito La guerra dei carretti a un ragazzino
di dieci anni, malgrado la preponderanza di cerbottane tra le pagine del libro e la totale assenza di afflato divino.
Non ho avuto scelta, in realt ha dichiarato la ventiseienne
Hull, che nella sua vita adulta ha combinato
ben poco se non apporre timbri di prestito sui volumi,
riporli sugli scaffali e leggerli ad alta voce con tono buffo.
 sostanzialmente illegale negare il prestito di un libro
al possessore di una tessera bibliotecaria. Non ho ben capito perch mi state intervistando.
Lucy Hull vive da sola sopra un teatro, si dimentica
spesso di idratarsi e, negli ultimi tempi, ha sviluppato un
eritema sulla parte posteriore delle gambe, provocato dal
tessuto della poltroncina del suo posto di lavoro.
Quella notte sognai le schede di prestito dei libri.
Loraine mi mostrava un volume dalla semplice copertina
rossa, chiedendomi chi l'avesse preso in prestito, e
io le leggevo la scheda: Ian Drake, George W. Bush e Dio onnipotente.
...
.
...
CAPITOLO 4.
...
.
...
L'Arca.
...
.
...
Dovevo dargliene atto: Ian era geniale. Un giorno di novembre
arriv in biblioteca con la sua babysitter, dopo
parecchie settimane in cui era stato accompagnato da un
adulto e aveva preso in prestito, con poca convinzione,
diverse biografie e una raccolta di miti e leggende dei
nativi americani. (Sono tutti fissati con i corvi disse
nel restituirli. Penso che questo libro sia un po' troppo
infestato dai corvi.) La babysitter, Sonya, era una filippina
dall'aria trasandata con una figlia di cinque anni
che certe volte li accompagnava, senza dire una parola,
per poi sedersi in un angolo ad accarezzare i pupazzi.
Quando Ian sceglieva dei libri illustrati, Sonya se li girava
tra le mani, ne sfogliava le pagine come se in quel
modo si rivelasse la loro idoneit e infine chiedeva:
Cosa dir tua madre? Le far vedere questo, va bene?.
E, ogni volta, Ian afferrava il libro per ficcarlo di nuovo
nello scaffale, precipitandosi poi verso la saggistica.
Quel sabato di novembre, lui e Sonya arrivarono senza
la bambina, e Ian si sedette subito a uno dei computer di
fronte al mio bancone: una cosa che non faceva mai, neanche
per ricercare un libro. Ehi, Sonya, disse adesso
gioco a Noah's Mission su internet. Vuoi guardare?
Tua mamma dice niente videogame in biblioteca.
La voce di Ian divenne cos stridula da farmi capire
subito che la donna sarebbe stata d'accordo con qualunque
cosa lui avesse detto, pur di farlo smettere. Una voce
che sembrava spray al peperoncino. Questo  l'unico
gioco che mi  permesso! Mi hai gi visto usarlo a casa!
quello con No! Puoi chiederglielo! Puoi chiamarla
subito e chiederglielo, ma se la prender con te perch 
nel mezzo del suo meeting. Ma chiamala pure, se vuoi!
Okay, okay, okay disse Sonya, e si sedette nella
poltroncina accanto alla sua.
Non avevo mai visto un videogame pi sciocco e lento,
con una grafica uscita dritta dal 1988. No doveva
darsi da fare per radunare due esemplari di ogni animale,
portandoli poi sulla testa fin dentro l'arca. Nel frattempo
gli cadevano addosso noci di cocco, mentre aquile
scendevano in picchiata per strappargli la preda. Fui
costretta a tossire per non scoppiare a ridere, quando
No mor cadendo gi dal fondo dello schermo, con il
computer che faceva beep beep in un'improvvisa tonalit
minore. Di solito, i ragazzini che venivano soltanto a giocare
mi mandavano fuori di testa, ma questo videogame
era divertente in maniera perversa, anche solo per quanto
era scadente, e provai un segreto brivido di entusiasmo
nello scoprire che No aveva ancora nove vite a disposizione.
Doveva averlo notato anche Sonya, perch
proprio in quell'istante annunci che sarebbe salita al
piano superiore per dare un'occhiata a qualche rivista.
Ian rimase a fissare attentamente lo schermo del
computer, tenendo una capra in equilibrio sulla testa di
No, fin quando Sonya non ebbe girato l'angolo. Poi
schizz via dalla poltroncina e corse al mio bancone.
Missione compiuta! Non  stato fantastico? L'ho annoiata
a morte! Si sfil lo zainetto vuoto che, solo allora,
mi accorsi che aveva indossato tutto il tempo, e
fece scorrere la cerniera. Lo riempia ben bene!
Mi parve di essere in quel vecchio gioco a premi in cui
ti davano tre minuti per sfrecciare tra i corridoi di un
supermercato e completare la tua lista della spesa. Per
prendere Nelle pieghe del tempo rischiai di calpestare un
bimbetto che si aggirava l intorno, poi afferrai The Westing
Game, Harun e il Mar delle storie e Cinque bambini
e la Cosa. Ian mi segu, tenendo spalancato lo zainetto
mentre io ci gettavo dentro i libri. Stava iniziando a riempirsi,
e non volevo insospettire Sonya, ma non riuscii a
resistere e aggiunsi La principessa sposa. Chiss per quanto
avrebbe dovuto bastargli, quella infornata. Ian richiuse
la cerniera e fil di nuovo al computer, sul cui schermo
c'era ancora No, con l'aria stupida e una capra sulla
testa ma risparmiato da noci di cocco e aquile. Tornai al
mio computer, per inserire manualmente tutti i volumi e
segnarne il prestito sulla mia scheda personale. Come
facevo a sapere che Loraine (o Sarah-Ann, oppure Irene)
non sarebbe stata lieta di allungare sottobanco alla
madre di Ian l'elenco dei libri presi in prestito dal figlio?
Tempo un minuto e Sonya fu di ritorno, con l'ultimo
John Grisham sottobraccio. Dio sta gi sommergendo
il mondo?
No,  un gioco stupido. Andiamo.
Non vuoi prendere in prestito qualche libro?
Ormai leggere non mi interessa pi cos tanto.
(In una biblioteca del Missouri coperta di rampicanti
C'erano mille e mille libri, tutti in fila, proprio tanti
E ogni sabato mattina,
Con la pioggia o con la brina,
Veniva un ragazzino
A scegliersi volumi con fare clandestino.)
...
.
...
CAPITOLO 5.
...
.
...
Serata benefica.
...
.
...
Rividi Janet Drake prima di quanto avrei voluto, anche
se lei (grazie alla provvidenziale invisibilit delle bibliotecarie)
non vide me. Una volta l'anno, tutte le bibliotecarie
della contea infilavano i piedi nei tacchi alti,
cercavano di togliersi i peli di gatto dai maglioni a colpi
di nastro adesivo e s'impiastricciavano le labbra di un
tremendo rosso pomodoro ormai irrancidito: il tutto
per convincere i mecenati dell'area metropolitana di
Hannibal che le biblioteche funzionano meglio se dotate
di sedie, libri e denaro. Alla fine di quel novembre,
mentre facevo il mio ingresso nello Union League Club
con indosso un abitino nero dei tempi del college, fui
subito colpita dall'odore dei presenti: denso, antiquato
e mascolino. Erano secoli che non sentivo pi il profumo
di acqua di colonia. Lo inspirai a fondo, ascoltando
il ronzio delle voci sommesse.
Loraine, nel suo abito color oro chiaro, mi salut
agitando un drink. Non vidi Rocky, del resto si perdeva
facilmente in una calca di gente in piedi. Nell'attendere
il mio gin tonic al bancone del bar mi misi a guardare
i professionisti delle serate benefiche, intenti a
scaldarsi con i primi sorsi di vino, e i gruppetti di
bibliotecarie accalcate negli angoli, tutte pettinate con la
riga in mezzo. Proprio come sarei diventata io, nell'immaginazione
di mio padre. E laggi, a poca distanza,
c'era Janet Drake. Aveva un bell'aspetto, le spalle coperte
da un luccicante scialle verde, ma non faceva che
stringerselo al corpo mentre i muscoli delle mascelle
fremevano rigidi anche quando sorrideva alla semialticcia
conversazione circostante. Poi disse qualcosa,
scoppiando contemporaneamente in una risata, come
se avesse fatto una battuta cos spassosa da non poterla
pronunciare con espressione seria, anche se non sembrava
molto divertita. Lo facevo anch'io, a volte: la definivo
la mia risata alla Daisy Buchanan. Era un parlare
misto a risate, lieve e gaio, che, al meglio, suonava scintillante
e arguto mentre, nella peggiore delle ipotesi, ricordava
un gatto strozzato. L'avevo imparata da un'amica
di mia madre, cui riusciva sempre alla perfezione, in
un armonico tintinnio di gioielli d'argento. Nell'osservare
Janet, mi resi conto che io vi ricorrevo quando mi
sentivo tremendamente a disagio. Mai di proposito, e
mai risultava spontanea.
Ha l'aria di averne proprio bisogno disse qualcuno
al mio fianco, e mi accorsi di essere ancora in piedi
davanti al bancone come un'ubriaca, con il gin tonic
gi scolato per met.
Era un uomo dai capelli ricci, dello stesso colore dello smoking. Vestito con eleganza eccessiva.
Mi ha colto in fallo risposi. Aveva denti grandi e
bianchissimi. Mi tese la mano.
Io sono Glenn disse. Il penista.
Come, scusi?
Il pianista. Per questa sera. Indic con il capo il
gran coda nell'angolo, alla cui tastiera non sedeva nessuno.
Ah. Ecco spiegato lo smoking. Io sono Lucy.
Lanci un'occhiata casuale ma non molto discreta
alla mia mano sinistra. Di solito, in realt, faccio il percussionista
nella St. Louis Symphony. Stasera, mi sa che
si definirebbe un giro nei bassifondi. Scoppi a ridere,
e il barista gli porse un qualcosa di marrone con ghiaccio.
 una bibliotecaria?
Siamo facili da riconoscere.
No, per niente. Cio, lei sembra soltanto pi giovane.
Di alcune delle presenti.
Grazie risposi e, finalmente, lui esal un respiro.
Gli dissi dove lavoravo e quanto poco mi piacessero
quegli eventi.
Sono stato bibliotecario anch'io, un tempo. Da universitario,
nella biblioteca musicale a Oberlin. Il mio
incarico principale era quello di cancellare i segni a matita
dalle partiture orchestrali della stagione precedente.
Poi, appena finivo, loro preparavano la nuova
stagione concertistica. Quindi, in pratica, non la smettevo
mai.
Risi. Io passo gran parte della giornata a cancellare
segni di pastello.
Guardi che qualche colpo di pastello migliorerebbe
un sacco di libri! Una bella banalit, ma gliel'avrei
passata. Si era gi scolato il suo drink. Di solito, quando
suono, mi metto a guardare la gente, ma ho visto che
stasera hanno girato il pianoforte verso il muro. Lanci
un'occhiata a un tale che indossava un grembiule
sopra un abito di poco prezzo e, indicando con il mento
il pianoforte, batteva dei colpetti sull'orologio.
Glenn pos il bicchiere e si asciug le mani sulla salvietta da cocktail. Accidenti. Mi si gelano sempre le mani, prima di iniziare a suonare. Se le accost alla bocca, alitandovi sopra. Stava tentando di catturarmi in una sorta di rapido e ipnotizzante incrocio di sguardi, e il bello era che funzionava. Qualche richiesta?
Qualcosa che gli faccia aprire il portafoglio.
Lui si mise a ridere. C'infiler Brother, Can You Spare a Dime?
.
NOTA: Titolo di canzone che significa: Fratello, hai dieci centesimi?. FINE NOTA.
.
Ehi, ascolti. Inspir a fondo, come se non
sapessi cosa veniva sempre dopo quelle due parole.
Ho parecchio da fare, qui, e come le ho detto non avr
tempo di socializzare, ma il prossimo fine settimana ho
una prima esecuzione. Anzi, c' questa orchestra che
eseguir la prima di un mio brano. Dovrebbe venire.
Alzai le sopracciglia e assentii. Cio, io dovr stare sul
palco eccetera eccetera, ma dopo ci sar una festa.
Si potrebbe fare risposi.
Sfil di tasca un biglietto da visita, scrisse un indirizzo
e Starr Hall, ore 15, sabato 3 dicembre, pi il suo
numero di telefono, e me lo porse. Poi mi prese la mano
e la port verso di s. Per un attimo credetti che me la volesse baciare. Buona?
Come, scusi?
Suona? Il pianoforte.
S.
Me l'ero immaginato. Belle dita. Mi sorrise girandosi,
mentre si dirigeva verso il panchetto, i denti bianchi
come la camicia.
Mi voltai e vidi Rocky che mi fissava dal punto in cui
si era installato, accanto alle olive. La cosa fantastica
mi aveva detto una volta  che, come nessuno si sente
a proprio agio nell'avvicinarmi, cos nessuno si sente a
disagio se me ne sto da solo a una festa. Pensano tutti
che sia la mia condizione naturale. Quindi non devo
preoccuparmi di ci che la gente pensa di me, e posso
starmene seduto l a osservare.
Non stai dicendo sul serio gli avevo risposto e la
gente non pensa una cosa del genere. Nel guardarlo in
quel momento, mi resi conto che la gente lo pensava
eccome. Ma doveva esserci stato un periodo, perlomeno
alle elementari, in cui la situazione era l'esatto opposto,
in cui i bambini gli rivolgevano tutta la loro attenzione,
buona o cattiva che fosse. Chiss quando si era
invertita la tendenza.
Avevo il bicchiere vuoto e, mentre il barman lo riempiva,
promisi a me stessa di andarci piano. Mi diedi
una rapida e feroce grattata alla parte posteriore delle
cosce. L'eruzione cutanea era peggiorata, anche se da
oltre un mese non indossavo shorts o gonne. Tutta colpa
della poltroncina in biblioteca, lo sapevo, perch
ormai anche la schiena mi era diventata rossa fino alle scapole.
C'erano quattro uomini, vicino a Janet Drake, ma
quello proprio di fronte a lei doveva essere il marito.
Superava tutti quanti di una testa, e dardeggiava gli occhi
tutt'attorno come a voler seguire il frenetico volo di
una mosca. Nessuno degli altri tre tutti con spalle larghe,
risate fragorose e voci tonanti si poteva definire
effeminato. Il volto del signor Drake era accartocciato
in quello che lui doveva ritenere un sorriso ironico, ma
sembrava pi che altro il tentativo di condensare l'intera
faccia dritto in mezzo agli occhi. In apparenza, l'uomo
dava brevi risposte o pareri a distanza di pochi secondi,
muovendo rapidamente la testa in avanti come
quegli uccellini di plastica che immergono il becco nel
bicchiere d'acqua. In quella sala era fuori posto proprio
come le bibliotecarie, malgrado l'abbronzatura e
una cravatta piena di bandierine da alfabeto semaforico.
Chiss se Sonya avrebbe permesso a Ian di restare
sveglio per finire L'isola del tesoro.
Glenn attacc a suonare. Era in gamba, non solo un
accettabile pianista da ricevimento capace di abborracciare
dodici minuti di pot-pourri di Andrew Lloyd
Webber. Dava l'impressione di avere almeno quaranta dita.
Il mio secondo drink era gi mezzo finito. Mi allontanai
dal bancone dirigendomi verso Rocky, ma Loraine
mi afferr per la spalla. Ti ho visto parlare con
qualcuno! Se mi fossi mossa, sarebbe caduta.
Un gran bel ricevimento!
Gi, e tu devi mostrarti in palla. Parlare dei programmi.
Okay risposi, ripulendomi la guancia della sua saliva.
Guardai per vedere se Rocky stava seguendo la
scena, ma d'un tratto era impegnatissimo con le olive.
E tieniti lontana da quella iena. Non peggiorare le cose.
Okay. Le sgusciai da sotto la mano, e l'improvvisa
mancanza della mia spalla la fece barcollare sul pavimento,
verso una donna con un'enorme collana di zaffiri.
Anche se, a dir la verit, pi continuavo a bere e
pi ero tentata di andare da Janet Drake e farle un predicozzo
sul Primo Emendamento. Mi piaceva l'idea
che il giorno dopo potesse andare da Loraine a lamentarsi
che Sarah-Ann Drummond le aveva attaccato bottone al ricevimento.
Il resto della serata pass in un'indistinta foschia
aromatizzata al gin: stopposa tagliata di tonno e asparagi
acquosi a un tavolo di nove personaggi della Hannibal
bene che non la smettevano di parlare del Ballo
per la Leucemia, un incomprensibile discorso di Loraine
sul donare le nostre preziose risorse alle nostre biblioteche
locali, due ore di inspiegabile scena muta
da parte di Rocky e un po' di ultrafurtivo spionaggio
sbronzo nei confronti dei Drake. A met della cena,
Janet rispose al cellulare, aggrott la fronte, disse
qualcosa al marito e rivolse ai commensali una fascinosa
spiegazione alla Daisy Buchanan, per poi piantare
in asso la compagnia trascinandosi dietro il marito.
L'unica parola che riuscii a distinguere, grazie alla mia
straordinaria capacit di lettura labiale, fu babysitter.
Qualcosa del tipo: Nostro figlio ha frignato cos
tanto da convincere la babysitter a telefonare per farci tornare a casa.
Anch'io me ne andai abbastanza presto, e se Rocky
non aveva intenzione di parlare con me, poteva pure
trovarsi qualcun altro che lo aiutasse, pi tardi, a salire
sul furgone. Avrei voluto chiedergli cosa c'era che non
andava, ma alla base di tutti i miei rapporti con lui c'era
la remota paura che mi dichiarasse improvvisamente il
suo amore. Ignoravo se fosse vero o meno, e mi ero
convinta che forse non lo era. Ma quel pensiero mi era
venuto in mente circa un anno addietro e, a differenza
di gran parte delle conversazioni immaginarie che tenevo
allo specchio con questa o quella persona, non riuscivo
a pensare a una conclusione positiva di quella faccenda.
Nell'uscire, lasciai sul pianoforte di Glenn una moneta
da dieci centesimi e il mio numero di telefono.
Quando posteggiai davanti a casa mi resi conto che
gli attori stavano ancora provando: nessuna luce al piano
superiore, parcheggio pi affollato del solito. L'edificio
(mattoni rossi, due citt a nord di Hannibal) ospitava
il George Spelvin Memorial Theater, e io ero la
vicina di casa dei cinque membri a tempo pieno della
compagnia, tutti di discutibile sanit mentale.
Il fabbricato era stato lasciato in eredit alla compagnia
dal suo proprietario, uno degli attori originari. Di
conseguenza non aveva un custode vero e proprio, soltanto
Tim, il direttore artistico con la sua codina bionda.
Un mattino l'avevo visto affiggere sul tabellone nell'atrio
della biblioteca un annuncio di affittasi per l'open space
sopra il teatro, quando era un anno che abitavo in
un costoso appartamento sulla Woodward che odorava
di latticello. L per l non gli avevo detto niente, ma
quella sera, uscendo, avevo strappato uno dei talloncini
arancioni dal bordo inferiore dell'annuncio. I primi tre
li aveva gi staccati lui al mattino. Il giorno dopo l'avevo
chiamato e mi aveva mostrato l'appartamento la sera stessa.
Le pareti sono sottilissime aveva detto Tim mentre
lo seguivo su per le scale pi anguste del mondo. Ma
ogni sera noi abbiamo prove o spettacolo, cos quando
lei torna a casa dovrebbe essere tutto tranquillo. Certo,
aggiunse voltandosi, grattandosi la testa e sorridendo
non ho idea dell'effetto che facciano gli spettacoli,
da quass. Aveva i denti gialli. Il volto era abbronzato,
ma con sottili linee bianche che si allargavano dagli occhi
e dalla bocca, come se passasse le giornate a sorridere
con il sole in faccia. Poi riprese l'arrampicata. Io
abito proprio alla porta accanto disse e di solito il
mio compagno, Lenny, la sera  in casa. Ma  un tipo
tranquillo. L'unico che non fa l'attore. Non mi chieda
che lavoro fa, non so neanche come si chiama il suo
mestiere. Ha a che fare con i numeri.
Il rumore non mi d fastidio. Prima, avevo commesso
l'errore di dirgli che ero una bibliotecaria. Eravamo
arrivati a quella che sarebbe stata la mia porta.
Lavoro nel settore ragazzi. Non  certo un santuario
della tranquillit.
L'appartamento era minuscolo e decrepito, con cardini
rumorosi e massicce credenze di legno in cucina.
Puzzava di sigaretta. In bagno un semplice specchio,
non un mobiletto. Gli compilai un assegno su due piedi,
tenendolo contro la parete perch non c'era altro su
cui appoggiarsi, e Tim fu cos contento da sollevarmi di
peso per farmi uscire dalla porta.
Era un bel posto dove vivere. Potevo usare la lavatrice
della sala costumi, cos come avere ingresso libero
agli spettacoli e portare anche degli amici. L'unico divieto
era mettere in funzione la lavastoviglie o tirare lo
sciacquone tra le sei e le undici, oltre a dover stare senza
scarpe in cucina, che era giusto sopra il palcoscenico.
Di tanto in tanto mi preoccupavo perch avevo l'impressione
che Tim e Lenny fossero nel bel mezzo di
qualche terribile lite familiare, per poi rendermi conto
che stavano soltanto provando delle battute.
Ma quella notte, sdraiata sul materasso con ancora
addosso i vestiti, capii che c'era qualcosa di strano. Il
rumore delle prove era cos forte che lo sentivo dal piano
di sopra. A volte mi capitava di udire le rappresentazioni,
quando faceva caldo e tenevo le finestre aperte,
con il suono che usciva dalle scalcagnate bocchette di
ventilazione e rimbalzava sulla parete della panetteria
adiacente. Ma eravamo a novembre. Ed era tardi. E il
dramma era Zio Vania, nel quale non c' poi tutto questo
fracasso, a parte i colpi di pistola. Mezz'ora pi tardi
ero ancora sveglia e il rumore, che arrivava su dalle
scale, era sempre pi forte. Poi qualcuno picchi alla mia porta.
Quando aprii, Tim mi cadde quasi sul pavimento di
casa. Alle sue spalle c'erano almeno dodici persone, tra
attori a tempo pieno e part-time, il personale di palco e
Lenny, tutti in preda a risate isteriche che, istintivamente,
tentavano di contenere, come se nel palazzo ci fosse
ancora qualcuno da svegliare. Santo cielo, Lucy, disse
Tim stavi dormendo? Scusaci tanto!
No! Sono appena rientrata! Non so perch fossi
sempre cos ansiosa di dimostrare che non ero una di
quelle bibliotecarie, quelle che se n'erano andate presto
dalla serata benefica per dar da mangiare ai gatti.
Ci serve il tuo aiuto! Il tuo, e solo il tuo! E non puoi
raccontarlo a nessuno! Si lasci andare sul pavimento,
braccia e gambe spalancate come una stella marina, e
dietro di lui gli altri si riversarono in casa. Uno portava
con s uno sbiadito abito da sposa.
A quanto pare, Beth Hopkins l'attrice dai capelli
rossi che abitava proprio sopra di me era andata fuori
citt subito dopo le prove, e doveva subire una vendetta
per chiss quale vecchio scherzo che aveva a che
fare con il tavolo del materiale di scena. Avevano passato
le ultime due ore a riprodurre tutte le foto nel suo
appartamento, assumendo le medesime pose. Cos il
ritratto del fratello di Beth, che stringeva la mano al
senatore Glass, sarebbe stato rimpiazzato nella stessa
cornice da Tim che stringeva la mano all'assistente
del direttore di scena. Tim me la mostr sul display della
sua macchina fotografica digitale: entrambi vestiti in
giacca e cravatta e in piedi sul palcoscenico. Lenny
pu cambiare lo sfondo al computer! In un'altra foto,
la donna che in Zio Vania interpretava la parte di Elena
cullava un bambolotto tra le braccia. Ne avevano gi
scattate quindici, e speravano che Beth Hopkins avrebbe
impiegato parecchi giorni ad accorgersi dei cambiamenti.
Lenny mi mostr una foto incorniciata che si era
portato dietro. Questa sei tu, va bene? Era una coppia
di sposi che danzava in una sala da ballo. Sei identica
a questa donna, non trovi? Avete entrambe quel
non so che da persona minuta, alla Audrey Hepburn,
solo con i capelli lunghi, giusto?
Non avevo molta scelta e ormai stavo ridendo
anch'io, presa dalla teatralit della faccenda e cos
corsi in bagno a indossare l'abito da sposa, che ancora
odorava di stantio dopo essere stato usato per chiss
quale allestimento di Molto rumore per nulla. Quando
riemersi, sentendomi soltanto un po' inquietante e un
po' Miss Havisham, avevano spostato il tavolino del
soggiorno e la TV per lasciare spazio alla scena di gruppo.
Posai, ballando, con Lenny, il cui colorito era il pi simile
a quello dello sposo orientale nella foto. Qualcuno
aveva messo Ella Fitzgerald allo stereo. Macchina fotografica
in pugno, Tim ci diresse tutti, dicendo ai falsi
invitati di nozze di mostrarsi pi allegri, di nascondere
un po' il volto, se possibile, e a me di mettermi pi di
fronte a Lenny e di guardarlo negli occhi.
Dopo aver ottenuto tre o quattro scatti buoni, filarono
tutti via di corsa per passare a non so che tipo di
scena notturna sul tetto. Quando se ne furono andati,
mi sentii stranamente mogia. Unirmi a loro, non invitata,
non mi sarebbe parso opportuno, e l'indomani mattina
dovevo andare al lavoro, ma in un certo modo sentivo
che quella era la mia gente questi tipi folli,
intrepidi e nient'affatto contriti eppure, per quanto
avessi fatto loro comodo come attrezzo di scena, non
mi avevano portata via, adottata, accettandomi come una di loro.
Mi avevano scambiato per una bibliotecaria.
...
.
...
CAPITOLO 5.
...
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...
It's Only an Origami Moon.
...
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...
NOTA: Il titolo fa riferimento alla canzone: It's Only a Paper Moon:  solo una luna di carta. FINE NOTA.
.
Ci sono due spiegazioni possibili per il regalo che Ian
mi fece quel dicembre. Una  che sapesse solo a livello
di subconscio quello che stava facendo. L'altra  che, in
maniera consapevole, stesse invocando aiuto. Ma non
credo che sia potuto accadere per caso. Non  stato
Freud a dire che gli errori non esistono?
Era il primo dicembre (Il primo giorno dell'Avvento!
proclam lui) e lo vidi scendere le scale con passo
pesante, lasciandosi dietro una scia di ghiaccio e sale.
Arrivato al mio bancone, infil una mano nella tasca
del giaccone e mi porse un complicato origami, fatto di
carta bianca e decorato a pennarello rosso e verde sui
bordi. Lo sollevai, cercando di decidere di cosa si trattasse,
ma non ero cos sciocca da fare ipotesi a voce alta.
L'ultimo origami che mi aveva dato in teoria doveva
rappresentare la testa di Elvis.
 un Ges Bambino! disse. Nella mangiatoia!
Gli occhiali di Ian erano cos appannati che non riuscivo
neanche a vedergli gli occhi: solo il suo enorme sorriso.
Tenni il pezzo di carta in modo che fosse un piccolo
fagotto che giaceva su un trapezoide rovesciato. Ah,
capisco dissi. Ma che bello! Grazie!
Buon Natale! grid lui, e corse su per le scale. Doveva
esserci sua madre ad aspettarlo.
Il Ges Bambino rimase sul mio bancone fino al sabato
successivo, quando mi misi a dare una ripulita.
Spiegai il foglio per infilarlo nel distruggi-documenti e
mi accorsi che la parte interna era tutta dattiloscritta. Si
trattava della stampa di un'e-mail inviata da jmdrake68
a rita_mclaughlin. Ovviamente la lessi. Dopo l'intestazione, recitava:
Cara Rita, spero che questo sia il tipo di testimonianza
che cercavi. Postala pure, non c' problema!!
Amici, siamo i genitori di uno splendido bambino di dieci anni, la gioia della nostra vita. Verso gli otto anni il suo comportamento ha iniziato a suscitarci profonda preoccupazione, in quanto si discostava molto da quello dei suoi coetanei. Per un certo tempo abbiamo negato con forza l'esistenza del problema. Com'era possibile che un simile dono di Dio avesse ricevuto un tale fardello? Abbiamo chiesto a Dio, in maniera incessante, quale fosse stato il nostro errore. Ma dopo molte preghiere abbiamo capito che i pi grandi doni del Signore possono anche essere la prova estrema cui Egli vuole sottoporci.
Il mese scorso abbiamo iscritto Ian al gruppo giovanile GHM del pastore Bob Lawson, che per noi si  rivelato un modello. Per andare agli incontri facciamo oltre un'ora di macchina, e il tempo che passiamo con gli altri genitori mentre i ragazzi lavorano con il pastore costituisce un enorme piacere. I genitori di pi lunga esperienza ci hanno dato una grande speranza, con i loro racconti. Ha detto un padre: E come se nostro figlio fosse nato a nuova vita. E non  forse questo ci che Ges Cristo chiede a ciascuno di noi, ovvero rinascere in Lui?
La vita  un viaggio, e non abbiamo certo la presunzione di avere una risposta immediata. Noi stessi abbiamo molto lavoro da fare, e dobbiamo continuare a impegnarci nel nostro rapporto con Dio e l'uno con l'altro, prima che la nostra guarigione possa aver inizio.
Chiediamo le vostre preghiere per i mesi a venire, e offriamo le nostre per voi.
Nella Sua Stretta,
Janet e Larry D.
Corsi di sopra e mostrai la lettera a Rocky. Parla di quello che penso io? E cosa significa Nella Sua Stretta?
Rocky la lesse, ridendo e scrollando il capo. Ma cosa sono, pentecostali?
Fondamentalisti, credo, non so di quale variante.
Ho l'impressione che si tratti di una di quelle grosse
congregazioni evangeliche con un gruppo rock.
La lesse di nuovo.  proprio un gran casino disse,
e la sua reazione mi colp. Il giorno prima gli avevo
raccontato della chiusura di una libreria indipendente
ad Hannibal, e lui aveva risposto: Ma che ti aspetti?
Ti ho visto, sai, usare Amazon.  cos che va il mondo,
oggi. Rocky era sempre disposto a manifestare rabbia,
ma per lui la sorpresa era un sentimento troppo umile.
Che dovrei fare?
Scoppi a ridere. Proprio nulla. Cos', vuoi chiamare
la polizia? Mi piacerebbe sentirla, la telefonata.
Sapete, ho quest'origami... Nessuno ha violato la legge.
A parte te, forse, che hai letto un'e-mail personale.
Non intendo questo. Sei bravo a farmi passare per
esagerata, anche quando non  vero. Ma alla scuola che
frequenta ci posso arrivare, giusto? Ai suoi insegnanti
non dispiacerebbe sapere una cosa del genere.
Non lo fare, Lucy. Non lasciarti coinvolgere. Non
sei tu la paladina della privacy e del Primo Emendamento?
Non eri autorizzata a leggerla, questa cosa.
Pieg il foglio in quattro e lo tenne sospeso sul raccoglitore
della carta da riciclare. Posso gettarlo? Cos
eviti di combinare qualche guaio?
Certo. Come no.
Ma, ovviamente, pi tardi andai a recuperarlo e lo conservai.
Raccogliere informazioni fu semplice, perch su internet
se ne trovava in quantit, Bob Lawson calvizie
avanzata, volto rubizzo era il fondatore della Glad
Heart Ministries, un organismo dedito a recuperare la
confusione sessuale di fratelli e sorelle in Cristo. Nel
corso di un seminario della durata di un fine settimana
e del costo di cinquecento dollari, gli adulti vittime di
ricaduta potevano essere restituiti a una naturale e salutare
condizione di eterosessualit, ma avrebbero avuto
bisogno di un'ulteriore consulenza settimanale per
non scivolare di nuovo nel peccato. A soli cinque anni
dalla fondazione, l'organismo aveva rappresentanze in
sei stati, ma il pastore Bob guidava ancora quella di
St. Louis. A quanto pare, Ian era stato iscritto al gruppo
giovanile, nel quale i bambini dai dieci ai tredici anni,
i cui genitori sospettavano avessero imboccato il
percorso sbagliato, potevano apprendere, tramite preghiere
e libri di esercizi, come condurre una vita sana
e timorata di Dio e comprendere che la sessualit 
una scelta, non un'identit. Gli adolescenti pi grandi
venivano spediti al Campo di Riavvio, ma il fine dichiarato
del gruppo giovanile era quello di parlare ai
nostri figli prima che il laicismo dei mass-media possa
influenzarli con il suo programma politico.
Il pastore Bob Lawson, recitava la pagina biografica
ha vissuto per diciassette anni da omosessuale prima
di accostarsi a Cristo e imparare che il Suo duraturo
amore era in grado di riempire il vuoto da lui cos a
lungo avvertito. Bob  sposato dal 1994 con DeLinda
Reese-Lawson, una ex lesbica, e la coppia ha tre figli. Il
matrimonio di Bob e DeLinda testimonia il fatto che 
l'amore di Cristo a tenere assieme un'unione coniugale
e una famiglia, e che l'amore terreno non  altro che una
manifestazione di quell'amore pi elevato. Nel momento
in cui il nostro rapporto con Dio  puro, lo sar anche
il nostro rapporto con i Suoi altri servitori terreni.
Altrove, sempre in rete, trovai testimonianze di gratitudine
e di rinuncia al peccato, oltre ad articoli della
stampa cristiana e laica. Otto mesi prima, il pastore
Bob era stato fotografato nell'atto di uscire da un locale
notturno gay, dichiarando in seguito di esservi andato
ad assistere gli infermi.
Era sufficiente guardare la foto del suo volto lardoso
per farmi salire la pressione. Non fossi stata al lavoro,
mi sarei messa a inveire contro il computer. Chiss se
Ian aveva mai capito perch stesse frequentando quegli
incontri; chiss se gli spiegavano la cosa, ai ragazzi, o se
cercavano di tenerli all'oscuro nella speranza che non
fossero mai sfiorati dal dubbio che potessero scegliere.
Cosa sarebbe successo a Ian, a forza di pendere dalle
labbra del pastore Bob? Era figlio unico, come me,
pronto ad attaccarsi a ogni adulto nel raggio di quindici
metri. Non ci sarebbe stata nessuna figlia cinese,
niente la lettura mi ha salvato la vita. Avrebbe potuto
trasformarsi lui stesso nel pastore Bob.
Seguii il consiglio di Rocky e trattenni l'impulso di
parlarne con Sophie Bennett o con chiunque altro della
Hannibal Day. Non ne parlai proprio con nessuno. Ma
avrei voluto dirlo a chiunque incrociavo per strada,
scrivere una lettera ai giornali, lasciarne documentazione
nel mio ipotetico file di bizzarre ferite. Da brava russa,
avrei voluto irrompere nella casa del pastore Bob e
avvelenarlo. Da brava americana, avrei voluto portare
qualcuno in tribunale. Ma da brava bibliotecaria rimasi seduta dietro il bancone e aspettai.
...
.
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CAPITOLO 7.
...
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...
Tamburino.
...
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...
Quello stesso pomeriggio, Glenn il pianista mi chiam
e mi convinse a mettermi in viaggio il giorno seguente,
per Starr Hall, che si rivel essere l'auditorium di un
community college. Si trattava di un concerto pomeridiano
forse non un buon segno, per una prima esecuzione
e, per assentarmi dal lavoro, avevo detto a Loraine
che mio padre era in citt. (Ti ricordi di questo
pomeriggio, no? avevo detto nell'imboccare la porta.
Te ne avevo parlato alla serata benefica. Contavo spesso
sulla sua tendenza a fingere di conoscere i minimi dettagli
di qualunque conversazione avvenuta quando era
sbronza. Rocky sosteneva di essere riuscito a ottenere
persino un aumento di stipendio, con questa tattica.)
Allo sportello c'era un biglietto a mio nome soltanto
Lucy e, dopo aver trovato un posto in fondo alla
platea, lontana dagli altri, mi misi a leggere il programma,
un dozzinale foglio uscito da una stampante. Glenn
era nato nella parte settentrionale dello stato di New
York, e aveva iniziato a comporre musica all'et di nove
anni. Era specializzato in pi di venticinque strumenti
a percussione. Chiss cosa ci voleva a specializzarsi nel triangolo.
Quando lo vidi salire sul podio del direttore, ne rimasi
sorpresa. Non avevo letto il programma con sufficiente
attenzione. Quantomeno, lass, non aveva un'aria
ridicola, come capita a certi direttori d'orchestra che
mulinano le braccia come se tentassero di spiccare il
volo. Bello impettito e in smoking, lo stesso che gli avevo
gi visto indossare, muoveva le braccia con brevi
gesti rigidi. La musica era moderna e, per fortuna, in
stile jazz. Il tema principale aveva un che di familiare,
ma non riuscii a identificarlo. Mi lasciai andare contro
lo schienale e chiusi gli occhi.
Qualche settimana prima, Ian mi aveva parlato della
sua idea di Sinfonia Definitiva. All'inizio portano sul
palco questa pendola gigantesca, che in apparenza
sembra perfettamente normale, solo che c' qualcuno
nascosto all'interno. A un certo punto la pendola inizia
a battere il Big Ben; poi l'orchestra attacca a suonare, e
la parte principale del pezzo  identica al Big Ben. Lei
la conosce, la musica del Big Ben?
S avevo risposto, canterellando il brano per convincere
Ian, che in quel momento si stava sporgendo
sul mio bancone, senza fiato per la gran quantit di libri
di scienza che si era trascinato dietro fino al piano inferiore
per restituirli di persona, invece di ficcarli nell'apposita
buca. Sonya era seduta sul pavimento e leggeva
a sua figlia un libro della serie di Arthur, alzando ogni
tanto gli occhi per accertarsi che Ian fosse ancora l.
E lo suona per quindici minuti, ma se c'impiegano
il tempo sbagliato, il tizio dentro la pendola pu accelerare
la velocit degli ingranaggi. Cos, mentre l'orchestra
finisce il movimento, la pendola batte il quarto
d'ora, che sarebbe solo la primissima parte del Big Ben.
Poi l'orchestra riprende a suonare, e ogni movimento 
studiato per finire proprio quando entra in azione la
pendola, e alla fine  passata un'ora intera, e a questo
punto, quando la pendola suona il brano, l'orchestra lo
suona assieme a lei, fortissimo. Ma sarebbe un ritardando,
ed  per questo che c' bisogno del tizio dentro la
pendola, per rallentare il tempo. Sarebbe una sinfonia
molto triste, sulla Seconda guerra mondiale.
Fantastico! avevo detto. Dovresti iniziare a scriverla.
Lui aveva fatto una smorfia. Non posso. Tutti i marted
ho calcio, luned e mercoled francese, i fine settimana
questa classe di religione, il luned dopo il francese
ho esercitazioni pratiche di scienza, gioved pianoforte
e anche l, quando studio lo strumento non posso certo
lavorare sulla mia sinfonia, perch l'insegnante dice
che  fondamentale esercitare la mano sinistra.
Che tragedia.
 questa l'altra caratteristica della mia sinfonia.
Tutta la parte di pianoforte sarebbe solo per la mano destra.
Aprii gli occhi, tentando di concentrarmi sulla musica
di Glenn. Mi grattai una gamba con la mano destra
e la schiena con la sinistra. Pi mi grattavo, pi mi prudeva.
Lo xilofono stava esponendo il tema, imitato dai
legni, e di colpo lo riconobbi. Era quasi identico al jingle
della pubblicit di Mr. Clean, quello che conosce a
memoria chiunque sia mai rimasto a casa per una malattia,
sdraiato sul divano, a guardare i talk show del
pomeriggio: Mister Clean, Mister Clean, da da da da,
da da da da.... Nascosi la faccia tra le mani per trattenere
la risata, come se qualcuno mi stesse guardando.
Pi tardi, mi ritrovai in un corridoio che aveva tutta
l'aria di portare dietro le quinte, e, dopo tre gradini,
eccomi di fronte a Glenn che sorrideva. Il davanti della
giacca era ricoperto di laniccio bianco.
Cercavi di fuggire disse o cercavi me?
Cercavo da bere rispose Daisy Buchanan.
Al rinfresco non mi moll un istante, rise alle proprie
battute e mi raccont di quando, a otto anni, aveva cercato
di costruire il percorso di golf pi lungo del mondo.
Lo trovai molto affascinante, anche se forse dipendeva
dal fatto che non ricordavo nemmeno il mio ultimo appuntamento
che non avesse a che fare con Rocky e una
retrospettiva di Hitchcock.
Con la schiena appoggiata a un angolo, dove gli altri
ospiti ci avevano lasciati soli, gli raccontai la storia del
mio cognome abbreviato e quella del mio appartamento,
e cercai di spiegargli la vicenda delle fotografie scattate
a tarda notte. Non l'ho capita fece lui.
Dopo il quarto bicchiere di vino, gli dissi che riuscivo
a sentire le rappresentazioni teatrali dalla finestra
aperta, e lui rispose che non ci credeva, che avrebbe
dovuto verificare di persona. E, pur capendo benissimo
che era una scusa, e anche abbastanza banale, gli dissi
che non c'erano problemi, che poteva tranquillamente
venire a controllare. Erano passate da poco le sette, e
Zio Vania iniziava alle otto. Entrati nel palazzo, lui insistette
per prendere il vecchio ascensore perch gli sembrava
buffo, con la sua porta di ferro e il foglio di ultima
verifica abilmente coperto da Tim con un adesivo
che recitava Freno per il Welsh Corgi. Rise alla vista
delle mie pile di libri, e spingemmo le sedie sotto la finestra
aperta per guardare la gente che usciva dai ristorantini
sul marciapiede opposto per riversarsi pian
piano nel teatro. Indossavamo i cappotti e dividemmo
una coperta sulle gambe. Dall'atrio sal il ronzio delle
voci, e poi udimmo benissimo il pubblico che si spostava
lento da sotto il soggiorno fin sotto la cucina e la
camera da letto, via via che trovava posto, che faceva
scricchiolare, abbassandoli, i sedili delle poltroncine,
che lasciava cadere sulle vetuste molle i corpi appesantiti dalla cena.
L'estate precedente, una sera, mentre la sala si riempiva,
mi era parso quasi di udire, da sotto, la voce di
Ian. Ci avevo trascorso l'intera giornata era sabato, e
lui si era accampato in biblioteca dalle nove alle quattro
e la sua voce mi doveva essere rimasta in testa. In
realt mi ero resa conto che si trattava solo di una donna
che si rivolgeva ad alta voce alle sue amiche e parlava
del ristorante indiano dall'altra parte della strada.
Ricordo di aver desiderato anche allora, prima degli
eventi che seguirono che Ian fosse stato l, in prima
fila o dietro le quinte, a guardare Shakespeare e innamorarsi
e vedere l'universo che gli si apriva davanti.
Potevo mettergli un libro tra le mani, ma non certo
prenderlo per le caviglie e ficcarlo a testa in gi in un
altro mondo. E, non so per quale ragione, sapevo anche
allora che ne aveva bisogno.
Io e Glenn restammo seduti ad ascoltare quasi tutto
il primo atto, le voci un po' distorte ma intellegibili. Lui
fum tre sigarette e non smise mai di sorridermi. Insonnolita
dal vino, gli appoggiai la testa sulla spalla.
Quando Glenn si alz per andare in bagno, fui costretta
a fermarlo. Scusa,  imbarazzante, dissi ma
non si pu tirare lo sciacquone durante lo spettacolo.
Lui scoppi a ridere e tir dritto. Dico sul serio. Le
tubature passano proprio sopra il palcoscenico. Se proprio
devi andare, vai, ma sappi che non puoi tirare l'acqua.
Comunque, finiscono quasi sempre alle undici.
Stai scherzando.
No. In bagno c' una tabella con gli orari. Tim ne stampa sempre una per me e una per il suo compagno Lenny.
 legale, costringerti a una cosa del genere?
Non lo so, ma pago trecento dollari d'affitto, quindi non posso lamentarmi.
Ma posso tirarlo domattina, lo sciacquone, no? aggiunse lui.
Questo  osare veramente troppo.
Invece non lo era. Glenn aveva l'alito fresco e splendide ciglia, e pi tardi mi fece vedere che, a forza di suonare il pianoforte, gli avambracci gli erano diventati pi forti dei bicipiti e, per dirla tutta, Mr. Clean  uno sporcaccione.
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CAPITOLO 8.
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Prova D: Le brandine (ovvero, Se dai un ripostiglio a una bibliotecaria).
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Se dai un ripostiglio a una bibliotecaria, quasi di sicuro lo riempir di cianfrusaglie.
Se lo riempie di cianfrusaglie, alcune saranno libri che hanno bisogno di essere riparati.
Se alcune di quelle cianfrusaglie sono libri, e al ripostiglio si accede da una stanza di servizio, la bibliotecaria ci nasconder altri libri, libri che lei considera paccottiglia come la serie delle Stormy Sisters, ma che secondo il suo capo la biblioteca deve tenere comunque.
Se ci nasconde libri che considera paccottiglia, non avr certo urgenza di pulire quel ripostiglio, per evitare di perdere un nascondiglio.
Se lascia passare dieci mesi senza pulirlo, si inventer le scuse pi assurde pur di nascondere quel casino agli occhi del suo capo, alcolizzata e lunatica.
Se vuole nascondere quel casino agli occhi del suo capo, ammucchier all'ingresso del ripostiglio una serie di brandine che un tempo, verso il 1996, venivano usate per l'ora del riposino durante il breve periodo in cui la biblioteca svolgeva servizio di asilo nido.
Se riempie il ripostiglio di brandine, queste resteranno l fin quando non le toglier un certo ragazzino in una certa, fatidica serata... Ma, fino a quel momento, il ripostiglio rester chiuso per mesi.
Se lo sgabuzzino resta chiuso per mesi,  probabile che la bibliotecaria finisca per addobbarne la porta con fumetti e manifesti, nel tentativo di togliere dalla mente delle sue 
colleghe anche il solo pensiero di andare ad aprirlo.
Se una bibliotecaria addobba la porta di un ripostiglio, user articoli come un fumetto di Conan il Bibliotecario, un grosso adesivo che recita Qui il mondo  tranquillo, un manifesto di Se dai un biscotto a un topo, un diagramma che illustra il primo soccorso in caso di arresto cardiaco e un tovagliolino del bar di una libreria firmato da Michael Chabon.
Se usa tali articoli, il suo boss le chieder: Ma che accidenti significa Qui il mondo  tranquillo? C'entra la politica?.
E le chieder anche: Mica starai mettendo Michael Chabon nel settore dei bambini, vero?. Ma il suo capo, distratta da quegli articoli, non penser mai di aprire la porta.
Se il suo capo non apre mai la porta, si dimenticher di aver concesso alla bibliotecaria l'uso di un ripostiglio e, alla fine dell'anno, gliene offrir un secondo.
Se offre alla bibliotecaria un secondo ripostiglio, quasi di sicuro la bibliotecaria lo riempir di cianfrusaglie.
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CAPITOLO 9.
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Il predecessore.
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Non ce la faccio pi dissi.
Io e Rocky eravamo andati a una proiezione di La
vita  meravigliosa, come se non potessimo beccarlo alla
TV, per poi prendere posto a un tavolo d'angolo del
Pasta Palace. Rocky stava avvolgendo le sue fettuccine
Alfredo in una grossa matassa di unto. Non  un problema
tuo disse. Non c' maltrattamento, lui non ti
ha chiesto aiuto e tu neanche li conosci. Devi pensare ad altro.
Sai come la chiamano, su quei siti? ASS, Attrazione
per lo Stesso Sesso, come se si trattasse di una patologia.
Solo che, se non cedi, non sei gay. Dicono che si
soffre di ASS come si soffre di dislessia o roba del genere.
Davvero un bel casino, ma non  una cosa che ti riguarda.
Forse sono l'unica persona a saperne qualcosa risposi.
Fui l per accennare ai segni di forchetta sul viso
di Ian, ma sapevo che Rocky si sarebbe limitato ad alzare gli occhi al cielo.
Non sei neanche la sua maestra aggiunse, come al solito con la bocca piena.
Mi spiace. Non dico pi niente. Ma non smisi certo
di pensarci su. Quando parli, vedo le tue fettuccine.
Rocky si pul la bocca e sorrise. Vedo le tue fettuccine,
del dottor Seuss. Per qualche motivo questa cosa
ci pareva molto buffa, il suo trasformare le mie parole
in titoli di libri illustrati. Troppa Tequila, di Margaret
Wise Brown. L'orrendo intervento di plastica al naso, di
Eric Carle. Li proclamava con il tono di un padre intento
a illustrare alla figlia un classico per l'infanzia.
Allora, di cosa dovremmo parlare? chiesi. Di solito
commentavamo il film, ma La vita  meravigliosa sapeva
irritarmi come farmi piangere, e l'avevamo entrambi gi visto un centinaio di volte.
(George Bailey, in preda alla disperazione: Dov' mia moglie!.
L'angelo Clarence, in un parossismo di raccapriccio
e dolore: Non sarai contento, George. Sta per chiudere la biblioteca !.
Ed eccola correre, con i suoi occhiali spessi, stringendosi
dei libri all'inutile seno. Questa Mary Bailey da incubo si  rovinata la vista a forza di ore e ore passate a leggere da sola al buio.
Non capisco come questa professione debba essere sempre associata alla solitudine, alla verginit e alla disperazione
femminile. La bibliotecaria, con il suo maglioncino a collo alto. Mai uscita dalla sua citt natale. Siede al banco della distribuzione dei libri e sogna l'amore.)
In realt devo chiederti un piacere.
Cosa? Addentai un grosso boccone di pizza, cos da poter prendere tempo.
Il matrimonio di mio cugino, a Kansas City. Il 25 marzo, credo. Di sabato.
Mi tocc deglutire, per accertarmi che stessi rispondendo alla domanda giusta.
Ti serve un passaggio, o una compagna per l'occasione?
Il passaggio non mi farebbe schifo, in realt, ma
pensavo pi alla seconda ipotesi.
Un altro boccone di pizza. Erano tre, le cose che non
avrei trovato divertenti: un matrimonio dove non conoscevo
nessuno; guidare fino a Kansas City; preoccuparmi
del significato che Rocky avrebbe dato alla cosa.
Puoi dirmi anche di no. Non mi serve una compagna.
Sarebbe solo divertente.
Non sono brava, in queste cose. Mi hai visto alla
serata benefica, no? Quando parlavo con il pianista e il
barman invece che con i finanziatori. Chiss perch
mi sentivo obbligata a lasciar intendere di non aver pi
rivisto Glenn... Con cui ero uscita due volte, in realt,
dal giorno del concerto.
Non c' da spaventarsi. Mio cugino gestisce una
pancake house,  un tipo terra terra. Ma non fartene un
problema, davvero. Fa lo stesso.
Te lo faccio sapere risposi. Ma ho il sospetto che
il 25 marzo sar a Chicago per tutto il fine settimana.
Per lasciami verificare. Potevo andarci davvero, a
Chicago, se fosse stato il caso. Proprio in quel momento,
un neonato al tavolo accanto ci sommerse con i suoi
strilli. Benedetti, meravigliosi strilli.
Ho detto in precedenza di non aver mai conosciuto
nessuno come Ian. Era solo una mezza verit, una delle
mie specialit. Eccoci, quindi, ai miei grossi ricordi repressi.
E non vi sto neanche pagando per sdraiarmi sul
vostro divano.
All'ultimo anno di liceo, il mio amico Darren mi invit
a fumare nella cabina di proiezione. Non che fosse
davvero mio amico, non ancora, troppo figo per me
con i suoi pantaloni larghi di velluto verde e i capelli
biondi tinti di rosa con il Kool-Aid; ma avevamo sostenuto
assieme gli esami per i crediti supplementari e frequentato
gli stessi corsi avanzati, il che ci permetteva di
comportarci da amici senza bisogno di tanti preliminari.
Non ero mai stata in cabina secchiona quanto
volete, su qualunque argomento, ma il settore audiovisivo
non rientrava nei miei interessi e si era rivelata
proprio come la immaginavo: un sacco di luci e interruttori,
un bidone dell'immondizia mezzo pieno di cicche
di sigaretta. Sapevo che Darren era gay, altrimenti
avrei preso l'invito per un appuntamento al risparmio.
Accese le sigarette di entrambi e poi ci mettemmo a
guardare dalla finestrella le poltroncine dell'auditorium,
come se stesse per succedere qualcosa.
Mi chiese come me la cavavo (ero stata mollata un
paio di settimane prima, a tre giorni dalle celebrazioni
per la riunione degli ex allievi, e fingevo di essere in fase
di recupero). Darei non so cosa per essere gay esordii.
Darren parve sconvolto, confuso, quasi ferito. Mi
spiace dissi. Cio, lo so che  difficile...
Sai che sono gay? Certo che s. Lo sapeva tutta la
scuola. La gente parlava di come fosse stato coraggioso
a fare outing. Chi spettegolava sulla sua vita amorosa
otteneva sempre un pubblico estasiato in mensa. Perch,
insomma, l'avr detto solo a due persone.
Cos mentii. Ho un radar strepitoso, per individuare
i gay.  un talento naturale. Sul serio, se non sfondo
all'universit potrei farlo diventare una carriera.
Ah. Fece cadere la cenere su una sorta di pannello
di controllo. Cio, magari  ovvio. Mio padre si  sempre
preoccupato per questa cosa, da quando, diciamo,
avevo tre anni. Mi ha fatto sparire tutti i libri da colorare.
Perch?
Forse perch mi piacevano un po' troppo. E non mi
lasciava giocare con le bambine, ma poi mia madre diceva
che era peggio che giocassi sempre con i maschietti,
e allora  finita che potevo giocare solo con i miei
cugini. Sono cattolici. I miei genitori. Be', anche i miei
cugini, ma insomma hai capito.
Continuammo a parlare, fumando cos tante sigarette
che alla fine mi bruciava la gola. Deve essere rimasto
colpito dalla mia tranquillit, dal vedermi parlare di
questa cosa come se non mi facesse alcun effetto. Credo
che l'ottanta per cento dei ragazzi della scuola
avrebbe avuto la stessa reazione, e si sarebbe gasato al
solo pensiero di parlare a quattr'occhi con Darren Alquist,
ma lui non sembrava saperlo e non potevo dirglielo
senza fargli capire quanto fosse stato evidente il
suo outing. Inoltre, se avessi finto di essere una dei pochi
che lo capivano, mi sarei guadagnata la sua amicizia,
e lui era ben pi interessante e ambito di tutti gli
altri miei amici. Mi immaginai la scena di noi due seduti
assieme in mensa a guardare i ragazzi.
 come se da quando sono nato, comment, a
conversazione inoltrata non facessero che staccarmi
dei pezzi e sostituirli con delle parti fasulle. Tipo mio
padre, che mi portava via i libri da colorare per darmi i
Lego, e poi tutti i ragazzi delle medie che mi prendevano
in giro per come camminavo, finch non ho assunto
quest'andatura assurda alla quale devo pensare ogni
istante. E poi in questa scuola, santo Dio,  come se mi
avessero tolto il cuore per rifilarmi un pezzo di piombo.
Proprio come il Boscaiolo di Latta dissi io. Lui alz
un sopracciglio, con naturalezza, come se non facesse
altro dalla mattina alla sera. Nel libro, non nel film.
All'inizio era un uomo in carne e ossa, poi un colpo
d'ascia gli ha tagliato via un braccio e l'ha rimpiazzato
con uno di latta, e pezzo dopo pezzo alla fine era tutto
di latta.
Lui mi sorrise, e in quel momento capii che saremmo
diventati amici. E cos avvenne: fumavamo insieme
guardando gli allenamenti di atletica dal tetto del padiglione
di belle arti, facemmo coppia per un progetto di
cinema destinato al corso d'inglese e lui mi disegn una
giraffa all'interno dell'armadietto. Poi, nel mio annuario,
mi scrisse a pennarello verde: Carissima Lucy, se
mai finir legato e torturato, ostaggio della Guardia
Nazionale boliviana, il ricordo del tempo trascorso insieme
mi aiuter a sopportare il dolore.
Gli scrissi un paio di volte, dal college, ma senza ottenere
risposta. Qualcuno mi disse che se n'era andato
dalla Pomona.
E la cosa pi schifosa  questa: sapete gi cos' successo
dopo, perch ormai  un clich. E a buon diritto,
perch queste storie finiscono sempre cos, con la povera
madre che cerca di togliere la merda dalle mutande
del ragazzo prima che arrivi l'ambulanza, e questa  la
parte che viene ripetuta tra gli ex compagni di scuola
quando rientrano a casa dal college: non quella su come
abbia fatto a procurarsi la pistola o perch l'abbia
fatto o quante volte ci avesse gi provato prima, ma
quella sulla merda nelle mutande e sulla madre che cercava
di ripulirlo con un asciugamano come se potesse
fare la differenza, come se non volesse mettere in imbarazzo
la propria famiglia davanti al coroner.
Rientrata al college dopo il funerale, feci una testa
cos ai miei amici: su come avrei potuto fermarlo se solo avessi detto la cosa giusta, su come avessi avuto cos
tante occasioni, ma me le fossi sempre lasciate scappare.
Ero tutta presa dal clich, dal copione che si sceglie di
interpretare quando qualcuno muore, senza esserne
minimamente convinti. Tanto valeva dire: Era cos
giovane, aveva tutta la vita davanti! , oppure: Sarebbe
dovuto toccare a me!, o ancora: Come ha fatto, il
buon Dio, a permettere una cosa tanto tremenda?. Le
avrei potute dire tutte, quelle frasi, senza metterci l'anima,
giusto per gustarmi la recita.
Fu solo cinque anni pi tardi che l'impatto della vicenda
mi colp in pieno, massiccio e pesante come il
cuore di piombo di Darren: era stata colpa mia, cos
come di chiunque altro, e c'erano cose che avrei davvero
potuto dire, e quando Brian Willis durante la lezione
di matematica aveva insinuato che Darren era in
ritardo perch qualcuno aveva lasciato cadere la saponetta
nella doccia degli spogliatoi, avrei potuto alzarmi
in piedi e mollargli un cazzotto su quel faccione lentigginoso.
Quindi, ecco la mia profonda motivazione, quella
che stavo proiettando su Ian, la mia scusa strappacuore.
Avrei fatto molta fatica a convincere una giuria che fosse
sufficiente a giustificare le mie azioni. Ma sono certa
che mi aveva reso una persona pi incazzata.  una cosa
che dovete accettare: sotto sotto, malgrado una vita
privilegiata e il senso dell'umorismo, ero una persona
incazzata. Mi piaceva dare la colpa agli altri. Sentir parlare
di idioti come il pastore Bob mi faceva ribollire di
rabbia. Sul serio. Per settimane intere, in macchina, me
l'ero presa con tutti i pastori Bob del mondo in un monologo
che, agli occhi di chi mi precedeva e mi guardava
nello specchietto retrovisore, doveva sembrare una
veemente filippica contro un ex amante.
Tutte le mattine, andando al lavoro, ero costretta a
interrompere il monologo alla vista di Janet Drake che
correva gi per Waxwing Avenue anche con i marciapiedi
ricoperti di ghiaccio. Magari erano gi due anni
che la vedevo tutti i giorni, ma prima di rivolgerle la
parola non mi ero mai resa conto che si trattava della
stessa persona, della stessa tuta rosa, degli stessi gomiti
puntuti. Correva sempre in direzione nord, verso casa,
di ritorno da chiss dove. Abitavano nei pressi della
biblioteca, ma la incrociavo sempre una decina di minuti
prima di arrivare al lavoro. Quante miglia saranno
state? E quante ne aveva gi corse prima che la vedessi
io? E la trovavo spesso anche nella sala fitness del centro
ricreativo: era gi l quando ci arrivavo io alle sei e
un quarto, dopo il lavoro, ed era ancora l alle sette
quando passavo come un fulmine davanti al suo macchinario
ellittico nella speranza che non mi riconoscesse.
Con tutto questo, come faceva a trovare il tempo di
essere cos dispotica?
Signorina Hull?
S, Ian.
Si sporse sul bancone cos da appoggiarsi sul petto.
Sonya era al piano di sopra, dove passava sempre pi
tempo ogni volta che accompagnava Ian in biblioteca.
Chiss se si fidava davvero di lui o se non le importavano
le istruzioni di Janet Drake. Era perennemente convinta
che Ian stesse dabbasso a giocare a Noah's Mission.
Adesso che fuori faceva sempre freddo, lui aveva
preso l'abitudine di ficcarsi un libro nel davanti dei
pantaloni e un altro sul sedere, con la giacca a vento
che li nascondeva entrambi. Siete aperti per Natale?
Per Natale? No, siamo chiusi dal 24 al 26. Oggi 
l'ultimo giorno per prendere libri in prestito.
Si lasci cadere a terra, sparendo alla mia vista. Vuol
dire che siete chiusi anche in quei due giorni? Siete
chiusi per tre giorni?
Gi.
Si tir su di nuovo, il volto rosso e contorto in una
smorfia come quello di un bambino di due anni. Con
gesto teatrale e calcolato, incroci le braccia davanti alla
faccia dandomi la schiena.
Ian, sono solo tre giorni.
Respirava con affanno e violenza, le spalle che andavano su e gi.
Ian?
Non  giusto! grid, mentre una madre che leggeva
sul pavimento con il figlio piccolissimo si girava a
vedere cosa stava succedendo.
Ian. Uscii da dietro il bancone e gli misi le mani
sulle spalle. Lui si divincol di scatto. L'avevo visto fare
quelle scene con Sonya, e di recente Sophie Bennett mi
aveva detto che i suoi insegnanti lo stavano trovando
particolarmente fastidioso, ma non si era mai comportato
in quel modo con me. Gli sbirciai tra le braccia per
guardarlo in viso. Non stava piangendo, in realt, ma
ansimava e singhiozzava con forza.
Sai, Ian, dissi prima della chiusura puoi prendere
in prestito un sacco di libri e riportarli pi avanti.
Lui mi lanci un'occhiataccia da dietro le lenti. Non
 vero. Perch dopo saremo fuori citt. Per quasi una
settimana, fino a Capodanno, e mia madre mi controller
la valigia. Quindi mi toccher prendere soltanto libri
idioti, tipo gli Hardy Boys, e non pi di dieci, perch
non posso superare la mia et. Un sacco di famiglie
avevano questa regola: un bambino di cinque anni poteva
prendere in prestito cinque libri, e cos via. Ian si
appoggi con la schiena al grosso albero in vaso contro
la parete e lo fece quasi cadere a terra.
Dieci libri dovrebbero bastarti, no? Quanto vuoi
farla pesare, la tua valigia?
E mia madre non me ne far portare altri, perch lei
non mi lascia mai fare niente.
Un bel guaio dissi, tornando dietro il bancone.
Lui guard tra le braccia per controllare se lo stavo ancora
osservando. Poi si mise a tormentare le foglie della
pianta per un minuto, respirando con forza, e infine si
diresse con passo pesante verso gli scaffali della mitologia.
Alla fine prese in prestito i primi dieci volumi dei
Bobbsey Twins. Sono stupidi come sembrano?
Abbastanza risposi.
Fantastico.
Al termine della giornata, Glenn mi comparve davanti
al bancone con la copia di consultazione di 1.000
grandi appuntamenti. Scegline uno disse.
Non l'avevo invitato a venirmi a trovare al lavoro, e la
sua presunzione m'infastid. Dalla serata del concerto ci
eravamo visti parecchie volte, e lui aveva continuato a
spedirmi e-mail, ma negli ultimi tempi gli stavo rispondendo
in maniera secca e concisa. C'era qualcosa, in lui,
di un po' troppo furbo, per come mi poneva domande
estrapolate dalla guida per appuntamenti della rivista
GQ, tipo: Qual  il tuo ricordo d'infanzia preferito?.
E per come spuntava in quel modo, in uno sfavillio
di denti che sembravano la tastiera di un pianoforte.
Meno male che in giro non c'era nessuno. Quel pomeriggio
avevo avuto richieste, disperate e inutili, per
Volar Express e La vigilia di Natale, ma in quel momento
il seminterrato era deserto.
Cerchiamo di essere spontanei disse lui. Continuava
a ripeterlo, negli ultimi tempi, come se si trattasse
di chiss quale virt. Immagino lo sia davvero, per
un musicista di jazz quattro battute da riempire, e
uno strumento tra le mani ma per una bibliotecaria
non serve proprio a un accidente.
Mi misi a sfogliare il libro. Non portarmi a dar da
mangiare alle anatre.
Ehi rispose lui, sporgendosi sul bancone. Ti porto
sulla luna, baby. Melensa voce alla Sinatra e sopracciglia
semoventi.
Dalle scale veniva il rumore sordo e incerto dei tacchi
di Loraine. Okay sussurrai. Fa' finta di consultarlo,
e sbrigati. Mi alzai, tirando via il lenzuolo bianco
dalla sedia e gettandolo sotto il bancone. L'avevo
usato per tutta la settimana, nella speranza che mi proteggesse
la pelle dal rivestimento della poltroncina, ma
se possibile l'irritazione era peggiorata. Stavo valutando
di passare a una delle poltrone a sacco, issandola su
una pila di libri, bella larga come un gigantesco trono a sacco arancione.
Loraine si sporse sul bancone per porgermi una busta
chiusa, che in base alla mia esperienza sapevo essere
un buono omaggio da venti dollari per una delle catene
di ristoranti sulla superstrada. Buon Natale! disse.
E anche buon Hanukkah, ovvio. Vedi di dormire un
po'. Ti farebbe bene. Glenn rimase l fingendo di essere
affascinato dai volumi di Junie B. Jones. Quando Loraine
se ne fu andata chiusi baracca e, assieme a Glenn,
salii di sopra. Passammo davanti a Rocky, al bancone
principale, e pensai di presentargli Glenn come un mio
vecchio amico, ma non era cosa: Rocky l'aveva gi visto
alla serata benefica. Cos mi limitai a dire: Buon Natale!
Ti chiamo per andare al cinema! e lui fece un'espressione
come se stesse cercando di non ridere. No: pi
come se stesse cercando a tutti i costi di sembrare uno
che sta cercando di non ridere, ma senza riuscirci molto bene.
Io e Glenn andammo alla Trattoria del Norte e ci
scolammo un bel po' di vino, mentre io facevo fatica a
tenere in piedi la conversazione. Stavo scoprendo che
non avevamo molto in comune. E, pi ci pensavo, meno
ero certa di voler uscire con qualcuno il cui magnum
opus era involontariamente basato su un motivetto
pubblicitario di un detersivo da pavimenti. E neanche
volevo essere presente, quando gliel'avessero fatto notare.
Comunque lui non sembrava affatto accorgersi
della mia indecisione e continuava a sorridermi dall'altro
capo del tavolo, tentando di fissarmi negli occhi. Da
bambina avevo visto il film Capobanda abbastanza spesso
da non fidarmi troppo dei musicisti che sorridono. Di
come entrano nella tua biblioteca a passo di valzer, cantando,
facendo dondolare quella valigetta da lestofante,
invitandoti a essere spontanea. Capaci di dirti che
quest'accidente di citt pu essere salvata con un po' di
fortuna e una buona banda musicale.
Per riempire il silenzio, fui quasi sul punto di raccontare
a Glenn della bizza di Ian, ma decisi di lasciar perdere.
Se avevo gi seccato Rocky, che conosceva quel
ragazzino ed era un mio collega di lavoro, quanto avrei
infastidito qualcuno che non era affatto interessato alla
faccenda? E tra le cinquecento decisioni stupide che
presi quell'inverno decisioni che puntavano dritte
verso la galera o anche peggio questa scelta semiarbitraria e indotta all'alcol fu forse quella che mi salv la vita.
...
.
...
CAPITOLO 10.
...
.
...
Stupido.
...
.
...
Quell'inverno, dopo aver letto l'e-mail dell'origami,
tentai di guardare Ian in maniera obiettiva. Dubito che
mi stessi immaginando la vacuit del suo sguardo, o il
modo in cui adesso tendeva a spostare il peso del corpo
avanti e indietro, da un piede all'altro, come se stesse
aspettando con ansia che si liberasse un gabinetto. Era
sempre stato umorale, ma prima di allora i momenti positivi si alternavano a quelli un po' paranoici. Ora non pi. Ai primi di gennaio gli diedi D come Delizioso, e lui me lo riport il giorno seguente.
Troppo noioso disse. Ho smesso di leggerlo. Ne fui sconvolta. D come Delizioso era uno di quei libri che
i miei migliori lettori erano capaci di finire in un giorno, arrivando persino a saltare la cena.
Be', e adesso cosa vuoi?
Qualcos'altro di stupido.
Vuoi qualcosa di stupido?
Be', visto che  tutto stupido, non m'importa pi di
tanto. Legger un libro per bambini. And a incastrarsi
in una delle piccole sedie di plastica fatte per i
sederini di tre anni e, senza neanche guardare, prese
Blueberries for Sai, sfogliando le pagine del volume con
tanta energia da farmi preoccupare per la sua incolumit.
Questo  il libro pi figo del mondo. Questo 
un libro geniale.  troppo difficile per me. Gi. E lo
ficc, di piatto, in cima agli altri libri illustrati.
Un altro giorno me lo vidi sfrecciare gi per le scale,
la lampo del giaccone ancora chiusa. Non le dica che
sono quaggi! bisbigli, passando di corsa davanti al
mio bancone per infilarsi nei corridoi. Nel breve istante
in cui riuscii a vederlo in faccia, non mi parve spaventato,
ma non aveva neanche l'espressione di un bambino
intento a giocare. Sembrava che stesse cercando di comportarsi male.
Un minuto dopo, la signora Drake scese le scale alla
massima rapidit consentita dai suoi tacchi alti, i jeans
e il cachemire grigio. Mi scusi, Sarah-Ann, ha mica
visto mio figlio Ian? Dio, se era magra. La parte pi larga delle braccia erano i gomiti.
Da dove si trovava, Ian non era in grado di vedermi,
cos indicai silenziosa il corridoio delle biografie. La
donna scomparve l dove si era infilato lui e, dopo che
ebbi udito l'acuto strillo del ragazzo, rimasi a guardare
la madre che lo trascinava di nuovo verso le scale, stringendogli
la spalla con le unghie laccate di rosa. La voce
di Ian riecheggiava dai gradini: Insomma, mamma,
non puoi arrabbiarti ahi! mentre mi stavo nascondendo,
mi ero gi pentito! Mamma, mi sono pentito, non puoi arrabbiarti!.
In quel momento avrei dovuto prestare pi attenzione
al suo comportamento subdolo e viscido, alla tendenza
a nascondersi. E avrei anche dovuto farci caso, la
settimana seguente, quando attacc a chiedermi della
donna delle pulizie. Se ne stava in piedi davanti al bancone,
il volto intenzionalmente annoiato, la voce monocorde.
Chi pulisce questa stupida biblioteca?
Scusa, Ian, non ho capito.
Chi pulisce la biblioteca, ho detto.
Una signora molto carina, la signora Macready. Viene
a passare l'aspirapolvere. Ha i capelli bianchi.
E la pulisce tutti i giorni?
Non ne ho idea. Forse no. Pi probabile a giorni alterni.
Pulisce prima del suo arrivo, o quando se n' andata?
Ian, ho del lavoro da fare.
Pensavo che il suo lavoro fosse rispondere alle domande dei ragazzini.
S, ma a proposito di libri. Ce l'hai, una domanda su un libro?
Prese Carry On, Mr. Bowditch dall'orlo del bancone.
S. Se lo lasciassi cadere a terra, e ci mettessimo ad
aspettare la donna delle pulizie, lei verrebbe a raccoglierlo
prima dell'orario di apertura o dopo la chiusura?
Lo raccoglieresti tu, perch non si lascia in disordine.
Lui lasci cadere il libro sul pavimento e corse di sopra.
Non lo vidi pi per dieci giorni, forse un record.
Quando riapparve mi port un vassoio di biscotti, tutti
con una glassa di azzurro vivo e una chiazza verde proprio
al centro. Aveva pi o meno la sua solita aria, mentre
si avvicinava in punta di piedi al carrello dei libri
restituiti, l dove me ne stavo in piedi, decisa com'ero a
non sedermi sulla mia poltroncina per una settimana
nella speranza che mi passasse l'eruzione cutanea. Sonya
mi salut con la mano, diresse la figlia verso i pupazzi e torn al piano superiore.
Anche se siamo ancora a gennaio, ho fatto i biscotti
per la festa di san Patrizio, perch  la prima vera ricorrenza!
Il blu rappresenta l'oceano, e il verde l'Irlanda!
Ho colorato io la glassa, come puoi vedere dalle mie
mani. Pos sul carrello il vassoio di carta, avvolto nel
cellophane, e mi mostr i palmi azzurro chiaro.
Sembri un puffo.
Un cosa? Ah, mi spiace di averle buttato in terra il
libro. E se non mi sono fatto pi vedere  perch ho
ricevuto il battesimo e abbiamo dato una festa e mi
avranno regalato cinquemila libri.
Staccai la pellicola dal vassoio e presi un biscotto.
Per esempio?
Qualche libro di origami, e poi cinque volumi di questa serie chiamata Towards the Light. Parla di certi ragazzini alla fine del mondo, quando quasi tutti sono saliti in cielo mentre loro restano l per cercare di salvare tutti gli altri. Roba per adolescenti, a dir la verit, ma si legge bene.
Mmm. Sono buoni o no?
S, davvero divertenti. C' anche un film, ma secondo
mia madre fa troppo spavento. Cio, prima deve
guardarlo lei, per capire. Ne avete, qui?
Stavo cercando di inghiottire il biscotto, che era al
tempo stesso secco e appiccicoso. Sai, non ne teniamo
molta, di narrativa per ragazzi a sfondo religioso. Ma
abbiamo un mucchio di saggistica sulla religione.
Certo. Tipo quello stupido libro della Eyewitness,
con quelle divinit indiane piene di braccia. Li ho gi
letti tutti. Dovreste procurarvi Towards the Light.
Sapevo di cosa stava parlando. La conoscevo, quella
serie. A dodici anni, una settimana che ero ospite da
una vicina convertita, ne avevo letti tre, presi dallo scaffale
della figlia, e li avevo trovati un vero spasso, la cosa
pi simile a un romanzo d'avventura o a un thriller che
avessi mai letto. L'unico di cui ancora mi ricordavo aveva
inizio su un charter in volo sopra l'Africa, con un
cristiano che aveva rinnegato la fede che vedeva il
pilota pregare prima di mangiarsi il panino. Cos gli
chiedeva spiegazioni e i due si mettevano a parlare, ma
dopo poco l'aereo si schiantava a terra lasciando tutti
dispersi nel Sahara, eccetera eccetera, fin quando non
erano tutti salvati o morti. Ma non avevo mai pensato
che quei libri fossero davvero buoni. Come faceva Ian,
il ragazzino che aveva letto sette volte Il vento nei salici,
a lasciarsi incantare da quella roba?
Comunque,  stato uno spasso, perch pi tardi sono
venuti a trovarmi a casa i miei amici della chiesa, e
quest'anno non mi toccher altro perch sono troppo
grande per una festa di compleanno.
Il suo compleanno cadeva in aprile. Lo sapevo dal
suo account del computer. Quanti ne fai, undici? Mica
sei troppo grande osservai. Nella tua classe, nessuno
d una festa, quest'anno?
Sospir, tir via il cellophane e risistem i biscotti in
modo da riempire lo spazio lasciato da quello che avevo
preso io. Non  per quello.  che... va be', lo scorso
anno ho fatto la festa e ho invitato solo femmine;  stato
fantastico: siamo rimasti quasi sempre fuori a giocare a
caccia al tesoro. Ma mio padre ha detto che quest'anno
devono essere tutti maschi oppure met e met. E nessuno
le organizza pi, le feste met e met. Ormai restano
tutti quanti a dormire la notte, ed  una cosa che
proprio non mi va. Cos mio padre ha detto niente festa,
e io ho risposto va bene, allora posso far venire i
miei amici del corso di religione? Neanche per sogno,
ha risposto lui, ma non riesco nemmeno a capire perch.
Alla fine ha detto che comunque ero troppo grande
per le feste di compleanno, e che avrei dovuto mettere
da parte la paghetta per comprarmi qualcosa.
Sembrava triste distrutto, pi che altro ma ebbi
l'impressione che non si trattasse di una ferita recente.
Al suo compleanno mancavano ancora quattro mesi,
ma lui era gi in ansia per questa cosa da un pezzo.
Avevo provato a comportarmi in maniera evasiva, da
bibliotecaria imparziale e amichevole, pi o meno come
lo psicologo che se ne sta seduto e annuisce. Ma, in
quel caso, non potevo evitare di schierarmi. Ian, dissi
non mi sembra giusto. Davvero, non mi sembra
proprio giusto.
Lui mi sorrise, volt la testa per accertarsi che Sonya
non stesse scendendo le scale e si concesse un biscotto
irlandese. Io ne presi un altro, anche se il primo ce
l'avevo ancora incastrato in gola.
Quel che mi serviva, in un tale frangente, era il romanzo
perfetto da mettergli in mano, quello che
l'avrebbe fatto volare a cinquantamila miglia di distanza
da sua madre, dal pastore Bob Lawson e da Hannibal
nel Missouri. Invece dissi: Questi biscotti sono fantastici.
...
.
...
CAPITOLO 11.
...
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...
Testa di Zucca.
...
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...
Trovai Tim, il direttore artistico, fuori dalla porta del
suo appartamento, appoggiato alla parete, lo sguardo
umido e felice. Ero venuta via presto da casa di Glenn,
con la scusa di dover lavorare al mattino.
Lucy la bibliotecaria! Mi baci sulla guancia. Sono
completamente sbronzo! Stiamo dando una festa
per il discorso sullo Stato dell'Unione! Io vado a prendere
i costumi! Vieni a darmi una mano! Si sedette sul
pavimento per allacciarsi una scarpa. All'interno di casa
sua c'era gente che rideva, e un rumore come di piatti rotti.
Tim, ho una domanda da farti dissi, mentre scendevamo nel magazzino costumi.
Lui gir la chiave nella serratura, tirando poi la catenella
della lampadina al soffitto. Era la stanza in cui
andavo a fare il bucato e dove, una volta, mi ero messa
a strillare alla vista di quello che mi era parso un animale
sul tavolo, ma che poi si era rivelato una parrucca.
Un ambiente molto ben organizzato, con file di contenitori
di plastica dotati di etichetta: Lustrini, Cappelli,
Attrezzatura militare, Calzamaglie, Scarpe
da donna, 37-40, Elastici. Alle pareti erano appesi
vecchi manifesti di spettacoli e un'enorme testa di cervo
con un cappello di paglia che pendeva da una delle corna.
S! grid Tim. Una domanda! Chiedi! Tir fuori
una grossa scatola di cartone da sotto il tavolo al centro
della stanza e si mise a rovistarci dentro.
Okay dissi. Che libri suggeriresti a un ragazzino
di dieci anni bisognoso di un sostegno indiretto per
eventuali problemi di sessualit?
Ah. Prese dallo scatolone una vestaglia rossa e la
gett sulla vetusta macchina da cucire verde avocado
piazzata nell'angolo. Di roba buona, adesso, ce n' a
quintali, ma quasi tutta per ragazzi pi grandi.  un
buon lettore? Scegli qualche costume. Quello che vuoi.
Ci saranno almeno sessantacinque persone. Mica lo sapevo,
che Lenny avesse degli amici.
Tolsi dallo scaffale il contenitore dei cappelli. Quasi
in cima ce n'era uno a cilindro, alla Abramo Lincoln,
che mi parve andare benissimo. Lo tirai fuori e lo misi
sul tavolo. Il fatto  che dev'essere innocuo. Se gli dessi,
che so, Bobby fa outing, ai suoi genitori verrebbe un colpo.
Libro di ottimo livello letterario, se ricordo bene.
Si stava drappeggiando sulle spalle pile di quelle che
sembravano vestagliette. Dico sul serio, una risposta
ce l'ho. Punt un dito verso di me, strizzando gli occhi.
Il brutto anatroccolo. Ecco quello che ti serve.
No risposi. Ha dieci anni. Ed  sveglio. Mi riderebbe in faccia.
Okay. Allora non c' dubbio: la serie dei libri di Oz.
Tutta quanta, non solo il primo volume. Feci per dichiararmi
d'accordo, ma lui prosegu. Perch lo sai
qual  il fatto, su Oz? Rovesci sul tavolo l'intero contenitore
dei lustrini per poi riempirlo di nuovo. Infine
me lo mise in mano e vi pos sopra il cappello alla Lincoln.
Lo sai che  un oggetto di culto tra i gay? E non
solo per Judy Garland. Stacc dalla rastrelliera degli
abiti due lucide casacche dall'aria elisabettiana, prese la
vestaglia rossa e apr la porta. Due cose: nell'intera
serie non c' neanche una vera storia d'amore. Spegni
tu la luce? Quelle che ci sono, hanno tutte un'aria farsesca.
Insomma, sembra che in quel regno non ci sia
traccia di amore etero. E c' anche un maschietto che si
trasforma in una femminuccia. Puf! In un nonnulla.
Giusto. Ozma dissi.
In secondo luogo, sono tutti molto strani, ma non 
un problema per nessuno. Iniziammo a risalire le anguste
scale. Tipo, va bene, tu hai la testa di zucca, e
quell'altro  fatto di stagno, e tu sei una gallina parlante,
ma chi cazzo se ne frega, mettiamoci in viaggio.
Nell'androne ci stava aspettando Lenny, che sembrava
sbronzo quanto Tim. Gli prese i vestiti dalle spalle e,
gridando Costumi!, li fece volare nell'appartamento.
Quando varcammo la soglia, la gente se li stava gi infilando
sopra i propri abiti. Beth Hopkins, l'attrice dai
capelli rossi di cui avevo contribuito a dissacrare le foto,
corse a togliermi dalle mani la scatola dei lustrini e
si mise a gettare per tutta la stanza cerchietti luccicanti, sciarpe e orecchini.
Lucy, la conoscete tutti! grid Tim. La star dello
show! La donna pi tollerante del mondo!
Beth ruot su se stessa, abbrancandomi una spalla.
Eri una sposa fantastica! Uno splendore!
Scoppiai a ridere. Quanto ci hai messo a capirlo?
Oh, santo cielo, quasi due settimane! Sul serio!
Pi che prendere parte alla festa, finii per assistervi.
A un certo punto mi ritrovai in testa il cilindro alla Lincoln,
e mi sedetti sul divanetto con una birra che mi
aveva procurato Lenny. Gran parte degli uomini si erano
travestiti da casalinghe repubblicane, certe donne si
aggiravano a mo' di prostitute, altri impersonavano
personaggi shakespeariani e Tim, in vestaglia, si era accasciato
su una grossa poltrona da dove urlava epiteti
razzisti. Poi Lenny accese la TV, mentre il presidente si
accostava al podio e, alle sue spalle, uomini dai capelli
bianchi si alzavano ad applaudire. L'obiettivo della festa
sembrava quello di reagire al discorso in maniera
appropriata al personaggio interpretato. Lenny, che indossava
una delle casacche elisabettiane, si metteva a
urlare e a farsi il segno della croce ogni volta che sentiva
citare il programma spaziale. Tim e le casalinghe repubblicane,
dal canto loro, gridavano incoraggiamenti
al minimo cenno di fanatismo. Ogni volta che il presidente
diceva nuculare, anzich nucleare, erano
tutti costretti a buttar gi da bere.
Appoggiai la testa allo schienale e mi misi a fissare il
mio presidente, con le sue orecchie a piatto di parabola
e lo sguardo severo. Fissando la telecamera, parl della
salvaguardia della civilt. Siamo tutti ambasciatori
disse e diffondiamo all'estero le virt dell'America. I
valori americani, le libert americane. E combatteremo,
per questi valori. Li salvaguarderemo.
S, egemonia! grid Tim, lanciando la bottiglia di
birra, ormai vuota, verso la libreria.
Ave, Cesare! url una prostituta.
Oh, Canada! attacc a cantare qualcuno.
Seduta l, mi chiesi se nella vita di Tim c'erano mai
momenti di autentica realt. Ogni volta che lo vedevo
era sbronzo o travestito o entrambe le cose.
Lo osservai sciogliersi la coda di cavallo e tirarsi i
capelli biondi tutt'attorno al volto. Sono John Lennon!
grid con accento inglese. Queste stronzate mi
confondono le idee. Chi cazzo  quel tipo con le orecchie
grosse. Ehi! Abramo Lincoln! Com' che fai scena
muta? Cosa ne pensi di questo presidente?
Cercai di farmi venire in mente una risposta alla Lincoln.
In testa mi passarono brani del discorso di Gettysburg,
ma non erano divertenti.
Lascialo in pace! url al mio posto il direttore di
palco.  morto, Cristo santo!
Be', pure io! ulul Lennon. Siamo due vittime
del cazzo, ecco cosa siamo!
Il presidente invit un uomo in prima fila ad alzarsi.
Costui era stato messo in esubero un paio d'anni prima,
e adesso grazie alla crescita economica godeva di un
nuovo lavoro come responsabile di una catena di montaggio.
Adesso poteva sfamare i suoi sei figli. L'uomo
guard a destra e a sinistra come uno scoiattolo innervosito.
Non sembrava sicuro di quando potesse rimettersi
a sedere. Ho sempre odiato i discorsi presidenziali
anche quando mi piaceva il presidente: il nostro
attore nazionale, ingaggiato per dirci che andr tutto
bene. Non mi  mai andata gi la loro ottimistica trasparenza.
Siete fortunati, diceva spesso mio padre a poter
sbeffeggiare in questo modo il vostro presidente. Lo sai
cosa succedeva, a raccontare barzellette su Stalin? Se
qualcuno voleva scherzare su Stalin, prima doveva portarti
in uno stanzino buio e controllare che tu non avessi
microfoni addosso. Un sacco di gente  morta per via
delle barzellette. Quasi tutti gli uomini venivano trascinati
via nella notte, era perch qualcuno aveva sentito
le loro stupide barzellette. Te l'ho mai raccontata, quella
del gatto e della senape?
Verso mezzanotte, all'improvviso, Tim venne a sedersi
accanto a me, posandomi la mano sulla spalla.
C' un'altra cosa disse. A proposito di Oz. Sembrava
ubriaco fradicio, a vederlo, ma non parlava da
sbronzo. Credo che parte del suo fascino stia nel fatto
che c' questo tipo capace di sistemare ogni cosa. Vanno
tutti dal mago per essere normali, no?  questo che
attrae certi ragazzini. Ma poi la cosa non funziona, e il
libro li colpisce a tradimento con la storia della ciarlataneria.
Ed  questo che li tocca nel vivo, perch dentro
di s quei ragazzini l'hanno sempre saputo. Poi rutt,
e scoppi a ridere di se stesso.
Quella notte mi addormentai subito, con la birra che mi sciaguattava nello stomaco, e dormii come faccio sempre, con il braccio destro dritto sotto la testa come se fossi la Statua della Libert, come se in tutta la mia inettitudine cercassi di rischiarare la strada a qualcuno.
...
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CAPITOLO 12.
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La settimana precedente.
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Chiunque abbia gi sentito una storia del genere, in cui
una donna commette un gesto avventato e butta alle ortiche
tutto ci che ha, cercher di capire da cosa stessi
fuggendo. Perch, non c' dubbio, stavo anche scappando
da qualcosa. Dovevo proprio essere insoddisfatta
della mia vita. O avevo avuto una storia d'amore fallimentare
e imbarazzante, o non volevo ammettere di
essere inconsciamente innamorata di Rocky, oppure mi
sentivo un'imbrogliona perch ero analfabeta, che lo
crediate o no. Gi, proprio cos. Ero una bibliotecaria
analfabeta, che doveva per forza scappare perch aveva
rubato dei soldi a Rocky dopo che lui mi aveva spezzato
il cuore mettendosi con Loraine.
No. Niente di tutto questo. Non ero al punto di ebollizione;
stavo solo andando a fuoco lento. Certo, il mio
lavoro non mi faceva impazzire di entusiasmo. Avevo
sempre pensato che entro i ventisei anni sarei riuscita a
combinare qualcosa di un po' pi affascinante, con la
mia esistenza. Hannibal era piuttosto opprimente. E io
mi annoiavo a sufficienza. Ma non  stata questa la ragione,
la scusa, n tantomeno la spinta a fare quello che
ho fatto. Se do l'impressione di essere stata altruista,
come se l'avessi fatto soltanto per Ian, be', non  andata
cos. Pi che altruista sono stata sfortunata, e la sfiga
ci ha messo un bel po' del suo.
Sfortunata, sprovveduta, senza un obiettivo. Altruista,
solo per mancanza di alternative. Una Hull fatta e
finita, nient'altro che un guscio.
Quindi, ecco come stanno le cose: non avevo un motivo
particolare per andarmene o per gettare via la mia
vita. Ma neanche qualcosa che me lo impedisse.
L'eruzione cutanea alle gambe e alla schiena si era
trasformata in una serie di spesse croste rosse. Quando
anche il quinto farmaco una crema non aveva avuto
effetto, la dottoressa Chen si era risolta a consigliarmi
di dormire di pi. E beva pi acqua. Certe volte il
nostro corpo sta solo cercando di dirci qualcosa.
In quel marzo l'erba era coperta da un solido strato
di neve, ma i parcheggi erano tutti una fanghiglia marrone.
Ogni mattina mi veniva voglia di darmi malata.
Io e Rocky non andavamo al cinema da due mesi.
Quando gli chiedevo come andavano le cose, lui mi rispondeva
qualcosa del tipo: Un sacco di Nora Roberts.
Va bene, ma tu come stai?
Alla grande.
Un pomeriggio, Ian scese le scale con gli occhi cerchiati
di rosso, come se avesse pianto o sfregato la faccia
su un gatto. Nel dirigersi verso il nuovo espositore
di libri di fantascienza, che avevo decorato con alieni
di stagnola, mi salut ad alta voce e poi disse: Il signor
Walters vuole dei punti per la pinzatrice. Il signor
Walters era Rocky, e mi chiesi perch non mi avesse
chiamato al telefono o mandato un'e-mail. Quando Ian
prese in prestito The Little Grey Men, dieci minuti pi
tardi (o meglio, quando ebbi registrato il prestito a mio
nome e visto il ragazzo ficcarsi il libro nella cintura dei
calzoni), gli porsi una scatola di punti metallici e gli
chiesi di portarla al piano di sopra. Negli ultimi tempi,
Ian non si tratteneva molto. A forza di mangiarsele, era rimasto quasi senza unghie.
Il signor Walters  il suo ragazzo? mi chiese, tenendo
in equilibrio sulla testa la scatola di punti e allargando
le braccia per non farla cadere.
No. Il mio ragazzo  un altro. Non mi piacque,
quell'impellente bisogno di mettere le cose in chiaro.
Dovrebbe passare al signor Walters. Ha una croce rossa.
Una che?
Ian si volt, e la scatola cadde a terra. Se la piazz di
nuovo sulla testa, tenendola ferma con una mano, e si
avvi verso le scale. L'ho scordato disse ad alta voce.
Qualcosa di rosso. Sono una donna nigeriana, sto attraversando il Sahara.
Buona fortuna.
Quando salii per andare a pranzo dall'altra parte
della strada, mi venne in mente di chiedere a Rocky se
sapeva cosa intendesse Ian con quella faccenda della
croce rossa, ma sia allora sia al ritorno lui era alla sua
postazione di lavoro. Ebbi la sensazione che volesse
sentirsi chiedere cosa c'era che non andava, ma non
avevo voglia di giocare a quel gioco.
Ed  qui che la storia dovrebbe finire e, certe volte,
seduta al mio posto, con il ginocchio che preme sotto il
bancone, mentre ascolto il debole rumore delle tastiere
dei computer portatili degli studenti e aspetto che il
sole scenda davanti alla finestra ad accecarmi di luce
rossa, certe volte penso che sia finita proprio l, che tutto
ci che  successo dopo sia stato solo un sogno. Che
forse sto ricordando il passato, immaginando cosa sarebbe
potuto accadere se solo avessi fatto qualcosa.
Quando, in realt, non ho fatto nulla. Quando, in realt,
ho passato i cinque anni seguenti ad Hannibal, seduta
tranquillamente sulla mia poltroncina a guardare
Ian che compiva undici e poi dodici anni, rendendomi
poi conto che non veniva pi a trovarmi da un pezzo, e
infine vedendolo non pi di due volte l'anno e solo
quando gli passavo davanti in macchina mentre lui
camminava sul marciapiede chiedendomi come fosse
la sua vita, senza abbassare il finestrino e chiamarlo ad
alta voce per evitare di metterlo in imbarazzo.
Invece no.  successo davvero. L'unica cosa su cui discutere  se sia capitato a me o se sia stata io a farlo accadere.
...
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...
CAPITOLO 13.
...
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...
Fuori dalla tana dello Hobbit.
...
.
...
mee, MAY, mah, mo, moo! attacc a cantare la parete
di Tim alle sei di luned mattina.
TEE-TEE-TEE-TEE-TEE-TEE-tee!
Sull'orrida prigione dove tic, tic, tic
Fan le gocce e i grossi topi fanno cric, cric, cric!
Dove il cuore dentro al petto batte tac, tac, tac
In attesa che la scure faccia crac, crac, crac!(4).
.
NOTA: The Mikado, opera comica di W.S. Gilbert e A.S. Sullivan, atto 1, versione ritmica italiana di G. Macchi e J. Rosenberg, Teatro La Fenice, Venezia, 2003. FINE NOTA.
eeeeeeeeeEEEEEEEEEEEEeeeeeeeee!
Dio santo dissi alla parete di Tim, la faccia nel cuscino, alle sei di luned mattina. Dio santo, chiudi il becco.
Eaaaaaaaiiiiouwah, eyoe, ae disse la parete: Tim che si esercitava sulle sue battute escludendo tutte le consonanti.
Fuori, si stava scatenando una buia tempesta da Midwest,
la prima dell'anno, e il rombo dei tuoni, sempre
pi forte, somigliava a cassonetti trascinati sulla ghiaia
o a Dio che masticava pietre. Il vento era fragoroso
quasi quanto i tuoni, e non ero certa che le finestre
avrebbero retto nei loro marci telai. Pensai di mettere
della musica, per tornare a dormire, ma l'idea di aumentare
il livello del rumore mi atterriva.
Alla fine mi decisi a infilarmi dei vecchi jeans e un
paio di scarponcini da trekking, per poi passare tre minuti
a grattarmi la schiena contro l'angolo del cassettone
come un gatto psicopatico. Era solo questione di tempo,
prima che mi si lacerasse la pelle, prima che qualcuno
mi accostasse in strada chiedendomi perch il dietro
della mia camicetta fosse zuppo di sangue. Mi recai presto
al lavoro, per finire di preparare i volantini delle letture
estive e controllare i danni combinati da Sarah-Ann
il giorno precedente, quando aveva chiuso da sola.
Al mio arrivo, alle sette, pioveva a catinelle, e l'intero
quartiere era pieno di rami caduti. Nell'atrio, mi diedi
una bella scrollata, mi pulii i piedi e richiusi la porta a
chiave. Avevo davanti a me due ore di solitudine.
Forse per via del silenzio, quel mattino ero pi sensibile
del solito ai dettagli.  sempre stato un mio problema,
perch nei racconti e al cinema l'attenzione ai piccoli
particolari prelude sempre a un disastro imminente.
In un film, se qualcuno apre la porta, controlla la posta
e accende la luce, si capisce subito che gli restano trenta
secondi di vita. Cos, quel mattino, ero piena di una
paura irrazionale, come mi capitava ogni volta che arrivavo
presto in biblioteca, da sola, e non sentivo altro
che il fruscio delle mie dita sulla carta o il rumore della
borsetta che scivolava nel cassetto della scrivania.
Rimasi seduta al buio per un istante, poi mi alzai per
accendere le luci del piano inferiore, tutti e sei gli interruttori,
uno dopo l'altro, con le pareti e gli espositori
che entravano in scena uno a uno. Ero ancora fradicia
e infreddolita dalla pioggia. Forse spezzai il silenzio
con qualche rumore, come faccio di solito, canterellando
o fischiettando o schioccando le labbra. Tornai dietro
il bancone e mi lasciai di nuovo andare sulla morbida
poltroncina girevole, quando un suono come di
carta appallottolata si lev dal punto pi lontano di
uno dei corridoi della narrativa. Mi sentii sciogliere lo
stomaco e issai i piedi sulla sedia. A casa mi era capitato
una sola volta di aver a che fare con un topo, ma l'idea
di quel minuscolo invasore mi aveva infastidito a tal
punto da spingermi a restare al lavoro fino a tardi per
tutta quella settimana, fin quando non ebbi la certezza
che il topo fosse morto avvelenato e sparito. Battei con
forza il pugno sul bancone, per far scappare l'intruso.
Abbassai il piede, scalciai i cassetti e tesi l'orecchio per
cogliere un ulteriore zampettare.
Signorina Hull? disse la voce di Ian. Ero'cos abituata
a sentirlo pronunciare il mio nome in quel modo,
che lo cercai con lo sguardo davanti al bancone, e non
verso il punto da cui era arrivato il suono. Poi, mentre
inciampavo lungo il corridoio, ricordai a me stessa di
evitare le imprecazioni.
Ian era accovacciato sul pavimento, vicino alla grossa
pianta, circondato da libri, T-shirt e coperte.
Ridacchiava. Sembrava terrorizzato. Si tolse gli occhiali
e si sfreg gli occhi.
Non lo racconti. Per favore disse. Ai miei genitori,
intendo, o alla polizia. Mi dispiace tantotantotantotanto.
Mi sedetti accanto a lui sulla moquette, tentando di
sfoggiare un sorriso tranquillo senza elaborare granch
la situazione. Okay. Rimasi in attesa. Si stava mordendo
i jeans al ginocchio dondolandosi avanti e indietro,
ma non piangeva. Non proprio.
Guardi! disse all'improvviso, a voce fin troppo alta,
e allung una mano dietro la schiena. Ho preparato
un vero fagotto! Tir fuori un ramo lungo e spesso,
alla cui estremit era legata quella che sembrava una
camicia di flanella, tutta appallottolata. Poi me lo porse.
Era pesante.
Cosa ce dentro? Tastai il contenuto della camicia,
quindi, con cautela, posai il bastone sul pavimento. Ian
sciolse il nodo.
Di colpo si era messo a respirare normalmente e sorrideva,
seduto a gambe incrociate e con la schiena contro
lo scaffale. Numero uno: filo interdentale. E lo
tir fuori dal mucchio. Shampoo. Barrette energetiche.
Non le pare una buona idea, averle portate? Contengono
quasi tutte le vitamine.
Prese un bicchierino di plastica. Per bere. E lavarsi
i denti. Ecco la mia medicina. Mi mostr un inalatore
antiasma e un flacone di compresse. Spazzolino, dentifricio,
tessera della piscina, calzini.
Voce calma, normale: Stai andando a nuotare?.
No. Gli venne quasi da ridere. E il mio documento d'identit, nel caso servisse.
Be', molto scrupoloso, Ian.
La luce del mattino gli si rifletteva sulle lenti, rendendogli gli occhi enormi e gialli.
Sa perch non mi sono portato niente da fare?
No.
Perch venivo qui. Qui ci sono libri e posso scrivere,
e ho passato il tempo a fare origami. Mi spiace, ho
svaligiato l'armadio delle attivit manuali. Guardi!
Frug dentro la pianta alle sue spalle, tirando fuori una
gru di carta. Mi guardai attorno e vidi che tutti i vasi
erano pieni di pagine di notes e pezzi di cartoncino ripiegati.
Nel vaso pi grande aveva trovato posto un villaggio,
con case, persone e alberi. In altri erano ospitate
intere famiglie e animali, di varie dimensioni, e molte
delle mie piante avevano dei vivaci fiori di carta infilati
tra le foglie. Ecco la mia sciagura aerea. In un vaso
c'era un aeroplano di carta, tutto spiegazzato e con la
punta nel terriccio, circondato da triangoli rossi e arancioni.
Quelle sono le fiamme. Poi colloc la gru tra le foglie di un falangio.
Wow dissi. Quindi devi essere qui da un bel pezzo.
Ian consult il suo orologio. Quattordici ore.
Niente imprecazioni. Hai passato qui la notte?
Ecco cosa ho fatto. I miei genitori erano molto indaffarati
con questa serata di studio biblico, a casa nostra,
cos me ne sono venuto qui a piedi. E l'altra signora
non si  neanche guardata attorno, quando  andata
via, anche se io ero pronto a nascondermi dietro qualche
scaffale, a seconda di dove veniva. Poi ho preso una
brandina dallo sgabuzzino di quell'altra stanza, qualche
coperta, e ho portato tutto qui. Ma quando mi sono
svegliato ho rimesso tutto a posto. E ho annaffiato le sue piante.
Grazie.
Cos non avrebbe dovuto farlo lei, pi tardi, con il rischio di bagnare gli origami.
Leg di nuovo i capi del suo fagotto, annodando le
maniche della camicia attorno al bastone. Mi alzai dal
pavimento e mi sistemai sullo sgabello girevole.
Va bene dissi. Ormai i tuoi genitori saranno morti
di paura. Adesso li chiamiamo.
Ian tir fuori un libro dallo scaffale e se lo apr proprio
davanti al viso, borbottandoci dentro. Non mi
sembra una buona idea.
Tentai di abbassare il volume, ma lui aveva una certa
forza. Vuoi chiamarli tu, o devo farlo io? Non rispose.
Ci penso io, allora? Mi aspettavo un attacco isterico
come quello di prima di Natale, ero quasi sicura che
avrebbe scagliato il libro a terra mettendosi a gridare,
ma non accadde niente. Mi alzai, dirigendomi al bancone.
Com' il tuo numero? La testa di Ian spunt
all'estremit pi vicina del corridoio, ma ancora vicina
a terra. Doveva essere arrivato fin l carponi. Me lo recit
lentamente e ad alta voce, e io lo composi.
Siete in linea con l'ufficio del personale della Missouri
Electric disse la voce. Siamo aperti dal luned al venerd, dalle 9 alle 17,30.
Cos', Ian, dissi riagganciando abiti presso la
compagnia elettrica? Il suo volto era svanito dal corridoio.
Sul serio, qual  il tuo numero?
Non ricordo rispose lui alle mie spalle. Sobbalzai,
sbattendo il ginocchio contro il bancone.
Sfilai l'elenco da sotto il telefono e lo aprii alla lettera
D. Bene. Non resta che cercare.
Non ci siamo disse Ian sorridendo. Era vero. Nessun
Drake ad Hannibal. Richiusi l'elenco e osservai
l'espressione di sollievo che si apriva sul volto del ragazzo.
Ian stava giocherellando con il bottone inferiore
della camicia, quasi strappandolo via, ma respirava a
fondo e lentamente, mantenendo la calma con una certa
abilit. Questa cosa doveva averla progettata da settimane.
Cosa pensava, di venire ad abitare in biblioteca?
Quattordici ore erano ben pi della consueta sceneggiata
punitiva che i ragazzini infliggono ai propri genitori.
Bene, dissi sono contenta che sei venuto a trovarmi,
Ian, ma la biblioteca apre tra poco, e tu non puoi
mica vivere tra le mie piante. Fece una risatina che si
trasform in un rantolo. O chiamiamo la polizia, o ti accompagno a casa.
Lui si volt, diede una pedata al mio schedario una
sola, violenta e si incammin verso il suo corridoio
piangendo in silenzio, il volto di un rosso acceso. Poi torn
indossando il giaccone e con il fagotto e un grosso
zaino blu che non avevo visto prima. Sembrava pieno
zeppo, forse di vestiti. Ian mi fece un cenno del capo e si
avvi su per le scale. Lasciai le luci accese, ma richiusi
tutto quanto a chiave, e lo raggiunsi nel parcheggio. Mi
stava aspettando, non era scappato. La cosa mi stup. Magari,
in un certo senso, avrei davvero voluto che tentasse
la fuga. Invece era ancora l, in piedi sotto la pioggia accanto
alla mia piccola auto celeste. Voleva andare a casa.
Mi misi al volante e aprii dall'interno la portiera del
passeggero, prima di rendermi conto che Ian stava
aspettando che si aprisse quella posteriore. Solo allora
mi resi conto che aveva dieci anni, che viaggiava sul
sedile posteriore, che probabilmente usava ancora la
vasca da bagno, che magari aveva ancora una lucina per
la notte. Quando sal, fu costretto a frugare tra i sedili
alla ricerca della cintura di sicurezza. Cercai di farmi
venire in mente se qualcuno si fosse mai seduto dietro,
prima di allora. Avviai il motore, e la NPR proruppe
dall'autoradio, blaterando qualcosa sul lancio di uno
Shuttle. La spensi, e ci avviammo lungo Waxwing Avenue.
Non chiesi a Ian l'indirizzo, perch non conoscevo
abbastanza bene le zone residenziali della citt. Era lui
a darmi indicazioni, annunciandomele dritte nell'orecchio da dietro il mio sedile.
Giri a sinistra al prossimo stop! gridava. Prosegua
per un miglio! Svolti a sinistra e poi subito a destra!
Ian, dissi dopo un po' ho l'impressione che tu mi
stia facendo girare in tondo. Non ne ero proprio sicura,
ma ci stavamo mettendo un bel po' e sapevo che di
solito lui veniva in biblioteca a piedi.
No, no, grid lui non  vero. Anzi, se d un'occhiata,
vedr che  proprio l'ultima casa sulla sinistra.
Continuai a guardare sul lato sinistro finch non vidi
una casa alta e gialla, con delle piccole conifere perfettamente
coniche lungo la staccionata. Accostammo al
marciapiede. In fondo al vialetto c'era ancora il giornale,
avvolto nella plastica arancione, e un vecchietto,
basso, stava correndo dalla macchina fino alla casa reggendo
una rivista sopra la testa per ripararsi dalla pioggia.
Ian, quello non  tuo padre.
Lui guard dal finestrino. Gi, ha ragione.
Ma questa  casa tua?
Non sono sicuro.
Non sei sicuro?
Be', l'hanno ridipinta da poco, e ha preso tutta
un'altra aria, quindi non mi  pi familiare.
Chiusi gli occhi. Okay. Andiamo alla polizia.
Dal sedile posteriore non venne altro che un silenzio
assoluto. Guardai nello specchietto retrovisore e vidi
che Ian non c'era pi. Spensi la macchina e aprii la portiera,
pronta a saltare fuori e acchiapparlo, dovunque
stesse scappando, ma poi lo vidi raggomitolato sul pavimento
dell'automobile, le braccia a coprirsi la testa
come in un'esercitazione da bombardamento. Tutto il
corpo era scosso, dal pianto o forse da conati di vomito.
Non riuscivo a vedere. Aveva lasciato sul sedile gli occhiali e il giaccone.
Aprii la portiera posteriore, mi accucciai sul marciapiede e gli misi la mano sulla schiena. Aveva la camicia
calda e bagnata, appiccicata alla pelle. Disse qualcosa che non riuscii a capire.
Come?
Ian sollev la testa quel tanto che bastava per pulirsi
il naso sulla manica. La prego. Dovrebbe solo continuare a guidare per un po'.
Attorno alla testa mi si stava addensando una fitta
nebbia, come in una sbronza o in un sogno, e gi sapevo
che l'avrei fatto, non fosse altro perch non mi andava
di portarlo alla polizia contro la sua volont e perdere
per sempre la sua fiducia, cos come non volevo
accompagnarlo a casa e neanche lasciarlo in mezzo alla
strada. Fu solo qualche ora pi tardi che mi resi conto
che avrei potuto riportarlo in biblioteca e aspettare
l'arrivo di Rocky. E solo qualche giorno pi tardi mi
resi conto di una cosa ancora pi ovvia: l'indirizzo e il
numero di telefono di Ian erano per forza sulla sua
scheda nel computer, proprio sotto il nome e sopra la
multa di dodici dollari. Ma non riuscivo a pensare, con
il rumore dei suoi singhiozzi. O forse riuscivo a pensare
soltanto ai suoi singhiozzi. O forse, in qualche modo,
quello era ci che avevo sempre desiderato: portarlo
via da Hannibal, anche solo per qualche minuto. Certo, non cos alla lettera.
Guidare fin dove? gli chiesi.
Da qualche parte rispose lui. A casa di mia nonna.
Sapevo che non ce l'aveva, una nonna.
Okay dissi.
...
.
...
CAPITOLO 14.
...
.
...
Gi nella tana del coniglio.
...
.
...
E cos partirono, i nostri due compagni, la Bibliotecaria e
il giovane dalle guance accese, mentre il vento improvviso
piegava l'erba nei campi e s'infuriava contro l'automobile,
quasi volesse sollevarla dipeso e trascinarla lungo la
strada. Quando, alla fine, le nuvole si aprirono e il vento
cess, il sole che stava sorgendo inond i finestrini di luce
rossa, illuminandogli i capelli cos da farli sembrare in
fiamme. Da quelle parti cerano parecchie strade, ma i
due non ci misero molto a trovare quella su cui erano
tracciate linee gialle, punteggiata da tabelloni pubblicitari
scoloriti dal tempo. In breve si ritrovarono a correre
veloci in direzione ovest, con il ragazzo che indicava la
via in base alla sola, meravigliosa magia della sua immaginazione.
Il sole splendeva brillante, gli uccelli cantavano
amabili e la Bibliotecaria canticchiava tra s guidando
su quella strada nera e scintillante, e diciamo la verit -
anche se il suo volto tradiva una certa ansia per il viaggio
che stavano affrontando, non si sentiva certo cos male
come sarebbe stato logico pensare.
In realt, c'eravamo smarriti. L'avevo lasciato giocare
un po' troppo al navigatore, fin quando non ci ritrovammo
su non so che strada di campagna, e il cielo era ancora
cos coperto da non lasciarmi capire in che direzione
stessimo andando. Non possedevo una di quelle bussole
da cruscotto, cos come non ho mai avuto una gran bussola
interiore. N, riflettei, sembravo dotata di una bussola
morale. Il mio cellulare era a mezzo metro di distanza,
nella borsetta. Potevo chiamare la polizia seduta
stante e, per come andavano veloci, Ian non sarebbe certo
riuscito a saltare gi dalla macchina. Eppure come
avrei spiegato la presenza di un bambino scappato di casa
a bordo della mia auto, a miglia e miglia dal suo paese?
Anche se in tutta onest, agente, non avrei proprio saputo
dire in che parte del mondo ci trovassimo...
Dopo una ventina di minuti, Ian smise di dare indicazioni
e attacc a blaterare senza sosta di robot capaci
di fare i compiti e di quanto ci sarebbe voluto a mangiare
un intero albero, se lo si riduceva in frapp. Se
stava cercando di farmi perdere la cognizione del tempo,
se la stava cavando piuttosto bene. Mi era venuta
fame, e quando guardai l'orologio vidi che segnava le
10,22. Non avevo neanche fatto colazione: la mia idea
iniziale era di arraffare un bagel dall'altra parte della strada prima che aprisse la biblioteca.
Imboccai quella che sembrava una strada pi trafficata,
nella speranza di trovare una stazione di servizio.
Non le ho detto di svoltare qui!
Mentii. Nell'altra direzione avremmo girato in tondo. Mi era parso di capire che non volevi girare in tondo, vero?
Cos ci stiamo perdendo! Sembrava sinceramente arrabbiato, cos atterrito che per un istante mi chiesi se davvero volesse farmi arrivare da sua nonna. Invece no, era solo preoccupato che lo stessi riportando a casa.
Dobbiamo fare benzina dissi. Quando si sporse sul
mio sedile, vide che la lancetta indicava davvero il serbatoio
vuoto. In realt era ferma l da due anni, tanto
che dovevo contare le miglia percorse tra un pieno e
l'altro, ma a pensarci bene forse stavamo davvero restando
a secco. Ci fermammo a una stazione della Texaco,
e mentre manovravo la pompa pensai che, entrando
a pagare, avrei potuto tirare fuori il telefono e chiamare
qualcuno senza farmi sentire da Ian. Rocky, forse, per
dirgli cosa stava succedendo. Ma negli ultimi tempi
non si era certo mostrato amichevole, e pensava che
fossi ossessionata da Ian. Non ero sicura che avrebbe
creduto ai particolari di quella storia. I Drake, non sapevo
come contattarli. Potevo chiamare la polizia e inventarmi
qualcosa, dire che Ian si era appena presentato
alla porta di casa mia e che ci avrei messo un po' a
calmarlo, ma che entro un paio d'ore l'avrei accompagnato
alla centrale. Dopo di che avrei acquistato una cartina
o chiesto indicazioni, per poi tornare indietro a tutta birra.
Aprii la portiera per parlare con lui. Vado dentro a
prendere da mangiare. Vuoi qualcosa?
Lui batt sullo zainetto. Ho burro d'arachidi, marmellata
e cracker, quanto basta per almeno un centinaio
di sandwich, magari un po' piccoli. Oltre alle barrette
energetiche.
Ti va uno Snickers? Mi ero addirittura messa a
parlare come un rapitore.
Non credo che dovrebbe andare l dentro disse
lui. Si stava nuovamente facendo rosso in volto. Di solito
non andavano al contrario, situazioni del genere? Il
rapitore si ferma a una stazione di servizio, intima alla
vittima di non scendere dalla macchina e la vittima
scappa all'impazzata verso la superstrada.
Ian, dovr almeno pagare, no? La macchinetta non
legge la mia carta.
Lui si sganci la cintura di sicurezza e salt fuori.
Okay, allora vengo con lei e voglio una barretta 3 Musketeers.
All'interno del Quick Stop, aspettai che fosse concentrato
sull'espositore dei dolciumi e gli dissi che dovevo
andare in bagno. Lui riflett per un secondo. Prima mi dia il suo telefono.
Devi chiamare qualcuno? Glielo misi in mano.
No.
Per me comprai patatine e una bibita, e nell'uscire
ritirai duecento dollari dal bancomat. Non mi andava
di trovarmi cos lontano da casa senza una buona scorta
di contanti, e pensai che duecento sarebbero bastati
per eventuali emergenze e per la cena, se necessario.
Forse potevamo fermarci da qualche parte, magari in
un ristorante carino, e chiarire la situazione prima di
portarlo a casa o alla stazione di polizia.
Tornati in macchina gli chiesi indietro il telefono, e
quando me lo porse mi sentii sollevata. Mi era venuto
in mente che poteva averlo gettato via, o buttato nel
water del gabinetto degli uomini. Questa faccenda sta
diventando assurda dissi. Hai due minuti di tempo
per decidere chi chiamare: i tuoi genitori, la polizia o
qualche parente. Lui non rispose. Oppure la madre
di un tuo amico.
Guardai nello specchietto retrovisore. Sorrideva.
Indovini perch no.
Perch non vuoi.
No. Perch, se li chiama, dir che ieri sera mi ha
rapito dalla biblioteca senza lasciarmi pi andare.
Il sorriso poteva significare che stava scherzando, ma
sembrava anche sul punto di scoppiare a piangere.
Non ti credo capace di una cosa del genere risposi.
(Era cos che avevo sempre immaginato di zittire un
folle armato: Ma lei  una brava persona. Non vorr
certo farmi del male.)
Ci pens su per un istante. S che lo farei, sicuro. E
descriverei per filo e per segno l'interno della sua macchina,
e questa sarebbe la prova.
E come spiegheresti il tuo zaino? Ero rientrata sulla
strada principale, nella direzione che speravo fosse
quella per Hannibal. Speravo anche che fosse troppo
preoccupato per accorgersene.
Lo getterei via. E se non ne avessi il tempo, direi
che lei mi aveva detto di preparare la sacca per passare
una notte da brivido in biblioteca, solo che quando sono
arrivato ha tirato fuori un coltello e mi ha ordinato
di salire in macchina, perch ha sempre voluto un bambino
e in questo modo pu averlo. Mi chiesi se avesse
inventato tutta quella storia in quel momento o a tarda
notte in biblioteca, oppure mesi prima.
Non intendo mentire: in parte fu un sollievo che
qualcuno avesse gi deciso per conto mio, sapere che
una richiesta d'aiuto era fuori discussione. Per un istante
non mi sentii colpevole.
Poi Ian attacc di nuovo a piangere, e io non riuscii
neanche ad arrabbiarmi. Era disperato e aveva dieci anni.
Non mi stava pi dando indicazioni, e la cosa pi
saggia da fare sembrava tirare dritto in direzione est,
verso Hannibal, non fosse altro che per avere maggiori
possibilit di scelta.
Quel pomeriggio, i due viaggiatori non fecero molta
conversazione, entrambi stanchi e disorientati, anche se
si fermarono lungo la strada a bere e mangiare e fecero
molti giochi con i cartelli stradali, l'alfabeto e le targhe
delle auto di passaggio. Dopo un lungo silenzio, il ragazzo
raddrizz la schiena e prese a cantare a voce alta, come
un palloncino che si libra in volo:
Speed, bonnie boat,
Like a bird on the wi-hing!
Onward! the sailors cry,
Carry the lad
That's born to be Ki-hing
Over the sea to Skye-hye-hye-hye-hye-hye!
La Bibliotecaria sorrise. Dove l'hai imparata? chiese.
A scuola rispose il giovane dal volto luminoso. Ha
una gomma?
La Bibliotecaria rispose di no, e il ragazzo attacc a
masticarsi la lingua.
Sembri una mucca quando fai cos gli fece notare la
Bibliotecaria, e i due scoppiarono a ridere di cuore mentre
varcavano il confine dello Stato adiacente.
Credevo stessimo andando nella direzione giusta e,
se c'erano cartelli stradali a indicare la prima grossa citt,
o non li vidi o non riuscii a concentrarmi per leggerli.
Sapevo che da un pezzo ci stavamo muovendo verso est
e, visto che all'inizio del viaggio ci eravamo diretti a
ovest, pensai che fosse la cosa giusta. Attraversammo
un lungo ponte, al quale non prestai molta attenzione
finch non mi ritrovai davanti agli occhi la scritta benvenuti
a Cairo, Illinois!. Quella s che riuscivo a leggerla.
Avevamo varcato il maledetto Mississippi, e neanche
me nero accorta.
Sulla corsia opposta, quella che portava al ponte, il
traffico era bloccato da tre autopattuglie della Stradale.
Per un attimo ebbi quasi un infarto, pensai che stessero
cercando noi, fin quando non mi resi conto che andavamo
nella direzione opposta. Di sicuro erano a caccia
di ubriachi o di latitanti, magari di entrambi, ma non
certo di noi. Non ancora, perlomeno.
Erano le 13,16. Considerando che ci muovevamo
senza meta da circa sei ore, ce ne sarebbero volute almeno
quattro o cinque per tornare indietro. O forse di
pi, perch per rientrare nel Missouri avrei dovuto trovare
un altro ponte. Cos l'assenza di Ian avrebbe toccato
le ventiquattr'ore, quanto bastava perch la polizia
mettesse in campo tutte le sue risorse. Se avessero visto
la mia macchina avvicinarsi ad Hannibal, con Ian sul
sedile posteriore, non avrei avuto neanche il tempo di
dare spiegazioni, prima che mi trascinassero via lasciando
raccontare a Ian la sua versione dei fatti.
L'opzione migliore era continuare il viaggio finch
Ian non si fosse stufato dell'intera faccenda, finch non
avesse iniziato a provare nostalgia della famiglia, finch
non avesse acconsentito a non denunciarmi. A quasi
tutti i ragazzini la bramosia della fuga passava dopo
quanto un giorno? Due? (Stavo pensando a quelli
che si nascondono nel garage di casa, con un vaso di
cetriolini sottaceto e un orsacchiotto, mentre i loro genitori
sanno benissimo dove si sono cacciati.) E, nel
frattempo, si sarebbe garantito una bella vacanza, lontano
dalla madre e dal pastore Bob. Potevo fare in modo
di presentargli dei fantastici modelli di comportamento
gay. Potevo lasciargli leggere The Egypt Game.
Potevamo trovare il mago di Oz.
Avevo ormai riacquistato abbastanza lucidit da rendermi
conto di dover avvertire la biblioteca, e immediatamente,
o la polizia di Hannibal si sarebbe ritrovata tra
le mani due casi di persone scomparse, che non avrebbe
tardato a mettere in collegamento. A pensarci bene,
proprio quel sabato ci sarebbe stato il matrimonio del
cugino di Rocky, quello da cui mentendo mi ero
chiamata fuori. Avevo memorizzato la data, continuando
a ricordare a me stessa di prendere almeno la giornata
libera per poi dire di essere andata al Field Museum.
Forse potevo cavarmela. (Che piacere, nel bel mezzo di
quello che pareva il primo atto di una tragedia greca,
scoprire un colpo di fortuna del genere!) Potevo rispedire
Ian a casa, appena fosse stato pronto, poi starmene
alla larga per il resto della settimana e fingere che si trattasse
di un periodo di ferie gi programmate. Non sarebbe
stato male un po' di tempo per recuperare.
Se avessi chiamato Rocky in quel momento, prima
che la polizia venisse a bussarmi alla porta, prima che
lui potesse credermi una bugiarda, potevo mettergli in
testa che delle mie ferie era sempre stato a conoscenza.
E se non ero entrata nei particolari, era solo perch
nell'ultimo periodo lui mi aveva ignorata. Quando
avrei chiamato Loraine, e lei avrebbe chiamato Rocky
per avere conferma, il mio collega sarebbe stato pi che
lieto di sostenere la mia versione. Lo facevamo sempre
d'istinto, comunque, non tanto per un senso di squadra
quanto perch, se si trattava della memoria di Loraine
contro quella di chiunque altro, bisognava prestare fede
a quella non inzuppata di vodka.
Accostai sul ciglio della strada e dissi: Puoi ascoltarmi,
mentre telefono. Se non chiamo subito la biblioteca,
inizieranno a chiedersi dove sia finita, e manderanno
la polizia a cercarmi. Poi la polizia rintraccer la mia
macchina e la nostra piccola avventura dovr finire comunque.
L'idea che la polizia potesse sprecare energie
alla ricerca di una ventiseienne con quattro ore di ritardo
sul lavoro, quando aveva da preoccuparsi di un
bambino scomparso, e che potesse rintracciare elettronicamente,
chiss come, un'auto che neanche era dotata
di un lettore CD, venne accolta senza alcuna obiezione.
Ian annu lentamente.
Dovrebbe dirgli che sta molto male. Conosce qualche
buon trucco?
Non ho bisogno di trucchi, solo che tu stia muto
come un pesce.
Sapevo che il cellulare di Rocky non sarebbe stato
acceso. All'interno della biblioteca, lo teneva spento.
Rocky! urlai nella sua segreteria, la voce troppo alta
di un'ottava. Chiamavo per essere sicura che Sarah-Ann
non avesse ancora dato fuoco al seminterrato. Ti
prego, dimmi che Loraine si ricordava del mio viaggio
e non ha incasinato tutto. Mi aveva garantito che avrebbe
sistemato ogni cosa con Sarah-Ann, ma Dio solo sa
cosa intendeva dire. Feci un bel respiro e mi costrinsi
a rallentare. A Chicago si muore dal freddo, sono arrivata
stamattina, ma va tutto bene. Divertiti, al matrimonio,
questo fine settimana, se non ci sentiamo prima!
Scusami ancora se non ce la faccio a venire. Credimi,
preferirei essere l. Ah, non  che ieri mi sono dimenticata
gli occhiali da sole sul bancone del piano di sopra?
Richiamami!
Poi spensi anch'io il telefono. Non ero pronta per
ricevere la sua telefonata, e neanche preparata a improvvisare
altre bugie.
Davvero fantastica! disse Ian. La faccenda degli
occhiali!
Grazie, lo spero.
A questo punto, malgrado le prove dimostrino il contrario,
devo insistere sul fatto che possiedo una coscienza.
Riuscivo a immaginarmi i Drake in lacrime e in preghiera,
incapaci di mangiare o addirittura di buttare gi
un sorso d'acqua. Gi pensavano che il figlio fosse stato
ucciso, o stuprato, o si fosse perduto nel bosco. Ma ero
anche sotto shock, carica di adrenalina, e sapevo che
concentrarmi sui Drake per pi di due secondi mi
avrebbe spedita dritta contro lo spartitraffico. Insomma,
non sarebbe esatto dire che non pensai a loro; il
fatto  che non potevo pensarci.
Nel pomeriggio Ian rimase in silenzio, e io fui contenta
di avere un po' di pace. Si fece un sonnellino, e al risveglio
mi guid in direzione nord. Questa zona sembra
molto familiare disse, quando superammo un
cartello chilometrico e un Video Palace. Stiamo andando
nella direzione giusta. Mantenevo una velocit moderata
e viaggiavo sulla corsia di destra. Non avevamo
certo fretta. In teoria stavo ancora cercando un punto
dove attraversare il fiume e tornare in direzione ovest.
Ma, nello stesso tempo, ritornare ad Hannibal mi sembrava
sempre pi una pessima idea. C'era forse un errore
pi grave, per un criminale, che tornare sul luogo del
reato? Inoltre, pi ci spingevamo a nord e pi eravamo
vicini a Chicago, un posto che conoscevo bene e dove
nessuno sarebbe venuto a cercarci. E dove avevo un posto
in cui stare. I miei genitori erano andati in vacanza in
Argentina, a trovare un cugino che in realt non era
cugino di nessuno, e non sarebbero rientrati prima di
venerd. Non saremmo riusciti ad arrivarci per quella
notte, ma se nelle ventiquattr'ore successive non fossi finita
dietro le sbarre poteva essere una buona possibilit.
Ian dorm a lungo, con il sonno profondo di chi si sta
riprendendo da un attacco di asma o una crisi epilettica.
Dubitavo che avesse chiuso occhio la notte precedente.
Si stava finalmente rilassando, e mi chiesi il perch. Miglio
dopo miglio, mi sentivo sempre peggio. La sera
prima i suoi genitori dovevano aver chiamato la polizia,
che, per quanto sollecita e scrupolosa, forse non era
entrata subito nello stato di codice rosso. I ragazzini di
dieci anni non fanno altro che scappare nel bosco, e
tornano a casa appena hanno fame. Ma ormai sarebbero
stati seriamente preoccupati. I coscienziosi abitanti
di Hannibal di certo stavano gi mettendo ai voti il colore
dei nastri da legare alle antenne delle macchine e
alle cassette della posta. Chiss se Rocky mi aveva richiamato
per raccontarmi tutto quanto, ma non avevo
ancora il coraggio di riaccendere il telefono.
Alle dieci di sera cominciai a temere di addormentarmi
al volante. Imboccammo un'uscita dall'aria promettente,
e Ian individu un albergo economico ma
non del tutto orrendo. Pagammo con i contanti prelevati
alla stazione di servizio e ci registrammo come
Charlie Bucket e Veruca Salt, chiedendo due stanze separate.
(Quello mi pareva un dettaglio importante,
malgrado la mia limitata disponibilit economica. Non
avrei mai sopportato ci che avrebbe pensato la gente
il giudice, la giuria, i genitori di Ian, i giornali e la TV -
se mai fosse saltato fuori che avevamo passato la notte
insieme. Considerando che la mia unica linea di difesa
poteva essere: No! No! Probabilmente  gay!.) Non
 che hai lasciato un biglietto, ai tuoi, eh? dissi mentre
salivamo le scale. Chiss perch non mi era venuto in
mente prima.
S rispose lui. Mi fermai sul pianerottolo. Aveva lo
zaino sul petto e strascicava i piedi. Ho scritto solo di
non preoccuparsi, e ho lasciato istruzioni per il tonno.
Per cosa?
Il mio porcellino d'india. Si chiama Tonno, come il
pesce. E di quelli a cresta bianca.
E che hai scritto?
Qualcosa tipo: Una razione di cibo al giorno, cambiare
la lettiera una volta la settimana, acqua sempre
fresca. L'ho lasciato sulla gabbia.
Nient'altro?
No. Assolutamente no.
Ripresi a salire le scale, chiedendomi cos'altro mi
avesse taciuto.
Aspetti disse lui. C'era un'altra cosa.
Mi fermai appoggiando la testa contro la parete di mattoni,
con il sangue che mi pulsava nelle orecchie. S?
Ricordarsi di dargli le vitamine. Ehi, dovrebbe rilassarsi
un po'. Si volt e sal il resto delle scale all'incontrario.
Quel che restava della notte fu come un dopo sbronza.
Caddi in un sonno immediato e profondo, come se il
mio subconscio non vedesse l'ora di iniziare a lavorare
con la logica dei sogni. Ma alle 3,11 ero gi sveglia, a
fissare le cifre rosse dell'orologio digitale e a chiedermi
se Ian fosse ancora nella stanza vicina. Accanto alla sveglia,
riuscivo a malapena a distinguere le lettere pi
grosse di un piccolo avviso ripiegato:
OPS! DIMENTICATO QUALCOSA?
Doveva trattarsi di accessori disponibili alla reception,
tipo kit da cucito o rasoi. Mi sforzai di non guardarlo.
Chiusi gli occhi. La trapunta pungeva, ma era il
compromesso per un albergo sufficientemente economico
da potersi pagare in contanti. Avevo usato la carta
un'unica volta, e non intendevo lasciarmi dietro una
traccia di ricevute.
Mi sentivo come Alice, saltata nella tana alla rincorsa
del coniglio senza pensare neanche per un attimo a come
avrebbe fatto a uscire di l. Ci fosse stato Glenn, mi
avrebbe detto di seguire la corrente, di improvvisare, di
essere spontanea. A dire il vero, se ci fosse stato Glenn,
sarebbe stato troppo occupato ad avvertire l'FBI per
fornire suggerimenti ispirati.
Prima di andare a letto, Ian mi aveva dato un po' di
dentifricio, spremendomelo sul dito dal tubetto, ma non
avevo lo spazzolino e adesso mi ritrovavo in bocca un
sapore disgustoso. Certo, potevo chiederlo alla reception.
Cosa irrilevante, visto che stavo per finire in carcere.
E anche all'inferno, dato che mi preoccupavo di me stessa
anzich di quei poveri genitori. Magari sarebbe venuta
in mio soccorso qualche associazione per i diritti umani,
e tutti avrebbero visto come ero riuscita a salvare quel
bambino da una sorte tremenda. Nell'attesa del processo,
sarei fuggita in Messico. Ian si sarebbe almeno ricordato
che qualcuno, un tempo, aveva cercato di salvarlo.
Rimasi a letto fino al sorgere del sole, passando in rassegna
una serie di situazioni in parte sognate, che riguardavano
quasi tutte la prigione, alcune eroiche e altre in cui
venivo bersagliata da grida in russo. Barcollai fino alla
doccia puzzolente di muffa, la gola terribilmente secca.
(Sto dando l'impressione che non avessi scelta. Volevo
pensarlo, ma in realt avevo un milione di alternative.
L'acqua calda della doccia lo mise bene in chiaro. Forse
il succo era questo: sotto tutte le giustificazioni, tutto il
panico, ero convinta che ci stavamo comportando nel
migliore dei modi. Ero convinta che questo fosse il paese
dei valorosi: eccoci qui. Ecco i valorosi.)
Nel riflettere a fondo sulla situazione, mi resi conto
che la scoperta del biglietto lasciato da Ian ai genitori
mi aveva causato un profondo sollievo, quasi fisico.
Certo, la polizia si sarebbe messa in allarme, e la brava
gente di Hannibal sarebbe scesa in strada armata di
torce elettriche, ma cera un'enorme differenza, siamo
sinceri, tra un ragazzino scappato di casa e uno che svaniva
nella notte. Tra le altre cose, la ricerca sarebbe rimasta
in un ambito locale. Avrebbero guardato nella
rimessa dietro la scuola di Ian, nel bosco, allo Starbucks
e, sicuramente, in tutta la biblioteca ma i bambini di
dieci anni che scappano di casa in genere non varcano
i confini dello stato. Non fuggono in macchina. Non
hanno soldi. Ci sarebbero voluti almeno un paio di
giorni prima che iniziassero a valutare la presenza di
complici adulti. Janet Drake non sapeva neanche il mio
nome. In un mondo davvero ideale, i sospetti sarebbero
caduti sul pastore Bob. L'avrebbero messo alle strette,
avrebbero dato un'occhiata nel suo seminterrato. Se
qualcuno mi avesse domandato, una settimana addietro,
chi sarebbe stato capace di fuggire con Ian, avrei
scommesso senza dubbio su quel laido pastore.
Alle sette mi misi a sedere sul letto, le gambe incrociate,
e composi il numero principale della biblioteca.
Dopo quella prima fermata di rifornimento, Ian aveva
smesso di pretendere la consegna del mio cellulare, o
perch ormai si fidava di me, oppure perch sapeva che
ero troppo immischiata in quella faccenda per riuscire a
cavarmela con una semplice telefonata. Beccai la segreteria
telefonica di Loraine, sperando che lei si ricordasse
come ascoltarla. Minimo una volta la settimana chiedeva
a Rocky di aiutarla a togliere i messaggi da l dentro.
Loraine! dissi. Sono Lucy,  tanto per farmi
viva. Peccato che non ci siamo parlate prima della mia
partenza, ma volevo ringraziarti di cuore per esserti occupata
di tutto. Immagino che questa settimana le mie
ore siano coperte da Sarah-Ann. Se la caver benissimo,
ma potresti ricordarle che la lettura ad alta voce  venerd
alle 16,30 e che il libro della settimana  Gli Sgraffignoli! Dovrebbe essere in uno dei miei cassetti. Se non
lo trovi, l'autrice  Mary Norton, n-o-r. Poi mercoled
verr la signora del laboratorio manuale, ma mi sembra
che non ci sia altro. Quindi... come ti avevo detto quando
ne abbiamo parlato, io torno luned mattina. Ho con
me il cellulare, e grazie ancora per il tuo aiuto. Ciao!
Se Loraine si comportava secondo la consuetudine,
tempo un paio d'ore e sarebbe gi stata a sbraitare contro
Sarah-Ann accusandola di non essersi ricordata delle
mie ferie, che evidentemente erano state fissate da
parecchie settimane. Lo sapeva anche Rocky, avrebbe
detto che neanche lavora sotto di lei!
Nel chiudere la comunicazione guardai il cellulare e
vidi che non c'erano messaggi. Cerano solo quattro
chiamate perse, tutte dalla biblioteca il mattino precedente,
tutte prima che chiamassi il numero di Rocky.
Certo, dovevano essersi preoccupati, soprattutto se
qualcuno si era accorto di tutte le luci che avevo lasciato
accese. Ma non si erano preoccupati abbastanza da
lasciare messaggi allarmati, e questo era un buon segno.
Me ne immaginai un paio, belli tranquilli, sulla segreteria
del telefono di casa: Lucy, ci stiamo chiedendo dove sei finita eccetera.
Ian buss alla porta (con forza e rapidit, parecchie
volte) e andai ad aprire. Era completamente vestito e
pettinato, e mi porgeva il tubetto di dentifricio. Aveva
gli occhi rossi, ma sorrideva e ondeggiava sulle punte dei piedi.
Ho pensato che le avrebbe fatto comodo un po' di alito fresco disse.
...
.
...
CAPITOLO 15.
...
.
...
Inno.
...
.
...
Quel giorno lo lasciai viaggiare sul sedile del passeggero.
Probabilmente era alto a sufficienza, e pensavo che mi
sarei sentita pi sicura al volante senza qualcuno che mi
gridasse alle spalle.
Al distributore automatico dell'albergo gli avevo
comprato una confezione di sei piccole ciambelle con
zucchero a velo, e lui se le stava infilando alle dita come
fossero anelli, staccandone piccoli bocconi dalla parte
esterna. Aveva in testa un berretto dei Cardinals, ma
grosso e squadrato, come se fosse la prima volta che lo
indossava. Mi chiesi se l'avesse ripescato da sotto il letto
solo perch gli sembrava utile da portarsi in fuga.
Rientrai sulla Interstate. Allora, socio, dove stiamo andando?
Parve sorpreso, come se si fosse dimenticato di essere
il navigatore. Oh, continui su questa strada ancora per un po'.
Siamo in direzione Chicago dissi. Tua nonna per
caso vive l? Perch potremmo andare in un posto che
conosco e che  pi carino di un hotel. Per arrivarci ci
vorr un bel pezzo, ma c' un sacco di roba da mangiare, e di libri.
Dobbiamo as-so-lu-ta-men-te passare da chi-cago.
A quanto pareva, era diventato un robot, ma lei NON ABITA L.
Fantastico.
Per l'ennesima volta pensai di fare inversione e tornare
ad Hannibal senza dirgli niente. Volendo, avrei potuto
distrarlo dai cartelli stradali, e saremmo arrivati prima
di sera, cos da lasciarlo su un angolo di strada e filare
fuori citt. Ma gi me lo vedevo benissimo singhiozzare
senza lacrime, il viso affondato nel braccio, dicendo:
Lei  venuta domenica mentre la biblioteca stava chiudendo,
e mi ha fatto salire sulla sua macchina dicendomi
che mi portava a comprare dei dolci! A me piacciono
i dolci, e sono stato ingenuo perch non era un'estranea!
Poi ha cominciato a chiedermi quanto guadagnava
mio padre!. Le ricerche sarebbero partite su scala nazionale,
e sui notiziari questa storia avrebbe avuto una
sigla personalizzata. Non avrei avuto la minima possibilit,
neanche in Messico. E, a pensarci bene, non avevo
neppure il passaporto con me. No, doveva essere lui a
voler tornare a casa. E, a giudicare dall'espressione beata
che aveva in volto nel ficcare la testa dal finestrino come
un golden retriever, non ne aveva alcuna intenzione.
Trenta miglia pi tardi, trenta miglia ancora pi lontana
dal mattino precedente, quando non avevo ancora
gettato via la mia vita e rovinato quella dei suoi genitori:
Signorina Hull, non ha qualche CD?.
In questa macchina funzionano solo le cassette. Ma
non ho neanche quelle.
Ian ficc il dito nello sportellino del mangianastri,
poi lo tir fuori e premette il tasto di espulsione. Salt
fuori un nastro che non avevo mai visto prima.
Non  mio dissi.
Mi resi conto di non aver mai usato il mangianastri da
quando avevo acquistato la macchina, due anni prima.
Andando al lavoro ascoltavo la NPR e, tornando a casa,
avevo bisogno di silenzio per districarmi nel traffico.
Avevo comprato la macchina da un tizio di Kenton che
me l'aveva consegnata piena zeppa di incarti di McDonald's,
tee da golf e cicche di sigaretta.
Magari  karaoke! Inser di nuovo la cassetta e
premette il riavvolgimento veloce. Il mangianastri part
arrancando, e per un attimo ne rimasi sorpresa.
E adesso! grid il nastro. Lanciandosi in avanti,
Ian abbass il volume. Il nostro inno nazionale, cantato
da... Miss Gina Arena! Una folla da stadio proruppe
in un allegro schiamazzo, come se conoscesse l'interprete.
Di colpo, Ian schizz dritto sul sedile, si tolse
il berretto da baseball e se lo batt sul cuore.
Australians all let us rejoice, /or we are young and
free inton una voce femminile, tintinnante e angelica.
In sottofondo, cantava anche la folla.
Che roba ? Ian si teneva il berretto a poca distanza dallo sterno, incerto sul cerimoniale.
We've golden soil and wealth for toil, our home is gift by sea!
Dovrebbe essere l'inno nazionale dell'Australia.
Non avevo neanche fatto caso all'accento dell'annunciatore,
da quanto ero concentrata sulla strada e sul miliardo
di immagini di sciagura che mi scorrevano sul parabrezza.
Our land abounds in nature s gifts of beauty rich
and rare! In history's page let every stage advance Australia
fair! Scoppiammo a ridere entrambi, continuando per
tutto il resto del brano, ma Ian non abbass mai il berretto.
Al termine, appena ebbe inizio un vecchio incontro
della Coppa del Mondo, riavvolse di nuovo il nastro.
Impariamolo! disse, e fu cos che passammo tre
ore a cantarci sopra e tentare di capire tutte le parole.
Ce la cavammo abbastanza bene; quando provammo
senza il nastro non eravamo perfetti, ma, come comment
Ian, potevamo essere soddisfatti.
Nel guardarlo con il berretto sul cuore, intento a
cantare l'inno di un altro paese, mi immaginai un Ian
nato in qualche altro luogo, in Finlandia o a San Francisco,
o un secolo pi avanti, in un mondo privo di pastori
Bob. Gran parte dell'America era come Hannibal,
indipendentemente dalle notizie che arrivavano sulle
citt della Est Coast, da quello che rappresentavano i
film e da tutte le sitcom di prima serata che proponevano
baldanzosi collaboratori gay. A dire il vero, forse
gran parte del pianeta era come Hannibal.
Per toglierci dalla testa Advance Australia Fair, accesi
la radio e girai la manopola della sintonia. Ian non
parve interessarsi a niente finch non arrivammo a
quella che doveva essere una stazione cristiana.
Alzi il volume! Mi piace un sacco, questa canzone!
disse, mettendosi a cantare:
When Jesus walked oh-oh!
On the mountain tops oh-oh!
He didn't stop no-oh!
No He didn't stop!
Sembrava quasi una band di Seattle degli anni Novanta,
ma con un testo che parlava di Ges. Dove l'hai
imparata? gli chiesi.
Oh, vado in un posto. Un corso, con dei ragazzi.
Non  male. Ascoltiamo musica, e a volte il leader porta
la chitarra.
Non volevo insistere sull'argomento, ma pensai che
gli avrebbe fatto bene parlarne. E che altro fate?
Un po' di cose. Abbiamo libri di esercizi, leggiamo.
Poi facciamo sport. Giochiamo soprattutto a football,
ma senza placcaggi.
Guardai dal mio finestrino perch non mi vedesse
reprimere una risata. In parte per l'immagine di Ian che
giocava a football. Mi torn in mente un Family Fun
Day in cui avevo cercato di lanciargli un palloncino e
lui l'aveva schivato. E in parte per il fatto che non gli
lasciassero fare placcaggi.
Vi insegnano qualcosa?
S,  tipo il catechismo. Solo che forse  pi divertente,
perch puoi andarci in jeans.
Ti piace? E credi a tutte le cose che vi dicono?
Abbass la sua aletta parasole e si guard nello specchietto
di cortesia, tirandosi indietro le guance in
un'espressione da pesce. Be',  tutta roba della Bibbia,
quindi  vera per forza.
C'era poco da discutere, visto che non intendevo attaccare
tutta la sua religione. Decisi di lasciar stare, ma
la cosa triste  che non fui spinta da chiss quale empatia,
quanto piuttosto da una precisa strategia di prudenza:
appena se la fosse presa con me, avrebbe potuto
servirsi del primo telefono a portata di mano per denunciarmi.
Cos, con la voce pi neutra possibile, dissi: Lo conosco,
quel genere di corsi. Era un invito a superare la
parte sgradevole della conversazione e raccontarmi di pi.
Ma lui non disse altro, limitandosi a guardare dal finestrino.
...
.
...
CAPITOLO 16.
...
.
...
Testa su una picca.
...
.
...
Quando Ian riprese a parlare, fu per chiedermi dell'adesivo
con la bandiera russa che avevo sul lunotto posteriore.
Ce l'aveva appiccicato mio padre l'estate precedente,
in un improvviso attacco di orgoglio nazionale.
Pi o meno nello stesso periodo in cui si era messo a
chiedermi se mi sarebbe piaciuto riportare il mio cognome
a Hulkinov. Non si era mai deciso a farlo per se
stesso troppi contatti di lavoro ne sarebbero rimasti
confusi ma nel mio caso, aveva detto, non ci sarebbero stati problemi.
Mio padre aveva un resoconto completo su ogni passaggio
della discendenza degli Hulkinov, dallo studioso-guerriero,
quello della famigerata testa su una picca,
in gi. Portava lo stemma di famiglia su un anello d'oro
all'indice della mano destra, come pu soltanto un europeo
con un portafoglio di affari loschi.
Questo giovanotto era solito dire nelle lunghe colazioni
del sabato, durante la mia adolescenza, allentando
l'anello cos da farlo scivolare sul dito piegato come
un singolo tirapugni d'ottone era uno spaccamontagne.
Prendeva i tori per le corna. Suo figlio, l'erede
Hulkinov, si era nascosto nei campi di grano all'arrivo
dei nemici che cercavano vendetta e volevano uccidere
l'unico figlio di quel grande guerriero. Erano convinti
di trovarlo a casa, ma lui era gi scappato in cerca di
fortuna, senza pi tornare per ventitr anni. L'Hulkinov
che  venuto dopo si gett in battaglia in sella al
suo cavallo, uccidendo quaranta uomini in un solo
giorno. E divenne uno dei favoriti dello zar.
Di solito, quando arrivava alla rivoluzione bolscevica,
ero gi in stato catatonico, ma da l in avanti c'erano
le parti migliori: suo padre e lui stesso. Il padre, un uomo
che sbirciava dalle fotografie con aria da mezzo
morto di fame, il volto allungato tra gigantesche orecchie
rotonde, aveva saputo intrufolarsi nelle grazie di
Stalin solo per commettere contro lo zio Josif una qualche
imperdonabile offesa sulla quale mio padre era
sempre incredibilmente vago. Per anni avevo accarezzato
le teorie pi svariate si era messo in tasca un uovo
di Faberg dimenticato dai Romanov? Aveva fregato
l'amante a Stalin? prima di rendermi conto che, se la
storia fosse stata interessante anche solo la met delle
mie teorie, quell'affabulatore di mio padre l'avrebbe
tessuta in un panno della migliore iperbole. Probabilmente
centravano questioni di tasse, oppure lotte intestine
del Partito. Comunque sia, mio nonno piant la
moglie e il figlio di otto anni, prese una scatola di sigari,
una bottiglia di vodka e un cambio di vestiti e disse alla
famiglia che stava fuggendo in Siberia prima che ce lo
spedisse Stalin. Tutto qui, e per l'intera infanzia continuai
a fantasticare di sentirlo bussare alla porta del nostro
appartamento di Chicago, ancora con la neve che
gli incrostava il cappotto e la barba ispessita dai ghiaccioli.
Mio padre non smise mai di sostenere che era
morto a Novosibirsk appena qualche anno dopo, ma io
la sapevo pi lunga.
Il fratello maggiore di mio padre, Ilya, era morto tentando
di varcare il confine con la Romania, ma non sapevo
altro. Dei due fratelli esisteva un'unica fotografia,
e ogni volta che veniva esibita mio padre diceva: Questo
 mio fratello Ilya, morto attraversando il confine
con la Romania. Punto.
E per quanto riguarda pap, l'estate che comp vent'anni,
una settimana dopo che la sua fabbrica clandestina
di cioccolato era stata scoperta dal vicino, guard
una sera dalla finestra della casa di sua madre due uomini
dal leggero soprabito marrone chini sulla parte posteriore
della sua auto. L'aveva costruita proprio Ilya, quella
macchina, con pezzi di recupero, e la divideva con
mio padre. Quando, un'ora pi tardi, mio padre si azzard
a uscire di casa, trov una grossa patata dentro il
tubo di scappamento. Non riuscii mai a sapere con esattezza
chi fossero quegli uomini, e perch avessero tentato
di ucciderlo con un ortaggio anzich trascinarlo via
alle prime luci dell'alba come facevano con chiunque
altro. A ogni modo, mio padre estrasse la patata con
delle pinze da cucina, riemp una sacca di vestiti, baci
sua madre sulla bocca raggrinzita dalle sigarette e si diresse
fino al Volga, dove salt dal molo su una nave da
carico, aggrappandosi per due minuti a una gomena sulla
fiancata per poi gettarsi nel fiume, rompendosi pure
una gamba. Nel nuotare perse la sacca, poi si riemp il
ventre di aria e si mise a pancia in su come un tronco,
lasciandosi portare a valle dalla corrente. Ho fatto il
morto per restare vivo diceva, gustandosi l'ironia. Era
rimasto a galla per due ore nella fredda acqua d'agosto
finch due fratelli a bordo di una barchetta da pesca
non l'avevano tirato su, zuppo d'acqua e mezzo annegato,
lasciandolo ad asciugare sul fondo della barca come
una preda di prima classe. Quando infine riusc a varcare
il confine, e a superare la Romania e la Iugoslavia fino
a raggiungere un campo profughi italiano, aveva perso
dieci chili e si era lasciato crescere la barba.
In terza elementare, quando ci fecero studiare Ellis
Island, me l'ero immaginato che navigava su un piroscafo
davanti alla Statua della Libert con una coperta sulle
spalle, facendosi segnare con il gesso e controllare per i
pidocchi, dormendo in quarantena. Alzai anche la mano
e lo dissi, fin quando lo sguardo perplesso della signora
Herman non mi fece tagliare corto. In realt, mio padre
arriv in volo a Idlewild in abiti da profugo malamente
combinati. Era il 1959 e lui sfoggiava pantaloni gialli,
una barba da Rasputin fino al petto e un paio di occhi
fuori dalle orbite. Per come la raccont in seguito, mentre
si aggrappava al gelido corrimano e barcollava gi
dalla scaletta dell'aereo fin sulla piazzola dell'aeroporto,
il personale di terra della Pan Am lasci perdere i carrelli
dei bagagli per fissarlo e mettersi a ridere. Certe volte
mi chiedo se lui abbia preso quell'atteggiamento come
l'autorizzazione a imbrogliare ogni americano che incontrava,
a dipingere se stesso come lo studioso-guerriero
e chiunque altro come la testa sulla picca. Con s aveva
ben poco gli abiti del campo italiano, cento dollari
statunitensi e i suoi documenti ma quell'anello s, con i
suoi quattrocento anni di tradizioni guerresche.
Nelle sue litanie del sabato definiva gli Hulkinov come
una discendenza di avventurieri che si gettavano in
battaglia a testa scoperta, ma solo in quel momento mi
resi conto che per met erano solo dei fuggiaschi. E
cos'ero io, che mi stavo ficcando sempre pi nei guai a
ogni miglio che percorrevo lontano da casa?
Per pranzo ci fermammo a mangiare un hamburger,
il terzo fast food in due giorni. Visto che entrambi eravamo
nauseati dall'unto, ordinammo piccole insalate
anemiche in confezioni trasparenti e, dopo aver chinato
il capo restando in silenzio per circa dieci secondi,
Ian anneg la sua iceberg nella salsa ranch. Io piluccai
la mia con la forchetta di plastica, senza mangiare un
granch. Dio santo, mi stavo trasformando in Janet
Drake. Ian si mise a raccontarmi ogni singola, traumatica
ferita subita da chiunque avesse mai conosciuto. Il
dente di una ragazzina conficcato nella fronte di un'altra,
una donna che aveva perso sangue dal naso, dopo
essere stata colpita da una collanina del Mardi Gras che
volava per aria, un compagno di classe che si era trafitto l'orecchio con un amo da pesca.
Come che ti sei fatto quelle cicatrici sul sopracciglio? gli chiesi.
Cos. Appoggi la forchetta sul tavolo, con i rebbi
in su, e finse di sbatterci sopra la testa. Be', non avevo
sbagliato di molto. Ce l'avevo con me stesso, credo.
Non ricordo bene perch.
Farsi male da solo, per il semplice gusto del dramma,
non sembrava cos fuori luogo per un tipo del genere.
Gli credetti. Ma capii anche che era svanita la mia unica,
vaga prova del fatto che potesse essere stato maltrattato.
Ian si fece saltare in bocca un piccolo pomodoro e lo ingoi tutto intero.
Tornati in macchina, controllai i messaggi. Ancora
niente dalla biblioteca, e ci stava assumendo un che d'inquietante,
ma ce n'era uno da Glenn che diceva: Dobbiamo
parlare del weekend. Quel venerd avevamo
progettato una cena messicana e un film da Blockbuster.
Quando Ian si addorment, la fronte sul finestrino
e gli occhiali in grembo, richiamai Glenn. Ehi, sono in
viaggio dissi. Inutile far finta di trovarmi ancora ad
Hannibal: tanto per cominciare, poteva fare di nuovo
un salto in biblioteca. In realt, sto andando a Chicago.
Chicago?
Non te l'avevo detto? risposi. Ero sicura di s. Ho
questa vecchia compagna del liceo che  stata poco bene,
e pensavo di trattenermi solo per un paio di giorni,
ma potrei restare di pi.
Chicago! disse lui. Ma che buffo. Aveva un tono
strano, come se non mi credesse. Mi domandai, per un
istante, se la polizia stesse ascoltando la conversazione.
Magari era seduto, fradicio di sudore, nell'ufficio di un
detective e, cercando di sembrare calmo, sperava di tenermi
al telefono il pi possibile. Ma ovviamente non
era cos. Non eravamo in un film. Ad Hannibal le cose non andavano tanto in fretta.
Gi. Star dai miei.
Non potevamo restarci pi di una notte, comunque:
anche se Glenn non aveva ancora la pulce nell'orecchio,
pi tempo passava e pi era probabile che la gente
leggesse i giornali e collegasse le informazioni. E,
non appena avessero iniziato a sospettare di me, Glenn
e Rocky avrebbero detto loro dove cercare.
Ehi, il tuo amico sta bene?
Doveva riferirsi a Ian, pensai. Mi ripresi appena in
tempo. E un'amica. Si rimetter, ne sono certa. Le sto
solo dando una piccola mano.
Basta che non doni organi vitali, d'accordo? Mica
starai facendo una cosa del genere, eh?
Scoppiai a ridere. Quando torniamo ti racconto tutto. Quando torno.
Non vedo l'ora.
Stavo diventando una bugiarda fantastica. Ero sempre
stata bravissima ad abbellire, a raccontare bugie
innocenti, a giustificare compiti a casa non finiti, ma
non mi ero mai cimentata in qualcosa di cos serio e
importante. E senza neanche sudare. Tolsi le mani dal
volante per controllare. Nemmeno una goccia. Era come
se fossi nata per vivere da fuorilegge. Se avessi perso
il lavoro in biblioteca, potevo diventare una professionista del settore.
A futura memoria, ecco l'intera cronistoria della mia
carriera criminale, fino a quel momento:
Quattro anni, in coda all'ufficio postale con mia madre,
ho un lecca-lecca che mi hanno dato allo sportello
della banca, quello per gli automobilisti. Il ragazzino
dietro di me avr forse tre anni, e mi accorgo che sta
fissando il mio lecca-lecca, pronto a scoppiare in lacrime.
Mi giro, per farglielo vedere meglio, e gli do un'enorme
leccata violacea. Lui attacca a urlare, e sua madre non
riesce a capire perch. Sono l'unica a saperlo. Si tratta
del mio primo, deliberato gesto di crudelt di cui serbo
un ricordo. Potrebbe anche essere il modello per tutti i
miei futuri rapporti con gli uomini, ma non  questo il punto.
Cinque anni-, mio padre inizia a spedirmi nei corridoi
del nostro condominio per rubare le cose lasciate dal
portinaio sulla soglia dei vicini. Capi tornati dal lavasecco,
scatole dell'ups, persino del latte in bottiglie di
vetro che una famiglia del piano inferiore si fa consegnare
da una fattoria del Wisconsin ancora nel 1986.
Va detto che non siamo certo poveri. Dice pap, in seguito,
che non riusciva proprio a trattenersi: in Russia,
se qualcuno era cos sciocco da lasciare fuori dalla porta
del latte incustodito, lo prendevi per poi vantartene
in tutta la citt, cos che al bar la gente ridesse di chi
pensava di essere tanto ricco da poter lasciare il latte
sulla soglia. All'epoca, mi racconta solo che si tratta di
cose che i nostri vicini non vogliono pi e che quindi
hanno messo in corridoio per farle prendere a qualcuno.
Si prova le camicie Oxford appena stirate e mi rispedisce
ad appendere ai pomelli delle porte quelle che non
gli vanno bene, nelle loro custodie di plastica.
Otto anni, da Dominick's, pap mi infila nelle tasche
del cappotto nove vasetti di caviale. So che questo 
rubare, ma sono troppo occupata a fingere di essere
una madre pesce per fregarmene. Sono un pesce, e
questi sono i milioni di piccole uova con cui sto risalendo la corrente.
Quindici anni, imbroglio agli esami finali di Algebra
Avanzata del secondo anno di liceo. Mi risulta estremamente
facile, e nessuno lo scopre. Mi aspetto di sentirmi colpevole, ma non succede.
Dai diciassette ai vent'anni. significativo ma non certo
straordinario consumo di alcol in minore et, eccetera.
Niente che un candidato alla presidenza si preoccuperebbe di negare.
Dai ventitr ai ventisei anni, furto alla biblioteca
pubblica di Hannibal di oltre cento libri da me ritenuti
di livello inferiore, di una cucitrice, di un bambino di
dieci anni e di svariate risme di carta da computer.
In quel momento pensai che, a parte il bere, tutte
queste cose implicavano un qualche livello di furto, tra
risposte di matematica, caviale e camicie appena inamidate.
Anche l'incidente del lecca-lecca mi era sembrato
una specie di furto, come se stessi cercando di catturare
quel ragazzino prendendolo per gli occhi bramosi di
lecca-lecca. Forse siamo tutti cablati per i nostri crimini.
I bugiardi sono sempre bugiardi, i ladri sono sempre
ladri e gli assassini sono nati violenti. La forma che assumono
i nostri peccati dipende solo dalle circostanze:
da quanto ci inabissiamo nel mondo, da quanto malamente
siamo stati cresciuti. Da chi entra nella nostra piccola biblioteca e manda sottosopra l'universo.
...
.
...
CAPITOLO 17.
...
.
...
Le corna di Debussy.
...
.
...
Dopo aver fatto benzina e comprato della cioccolata
per tenerci svegli, ci ritrovammo completamente senza
contanti. Conta gli spiccioli dissi, e porsi a Ian il Tupperware
dove tenevo le monetine. Lui se lo rovesci in
grembo e inizi a costruire piccole pile.
Indovini quanti dollari abbiamo disse alla fine.
Circa due.
No, uno. E venti centesimi. Ma pu anche dire che
ne abbiamo uno alla milionesima potenza. Cos pu
sembrare che siamo milionari.
Quel pomeriggio, con una precisa destinazione in
mente, il tempo trascorse pi in fretta, e il paesaggio
non pot che migliorare via via che procedevamo per i
sobborghi di Chicago. I miei genitori vivono sulla Lake
Shore Drive, in un appartamento che vale pi di quanto
io potrei mai guadagnare in cinquantanni. Non vado
di certo a raccontarlo in giro. E non accetto nemmeno
i loro soldi, in parte perch sono certa che mio padre
li ha guadagnati quasi tutti in maniera illegale, non certo
con il mercato immobiliare. La mafia russa, a Chicago,
 pi potente di quanto si pensi.
Dubito che mio padre abbia mai fatto del male a
qualcuno, almeno fisicamente, ma con i numeri combina
cose ben strane. Gli zero saltano fuori dal nulla, i
decimali si spostano, interi conti in banca vengono cancellati
o inventati. Un suo amico, agente di viaggio, 
finito in galera negli anni Ottanta per aver stampato
false ricevute per i suoi conoscenti. Un altro, proprietario
di un ristorante,  svanito nel nulla qualche anno fa.
Wow,  tutto scolpito! disse Ian mentre ci accostavamo
al marciapiede. Si riferiva al palazzo, con i suoi
ornamenti a spirale sopra il portone. Avevo ancora il
contrassegno sulla macchina, quindi con un cenno della
mano ci fecero entrare subito nel garage, dove parcheggiai
nello spazio vuoto dei miei.
Ci sei mai venuto, prima, a Chicago? domandai a
Ian. Entrando in citt ero cos immersa nei miei pensieri
da scordarmi di chiederglielo. E lui era troppo impegnato
a mettere la testa fuori dal finestrino, nell'aria
gelida, per vedere le sommit degli edifici.
No, ma sono stato un sacco di volte a St. Louis.
Anche se in nessuno dei posti divertenti.
Prendemmo il nuovo ascensore luccicante fino al
quattordicesimo piano e aprii la porta che dava sul soggiorno,
con divani e poltrone di pelle bianca, il tavolino
di vetro e la fila di finestre che si affacciavano sul lago mezzo ghiacciato.
Figo! disse lui, sporgendosi sullo schienale del divano
bianco per schiacciare mani e faccia contro il vetro.
Possiamo mangiare in terrazza? Era quasi ora di cena.
Fa troppo freddo. Questa  la Citt del Vento.
Gli mostrai come funzionava la TV, pentendomene
subito dopo, quando mi venne in mente che avrebbe
potuto vedersi al notiziario, ma mi rilassai appena riusc a trovare
Nickelodeon. Lo lasciai l e andai a farmi
una doccia, infilandomi poi una camicetta bianca, un
cardigan di lana blu e calzoni cachi di mia madre. Portava
due taglie pi della mia, ma era cos piacevole sentirsi
pulita che non ci feci caso. Ficcai i vestiti sporchi
nella lavatrice. Ian volle occuparsi della sua biancheria
da solo, e anche di se stesso.
Nel freezer trovammo dei ravioli agli spinaci e, in
dispensa, un vasetto ancora chiuso di salsa alla marinara.
Per me aprii una bottiglia di quello che aveva tutta
l'aria di essere un Syrah molto costoso.
Lei  un'alcolizzata? domand Ian.
Non ancora risposi.
Sedemmo al lungo tavolo da pranzo, in vetro, e Ian
si mostr esageratamente eccitato nel vedere i suoi piedi
attraverso il piano, fingendo di prendere a calci i
piatti dal di sotto.
 cresciuta qui? mi chiese.
Gi. Da quando avevo due anni. Proprio in questo
appartamento.
Dov' la sua camera da letto?
L'hanno trasformata in biblioteca. Non  buffo?
Dopo te la mostro.
Si era fatto buio, e mi piaceva il modo in cui la sera
trasformava le finestre in specchi neri. A cadenza regolare
di pochi minuti si udivano sirene, un suono che
avevo sempre associato alla casa, piuttosto che a qualche
tragedia, anche in quel momento in cui continuavo
a pensare che stessero arrivando per me. Quel pomeriggio,
sulla superstrada, un'ambulanza ci aveva sorpassato
a sirene spiegate, ed ero rimasta quasi senza
fiato. Ma da lass i suoni lontani dei veicoli di emergenza
non erano che i continui e rassicuranti accenti del
sottostante rumore cittadino, il ricordo che la vita andava
avanti senza di noi, e cos pure la morte, e che al
mondo gran parte della gente aveva altro a cui pensare
che a una sventurata bibliotecaria e al ragazzino che,
senza volere, aveva rapito. Adoravo starmene in piedi
lass, quattordici piani sopra il livello stradale. Pensai a
Robert Frost: Vorrei allontanarmi dalla terra per un
po'. Grattacieli, betulle, un bel bicchiere di vino.
Ho una domanda disse Ian. Se lei  cresciuta qui,
come ha fatto con gli sport?
A scuola risposi. E all'ultimo piano c' una sala per fare ginnastica.
Ma i fine settimana?
Niente. Tranne quando con mio padre spostavamo
gli sgabelli del mobile bar per fare i pali delle porte, e
giocavamo a calcio con un pallone da spiaggia. In Russia,
il calcio va forte. Gli avevo gi raccontato della fuga di pap.
Possiamo provare? Mi sorpresi di come fosse importante
per lui. Poi mi venne in mente quello che aveva
detto Sophie Bennett a proposito della sua mancanza
di coordinazione nella fila del can-can. D'altronde,
era un ragazzino di dieci anni che negli ultimi due giorni
aveva fatto ben poco moto, a parte salire e scendere
i marciapiedi delle aree di servizio delle superstrade.
Certo dissi. Ma non credo che ci siano ancora palloni da spiaggia.
Possiamo fare una palla con i vestiti.
Dopo aver sparecchiato, aiutai Ian a trovare il cassetto
delle canottiere bianche di mio padre, e le legammo
in una palla con dello spago da cucina. Spostammo i
quattro sgabelli per fare delle porte alle estremit del
soggiorno, e ci piazzammo ognuno davanti alla sua. Poi
ci mettemmo a calciarci a vicenda la palla di canottiere,
un tiro a testa, cercando di fermarla e segnare. Lui non
era un granch, ma neppure io. Ogni cinque o sei calci,
la palla iniziava a disfarsi, e Ian si fermava a sistemarla.
Giochi a calcio, a casa? gli chiesi.
Be', faccio parte di una squadra, ma  piuttosto
noioso, e il pi delle volte mi tocca solo distribuire fette
d'arancia. Di solito all'intervallo gioco a una cosa che si
chiama Palla Ian, ma non posso fargliela vedere perch
qui non c' un cassonetto dell'immondizia.
Si ud il rumore di una chiave nella porta, e Ian si
blocc proprio mentre era chino a legare di nuovo lo
spago della palla. La donna delle pulizie dissi, ma
ancora prima di sentire la forte voce di mio padre mi
resi conto che era troppo tardi per Krystyna.
Pap! esclamai prima che ci vedesse e gli venisse
un infarto. Pap, siamo qui. Mia madre fu la prima a
girare l'angolo, gli occhi spalancati. Aveva in spalla la
sacca da viaggio di pelle, e i capelli di chi ha dormito in aereo.
Lucy! disse, venendo verso di me a braccia aperte,
con la sacca che cadeva. Tesoro, che  successo? Abbiamo
visto la tua macchina. Mio Dio, hai un'aria terribile.
Sto bene, tutto a posto risposi.
Siamo rientrati in anticipo, lo stomaco di tuo padre
 un disastro, non chiederglielo neanche. Mentre mi
abbracciava, pap entr nella stanza con quel grosso
sorriso russo, giallo e sbilenco, che gli si allargava gi
sulla faccia. Gran Dio disse e chi  questo nuovo fidanzato?
Prima che Ian potesse uscirsene con qualcosa di ridicolo,
dissi: Oh, vi ricordate la mia amica del liceo, Janna
Glass?.
Janna Glass era veramente stata alla Chicago Latin
assieme a me, una ragazza che una volta mi aveva rubato
le patatine fritte dal piatto, un nome che avevo tirato
fuori a caso ma i miei genitori non potevano conoscere.
Scossero il capo.
Questo  suo figlio Ian. Perch avevo detto Ian?
Perch non un qualunque altro nome al mondo?
Ian tese la mano a mio padre. Ian Glass disse. Ian
Bartholomew Glass.
Lei  in ospedale, cos sono venuta qui a darle una
mano. E ci siamo fermati a casa per prenderci un po' di respiro.
Be', cos'ha che non va? disse la mia diplomatica
madre. Poi si tolse il pesante cappotto verde, e sentii il freddo alzarsi in una ventata.
Mia madre ha tentato di uccidersi rispose Ian. Dovetti
ammettere che se la cavava bene, con le bugie, e
sapeva mantenere la calma. Mio padre  scappato con
una donnaccia, cos lei ha cercato di suicidarsi con le
pillole. Ma adesso rimetter la sua vita in sesto. Oltre
che leggere, doveva aver guardato una valanga di TV.
Oh, povero agnellino. Dovete restare qui stanotte,
tutti e due. Abbiamo il divano e il materasso gonfiabile.
Dopo aver sistemato i bagagli, mia madre ci diede
pile di coperte e gonfi il materasso con un asciugacapelli.
Dove lo mettiamo?
In biblioteca rispose Ian. Mi piace, dormire in
una biblioteca. Guardai in fondo al corridoio, mentre
mia madre preparava il letto con cuscini e lenzuola e
uno dei miei vecchi orsacchiotti che tir fuori da un
ripostiglio. Pap mi dette una pacca sulla schiena, cos
come a Ian, e disse: A chi va una birra?.
Ian parve inorridire. No, grazie rispose. Io sono
a posto. Poi mi guard per vedere se aveva fatto la
cosa giusta, e io cercai di non scoppiare a ridere. Era
una risposta che dovevano avergli insegnato in una riunione
scolastica sull'influenza dei coetanei.
Tu sei a posto? Sei un tipo a posto? Pap lo guard
dall'alto, sorridendo.
Ian, sei autorizzato a ignorare mio padre.
Pap si riemp di birra un alto bicchiere, si accomod
sul divano e indic a Ian una poltrona. Vieni, ti
faccio vedere una cosa: non crederai ai tuoi occhi.
Ian si sedette, forse sollevato che la conversazione
non fosse sfociata in un'offerta di crack.
Pap si tir indietro i capelli chiari pettinati sulla testa
sempre pi calva e mostr a Ian la fronte. Adesso
guarda bene qui, sotto la lampada, e dimmi cosa vedi.
Ian si sporse verso di lui.  caduto?
Pap ne fu entusiasta. No! Ci sono nato, con questi!
Due bozzi, uno per lato ! Ne tocc prima uno e poi
l'altro. Adesso, mi disse fa' vedere i tuoi. Riluttante,
spinsi indietro i capelli che di solito mi scendono a
coprire le due sporgenze ossee. Non sono poi cos prominenti,
ma una volta su venti che porto i capelli raccolti
c' qualcuno che mi chiede se ho battuto la testa.
Corna! proclam mio padre. Avrai sicuramente
sentito parlare del compositore francese Debussy. Ian
annu come se fosse vero. Anche Debussy le aveva,
queste due corna. Ed  la prova che sono un segno di
grande genio. Pi spazio per il cervello!
Ian batt le mani in segno di approvazione. Che mito!
Che mito ripet mio padre ridendo. Lucy, va a finire che tuo padre  un mito.
...
.
...
CAPITOLO 18.
...
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...
Fabbrica di cioccolato, Leningrado.
...
.
...
Poi mio padre attacc con la Grande Genealogia degli
Hulkinov, e io piegai il capo all'indietro chiudendo gli
occhi. Era un sollievo, dopo tre giorni, vedere che qualcun
altro teneva impegnato Ian a fare conversazione.
Tentai di sgombrare la mente, anche se era impossibile.
In testa mi scorreva senza sosta un film muto sui
Drake. Il ministro della chiesa era seduto con loro in
soggiorno. O forse era il pastore Bob. O tre attenti detective
della polizia. Mi sarebbe piaciuto pensare che
mi preoccupavo pi per loro che per me stessa. Ma se
fosse stato cos, avrei fatto inversione di marcia, consegnato
Ian alla loro porta e lasciato che mi piovessero
addosso le conseguenze. Le corna non mentivano. Io e
mio padre eravamo simili, nell'agitare le nostre code
biforcute e rubare quello che volevamo. Il diavolo pensa solo a se stesso.
E invece no. La mia preoccupazione maggiore era
per Ian. Altrimenti, perch avevo gettato via la mia vita per lui?
Okay, stava dicendo mio padre adesso ti racconto della mia fabbrica di cioccolato.
Ian si sedette dritto, seppur visibilmente stanco.
Quella era forse la cosa pi intrigante da dire a un fan
di Roald Dahl. Si trattava di una storia che avevo sentito
un sacco di volte, e nel corso degli anni si era trasformata
da un semplice resoconto di ribellione adolescenziale
in qualcosa di simile alle ultime opere di Garcia
Mrquez, e infine nell'evento chiave della storia russa del ventesimo secolo.
Dunque, in Russia, disse lui quando sono cresciuto,
c'era l'URSS. Ne hai sentito parlare? Ian annu.
Molto rigida, molto noiosa. E non avevamo del buon
cioccolato. E il cioccolato  il mio unico grande amore.
E infatti adesso ha il diabete, guardatelo! grid
mia madre dalla biblioteca.
Invece avevamo del cioccolato marroncino che sapeva
di gesso. Potevi tenerlo in mano cinque ore, e non
si scioglieva mai. Ma quando avevo diciassette anni,
mio zio ebbe il permesso di andare in Svizzera, e di
nascosto mi port del magnifico cioccolato vero. E quasi
nero, e ha l'odore di una foresta. Non come quella
schifezza prodotta dalla Hershey. A te piace il cioccolato, vero?
In risposta, Ian ansim come un cane.
Quindi capisci cosa voglio dire. E io la divorai, la
mia cioccolata, e poi la descrissi ai miei amici. Ma loro
non mi vollero credere! Cos mi viene l'idea di vendere
del vero cioccolato a tutta la citt. E lo sai qual  il problema?
Ian scosse il capo.
Nell'URSS non potevi mettere in piedi una tua attivit!
Dovevo fare tutto in segreto. Cos sono andato dal
mio amico Sergei, e lui poteva avere tutto quello che
voleva, al mercato nero, compreso il cioccolato. Era
l'unico che riusciva a procurarsi dischi di jazz.
Cos' il mercato nero?
Il mercato nero  dove ti vendo qualcosa ma in segreto, perch  contro la legge.
Come la droga?
No, come i dischi di jazz. Okay. Cos Sergei e io
mettiamo su una fabbrica di cioccolato nel seminterrato
di casa mia. Ci accorgiamo che  pi economico
comprare grossi blocchi, quindi ci procuriamo mattoni
di cioccolato, ciascuno grande come un'enciclopedia
intera. Per trasportarli nel seminterrato dobbiamo usare
un carretto. L prendiamo un martello e un cuneo di
legno e facciamo a pezzi il cioccolato, per poi scioglierlo sulla fornace.
Ian si massaggi il ventre in segno d'approvazione.
Poi versiamo il liquido in uno stampo che ha costruito
Sergei e otteniamo duecentocinquanta barrette
di cioccolato grosse come il mio dito. Sollev l'indice
torto. Te lo dico io, questa non  una buona idea. Il
cioccolato diventa grigio, se lo sciogli in questo modo,
ma anche cos  meglio di qualunque altra cosa. Cos le
avvolgiamo in un incarto con su scritto Compagnia del
Cioccolato, Leningrado. Ora, non eravamo a Leningrado,
ma serviva di copertura. E abbiamo venduto le barrette
di cioccolato ad altri ragazzi. Delle ragazze non ci
potevamo fidare. Certi ragazzi ci davano soldi, altri ci
davano in cambio cose tipo carta igienica.
Questa, Ian non intendeva farla passare. Carta igienica?
Quella scadente era come un cactus. Quella buona
valeva pi dell'oro. Quindi vendiamo cos tanto cioccolato
che nei negozi nessuno compra pi quello vecchio
e disgustoso. Gli bastava un piccolo assaggio del nostro,
gli bastava annusarlo, per sapere che non avrebbero
mai pi mangiato quell'orribile gesso. E non ci vuole
molto perch la notizia arrivi al sindaco, vale a dire che
i negozi non riuscivano pi a vendere barrette di cioccolato,
tanto che lui scrive una lettera a Iosif Stalin in
persona, dicendo: Nella mia citt, la gente  cos felice
che non ha pi bisogno di dolci!. E questo incoraggi
Stalin! Aha! pens lui. Ha funzionato! Il mio piano
per una Russia migliore ha funzionato! Cos, chiss,
senza le mie barrette di cioccolato forse il mondo avrebbe
potuto essere diverso. Ma lo disse con un tale sorrisetto
che persino Ian non riusc a prenderlo sul serio.
E l'hanno mai beccata?
Pap scoppi a ridere. Ben presto mi ritrovai molto
impegnato con la scuola, e cos chiusi la fabbrica. Ma
ero sempre sul mercato nero. Riuscivo a procurare alla
gente della buona vodka, birra, sigarette, gomme da
masticare e riviste di donne nude. Ero un ragazzo molto ricco.
Ne fui scioccata. Non del fatto che parlasse di donne
nude a un ragazzino di dieci anni, ma che potesse alterare
cos tanto la sua storia. Le sue esagerazioni, di solito,
si accumulavano poco per volta, ma fino ad allora
non aveva mai mutato cos tanto la sostanza del racconto.
Doveva essere tutto a beneficio di Ian, per dare alla vicenda
una conclusione pi allegra di una patata in un
tubo di scappamento. O forse aveva intuito che in quel
momento non ci serviva una storia su qualcuno che si fa acchiappare.
Perch ha lasciato la Russia se era cos ricco? domand Ian.
Nessuno era veramente ricco, nell'URSS. Perch cosa
ci compravi, con i tuoi soldi? Non certo una Mercedes.
Smisi di ascoltarli quando mia madre entr nella
stanza. Lei mi guard alzando gli occhi al cielo, prese il
bicchiere vuoto di pap e lo port in cucina. A pensarci
bene, non sapevo neanche se le fondamenta di quella
storia fossero veritiere. A volte diceva che Stalin aveva
pronunciato un famoso discorso alla radio a proposito
della citt che non aveva pi bisogno di cioccolato. In
altre occasioni, lui e Sergei venivano beccati dal sindaco
della citt ma riuscivano a corromperlo con cento barrette
di cioccolato, facendogli mantenere il segreto, ma dopo
due anni venivano scoperti dal postino. Certe volte
mettevano via una fortuna, certe altre il cioccolato era offerto
gratis, come segno di resistenza politica. Ma non mi
era mai venuto in mente, fino ad allora, che l'intera faccenda
potesse essere una bugia, che l'idea di una fabbrica
clandestina di cioccolato era forse un po' troppo bella
per essere vera. E la cosa mi infastid pi del previsto.
Anche adesso, a distanza di cinque anni, so che tutta
l'idea che mi sono fatta della Russia  una bugia. La mia
mappa mentale della terra natia  punteggiata di finzioni,
proprio come le vecchie carte atlantiche esibivano
sirene e mostri marini: qui, a nord di Mosca, c' la fabbrica
di cioccolato di mio padre; qui Raskolnikov, che
si sofferma sulle scale di casa; qui Ivan Ilic, che monta
le tende; qui scorre il Volga, infestato dai profughi; qui
trotterella il naso di Gogol'; qui i coraggiosi cittadini
scagliano pietre contro la statua di Stalin; laggi i bambini
Romanov fuggono nella notte, con le tasche piene
di oro; e lass si trova la Siberia, con mio nonno che
torna a casa facendo scricchiolare la neve sotto i piedi.
In tutto questo, c' una sottile linea di verit: la strada
che il pullman del coro del mio college prese per recarsi
da Perm' a Ekaterinburg e poi a Cheljabinsk, da una
sala da concerti a una cattedrale, passando davanti a
muri di cemento coperti di graffiti e a casette di campagna
con i panni stesi.
D'altronde, anche l'America di mio padre e dei suoi
amici era stata una menzogna, prima che mettessero
piede sulla pista dell'aeroporto: bagni che non s'intasavano
mai, bambini che cantavano in strada, stelle del
cinema a ogni angolo, sigarette Marlboro gratis. Forse,
in qualche modo, loro vivevano ancora in un'America
da sogno. La terra di latte e miele. Cos, dopo tutto,
perch non il latte gratis dal corridoio? Perch non il miele gratis dal negozio?
Questo mi spinge a chiedermi di quali finzioni sia
capace io, per natura ed educazione. Ripensando ai
tempi di Hannibal, mi chiedo quante ne abbia trasferite
su Ian. Mi chiedo quanto sia veritiero il ricordo del
nostro viaggio, e delle sue parole, e se non abbia per
caso rimosso la vista di lui che piangeva nello specchietto retrovisore.
Mi chiedo se tutto questo sia successo davvero. A volte,
appena mi sveglio, prima di aprire gli occhi, mi sforzo
di pensare che non ho mai lasciato Hannibal, per
vedere se riesco a liberarmi di questo sogno. Oppure
cerco di pensare che sono in prigione. Ma quando poi
apro gli occhi, vedo le pareti del mio nuovo appartamento,
e non posso farci niente. Forse  per questo che
preferisco la nuova biblioteca alla mia camera da letto:
nel guardare il milione di dorsi di libri posso immaginarmi
un milione di conclusioni diverse. Che l'assassino sia
il maggiordomo, che io abbia finito per sposare Mister
Darcy, che siamo andati a guardare una ragazzina sulla
giostra a Central Park, che abbiamo continuato a navigare
controcorrente sulle nostre barchette, oppure che
al nostro risveglio ci siamo trovati davanti Atticus Finch.
O, meglio ancora, posso immaginarmi che sia una
storia non ancora scritta, che ci sia ancora il tempo di cambiare tutto.
Ian and a letto presto, eccitato dalla stanza e dal
materasso gonfiabile, e i miei genitori prepararono il
caff assillandomi con domande su Janna Glass. Ci
spostammo al tavolo, e io feci del mio meglio per sedermi
eretta, per sembrare sveglia e in pieno controllo.
Ma qual era? chiese mia madre. Meno male che l'anno
prima avevo portato ad Hannibal tutti gli annuari
scolastici, cos da impedirle di cercare la foto di Janna e
vedere i suoi crespi capelli neri e quei suoi enormi occhi.
Non poteva essere la madre di Ian pi della sottoscritta.
Quindi alla fine hai un'avventura disse mio padre.
Non proprio. Sto solo dando una mano.
Lui mi rifil uno sguardo da cospiratore, uno sguardo
che diceva: Stammi a sentire, io e te andavamo insieme
a rubare le consegne del lavasecco. Il tuo primo
maglione di cachemire l'hai avuto cos. Okay disse.
Okay. Poi bevve il caff mentre mia madre mi chiedeva
del tentativo di suicidio di Janna Glass.
Davvero l'ha trovata cos? domand. Avevo detto
che aveva ingollato un flacone di pillole, che non sapevo
quali fossero, che lei aveva chiamato l'ambulanza appena in tempo.
No risposi. Lui era a scuola.
Va alla Latin?
No, da qualche altra parte.
E dov' il padre?
Non si sa.
Tutta la mia infanzia era stata cos: al tavolo da pranzo,
costretta a rivivere ogni momento della giornata.
Avevo sempre ottenuto ottimi voti in scienze perch
mia madre mi obbligava a spiegarle ogni esperimento
che facevamo in laboratorio. Alla fine si decise ad andare
a letto, e stavo per fare altrettanto quando pap si
sporse sul tavolo.
Ti fanno comodo un po' di soldi, no? Lo chiese in
maniera quasi trionfante, sapendo che erano quattro
anni che li rifiutavo e che in quell'occasione sarei stata
costretta ad accettare. Offriva soldi alla gente cos come
la famiglia di mia madre faceva con il cibo, e si offendeva
allo stesso modo quando qualcuno rifiutava.
Lasciai cadere la testa sul braccio, posato sul freddo
piano del tavolo. In effetti, mi farebbero comodo. Sono
venuta qui all'ultimo momento, e non so quanto mi
toccher restare. Va da s che poi te li rendo.
Lui entr nella biblioteca, dove Ian stava dormendo,
per poi tornare un minuto dopo con una busta piena di
pezzi da cinquanta e da cento. Mille dollari, avrei scoperto pi tardi.
Questo  un fondo di emergenza disse. Tienili.
Vuoi anche la Mercedes? E una buona macchina. La
tua rischia di cadere a pezzi da un momento all'altro. 
proprio quello che definiscono un catorcio.
Va bene cos. A parte il fatto che non intendevo
restare a Chicago, ero certa che la sua macchina avrebbe
richiamato l'attenzione della polizia ben pi della
mia. Tanto per cominciare l'aveva comprata da un tizio
chiamato zio Nicolai, che non era il mio vero zio e che
sembrava non aver altro impiego oltre a quello di fare
piaceri ai russi. Inoltre, a mio padre avevano ritirato la
patente dell'Illinois un anno prima: adesso guidava grazie
a una che si era procurato, non so come, nel Colorado,
dove possedeva delle propriet.
E dopo dove andrai? mi chiese.
A casa risposi. Nel Missouri.
Lui torn a rifilarmi lo sguardo degli abiti del lavasecco
rubati. Sul serio, dove andrai?
Dovevo essere diventata rossa, e non riuscii a farmi
venire in mente nulla. Ma in fondo non importava. Non
poteva aver indovinato ogni cosa e, se anche fosse stato
sembrava stranamente orgoglioso di me. Dipende da
quanto dura questa faccenda. Potrei anche andare verso
est a trovare un po' di gente del college.
Ah. Perfetto, allora. E pensi di passare dalle parti di
Pittsburgh? Mio padre pronunciava il nome delle citt
degli Stati Uniti in modo da fare sembrare isole del Mar Nero.
Non riuscivo a pensare abbastanza in fretta. Pu
darsi. Sapeva che l abitava la mia compagna di stanza
del college, quindi non avrei potuto dirgli di no neanche
se fossi stata pi sveglia.
Okay, allora puoi portare delle cose da parte mia.
Ho della roba per il mio amico Leo che non voglio spedire
per posta. Puoi lasciargliela a casa, ti do l'indirizzo.
Gli dico che stai arrivando.
No, aspetta risposi. Di cosa si tratta?
Scoppi a ridere. Documenti. Cosa, se no? Droga?
Pensi che tuo padre sia uno spacciatore? Che stia mandando
dell'uranio? Tuo padre, il trafficante russo di
armi,  questo che pensi?
Mi sto solo chiedendo se rischio di farmi arrestare.
Rispettosa della legge, io.
Torn nello studio e ne riemerse con una scatola da
scarpe. Guarda disse, sollevando il coperchio. Sembravano
per lo pi ricevute e documenti di altro genere,
piegati in due. E roba da nulla, va bene?
Non intendo proprio immischiarmi in questa faccenda.
Lui richiuse il coperchio della scatola e si port le
dita alle tempie. Lucy, sei pallida disse. Non stai
bene. Quindi, okay, tu vai a Pittsburgh e fai questa cosa.
Magari andr tutto come si deve. La mela non cade
lontano dall'albero. Non ero sicura se volesse sottintendere
che ero figlia di mio padre o che non aveva intenzione
di mollarmi. Comunque fosse, non sapeva di cosa stava parlando.
Scossi il capo. Va bene, va bene dissi. Volevo andare
a letto. In un certo senso, sapevo che mi bastava
acconsentire per essere costretta ad andare a Pittsburgh,
anche se Ian avesse deciso di colpo di tornare a casa. Se
non avessi consegnato la scatola sarebbe stato un problema
di poco conto, oppure qualcuno poteva rimetterci
la pelle. Preferivo non avere un omicidio sulla
coscienza, anche se questo significava protrarre il rapimento
di qualche altro giorno. Non avrei dovuto dire
di s. Ma ero stanca, al punto che quando mi cadevano
le palpebre facevo fatica a riaprirle.
Sei una brava ragazza russa disse lui, scomparendo
con la scatola. Al ritorno, aveva chiuso il coperchio
con una larga striscia di nastro da pacchi che gli correva
tutt'attorno. Poi scrisse l'indirizzo sul retro di una busta. Gli dico che stai arrivando fece.
...
.
...
CAPITOLO 19.
...
.
...
Coraggio, cuore, cervello.
...
.
...
Questo  il disastro combinato da Lucy.
Questo  il ragazzo che viveva nel disastro combinato da Lucy.
Questo  l'uomo che narrava storie al ragazzo che viveva nel disastro combinato da Lucy.
Questo  il cioccolato che dava sapore alle storie narrate
al ragazzo che viveva nel disastro combinato da Lucy.
Questo  il sindaco, solo soletto, che  stato corrotto
dal cioccolato che dava sapore alle storie narrate al ragazzo
che viveva nel disastro combinato da Lucy.
Questa  la Russia che potrebbe essere un mito, che ha
fatto da culla al sindaco, solo soletto, che  stato corrotto
dal cioccolato che dava sapore alle storie narrate al ragazzo
che viveva nel disastro combinato da Lucy.
Questa  Lucy, sola soletta, sul divano dei suoi genitori
il mercoled mattina, che riflette sull'impulso che l'ha
spinta a rapire il ragazzo traumatizzato che leggeva i libri
che risiedevano sugli scaffali che ricoprivano le pareti del
piccolo edificio di mattoni che aveva prodotto il disastro combinato da Lucy.
Io e Ian dormimmo fino a tardi, quel mattino, ma mio
padre di pi. Meglio che tu non sappia del suo stomaco
mi confid mia madre mentre preparava le uova
strapazzate. L'albergo dovrebbe farci pagare i danni.
Ian si limit a punzecchiare le sue uova, ma bevve
cinque bicchieri di succo d'arancia. Avrei voluto dirgli
di smetterla, per non doverci fermare in continuazione
lungo la strada per fargli fare pip, ma mia madre era
convinta che lo stessi solo riaccompagnando in ospedale.
Prima di partire andai in biblioteca e scavalcai il materasso
gonfiabile per prendere il mio passaporto dallo
schedario di mia madre. Era comunque bene che lo tenessi
io, anche se lei aveva sempre insistito per custodirlo
perch non lo smarrissi. Mi chiesi se si immaginasse
il pavimento di casa mia tappezzato di bambole, libri
di adesivi e lustrini, se pensava che avrei finito per perderlo
sotto il letto, sotto il libro di matematica di quarta
elementare. Era proprio nella cartella dei miei documenti,
prima del certificato di nascita, dei risultati
dell'esame di ammissione al college e di un mucchio di
pagelle che riportavano giudizi minacciosi sulla mia incapacit
di stare seduta dietro un banco. Nella foto del
passaporto avevo vent'anni e un volto acceso ed ero
pronta a volare in Italia assieme ai miei genitori. Lo ficcai
nella borsetta. Non lo presi con l'idea di abbandonare
il paese, ma solo perch era mio e perch volevo
essere pronta. Come Ian e la sua ridicola tessera della
piscina. (E forse, per qualche motivo, avevamo entrambi
un bisogno disperato di dimostrare la nostra identit:
S, io sono questa persona sorridente con il viso abbagliato
dal flash. Non quel profugo che avete davanti
agli occhi.) Il portatile di mio padre era acceso, e mi
resi conto che sarei andata su internet che lo volessi o
no. Quando avevo deciso di fermarmi qui, mi era passato
per la mente che non sarei stata in grado di accedere
al computer, e la cosa mi aveva sollevato. Non volevo
sapere cosa c'era l fuori. E continuavo a non
volerlo, ma adesso il computer era acceso e mi ritrovai
a cercare il nome di Ian. Parevano esserci diversi articoli
su quotidiani a diffusione regionale (Scomparso un
bambino del posto, Bambino di Hannibal sparito da domenica)
ma, quando tentai di seguire i link, mi chiesero
tutti la password. Avrei dovuto pagare una tariffa mensile
per l'accesso, oltre che fornire il mio nome. Consultai
la home page della Hannibal Day senza trovare altro
che una foto di bambini che sorridevano nella neve,
con in testa cappelli vivaci, e un promemoria del calendario
della pausa invernale. Alla fine cercai il pastore
Bob, e scoprii che nell'ultimo paio di mesi aveva aperto
una sorta di blog di preghiera: in sostanza, un comunicato
stampa la settimana, camuffato da preghiera.
Il post della settimana si intitolava: E via! A diffondere
l'amore di Dio per tutta l'America!. Era faticoso
da leggere: un font calligrafico su uno sfondo azzurrino.
Mi torn in mente di colpo il mio amico Darren Alquist
al centro commerciale, quell'ultimo anno di liceo, mentre
passavamo davanti alla vetrina della Good Pastures
Christian Books, le poesie incorniciate piene di decorazioni
floreali, i libri con il tramonto in copertina: Come
fanno a sapere che a Dio piace cos tanto la calligrafia?
Metti che invece la odia?. Avevamo continuato a
ripeterlo per settimane intere. E io avevo finito per scriverlo
anche nel suo annuario: Dio odia la calligrafia!.
L, sul sito del pastore Bob, aveva un'aria davvero cristiana,
ma forse non era la mossa migliore per qualcuno
che cercava disperatamente di non sembrare gay.
Circa a met pagina, dopo l'annuncio della sua partenza
per un tour nella Est Coast assieme a DeLinda,
sulla BobMobile! , si leggeva quanto segue:
Vi invitiamo a pregare per Ian D., una giovane pecorella
del nostro gregge di St. Louis cui il Signore ha permesso
di vagare errabonda. Preghiamo per il suo ritorno, e per i
suoi devoti genitori che mi hanno sempre sostenuto con
lealt. Mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Portate
il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo
festa, perch questo mio figlio era morto ed  tornato in
vita, era perduto, ed  stato ritrovato. Luca 15, 22-24.
Mi piacerebbe dire che era difficile odiare il pastore
Bob quando era (o sembrava) cos sincero. E invece no.
Rimasi a fissare la foto sfocata di Bob e DeLinda sul
predellino della BobMobile (che delusione: nient'altro
che un grosso autobus azzurro), il modo in cui il suo
braccio penzolava grassottello e pallido dalla manica
della polo gialla e attorno alle spalle di DeLinda, l'istupidito
sorrisetto della donna, da tipica moglie di politicante,
e fu tutto quello che riuscii a fare pur di non
conficcare una matita nello schermo del portatile di pap.
Mi collegai in fretta al mio account di posta, dove
trovai diciotto nuovi messaggi, ma nessuno che al momento
paresse significativo. Scrissi a Rocky: Oggi, in
strada, ho visto la sorella gemella di Loraine! Ti sarebbe
venuto un colpo! Non so se te l'ho gi detto, ma sto
facendo i turni per aiutare un'amica malata dei tempi
del liceo... Quindi, se sono in ospedale tengo il telefono
spento, ma lasciami per favore un messaggio e dimmi
che la biblioteca  ancora in piedi!. Mi sentii appena
un po' meglio, ora che le due storie coincidevano almeno
in parte. Forse c'erano troppi punti esclamativi, ma
non avevo la forza di cancellarli. Volevo ripararmi dietro
il loro frenetico entusiasmo, il loro idiota scintillio.
Quando riemersi, Ian aveva recuperato i suoi vestiti
dall'asciugatrice e mia madre stava piegando la grossa
canottiera bianca di mio padre, nella quale aveva dormito
Ian. Andai in camera da letto a salutare pap. Dormiva
con una borsa del ghiaccio sulla testa, come sempre.
Non che soffrisse di emicrania, solo che non
riusciva a dormire se non avvertiva il freddo delle notti
russe. Le coperte erano solo per mia madre. Lo svegliai
e lo baciai sulla guancia, e lui disse: Stai lontana dai guai.
Lo far risposi. Mio padre, Dio lo benedica, finse
di credermi. Riesce a credere a tutto ci che vuole.
Quando entrammo in ascensore erano quasi le undici.
Entrambi annusammo con gioia le maniche dei nostri
abiti freschi di bucato. La busta con i soldi era piegata
nella tasca dei jeans, una grossa protuberanza che continuavo
a tenere d'occhio. Ian aveva lo zaino, io la borsetta,
una busta di plastica da supermercato e la scatola
da scarpe. Era una vecchia scatola di Hush Puppies,
con un beagle che ti fissava dal coperchio con quello sguardo tristissimo.
Posso vedere l'atrio? domand Ian. La sera prima
eravamo saliti dal garage. Schiacciai il pulsante del pianterreno.
Non ce molto da vedere. Non  come un albergo.
C' un portiere?
No, non  uno di quei palazzi che si raggiungono a
piedi. Ma c' una guardia giurata.
Quando le porte dell'ascensore si aprirono per lasciarci
uscire, il bancone accanto all'entrata principale
era vuoto. Sta arrestando quel tipo? Ian punt il dito
contro le porte a vetri, l dove la guardia giurata stava
parlando con un tale. L'uomo indossava jeans neri e
reggeva un borsone e un gran bouquet di rose rosse.
Era Glenn.
Prima che riuscissi a trascinare di nuovo Ian nell'ascensore
e fuggire verso la macchina, Glenn mi scorse
da dietro il vetro e si mise ad agitare la mano e a indicarmi
con il dito, sollevando il mazzo di fiori per poi
dire qualcosa alla guardia. Ora che mi aveva visto non
potevo pi scappare, soprattutto perch doveva aver
visto anche Ian. La guardia mi osserv per chiedere la
mia approvazione, e io devo aver annuito. Glenn varc
la porta in una raffica di aria gelida e mi venne incontro con i fiori per aria.
Sorpresa!
Altro che!
Ho rintracciato il palazzo, ma non volevano farmi
entrare senza il numero di un appartamento! Mi porse
le rose e aveva gi spalancato le braccia quando si
accorse di Ian al mio fianco, che lo guardava dal basso in alto.
Chi  questo tizio? chiese il ragazzino. Nella sua
bocca, la parola tizio faceva lo stesso strano effetto di Pittsburgh in quella di mio padre.
Mi chiedevo giusto la stessa cosa. Glenn si appiccic
un sorrisetto sul viso, deciso a spacciarsi per quel
tipo d'uomo che pensa che i ragazzini siano fantastici.
Questo  Joey dissi prima che Ian riuscisse a presentarsi.
Perch chiss cosa c'era, nelle notizie da St.
Louis, a proposito della scomparsa di un bambino di
nome Ian. Inoltre, anche se mi ero trattenuta dal raccontare
a Glenn dell'e-mail degli origami, dovevo per
forza avergli parlato di Ian. Era lui il centro di quasi
tutte le mie storie di biblioteca. Joey  il figlio dell'amica
di cui ti ho parlato. Janna Glass. Mi prendo cura di
lui per qualche tempo. In realt lo sto accompagnando
a Cleveland, da sua nonna, dove rester fino a quando sua madre non sar guarita.
Ian tese la mano per scambiare una stretta. Joseph Michael Glass.
Glenn strinse la mano di Ian, sorridendo in maniera sempre meno convincente.
Penso che continuer a chiamarla Tizio disse Ian.
Quindi, ecco com' andata. Glenn torn a rivolgersi
a me, a quanto pare soddisfatto di aver prestato
sufficiente attenzione a Ian. Hai presente ieri, quando
ci siamo parlati? Stavo chiamando per dirti che dovevamo
rinviare il nostro appuntamento perch sarei dovuto
andare, indovina un po' dove...
A Chicago? disse Ian.
Glenn lo ignor. Ti ho detto che certe volte faccio
sostituzioni nella Chicago Symphony Orchestra, e luned
mattina sono stato convocato, cos ho beccato un
passaggio fin qui e ho avuto il concerto ieri sera, una
cosa stupefacente, tra l'altro. Poi oggi ho passato la
mattinata a cercare casa tua. Mica facile! Per mi sono
ricordato che avevi parlato della Lake Shore Drive, cos
ho indagato un po' e, per farla breve, eccomi a tua posizione!
A mia cosa?
Ho detto a tua disposizione, Milady. E fece un inchino a novanta gradi.
Mi accorsi solo allora che nell'atrio c'erano delle telecamere
di sicurezza. Ogni secondo che passavamo l
sarebbe stato registrato. Se la polizia fosse giunta sulle
mie tracce, pap mi avrebbe coperto, ma la guardia
giurata si sarebbe di sicuro ricordata di noi, dopo tutta
quella sceneggiata, e i nastri sarebbero stati assunti come Prova F in tribunale.
Ma che tenero dissi. Il guaio  che stiamo partendo.
Dobbiamo proprio portare Joey da sua nonna.
Una vera tragedia! fece Glenn, ma rideva. I suoi
sentimenti non sarebbero stati molto feriti, fin quando
non mi avessero gettato in prigione e si fosse accorto di
essere uscito con una pazza.
Nel frattempo Ian stava ruotando su se stesso, con lo
zaino teso a mo' di zavorra. Indovini un po'! si mise
a gridare. Abbiamo altri due posti, in macchina! Pu
venire con noi!
Non riuscivo a parlare n a respirare, e Glenn scelse
quel preciso istante per prendere finalmente atto
dell'esistenza di Ian. Questa s che  una grande idea.
Mi piace un sacco, Cleveland! Poi si rivolse a me. Va
bene? Ho un paio di giorni liberi, perch adesso c' il
ciclo dei quartetti d'archi. Cio, ho qui tutta la mia roba.
Intendeva il borsone che gli giaceva ai piedi. Cosa
si era messo in testa, di dormire sul pavimento dei miei?
Visto che non mi veniva in mente nessuna valida bugia,
mi ritrovai ad annuire. Valutai l'eventualit di rompere
con Glenn l su due piedi, ma su quali basi? Come?
Se fosse tornato nel Missouri avrebbe potuto guardare
i notiziari. Ovviamente non gli era ancora capitato, altrimenti
avrebbe riconosciuto Ian. Mentre se fosse rientrato
a casa dopo un paio di giorni, poteva darsi che la
storia si stesse gi spegnendo.
Prendemmo l'ascensore per raggiungere il garage. Io
tenni le rose in equilibrio sulla scatola da scarpe e cercai
di trattenermi dal vomitare.
Mentre Glenn infilava il borsone nel bagagliaio, io
mi misi al volante e Ian sal sul sedile posteriore, accanto
alla scatola e alle rose. Ma cosa ti  venuto in mente?
mi voltai a sussurrargli.
Mi dispiaceva per lui. Le rose costano un sacco.
Glenn sal e mi strinse il ginocchio. Dopo di che partimmo.
Ehi disse Ian quando fummo di nuovo sulla Lake
Shore Drive, con il sole che risplendeva sull'acqua e sui
podisti di mezzogiorno. Se lei  Dorothy e io sono lo
Spaventapasseri, allora Tizio  il Leone Codardo! E
questa scatola piena di roba  il Boscaiolo di Latta!
Forse tu sei Toto dissi io. Lui scoppi a ridere e si
mise ad abbaiare.  vero, lo Spaventapasseri non gli si
addiceva. Non aveva bisogno di altro cervello. Mentre
il coraggio gli avrebbe fatto comodo. E anche un cuore
forte. Tentai di ricordare quale organo vitale mancasse a Dorothy. Ah, s. Voleva tornare a casa.
...
.
...
CAPITOLO 20.
...
.
...
In fuga.
...
.
...
Ian trascorse le tre ore successive a fare la serenata a
Glenn sulle note dell'inno nazionale australiano, che
disse di aver imparato a scuola. Avevo la vista annebbiata
dal timore che gli scappasse qualcosa sul viaggio
che avevamo fatto fino a quel momento.
Mi sono alzato tardissimo, ieri disse a un certo punto.
Perch mio zio si era scordato di svegliarmi. Mio zio
Jose. Poi mi ha preparato huevos rancheros, una specialit del suo paese.
Che sarebbe? chiese Glenn. Poi rise e mi lanci un'occhiata.
Venezuela rispose Ian. E la capitale  Caracas, nel caso se lo stesse chiedendo.
Proprio cos.
Ian riprese a cantare, impedendo, grazie a Dio, qualunque
conversazione con Glenn. Superammo un cartello
che indicava l'outlet di Hobart, Indiana, e imboccai
l'uscita. Fui quasi per dire: La compagnia aerea mi
ha smarrito il bagaglio prima di rendermi conto che
Glenn sapeva che ero venuta in macchina. Quindi ripiegai
su un: Alla partenza non pensavo che mi sarebbero
serviti cos tanti vestiti.  stato tutto cos improvviso.
Parcheggiai davanti a quello che si rivel semplicemente
un grosso centro commerciale lungo la
strada e dissi a Ian di venire con me. Sapevo che Glenn
sarebbe rimasto fuori a fumare, e non volevo lasciare
quei due da soli, per evitare che Ian si inventasse qualche
altro parente esotico.
Glenn si sedette sul cofano della macchina per rimettersi
in pari con la nicotina, mentre Ian e io entrammo
in un negozio di abbigliamento sportivo, uno di
quelli con la sede nel Maine, perch sembrava il pi
propenso a vendere giacconi. Pi ci spingevamo a nord,
pi la mia giacca in pile si rivelava inadeguata al freddo di marzo.
Perch hai detto che mi chiamavo Joey? domand
Ian. Passando, toccava ogni singolo capo di vestiario.
Fui contenta che avesse pensato di portarsi dietro lo
zaino invece di lasciarlo a Glenn, e anche che a quei
commessi letargici e minorenni non importasse niente
o almeno cos pareva di vederlo arrancare nel negozio
con un bagaglio strapieno sulla schiena che mandava
a sbattere contro tutti gli espositori.
Perch credo di avergli gi parlato di te.
Davvero? Prese un'espressione stupefatta ed estatica.
Poi infil la mano nella manica di un maglione,
passando per il polso. E cos'ha detto?
Stavo per inventarmi qualcosa di sciocco, qualcosa
su come la biblioteca stesse per chiedergli l'affitto,
quando mi resi conto che poteva essere una buona occasione.
Gli ho detto che hai un ottimo istinto su ci che
sei e su quello che ti piace, e che spero non permetterai
agli altri di farti cambiare idea.
Sembra uno di quei noiosissimi discorsi delle riunioni
scolastiche. Avrebbe dovuto dirgli che ero bravo
al solitario del computer: sono il campione assoluto.
Aiutami a trovare qualche camicia che tenga caldo dissi.
Ne avevo scovate quattro, pi un gonfio giaccone
arancione, quando Ian torn saltellando verso di me
con un abito di cotone rosso, di quelli con scollatura
tonda e maniche corte, e di una lunghezza esagerata,
tipici di una maestra di terza elementare. O di una bibliotecaria.
Era probabilmente l'unico vestito che avessero
in vendita. Dovrebbe prendere questo, casomai
andassimo in un ristorante di classe.
Tipo un McDonald's? risposi, afferrando comunque
la gruccia. Lui gett lo zaino sul pavimento del mio
camerino di prova, e io gli dissi che ci saremmo visti l
fuori entro dieci minuti.
Mi provai le camicie a maniche lunghe, tutte quasi
dello stesso modello, in rosso, blu, nero e verde. Vidi
allo specchio che l'eruzione cutanea stava iniziando a
scomparire. Mi tastai la parte posteriore delle gambe,
anch'esse migliorate un sacco, meno calde e incrostate.
Cos era davvero colpa della sedia: se fossi tornata ad
Hannibal tutta intera l'avrei raccontato alla dottoressa
Chen. E mi sarei comprata di tasca mia una nuova poltroncina,
o una di quelle enormi palle da yoga.
Il viso, d'altro canto, era un vero disastro acne da
stress, occhiaie scure e labbra secche e screpolate e
forse proprio per quello il giaccone arancione mi faceva
sembrare una carcerata. Fissai la mia immagine allo
specchio, tentando di farci l'abitudine. M'immaginai
manette e piombi alle caviglie. Quando mi sfilai il giaccone,
sembrava che fosse ormai mio, cos decisi di comprarlo
anche se non mi faceva impazzire. Questo era il
mio consueto approccio all'acquisto dei capi d'abbigliamento:
se qualcosa aveva un che di giusto, come se
l'avessi sempre posseduto, dovevo comprarlo. Mi resi
conto che era il mio stesso, identico approccio al sequestro di persona.
D'un tratto mi sentii frastornata, a causa dei neon e
del camerino angusto, e mi sedetti con la testa tra le
ginocchia. Lo zaino di Ian era sul pavimento, pieno fino
all'inverosimile della sua attrezzatura da fuga. Lo
stecco del suo fagotto ormai smontato spuntava fuori e
impediva alla cerniera di chiudersi completamente.
Mentre aspettavo che il sangue tornasse ad affluire alla
testa, ne feci scorrere la cerniera e rovistai nello strato
superiore. Una camicia di flanella, tre paia di calzini
piegati, la custodia dell'apparecchio per i denti. Con il
numero di telefono scritto su entrambi i lati, in pennarello viola.
Credo di aver agito immediatamente in parte perch
volevo dimostrare a me stessa che l'avrei sempre fatto,
se solo avessi avuto il numero di telefono dei Drake.
Faceva parte della storia che continuavo a raccontarmi
per dormire la notte. Ficcai la testa fuori dalla porta
per accertarmi che Ian non si trovasse nei paraggi, poi
presi il cellulare e composi il numero il pi veloce possibile.
Ma, prima ancora di udire un solo squillo, mi
venne in mente che stavo usando il mio telefono cellulare,
rintracciabile e registrato, e che non avevo la minima
idea di cosa potessi dire ai Drake senza peggiorare
la situazione o sconvolgerli oltre ogni misura o finire
per essere accerchiati sulla superstrada dalla polizia
nell'arco di quindici minuti. Premetti il tasto per concludere
la chiamata con tale violenza da farmi male al pollice.
Trovai una penna nella borsetta e trascrissi il numero
sul retro del mio libretto di assegni. Con un paio d'ore
per pensarci, e se c'erano ancora telefoni pubblici in
circolazione, ero certa di potermi inventare qualcosa.
Ficcai di nuovo nello zaino la custodia dell'apparecchio
e mi alzai per guardare nello specchio l'abito rosso.
Rallentai il ritmo del respiro, e cercai di fare altrettanto
con il battito. Ruotai sui fianchi, e la gonna mi si alz
allargandosi attorno alle gambe.
Lo acquistai, insieme a tutti gli altri capi. Forse mi
sentivo ricca. Nel dirigermi alla cassa, mi venne da
scherzare ad alta voce con Ian sul fatto che l'abito poteva
tornarmi comodo se avessi dovuto prostituirmi.
Poi mi ricordai che aveva dieci anni.
Quando tornammo alla macchina, Glenn era ancora
l che fumava quella che doveva essere la sua terza sigaretta.
Non  illegale? mi chiese Ian.
Cosa, fumare? No.
Si avvicin all'automobile sventolando velocemente
una mano davanti alla faccia. Stava trattenendo il respiro.
Io non fumavo pi dai tempi del college, ma in quel
momento il fumo aveva un odore lieve e dolciastro,
quasi di arancia, e provai l'impulso di mettere la bocca
attorno all'estremit accesa della sigaretta di Glenn e
inalare il fumo, il tabacco e tutto quanto.
Invece salii in macchina con Ian e attesi che Glenn
terminasse di fumare. Che atteggiamento responsabile,
da parte mia, pensai. Mi venne in mente che, se non
fossi riuscita a liberarmi di Ian, quella sarebbe stata la
mia vita per i prossimi otto anni: una madre single e
responsabile che si sacrificava per offrire al figlio una
vita decente. E in quel momento ebbi ancora pi voglia
di una sigaretta.
A bordo, Glenn mi raccont una storia sul direttore
ospite con cui aveva lavorato a Chicago, un tipo che
aveva novant'anni e per il quale tenevano un defibrillatore
pronto dietro le quinte, per ogni evenienza. Ogni
volta che aveva colpito la grancassa, era morto dalla
paura di vederlo crollare a terra. Cio, cazzo, davvero
terrificante disse.
Gli lanciai un'occhiataccia.
Be', il ragazzo l'avr gi sentita questa parola, vero,
Joey? Quanti anni hai? Sette? Otto?
Sette rispose Ian. Guardai nello specchietto. Mai
visto un bambino con una tale espressione impenetrabile.
Ma non mi dire. Ormai sei grande. A me, a sette
anni, piacevano i cheeseburger. E a te?
Gnam!
Comunque, insomma, sto picchiando sulla grancassa,
alzo gli occhi e vedo che il tipo  madido di sudore,
cos do un'occhiata al timpanista e lui si mette a dirmi
qualcosa muovendo solo le labbra.
Smisi di ascoltare Glenn. Meglio Ian che cantava.
L'aveva smessa con l'inno australiano ed era passato a
Hava Nagila, che probabilmente aveva davvero imparato
a scuola. Di quel passo, era probabile che la testimonianza
di Glenn potesse finire per confondere qualsiasi
giuria. Vostro Onore, era un ragazzino ebreo, non
aveva pi di sette anni, lo giuro. Suo zio era del Venezuela.
Ci fermammo a fare benzina nei pressi del confine
con l'Ohio e, anche se c'era un telefono pubblico, era
piazzato proprio sul davanti in bella vista. Non potevo
certo usarlo all'insaputa di Ian. Invece, in un accesso di
immaturit, decisi di comprare un pacchetto di Camel,
tanto per averle a portata di mano. Fu una bella sensazione
ficcarle nella tasca della borsetta assieme a un
nuovo accendino di plastica verde, accanto al passaporto,
come una sorta di piccolo salvagente alla nicotina.
Ian era andato in bagno, e Glenn stava riempiendo
tre bicchieri di granita.
Il tempo di tornare alla macchina, e Ian aveva gi
quasi finito tutta la sua. Ci saltellava davanti. Mi piace,
il tuo amichetto disse Glenn.
Uno spasso, non trovi?
Gi. Insomma, spero che a Cleveland riusciremo a
trovare un po' di tempo per noi due. Sei mai stata al museo d'arte?
Avevo passato gran parte del viaggio a pensare con
ansia a come liberarmi di Glenn prima di arrivare a
Cleveland. Fossimo stati in un film, avrei dovuto ucciderlo.
E questo avrebbe portato inevitabilmente a una
serie di altri tre omicidi causati da un'escalation di disperazione,
e alla fine sarei stata tradita da qualche stupido
dettaglio, come per esempio le luci che avevo lasciato
accese in biblioteca. Ma ancora non ero riuscita
a inventarmi un vero piano. Mollarlo sembrava la scelta
pi saggia, e ancora meglio sarebbe stato spingere
lui a lasciarmi, ad andarsene di sua volont. Fossi stata
io a piantarlo, l'avrei fatto diventare sospettoso o vendicativo.
Be', i musei d'arte non sono proprio la mia passione
mentii. Sarei finita all'inferno, per una cosa del genere.
Questa, tra le altre. Proprio non ne vedo il motivo.
Qualcos'altro, allora.
Mi fermai nel bel mezzo del parcheggio. Ascolta, 
un po' che te lo voglio dire. La tua prima esecuzione.
Quella cui ho assistito io. Che  stata grande.
S.
Okay. E buffo... Ma hai presente le pubblicit di Mr. Clean? Quella che trasmettono da sempre?
Cosa?
Okay, quella che fa Mister Clean, Mister Clean, da
da da da, da da da da... Hai capito di cosa sto parlando,
vero?
No. Scoppi a ridere e scosse il capo, come se la
mia fosse un'uscita simpatica e non certo un'accusa di
plagio.
S,  lo stesso motivo della tua canzone. Del tuo
brano, volevo dire. La stessa melodia.
Okay
No, non hai capito.
Ho capito. Lo stesso motivo. Stava cercando di
baciarmi.
No, ascolta. Da da da da, da da da da... Non lo riconosci?
Lui si mise a fissare il nulla, come se stesse cercando
di ricordare qualcosa. Merda disse.
Avevo dato le chiavi a Ian, che quindi ci stava gi
aspettando sul sedile posteriore; aveva in mano la scatola
da scarpe e la scuoteva. Quando salimmo in macchina,
la mise gi.
Allora, Tizio disse mentre ci immettevamo di nuovo
sulla superstrada. Ci parli del suo nuovo film, Tizio.
Ficc tra i due sedili anteriori un microfono invisibile.
Gira voce che sia innamorato di Julia Roberts.
Glenn non ne fu divertito. Sembrava ancora perduto
nei suoi pensieri, indietro nel tempo fino agli spot pubblicitari
della sua giovinezza, intento a rimuginare sul
suo brano. Allung il collo, sfregandosi poi il mento.
Non si era rasato, e la barba che gli stava spuntando era
grigia e biancastra, come i capelli che aveva proprio sopra
le tempie e la fronte.
Signorina Hull, com' che ha conosciuto Tizio, e
perch lui non dice mai niente?
Glenn si riscosse di scatto dallo stato di trance e mi
guard. Ti ha appena chiamato signorina Hull? disse.
Sua madre insiste molto sul rispetto per gli adulti
dissi io, prima che Ian potesse inventarsi qualcosa.
Glenn scoppi a ridere e torn a guardare Ian. Vedo
comment. Molto rispettoso, amico.
Rispetto solo le signore specific Ian. Qui si chiuse
il discorso e, anche quando ci fermammo per pranzo in
un fast food appena fuori Cleveland, Glenn apr bocca
solo per ordinare un hamburger di tacchino e patatine
fritte arricciate.
Ian ingoll un milkshake al cioccolato con un tale
gusto da lasciar intendere che di solito non gli era permesso.
Quindi, signor Tizio, lei sapeva che il padre
della signorina Hull aveva una fabbrica di cioccolato?
Glenn non parve neanche accorgersi che Ian gli aveva
rivolto la parola. Ma non era una storia vera, giusto?
Non aveva senso. Secondo me, stava scherzando.
Mi sa che forse hai ragione. Me l'ero tolto dalla
mente ma, in effetti, parte dello stordimento e della confusione
che provavo quel giorno derivava per forza da
quella consapevolezza, dall'idea che il tappeto della mia
storia familiare mi fosse stato appena sfilato da sotto i piedi.
Ma  russo sul serio, no? Perch aveva proprio un bell'accento.
Nelle mie condizioni attuali, prima di rispondere
con sicurezza mi ci volle un secondo per accertarmi di
ricordare molte circostanze in cui l'avevo sentito rivolgersi
in ottimo russo ad altri russi veri e propri.
Non appena arriv il cibo e Ian ebbe attaccato il suo
sandwich bacon, lattuga e pomodoro, mi scusai e andai
in bagno. Come avevo sperato, nell'atrio posteriore c'era
un telefono pubblico. C'infilai una manciata di monetine,
presi dalla borsa il libretto degli assegni e digitai il
numero. Sapevo che era un grosso rischio chiamare dal
luogo in cui ci eravamo fermati, ma dopo il pasto
avremmo percorso ancora qualche miglio e per le otto
del mattino non sarebbero certo stati in grado di setacciare
l'intera area. Non importava chi avrebbe risposto,
se il signore o la signora Drake, o persino la polizia:
avrei detto le stesse cose su cui mi ero esercitata.
Quel pomeriggio, in macchina, avevo pensato di avvertire
i genitori di Ian che il figlio si trovava al Cleveland
Museum of Art, per poi lasciarlo sulla scalinata e
filarmela all'aeroporto con Glenn, dove avrei preso il
primo volo per Porto Rico o il luogo pi distante che
potevamo raggiungere senza il suo passaporto. Avrei
detto a Glenn che stavo agendo d'impulso. E poi sarei
scappata ancora pi lontano, oppure me ne sarei rimasta
l in attesa di farmi arrestare. Ma, in tutta onest,
non era uno scenario attendibile. Non ero pronta ad
affrontare il carcere, n a lasciarmi alle spalle il mio paese,
e non volevo neppure immischiare Glenn in questa storia.
E se mi fossi limitata a riportare indietro Ian, senza
che lui fosse pronto, senza aspettare che trovasse chiss
quale energia magica per affrontare i prossimi otto anni
della sua vita, a cosa era servito tutto questo? Per quanto
fosse stato casuale, di sicuro doveva avere un senso.
Cos mi ero orientata su due frasi di rassicurazione
ben studiate. Ero addirittura pronta a sentirmi rispondere
al telefono dal pastore Bob in persona. Quella a
cui invece non ero preparata era la voce di Ian, che rispose
dopo quattro squilli, inconfondibile e nasale.
Pronto? Fui quasi per buttare gi la cornetta, ma riuscii
a resistere. Pronto, casa Drake. Per favore, lasciate
un messaggio. Solo allora riagganciai, ma con delicatezza,
con il braccio che mi tremava tutto quanto, fino
alla spalla. Avevo dei validi motivi per riagganciare il
pi importante dei quali era che non volevo che la mia
voce fosse poi ascoltata e riascoltata, analizzata e infine
trasmessa nei notiziari ma, soprattutto, ero convinta
che lasciare un messaggio allo stesso Ian (era quella la
sensazione) sarebbe stato un tradimento peggiore che
non dire in tutta fretta al signor Drake: Ho visto suo
figlio.  in buone mani, e torner presto a casa. Ed era
un tradimento al quale non ero preparata.
Tornando al tavolo, provai un'irrazionale collera nei
confronti dei Drake per non essere stati in casa. Erano
andati fuori a cena? Probabilmente erano a un incontro
di preghiera. A una veglia al lume di candela. Eppure.
E se fosse stato proprio Ian a chiamare, e loro
avessero perso l'occasione? O magari selezionavano le
telefonate, stufi di gente che offriva solidariet o i soliti
sformati. Ma mi faceva bene, un motivo per avercela
con loro. (Un altro, in aggiunta alla faccenda del pastore
Bob.) Stavo cercando tutte le giustificazioni possibili.
Ian aveva conficcato tutti e quattro gli stuzzicadenti
decorati in un quarto del suo sandwich, e stava raccontando
a Glenn della sua Sinfonia Definitiva. Glenn
sembrava sofferente. E poi la cosa ancora pi figa sarebbe
affittare questa enorme sala, oppure uno stadio o
qualcosa del genere, e disporre tutt'attorno cento pendole
che suonano il Big Ben tutte assieme. Solo che dovrebbe
essere gestito dal computer, giusto? Perch altrimenti
basterebbe una sola persona che sbaglia per
rovinare tutto quanto. Sarebbe illegale usare il motivo
del Big Ben? Lei pensa che mi farebbero causa?
Invece di rispondere, Glenn fece segno alla cameriera
e ordin un martini.
Io feci un coraggioso tentativo di cambiare argomento.
C'era una ragazza, nell'orchestra del mio liceo, che
una volta si addorment nel bel mezzo di un concerto.
Suonava il flauto, e cadde addormentata con la testa sul
leggio. Certo, era fatta di droga, ma pensai che questo
rendesse la storia meno interessante. Ian pass il resto
della cena a fingere di essere narcolettico.
Nell'uscire, afferr due manciate di mentine rosse e
bianche dal bancone e se le ficc in tasca. Chiss se ci
avrebbero sfamato in caso di emergenza.
Glenn era convinto che avremmo lasciato Ian a casa
della nonna, quella sera, ma gli spiegai che il ragazzo
sarebbe rimasto con noi in albergo perch lei non era
disponibile fino al mattino. Alla reception chiesi tre camere
separate, e Glenn non disse niente. Supponendo
che fossi riuscita a rompere con lui quella sera stessa,
avrebbe avuto bisogno di un posto per dormire lontano
da me. Andai nella mia stanza a lavarmi i denti e
pianificare l'attacco, ma prima ancora che riuscissi a
sputare il dentifricio, Glenn mi stava gi bussando alla porta.
Che c'? chiesi.
Lui mi pass accanto e si sedette sul bordo del copriletto
decorato con fiori di pesco. Lucy, ma che diavolo
succede? domand.
Girai la sedia della scrivania per avere una visuale
completa della stanza e mi misi a sedere. Sua madre
sta molto male risposi. Che intendi dire?
Lui scosse il capo, come se stesse tentando di farsi
uscire l'acqua dalle orecchie. Ero seduto in camera
mia a riflettere e, pi ci penso, pi mi sembra strano.
Tanto per cominciare, te ne vieni a Chicago senza neanche
un cambio di vestiti? E il ragazzo va a stare dalla
nonna, va bene, ma non ha altro che uno zaino.
Ci rimane solo una settimana o due.
Neanche un libro di scuola? E perch non telefona
alla madre?
Mi alzai. Ma l'hai preso per un romanzo poliziesco?
Mica  una storia cos avvincente. E sono certa che la
chiamer dalla sua stanza.
Poi, a cena, riprese, come un pubblico ministero
che ha un testimone alle corde tu te ne esci con questa
ragazza del mio liceo. Mi pareva di averti sentito
dire che la madre del ragazzo  andata al Latin. Quindi
dovresti dire il nostro liceo oppure soltanto il Latin.
Stai cercando di eseguire un arresto da privato cittadino?
Ti stai rendendo ridicolo.
Lui si sdrai sul letto come se fosse suo e si mise a
guardare il soffitto. Insomma,  tuo figlio o qualcosa
di simile?
Mi misi quasi a gridare, ma pi di sollievo che di rabbia.
Stavo quasi ridendo. Tu credi che sia mio figlio?
Avrebbe un senso. Magari vive con i tuoi genitori,
sei andata a prenderlo, lo stai portando a vedere suo
padre, che ne so.
Ora ridevo sul serio. E cos forte da aver voglia di
gettarmi sul letto, ma non accanto a Glenn, quindi tornai
a sedermi sulla sedia. Credi che i miei genitori sessantenni
stiano crescendo mio figlio mentre io vivo ad
Hannibal, tra tutti i posti del mondo? E poi che ho
iniziato a frequentarti e ti ho tenuto all'oscuro della faccenda.
E lui mi chiama signorina Hull.
Glen si iss sui gomiti. Aveva la faccia contorta in
un'espressione da ragazzino arrabbiato. Cristo, era geloso.
Allora come diavolo stanno le cose?
Non sei in un film, Glenn. Un thriller dissi. Sua
madre sta molto male, ma la tragedia  tutta qui. Guarda,
se sei davvero cos agitato, forse  meglio che ci
prendiamo una pausa. Magari dovresti lasciarci fare le
nostre cose. Domani puoi andarci da solo, al museo,
mentre io accompagno Ian.
S rispose. S, forse  meglio. Cio, vengo con te
fino a Cleveland e poi mi prender un po' di tempo per
chiarirmi le idee. Dovevo ancora pensare a come mollarlo
una volta per tutte, l'indomani, ma questa era una
buona partenza. Glenn si alz e usc dalla mia camera
scuotendo il capo e senza dire buonanotte. Non ero
preoccupata che l'indomani potesse mettere Ian sotto
torchio, perch sapevo che sarebbe rimasto in silenzio
a tenere il muso, pi bambino di dieci anni lui di
quello vero.
Tentai di aprire la finestra senza riuscirci. Comunque
era una camera per fumatori, e accesi la prima sigaretta
del pacchetto sedendomi sulla sedia, lontana il pi possibile
dal copriletto infiammabile. Avevo scordato come
il fumo possa quasi bruciarti la gola, che stai davvero
aspirando qualcosa di molto caldo. La stanza divenne
limpida, morbida e vibrante, e le dita delle mani e dei
piedi iniziarono a ronzarmi. Accesi la TV e trovai, tra tutte
le cose, la versione cinematografica del Fuggitivo. Ne
guardai il secondo tempo immaginandomi cosa sarebbe
successo se Ian e io avessimo deciso di non portare
Glenn con noi, se fossimo scappati per tutta Chicago,
oltre il fiume tinto di verde, nascondendoci tra i grattacieli.
Mi addormentai, per poi sognare la stessa cosa.
...
.
...
CAPITOLO 21.
...
.
...
Scegli come fare fiasco.
...
.
...
Sei sola in un albergo sconosciuto. Nella stanza accanto
c' Ian, un bambino che hai rapito senza volerlo. In fondo
al corridoio c' Glenn, che sta iniziando a nutrire dei
sospetti. Sotto il tuo letto c' una scatola da scarpe piena
di Dio solo sa cosa. Ti aspettano a Pittsburgh. Se scegli di
fuggire nella notte, va' alla numero 1. Se scegli di non
muoverti di l, va' alla numero 2.
1. Scappi a piedi, lasciando la tua macchina in modo
che Glenn possa accompagnare Ian dalle autorit. Dopo
aver fatto l'autostop fino all'aeroporto di Cleveland, affronti
l'addetto alla biglietteria con in mano i contanti di
tuo padre. Se decidi di volare in Alaska, va' alla numero
3. Se scegli St. Louis, Missouri, va' alla numero 4.
2. Sei svegliata al mattino da Glenn che ti batte alla
porta, accompagnato da due detective della polizia e
da un reporter della stazione televisiva del posto, affiliata
alla NBC. Sei in trappola. Se scegli di sedurre il
reporter della NBC e scappare con lui in Alaska, va' alla
numero 3. Se decidi di lasciarti ammanettare, va' alla numero 5.
3. In marzo, l'Alaska si rivela un posto parecchio freddo.
Ti torna in mente tuo nonno, che scompare nelle lande
siberiane. Di colpo, ti accorgi di un uomo che barcolla
verso di te nella tundra.  tuo nonno, che ti apostrofa ad
alta voce in russo. Se scegli di abbracciarlo, va' alla numero
6. Se vieni colta dal panico e sali su un aereo per tornare
nel Missouri, va' alla numero 4.
4. L'aeroporto di St. Louis  pieno di poliziotti, e la tua
foto  su tutte le pareti. In tua assenza, Ian  stato ricongiunto
alla sua famiglia e viene intervistato al Today
Show. Un uomo in livrea regge un cartello con su scritto
hull. Se vai con lui, salta alla numero 7. Se alzi le mani
e ti arrendi, va' alla numero 5.
5. Riesci a ottenere una pena ridotta perch hai consegnato
alle autorit tuo padre e la sua scatola da scarpe
piena di plutonio. I tuoi anni di prigione non sono certo
piacevoli, ma riesci a leggere un sacco e non hai tra i piedi
Loraine che ti chiede perch la tua camicia  spiegazzata.
Potrebbe andarti peggio. Fine.
6. Tuo nonno  morto, e pure tu. Sei nell'aldil, che somiglia
in tutto e per tutto a un vasto campo pieno di neve.
Per fortuna, indossi il tuo gonfio giaccone arancione. Pine.
7. Il tuo chauffeur ti porta via in tutta fretta. Quando si toglie il berretto, ti rendi conto che  il pi bell'uomo dell'universo. Ti invita nella sua casa di villeggiatura in Alaska. Se accetti, va' alla numero 3. Se gli ordini di portarti a casa di Ian, va' alla numero 8.
8. Ian non  contento di vederti, come invece speravi. Tonno il porcellino d'india sguaina le zanne, e Larry Drake ti ha gi al centro del mirino del suo fucile. Dopo che ti hanno arrestato, Janet Drake fa sfoggio al mondo intero della sua piet cristiana convincendo il giudice a infliggerti, al posto del carcere, cinque anni di terapia di recupero con il pastore Bob. I cinque anni iniziano domani. Fine.
9. Le tue grandi fatiche ti hanno finalmente ripagato.
Il tesoro che hai raccolto in Florida vale milioni, e il rumore che viene dalla strada si rivela essere quello della sfilata in tuo onore. L'adozione di Ian da parte di Tim e Lenny  adesso ufficiale, e la Biblioteca Hull sar presto ultimata. Congratulazioni!
...
.
...
CAPITOLO 22.
...
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...
Potrei non avere la lingua.
...
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...
L'indomani mattina ci infilammo in macchina con
ciambelle, caff e succo d'arancia, il tutto preso dal tavolo
nella hall. Indossavo la mia nuova camicia rossa,
che mi faceva l'effetto di un bozzolo morbido e pulito.
Glenn si mise a guardare dal finestrino, e Ian sembrava
dormire sul sedile posteriore. Ma, dopo qualche miglio
di superstrada, disse: Non vedo l'ora che Tizio se ne
vada, almeno posso sedermi davanti.
No che non puoi risposi, anche se prima gliel'avevo
lasciato fare. Speravo che non tirasse fuori l'argomento proprio adesso.
Sei troppo basso spieg Glenn. Guarda cosa potrebbe
capitare. Si stacc dal corpo la cintura di sicurezza,
tirandola verso l'alto, e mim l'atto di caderle
addosso con il collo, proprio come in uno scontro. Poi
emise un verso strozzato e tir fuori la lingua.
Mia mamma me lo permette, disse Ian se mi metto
la cintura dietro la testa. Inoltre, per quanto riguarda
la statura, rientro nei percentili alti. Guardi, questa 
dell'estate scorsa ed ero gi 1 metro e 37.
Mi chiesi che diamine stesse passando a Glenn che
poteva risalire all'estate precedente, quando mi torn
in mente la tessera della piscina, quella con il suo nome
e, in cima, la scritta Piscina Pubblica di Hannibal, pi
una foto virata all'arancione di Ian con i capelli bagnati
e gli occhiali appannati, le spalle ancora imperlate di
gocce d'acqua. Lo stava tenendo tra i sedili e attendeva
che Glenn lo prendesse.
Sterzai bruscamente sulla destra, invadendo met
corsia. Non l'avevo fatto di proposito, era successo solo
perch avevo tentato di gettare la mano all'indietro per
impedire a Glenn di prendere il pass senza mollare il
volante. Non tamponammo nessuno, ma evitammo per
un pelo una jeep che ci seguiva a pochi metri di distanza
nella corsia di destra e, quando riuscimmo a raddrizzarci,
eravamo tutti in piena iperventilazione e Ian si
era messo a strillare. Inferociti colpi di clacson ci scortarono
per i cinque secondi successivi, come se gli altri
conducenti stessero erigendo muraglie di suono per controllarci e tenerci in riga.
Ma che cazzo  stato? disse Glenn.
Per cortesia, non imprecare davanti a Joey dissi.
Glenn afferr una salvietta di carta e si mise a sfregare
il caff che gli era colato sulla camicia bianca. Quando
guardai nello specchietto, Ian stava chiudendo la
cerniera dello zaino. Poi fece una smorfia per lasciarmi
capire che si era accorto di cosa aveva combinato e aveva messo via la tessera.
Dopo di che, alzai il volume dell'autoradio quel tanto
che poteva essere accettabile a quell'ora del mattino.
Mi ero gi stufata di tutte le canzoni che i DJ mandavano
in heavy rotation. Quando avr novant'anni, se
qualcuno mi chieder i motivi di successo di quello
specifico marzo, sar ancora in grado di snocciolarli uno dopo l'altro.
Ci fermammo davanti al museo verso le 11,30, e
Glenn strapp via il suo borsone dal bagagliaio come
se gliel'avessi rubato. Ero scesa per aiutarlo, mentre Ian
era rimasto in macchina con un volumetto di enigmistica
a inchiostro invisibile.
Ancora non sapevo bene come liberarmi di Glenn.
La gola mi bruciava per via delle sigarette della sera
prima. Guarda, dissi non sono sicura di quanto ci vorr.
Va bene.
Insomma, metti che debba restare laggi con loro.
E poi, in tutta onest, se torno a Chicago  per aiutare
la mia amica. Potrebbe aver bisogno di una donazione
di midollo osseo, e stavo pensando di vedere se sono
compatibile. Glenn non mi aveva mai chiesto quale
fosse la malattia di Janna Glass, e Ian non gli aveva fornito
la versione del film-della-settimana.
Lui sospir, guardando un punto al di sopra della
mia spalla. Non complichiamo le cose. Qui ho degli
amici che possono ospitarmi. In questo momento sono
piuttosto confuso. Che ne dici se rimandiamo il weekend
romantico a quando non dovrai fare la babysitter?
Direi che va bene. Mi chiami tu? Non avrei potuto
architettarla meglio: per il momento Glenn si teneva
lontano dal Missouri, e non mi odiava ancora del tutto.
Okay. Si iss sulla spalla la cinghia del borsone e
mi baci sulla guancia. Tieniti lontana dai guai. E non
fare follie al volante. Poi scomparve tra le porte del museo.
Quando salii di nuovo in macchina, Ian chiese: Posso
tornare a sedermi davanti? Sul serio, sono alto abbastanza
e la stanchezza mi imped di rispondergli di no.
In realt ero sollevata al pensiero di non saperlo vicino
alla scatola da scarpe di mio padre. Quel mattino ero
tornata a ficcarla sotto il sedile del conducente, dopo
averla nascosta sotto il letto durante la notte. Eppure
Ian se n'era servito per tutto il viaggio come scrivania
portatile per il suo libro a inchiostro invisibile, e adesso
era piazzata proprio al centro del sedile posteriore.
Forse l in mezzo sembrava meno sospetta. Non ero
tanto preoccupata per la sicurezza del suo contenuto,
quanto terrorizzata che qualcuno vedesse quel triste e
vecchio beagle, intuisse cosa c'era all'interno e mi
schiaffasse ai polsi un paio di manette: non per il crimine
che avevo realmente compiuto, ma per quelli che
aveva commesso mio padre.
Un'ora pi tardi, e di un'ora pi vicini a Pittsburgh,
Ian stava componendo a voce alta una canzone dal titolo Stati che puoi pronunciare senza chiudere la bocca.
Oh, Iowa, Ohio, Oahu, Hawaii! cantava. Ooh,
yeah! Uh-huh! Hi! Woah, Hawaii, wow!
Poi tolse i piedi dal cruscotto e mi guard. Crede
che potrei usare le R? La bocca non si chiude proprio
tutta, la lingua non tocca proprio niente. Soprattutto se uno ha l'accento inglese.
Come no risposi. Certo.
Where are you, Ohio? cant con accento britannico.
Oh, bere! Oh, Iowa, Ohio, Oahu, Hawaii!
Tolsi una mano dal volante per batterla sui jeans come un applauso.
Fantastico! disse lui. Potrei non avere la lingua e
andrebbe bene lo stesso! Mi fece venire in mente
quello che aveva detto di lui Sophie Bennett, che era
quel tipo di ragazzino che sarebbe venuto fuori bene,
indipendentemente da tutto. Ma non riuscivo a crederci
davvero, altrimenti che cosa stavo facendo?
Adesso che Glenn non era pi in macchina, adesso
che la monotonia del viaggio mi aveva placato l'adrenalina
al punto da permettermi quasi di riflettere in maniera
lineare, pensai che dovevo tentare di parlare seriamente
con Ian. Volevo dirgli qualcosa di utile e
profondo, che potesse ricordarsi dopo che fossi finita in
gattabuia. Se correvo il rischio di farlo arrabbiare cos
tanto da spingerlo a denunciarmi, be', non m'importava.
Sempre meglio che tutto questo non servisse a nulla.
Per qualche sciocca, incomprensibile ragione, esordii:
Sai, i primi veri bibliotecari sono stati i monaci e le
suore. Copiavano i libri a mano, e li tenevano al sicuro nei monasteri.
Ah. Iss di nuovo il piede sul cruscotto. La cosa
bella dei bambini di dieci anni  che non rifiutano le
affermazioni prive di logica. Per questo le biblioteche
sono cos silenziose? Perch i monaci non potevano parlare?
Pu darsi. Non ci avevo mai pensato.
Perch i monaci stanno in silenzio?
Per motivi religiosi. Non lo so esattamente.
Ma la Bibbia non dice mai di non parlare. Questo
lo so per certo.
Credo che in parte a loro andasse bene cos. A loro
piaceva vivere tra le montagne, in un luogo silenzioso.
Stavo usando una cautela ridicola, nel tentativo di forzare
il coperchio di quel vaso di Pandora, senza spaccarlo
sul marciapiede. Insomma, nessuno di loro si 
mai sposato. Avevano scelto di vivere con altri monaci.
O altre suore. La gente fa queste cose da moltissimo
tempo, decide di non sposarsi e di vivere con i propri
amici. Prima, per fare una cosa del genere, dovevi essere
un monaco o una suora, ma  una vita parecchio
dura. Adesso un sacco di persone lo fanno solo per essere
felici.
Lui fece scorrere il sedile pi indietro possibile. Se
qualcuno andava in quella biblioteca, doveva restare
anche lui in silenzio?
Non credo che ci andasse davvero qualcuno. I monaci
si limitavano a conservare i libri. Certe volte li incatenavano
agli scaffali per non farli rubare.
E perch erano preziosi?
Esatto. Avevano tutti quei bei caratteri miniati, e
per copiarne soltanto uno ci volevano mesi.
Se io copiassi un libro, ci metterei sempre dentro
qualche parola mia, o un messaggio segreto. Che parla
di un segreto davvero grosso. Secondo lei, loro l'hanno mai fatto?
Pu darsi. Come no. Che razza di segreto?
Su un tesoro. Penso che mi piacerebbe essere un monaco.
Secondo me parleresti troppo.
Tentai di escogitare un nuovo approccio, ma dopo qualche minuto Ian stava gi dormendo sul sedile reclinato.
...
.
...
CAPITOLO 23.
...
.
...
Una luce, due luci, luce rossa, luce blu.
...
.
...
Continuai a guidare facendo un elenco mentale di tutti
coloro che potevano collegarmi alla scomparsa di Ian.
Se le autorit avessero ricevuto anche la minima allusione
sul mio conto, una semplice telefonata anonima,
ormai per procurarsi dei testimoni avrebbero avuto solo l'imbarazzo della scelta. Pap sarebbe riuscito a coprirmi,
ma mia madre avrebbe combinato un disastro,
e va' a sapere com'era capace di comportarsi Glenn.
Loraine, ovviamente, avrebbe riconosciuto il nome di
Ian sui manifesti o sui giornali, ma non era in grado di
sapere quanto tempo il ragazzo aveva passato con me.
Tim, il mio padrone di casa, si sarebbe accorto della
mia scomparsa, ma di Ian non poteva sapere niente. Mi
resi conto che dovevo chiamarlo, Tim, e dirgli che ero
fuori citt. Anche Sophie Bennett, la maestra della
Hannibal Day, mi preoccupava. Sapeva che ero in pensiero
per Ian. Ma conosceva abbastanza bene i suoi genitori
da presumere che l'avessero messo sottochiave
da qualche parte. E magari stava morendo dalla voglia
di parlarne proprio con me, e chiedeva ai miei colleghi
quando sarei tornata al lavoro. Se avesse iniziato a parlare
con Rocky, e lui le avesse risposto che ero svanita
nel nulla, sarebbe stata la situazione peggiore. Ma nessuno
parla mai con Rocky.
Rocky poteva immaginarsi tutto quanto senza problemi.
E probabilmente l'aveva gi fatto. Eppure, chiss
perch, questo non mi preoccupava. Come mai? Lo
stomaco ebbe un sobbalzo. Perch  innamorato di te sugger.
A una stazione di servizio, mentre Ian era in bagno,
mi piazzai nel corridoio degli snack e composi sul cellulare
l'interno del seminterrato della biblioteca, sicura
che avrebbe risposto Sarah-Ann. Infatti.
Solo per farmi viva dissi.
Oh! Era come vederla, seduta al mio posto e circondata
da libri che non aveva la minima idea di come
rimettere a posto, intenta a leggere una rivista presa al
piano superiore. Sei tornata?
No, non ancora. Credo che ci vorr ancora qualche
giorno. La mia amica sta molto male, e le sto dando una
mano con i figli. Va peggio del previsto.
Oh, mio Dio. Be', sono certa che sei un dono del cielo!
Riesci a cavartela ancora per un po'?
S. Be', abbiamo dovuto risistemare il computer,
perch ci sono entrate delle cose alla rovescia. Ma adesso
funziona, ed  davvero fantastico!
Non avevo la minima voglia di pensare al significato
di quelle frasi.  l'Ora del Nuovo Capitolo  alle 16,30
di venerd le ricordai.
Oh, cielo. Davvero?
Proprio cos. E il titolo del libro  Gli Sgraffignoli,
di Mary Norton. Quello che parla di gente minuscola
che ruba le cose. Dovrebbe essere nel cassetto in alto a sinistra.
Ci sono soltanto le cucitrici!
Quello  il cassetto di destra. Guarda a sinistra.
Oh, bene! Da dove comincio?
Da dove c' il segnalibro.
Lucy, guarda che dovresti parlare con Rocky. Ha
cercato di rintracciarti. Ti ha trovato? C'era qualcosa di
molto importante. Vuoi che ti passi il piano di sopra?
No, lo chiamo io. Digli che lo chiamo presto.
Chiusi la comunicazione e acquistai una confezione di
biscotti Oreo e una di assorbenti.
Istruzioni per fare jogging come un bambino di dieci anni:
1. Mulinare le braccia a tutta forza, come un pugile
che si allena contro la sua ombra.
2. Alzare le ginocchia il pi possibile. Ricordate: spostarsi
in avanti non  l'obiettivo principale.
3. A ogni passo, urlare: Avanti!.
Tornati alla macchina, dissi a Ian che ci saremmo dovuti
fermare a Pittsburgh, ma che da l in poi la strada
avrebbe dovuto sceglierla lui. Stavamo usando il mio
coltellino svizzero per spalmare burro d'arachidi sui
cracker che Ian aveva nello zaino. Guardammo il flusso
di viaggiatori che entravano nella stazione della Shell
massaggiandosi il posteriore.
Sono stanco di decidere.
Okay, ma il viaggio  tuo. Se non mi dici dove andare,
ti riporto a casa. Fu quasi come se stessi pronunciando
queste parole per motivi di carattere legale, come
se questa linea di difesa potesse reggere in tribunale.
Vostro Onore, non l'ho mai portato in luoghi che non
mi avesse indicato lui! Esclusa una piccola consegna
mafiosa a Pittsburgh!
Ian stava sfogliando con rabbia il volume delle carte
stradali, proprio come mesi prima aveva fatto con Blue-
berries for Sal. Perch fa sembrare sempre tutto come
se fosse colpa mia?
Non mi pare proprio. Cosa vuoi dire, di preciso?
Tutte le cose brutte le fa fare a me, decidere dove
andare. Lei non ne ha mai fatte di cose brutte, sono toccate tutte a me.
Mmm.
Solo che la persona peggiore  lei. E lei la rapitrice di bambini. Ma si sforzava di non ridere.
E tu sei il rapitore di bibliotecarie risposi. E adesso devi prendere una decisione, o ci penso io. E la mia scelta cadr su Hannibal, Missouri.
Ian chiuse il volume e lo riapr a caso. Vermont.
Era circa a met, sulla stessa pagina del New Hampshire.
 da qui che venivano i Green Mountain Boys.
.
NOTA: I Green Mountains Boys erano una milizia irregolare della seconda met del Settecento destinata alla difesa dell'indipendenza dei territori nordamericani: l'attuale Vermont. FINE NOTA.
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So un mucchio di cose, su di loro. Un tempo era uno stato
indipendente. Solo quello e il Texas lo sono stati. Ah,
pure le Hawaii. Temetti che si sarebbe lanciato ancora
una volta nella sua canzone, ma il suo umore pareva
essersi fatto di nuovo serio. Il Vermont era molto pi
lontano di quanto avrei voluto spingermi, ma sembrava
una valida conclusione di quel folle viaggio. Almeno
met tragitto l'avremmo fatto per inerzia.
Okay dissi. Allaccia la cintura.
Tra l'altro,  proprio dove abita mia nonna.
Alcune tra le miriadi di domande che bisogna affrontare
attraversando il paese con un bambino di dieci
anni e una scatola dal contenuto criminoso: le leggi sui
reati gravi sono diverse a seconda dello stato in cui ti
arrestano, o  tutto di competenza federale e quindi
non cambia nulla? Lo stress prolungato e la vita da fuggitivo
sono forse pi nocivi per la psiche del bambino
dell'essere allevato da una madre dispotica, anoressica
ed evangelica? Se tu fossi un ciclope, di che
colore vorresti il tuo occhio? Se con un intervento chirurgico
ti togliessero tutte le unghie delle mani, sarebbero
poi in grado di ricrescere?  possibile che i numeri
di serie delle banconote del tuo padre mafioso siano
segnati dalla polizia, che sta gi ricostruendo il tuo tragitto
dalla stazione di servizio alla catena di fast food,
nella speranza di arrestare un certo Dmitri il Guanto?
Cosa si ottiene a incrociare una polpetta di carne con un elefante?
E poi, al crepuscolo, a venti miglia da Pittsburgh:
luci rosse, luci blu, quella sirena incredibilmente gentile.
Accostammo. Eravamo su una strada secondaria, per goderci il paesaggio.
Spara, spara, spara, spara, spara bisbigli Ian pi
e pi volte, mentre guardavamo nello specchietto la
donna poliziotto che parlava alla radio. Per fortuna Ian
era tornato sul sedile posteriore; era andato dietro a
met pomeriggio, per stiracchiarsi un po'. Io non avevo
ancora imprecato in sua presenza, o quantomeno lui
non aveva sentito, e non lo feci neanche in quel momento.
Dopo un bel po' di tempo, l'agente si accost al
mio finestrino con quell'andatura solenne, a gambe larghe,
tipica delle donne poliziotto. Di solito, a quel punto,
ammetto con precisione le mie colpe il pi delle
volte, non essermi fermata completamente a un segnale
di stop e la mia onest mi ha ripagato con una decina
di ammonizioni scritte e nessuna multa. Ma in quel caso
non avevo alcuna intenzione di essere onesta.
S? domandai.
La donna aveva corti capelli ricci e masticava gomma al sapore di menta. Avrei voluto scambiare la mia vita con la sua.
Sa che non le funziona la spia sinistra dei freni?
No dissi, con il tono che avrei usato se mi avesse offerto una collana di diamanti. No, non me ne sono accorta.
Mamma, chi  questa signora che fa tanta paura?
chiese Ian dal sedile posteriore. Tentai di lanciargli un'occhiataccia nello specchietto. Mi fa paura, mamma.
Mi dispiace tanto risposi. Grazie per avercelo detto. Possono ripararla in un'autofficina, giusto? Insomma, veniamo da un altro stato, come vede, siamo in viaggio e la faremo riparare subito. Domattina.
Masticando la gomma, la donna poliziotto lanci un'occhiata all'interno della macchina. Avevamo un'aria assai poco sospetta, per aver violato tutte quelle leggi.
Devo farle un'ammonizione scritta disse. Benvenuta in Pennsylvania.
Andiamo a vedere la Campana della Libert! grid Ian. Ma la donna era gi tornata all'autopattuglia per compilare il modulo.
Avevo appena tirato un sospiro di sollievo quando mi resi conto che adesso sui computer ci sarebbe stata una traccia della nostra presenza, quel giorno, in Pennsylvania.
Mi chiesi se, nei loro rapporti, gli agenti indicavano anche il numero e l'et delle persone a bordo di un veicolo, proprio come fanno con il modello e il colore delle auto. Fui di nuovo lieta di non aver preso la Mercedes di mio padre. Chiss cosa sarebbe saltato fuori dallo scanner della polizia.
La donna poliziotto mi porse l'ammonizione, e ci lasci ripartire. Nel frattempo, il cielo si era oscurato.
Non le ha neanche strillato contro disse Ian. Gli avvertimenti di mia mamma sono molto meglio. Da quando eravamo partiti, era la prima volta che Ian accennava ai suoi genitori.
Non era uno di quegli avvertimenti dissi, anche se forse in quel momento non mi sarebbe dispiaciuto sentirmi urlare in faccia.
...
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...
CAPITOLO 24.
...
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...
Piatto del giorno: Labaznikov.
...
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...
Erano passate le sette quando arrivammo nel sobborgo
dove abitavano Leo e Marta Labaznikov.
Labaznikov inton Ian dal sedile posteriore. La-
baz-ni-kov, La-baz-ni-kov. Un Labaznikov, per cortesia.
La citt era deprimente, un insieme di casette della
met del ventesimo secolo costruite in base a cinque
planimetrie differenti, come se non si vedesse che erano
tutte essenzialmente identiche anche se alternavano
la posizione della canna fumaria.
S, gradirei il piatto del giorno, il Labaznikov, con
aggiunta di senape. Gli ho sparato alla testa con un Labaznikov.
Trovai la casa e parcheggiai dietro le due BMW luccicanti.
Una nera e una rossa, sembravano piuttosto fuori
posto in quel piccolo vialetto. Conoscevo i Labaznikov
dai tempi delle festicciole in cui mi infagottavano in vestiti
da bambinetta, dove correvo sotto i tavoli con una
quindicina di miei coetanei che parlavano tutti un ottimo
russo. Io conoscevo solo una decina di parole, per lo
pi relative al cibo. La mia unica frase completa era: Ya
ne govoryu po russki, vale a dire: Non parlo russo.
Quando allungai la mano per prendere la scatola dal
sedile posteriore, vidi che Ian si stava sganciando la
cintura di sicurezza. Tu resta qui dissi. Ci vorr
mezzo minuto.
Devo fare pip! Apr la portiera. E ho sempre voluto
conoscere un Labaznikov in carne e ossa! Poich
mi funzionava solo met del cervello, feci confusione
con le mie bugie. O meglio, mi scordai della prima che
avevo detto ai miei genitori: che stavo tenendo d'occhio
Ian a Chicago, e poi sarei andata a est da sola per
incontrare ex compagni del college. Me ne ricordai appena
prima di suonare il campanello, e feci per dire a
Ian che se avesse aspettato in macchina mi sarei fermata
al primo bagno raggiungibile.
Ma apparve subito Marta Labaznikov, che spalancava
la porta ed eseguiva il gesto di benvenuto sporgersi
all'indietro e aprire le braccia comunemente associato
ai ritratti cinematografici delle vecchie italiane.
Pi vivevano negli Stati Uniti, pi gli amici russi di mio
padre assumevano fasulli atteggiamenti europei.
Lucy, eri cos piccola! grid lei. Fossi stata sovrappeso,
mi sarei offesa, ma la donna stava soltanto commentando
il miracolo che non avessi pi sette anni. E
questo  il povero bambino senza mamma! Ian sorrise,
e lei lo abbracci in quella che aveva tutta l'aria di
una stretta soffocante. Marta non era certo una donna
minuta. Chiss se mio padre si era limitato a raccontarle
la storia di Ian, e lei ne aveva dedotto che si trattasse
dello stesso bambino, o se avesse gi immaginato che
Ian sarebbe rimasto con me, e avesse quindi annunciato
a Marta l'arrivo di entrambi. A ogni modo, mi fu
subito chiaro che non sarebbe stato facile andarsene
alla svelta da quella casa, il che poteva pure andare bene
se non fosse stato per il denso odore di sostanze chimiche
che aleggiava l dentro: tipo quello della lettiera
per gatti, ma molto pi intenso. Di colpo mi sentii serrare la gola.
Poi, alle spalle della moglie, apparve Leo, con gli
stessi gesti da donna italiana. Mi stupii di come fosse
avvizzito, di come avesse la testa coperta da chiazze
marroncine. Ma guarda come sei diventato vecchio".''
avrei voluto esclamare, come una nonna russa.
Leo avanz rigido nell'atrio, puntando un dito dalle
nocche gonfie in direzione di Ian, che era stato finalmente
liberato dal seno di Marta. Ho una domanda
per te disse. Ian parve stupito e, per la prima volta da
quando eravamo scappati, seriamente spaventato. Cosa
c' in comune disse Leo tra i mobili e una frase?
Questa me la ricordo! dissi io, pi che altro per
tranquillizzare Ian. Per Leo, gli indovinelli erano il modo
principale di rapportarsi con i bambini. Quando
veniva alle feste di compleanno di mio padre, chiedeva
sempre: Non sto in piedi dritto, ma se mi rompi sono
fritto. Chi sono?. E io rispondevo: L'uovo!. Sembrava
sempre sorpreso che sapessi rispondere. Ian alz
gli occhi verso di me, allo stesso tempo sollevato perch
Leo non stava interrogando lui in particolare, e confuso
perch non capiva cosa intendessi.
Hanno entrambi uno stile dissi.
Ian scoppi a ridere. Ah, ho capito! Come i mobili in
stile! Forse era il primo bambino nella storia dell'umanit
ad aver afferrato la battuta.
Cautamente, abbracciai il padrone di casa.
Quando ci fummo tolti il giaccone, consegnai a Leo la
scatola delle Hush Puppies e lui, invece di aprirla, si mise
a fissare il cane sul coperchio. Ma chi vuole guardare
un cane cos triste? disse, poi vi batt sopra con il palmo
della mano e l'appoggi sul tavolino del soggiorno.
Okay! disse Marta. E ora mangiamo! Mentre Leo
vi mostra la casa io apparecchio la tavola. Mi scoprii a non protestare.
Leo ci fece strada nella sala da pranzo, con il ginocchio
sinistro che gli si piegava appena, ma in maniera
decisa, a ogni passo, come se fosse di metallo arrugginito.
Questa  Anya disse, fermandosi davanti alla
credenza piena di cornici d'argento e prendendone una
con una foto che ritraeva un'adolescente dai capelli anni
Ottanta e una camicetta turchese. Ti ricordi questa
bellezza? Eccome. Aveva la mia stessa et, e ricordavo
anche che i miei genitori mi avevano detto che era entrata
in un giro di droga ed era scappata di casa. Due
figli, adesso! Uno cinque anni, uno due. Due maschi!
Niente marito! Strizzando gli occhi, Ian osservava una
foto sul bordo della credenza. E questa  la piccola
Dora! disse Leo. Ian prese la fotografia. Era una foto
d'artista che ritraeva un furetto, il cui muso occupava
gran parte della cornice su uno sfondo a macchie azzurre.
Io fissai il muro per non scoppiare a ridere.
 vostra? Ian si teneva la foto vicina al volto.
 morta nel 1998. Adesso abbiamo Clara. Indic
un'altra foto, un'istantanea di Marta che si stringeva un
furetto alla guancia. E questo  Levi, e questa  Valentina.
Mi accorsi solo in quell'istante che quasi met
delle foto sul piano della credenza erano di furetti, oppure
ritratti di famiglia in cui Leo teneva in grembo
una palla pelosa. Ecco cos'era quell'odore! Furetti, e
relativi sottoprodotti.
A tredici anni, Anya amava i furetti, cos da allora ne
abbiamo sempre avuti. A quell'epoca Anya era molto triste,
e scriveva belle poesie. Posso mostrarvele pi tardi.
Cos, per renderla felice, ci siamo ritrovati con i furetti.
Gli adolescenti sono molto pericolosi disse Ian.
Leo sorrise e gli dette una pacca sulla spalla. Questa
mi piace! grid. L'inglese di Leo era di gran lunga pi
scorrevole di quello di mio padre, anche se erano arrivati
negli Stati Uniti all'incirca nel medesimo periodo e
dalla stessa citt. La sorella maggiore di Leo era stata la
babysitter di mio padre, nonch il suo primo amore (non ricambiato).
Dopo il tour del pianterreno, Leo port Ian nel seminterrato
per mostrargli i furetti. Io mi chiamai fuori
offrendomi di aiutare Marta in cucina. Stava preparando
spaghetti con polpette e un filone di pane all'aglio.
Mi aspettavo che da un momento all'altro mi chiamasse
cara, in italiano, e mi dicesse che ero troppo magra.
Secondo tuo padre il ragazzino ha perso la madre
disse. Stava lavando della lattuga nell'acquaio, e gridava
per coprire il rumore dell'acqua.
No, non proprio. Ha tentato il suicidio, ma adesso sta bene.
Marta scosse il capo. Oh, tanto prima o poi ci riescono.
Fino a che punto si pu arrivare? Questo  un
paese di matti, con tutta questa gente che vuole ammazzarsi.
Da altre parti, si lotta ogni giorno per sopravvivere,
si corre tra le pallottole, si mangia una manciata
di riso, mentre qui la gente dice: Come, essere vivi in
questo splendido paese pieno di roba da mangiare?
No, grazie, non fa per me.
Ero certa che ci fossero un sacco di suicidi, nel paese
che aveva inventato la roulette russa, ma non era quello
il momento di farglielo notare.
 cos triste riprese essere un orfano in America,
ma di sicuro verr adottato.  pieno di gente che vuole
adottare un bambino bianco.
Mescolai gli spaghetti, frastornata. Alla fine riuscii a
spiegare che stavo accompagnando Ian nel Vermont
perch andava a stare da sua nonna. C' stato un cambio di programma dissi. Per questo i miei genitori
non ne sapevano niente.  una buona cosa. Si tratta di
una donna molto equilibrata, davvero in gamba.
Un minuto pi tardi arriv Ian a mostrarmi, tutto
orgoglioso, tre segni rossi sul pollice dove era stato
morso da Valentina.
Va' a lavartelo dissi. Con il sapone. Ci mancava
solo che Ian si prendesse la rabbia.
Ben presto ci ritrovammo seduti in sala da pranzo,
con l'odore dell'aglio che per fortuna copriva quello di
furetto. E tacemmo tutti, non appena Leo impose solenne
le mani sul cibo. Poi chiuse gli occhi. Come diciamo
nel Vecchio Mondo, inton con voce da prete
vedete di non strozzarvi.
Ian scoppi a ridere e quasi si gett sul tavolo per
abbrancare il pane all'aglio. Fino a quel momento si era
imposto di chinare il capo prima dei pasti, e sembrava
che ogni nuova preghiera fosse sempre pi lunga. Dubitavo
che stesse veramente pregando, per come accartocciava
il viso con aria solenne e continuava ad aprire
rapido gli occhi per controllare se lo stavo osservando.
Ma quella sera parve accettare la battuta di Leo come
un'adeguata benedizione.
Poi impression i Labaznikov con la sua litania delle
capitali del mondo. Conosceva anche le pi recenti:
Tashkent, Dusanbe, Zagabria. Marta si mise ad applaudire
e gli serv altra insalata.
Poi, dopo i biscotti, disse: Vi faccio vedere le vostre
stanze. Non ero partita con l'idea di restare, ma sarebbe
stato un albergo in meno da pagare. Sistem Ian in
una cameretta per gli ospiti e me nella vecchia camera
di Anya, conservata nello stesso identico modo in cui la
ragazza doveva averla lasciata a diciassette anni. Schizzi
di mani e piedi erano ancora appesi alle pareti con le
puntine da disegno, e romanzi rosa e libri scolastici si
dividevano gli scaffali con una palla di vetro con la neve,
una maschera africana e una bottiglia che conteneva
strati di sabbia colorata. Chiss se aveva mai rimesso
piede in quella stanza, da quando era fuggita di casa.
Curiosai tutt'attorno, frugando tra i vestiti ancora
appesi nell'armadio e i compiti del liceo ficcati in un
cassetto della scrivania: L'uso dell'iperbole nel Giovane
Holden di Salinger. Mi torn in mente che una volta
avevo giocato a Monopoli con Anya nel seminterrato di
qualcuno, mentre al piano di sopra gli adulti bevevano
e cenavano. Quando le avevo sottratto la sua ultima
banconota da cinquecento dollari lei si era messa a piangere,
sostenendo poi che era colpa dell'allergia. Doveva
esserci un gatto, prima, in questa casa aveva detto.
In quell'istante pensai che nessuno si sarebbe mai accorto
se da quella stanza mancava qualcosa. Cos passai
in rassegna l'armadio, scegliendo le poche cose che non
erano nere o troppo abbondanti. Trovai qualche T-shirt,
tre maglioni passabili e un paio di jeans strappati. Nel
cassetto dei calzini ce n'erano solo di spaiati, ma ne arraffai
ugualmente un po'. Dallo scaffale presi dei libri
per Ian: Johnny Tremain e una biografia di Enrico VIII.
In fondo alla copertina c'era Anna Bolena che sorrideva,
accanto alle altre mogli, con la testa che stava per
rotolare. A Ian sarebbe piaciuto un sacco. Misi il tutto
nella borsa della spesa che stavo usando come valigia,
assieme a un apribottiglie, un taccuino, una salvietta,
una torcia elettrica, un contenitore Tupperware, un flacone
di profumo ormai rancido per coprire l'odore di
patatine fritte in macchina e dieci cassette mixate che,
quantomeno, non dovevano contenere l'inno nazionale
australiano. Poi aprii il salvadanaio a forma di ape che
stava sul comodino e fui sorpresa di trovare una manciata
di spiccioli chi scappa di casa non si porta via i
soldi? fin quando non mi resi conto che erano canadesi.
Me la vedevo, Anya, seduta sul letto a separare con
attenzione le monete americane e calcolare quanta distanza
poteva coprire in autobus. Mi ficcai gli spiccioli
in tasca. Se avessi dovuto fuggire in Canada, sarei stata
almeno in grado di pagare il pedaggio dell'autostrada.
M'infilai una camicia da notte estiva, bianca, presa
dal cassettone, e una felpa grigia. Sapevano entrambe
di stantio, ma sempre meglio che dormire ancora una
volta nei miei vestiti. Mi sdraiai sul letto e chiamai Tim.
Ogni giorno che passava, si sarebbe accumulata sempre
pi posta nella mia cassetta, fin quando la postina
avrebbe dovuto lasciarla sul pavimento dell'atrio. Era
solo questione di tempo, prima che la stampa locale si
facesse viva con i miei vicini per informarsi se ero un
tipo tranquillo, che preferiva stare da sola. Trattenni il
respiro, mentre il telefono di Tim squillava, quasi aspettandomi
che rispondesse la polizia.
Hola! grid lui. i Quiti es? In sottofondo, musica
ad alto volume.
Sono Lucy risposi.
Chi?
Lucy! Mi stavo sforzando di non urlare.
Lucy! grid Tim. Mi spiace tanto, tesoro. Adesso
abbassiamo il volume.
Cosa?
Mi spiace tanto. E il compleanno di Lenny. Puoi
unirti a noi, se credi.
Oh... No. No, non mi sento molto bene.
Oh, tesoro, mi dispiace. Abbassiamo subito, cos
puoi dormire. Ti serve qualcosa?
No, no, grazie. No, sono a posto.
Okay. Ciao, bella! Per un istante mi chiesi dico sul
serio se la vera Lucy Hull non fosse ancora ad Hannibal,
sdraiata sul letto a leggere Wodehouse o la Highsmith o
la Austen, ad ascoltare il rumore della fiesta ispano-italiana
di Tim e a cercare di dormire. E se il vero Ian Drake
non fosse seduto a gambe incrociate sul pavimento di
camera sua, intento a trasformare in un origami a forma
di oritteropo una lista di compiti redatta dal pastore Bob.
E se, per tutto il tempo che eravamo stati via, vagabondando
in direzione est attraverso il paese, non fossimo
stati fantasmi che interpretavano ci che avrebbe
potuto o dovuto essere. O se non fossimo altro che
un incubo nella mente esagitata della vera Lucy Hull.
Invece no, era proprio il contrario. Il fantasma era la
Lucy Hull di Hannibal. Lo era sempre stata.
Nella triste cameretta stantia c'era
un compito di scuola,
una bottiglia di sabbia colorata,
un carboncino con una mano disegnata,
tre bambole russe su uno scaffale alla parete,
una maschera africana,
un thermos con un'ammaccatura,
Johnny Tremain e una finestra polverosa,
il rumore da fuori di una fredda serata piovosa.
Buonanotte al letto di Anya scappata lesta.
Buonanotte ad Anna Bolena e alla sua testa.
Buonanotte bambino nevrotico di dieci anni.
Buonanotte salvadanaio di monete straniere.
Buonanotte scatola di scarpe e sigarette che ho fumato.
Buonanotte a ogni calzino spaiato.
Buonanotte furetti.
Buonanotte luci con il vostro bagliore.
Buonanotte sirene con il vostro fragore...
...
.
...
CAPITOLO 25.
...
.
...
Nazione di fuggiaschi.
...
.
...
Per tre ore tentai di dormire, ma la stanza era fredda,
non avevo mangiato abbastanza e continuavo a pensare
alla scatola da scarpe. Marta aveva messo una lucina
per la notte nel corridoio, che mi serv per arrivare in
cima alle scale, l dove mi fermai per abituare gli occhi alla penombra.
Mi venne in mente che sarei potuta andarmene quella
stessa notte, saltare in macchina e lasciare che Ian
scoprisse al risveglio la mia scomparsa. A casa l'avrebbero
riportato i Labaznikov. Ma poi sarebbero stati costretti
a dire alla polizia come l'avevano conosciuto,
mentre io avrei dovuto vivere da latitante in Canada
con 2 dollari e 35. E, nello specifico, visto che non
l'avevo riaccompagnato a casa la prima sera, che non
l'avevo lasciato al museo a Cleveland, che non l'avevo
piantato in asso in una stazione di servizio per poi chiamare
la polizia, non l'avrei certo abbandonato in quel momento.
Scesi dabbasso cercando di non far rumore, con il
tanfo dei furetti che cresceva d'intensit a ogni gradino.
La scatola era ancora posata sul tavolino. Mi stupii che
Leo l'avesse lasciata l, quel tesoro criminoso che mi
ero data tanta briga di nascondere sotto il letto dell'albergo,
quel quarto compagno di viaggio sulla strada di
mattoni gialli attraverso l'Ohio. Il nastro da pacchi di
mio padre ne sigillava ancora il coperchio. Mi accorsi
in quel momento che non ero stata presente quando
lui l'aveva chiusa. Chiss cosa ci aveva infilato dentro,
all'ultimo istante. La sollevai e la scossi con delicatezza.
Era pi pesante del previsto, a giudicare dalla quantit
di ricevute che lui mi aveva mostrato, e al suo interno
si muoveva qualcosa di pi massiccio di singoli pezzi
di carta: un bel fascio di banconote, per esempio, o
una seconda scatola pi piccola. Non ero in grado di
staccare il nastro senza lacerare tutto. In cucina trovai
una matita e praticai un foro irregolare in uno degli
angoli inferiori, abbastanza piccolo da convincere Leo
di non essersene accorto prima. Ci infilai un dito dentro
e provai a tastare. C'era qualcosa di solido. Mi venne
in mente la torcia elettrica al piano di sopra e andai a prenderla.
Quando raggiunsi la stanza di Anya, c'era Ian in piedi
sulla soglia. Non riesco a respirare disse. Aveva la
testa incassata tra le spalle e, anche da dove mi trovavo,
riuscivo a udire il suo rantolo asmatico e gracchiante.
Ho usato l'inalatore, ma non  servito a molto. Dice che dovrei riprovare?
No,  una pessima idea.
Ma non... posso... respirare! Ormai stava gridando,
ed era in piena iperventilazione. Se non mi fosse
successo almeno un centinaio di volte, da bambina,
avrei pensato che stesse per morire. All'altro capo del
corridoio guizz una luce e comparve Leo, che si sfregava
gli occhi con il braccio. Indossava un pigiama in
tinta, bianco a strisce azzurre. Quando accese la luce
del corridoio, Ian si lasci andare sul pavimento, piangendo
e stringendosi nelle spalle. Dietro Leo apparve anche Marta, in accappatoio.
I Labaznikov lo portarono subito al pianterreno, con
Marta che schioccava la lingua e Leo che gli batteva
pacche sulla schiena. Adesso ti rimettiamo in sesto,
come nuovo, tutto pieno d'aria! diceva. Li seguii, lieta
di aver rimesso la scatola a posto.
Ci sedemmo in cucina, mentre Marta preparava un
bricco di caff. Dapprima pensai che fosse per noi
adulti, per tenerci svegli, fin quando non la vidi versare
a Ian una grossa tazza e allungarlo con latte e zucchero.
Per i miei attacchi d'asma, da piccola, mio padre avrebbe
sempre voluto darmi del caff, ma mia madre non
gliel'aveva mai permesso. Vuoi che non cresca pi di un metro e venti? diceva.
Ian si mise a soffiare sul caff per poi sorseggiarlo.
Bevo sempre... lo Starbucks... di mia mamma riusc a
dire tra un respiro e l'altro. Doveva averglielo rifilato
una volta, dopo essersi bevuta le sue dieci calorie. No,
non era corretto, da parte mia, pensare male di sua madre
in quel frangente. Sotto il tavolo, mi pestai un piede.
La cucina dei Labaznikov aveva le pareti color giallo
chiaro, con vasetti di erbe piazzati sopra l'acquaio.
L'orologio da muro segnava le 3,10. Ian fin il caff, e le
spalle gli calarono un po'.  lo stress sussurr Marta.
Per via della sua povera madre. Ovviamente intendeva
quella fasulla, con tendenze suicide, non quella autentica,
anoressica ed evangelica. Annuii. Poi vers a
Ian un'altra tazza, pi tre per noi adulti, e mise su un altro bricco.
Ora, questo non  vero caff russo precis Leo. Il
vero caff russo ti annerisce le vene. Lucy, il caff che
preparava tuo padre era come lava.
Ian tir un respiro denso e umido, pur di dire qualcosa.
Lei conosceva... il signor Hull... anche in Russia?
Ah! Jurek Hulkinov e io eravamo in classe insieme!
Era bravo in matematica, e adesso ti spiego perch. Se
la maestra ci chiedeva quanto fa sette per otto, Jurek
rispondeva quarantadue. E la maestra diceva che era
sbagliato. Allora Jurek si metteva a spiegare per filo e
per segno perch sette per otto fa quarantadue, finch
la maestra non gli dava ragione. Riusciva a farsi chiedere
scusa dalla maestra per i suoi errori.
Anche lei faceva parte della... fabbrica di cioccolato?
Marta gli mise sulla fronte un asciugamano di carta
bagnato. Tienilo l disse. E smetti di parlare.
Nel frattempo Leo aveva preso un'aria confusa. No, la fabbrica di cioccolato? No.
Ma c'era per davvero?
In piedi, Marta e Leo si stavano guardando senza
farsi notare da Ian, simili a perplessi personaggi di un
film che discutono in silenzio su come affrontare una situazione complicata.
Ma Leo mi stup. S. La Fabbrica di Cioccolato di
Leningrado. Altroch, se c'era. Ti racconter un segreto:
non ho mai mangiato un cioccolato cos buono, in
vita mia. E il seminterrato degli Hulkinov era pieno di
gente che lavorava giorno e notte, che lavorava gratis
solo per avere quel cioccolato. Erano come gli Umpa
Lumpa. Il trionfo del capitalismo. Anche lui capiva
che Ian era sul punto di sforzarsi di nuovo a parlare,
forse per chiedere cos'era il capitalismo. Ma Marta ha
ragione, non ti fa bene tutto questo parlare. Sai una
cosa? Adesso porto gi Lucy a vedere i furetti, e tu rimani qui tranquillo con Marta.
Non volevo lasciarlo solo con altre persone, ma ero
troppo stanca per discutere, e troppo preoccupata al
pensiero di dover accompagnare Ian al pronto soccorso,
a quell'ora del mattino, senza assicurazione medica.
Mi ritrovai a met della scala che portava al seminterrato,
rivestita in moquette verde acceso, che, non so come,
a ogni passo si faceva sempre pi morbida e umida
sotto i miei piedi nudi. E poi, ecco i furetti nelle loro
lunghe gabbie metalliche: molto probabilmente la causa
di tutta quell'asma. Era tutto rivestito in legno, e
c'erano anche un mobile bar, una vecchia panca per i
pesi e una lavanderia, ma la stanza era dominata da
quelle tre gabbie piazzate al centro, con i tre flessuosi
animali che si stiracchiavano con eleganza mentre Leo
continuava ad accendere luci. Quello che incrociai per
primo era color pesca, con il naso bianco, gli altri due
erano color nocciola. Leo si sedette sulla panca, mentre
io prestavo un'educata attenzione a Clara, Valentina e
Levi (le cui gabbie recavano targhette d'ottone con i
nomi). Pi li guardavo, pi li trovavo affascinanti, per
come sapevano piegare le vertebre in ogni direzione, in
una sorta di primitivo yoga da roditori.
Mentre ancora gli voltavo le spalle, Leo disse: Lucy,
quella storia l'ho gi sentita. Sulla fabbrica di cioccolato.
Tuo padre la raccontava anche ad Anya.
Scoppiai a ridere. Stava solo cercando di tirar su di
morale Ian. Infilai un dito nella rete metallica per accarezzare
Clara, quella color pesca, che sembrava la pi
tranquilla. E una storia carina, ma non mi illudo certo che sia vera, non preoccuparti.
Il suo silenzio fu, in un certo senso, allarmante. Mi
girai e vidi lo strano contrasto tra la panca per i pesi e
lo stanco vecchio in pigiama, troppo fragile e artritico
per poterla usare. Lucy, questa storia mi ha sempre
infastidito. Mi infastidiva anche che la raccontasse ad
Anya. Ma  ancora l che la racconta, dopo tutti questi anni.
Feci spallucce, risi e mi sentii estremamente a disagio.
No, so bene che non  vera. Nessun problema, dico sul serio.
Esisteva davvero, una Fabbrica di Cioccolato di Leningrado,
quando Jurek e io eravamo piccoli, a sei, sette,
otto anni. Ma non era di tuo padre. Era di tuo nonno.
La mandava avanti nel seminterrato, proprio come ho detto.
Pensavo che mio nonno lavorasse per il governo.
S. S. Capisci anche tu il problema. Lavorava per il
ministero della Cultura, ma il fine settimana se ne tornava
a casa, appena fuori Mosca, e faceva lavorare mezza
citt nel suo seminterrato. E l'unica cosa che fece per
nascondere il suo reato fu scrivere Leningrado sulle
etichette. Ma funzion. Quel governo di idioti perquis
tutta quanta Leningrado. Mentre Roman Hulkinov
continuava a presentarsi al lavoro tutte le mattine, con
l'alito che sapeva di cioccolato, e nessuno ha mai dubitato di nulla.
La caffeina, la mancanza di sonno e l'odore dei furetti
stavano espandendosi in una gigantesca ondata di
nausea, ma ero cos interessata ai discorsi di Leo che mi
sedetti sulla moquette umidiccia e non mi congedai per
andare in bagno. Respirai dalla bocca. Stavo cercando
di mettere insieme i pezzi. Ma alla fine fu beccato dissi.
Be', s. S. Adesso ti racconto qualcosa di me. Io
non credo nel mantenere i segreti del passato. Penso
che, quando abbiamo delle false convinzioni sul mondo,
prendiamo delle decisioni sbagliate. Quando Anya
era giovane, non le ho mai rivelato le parti sgradevoli
della mia fuga: aver abbandonato la mia famiglia, aver
lasciato mia sorella nelle mani di un marito ubriacone.
L'ho trasformata in una storia allegra. E lei che fa?
Scappa di casa. Pensa che sia tutto divertente. Perch ha informazioni false.
Non ero certa se si trattasse di un'accusa, di un avvertimento
o di una giustificazione di quanto stava per
dirmi. E non riuscivo a concentrarmi sul problema per
pi di un secondo, per via della nausea che mi pulsava
in gola, nel volto e nel petto. Tentai di nascondere il
naso nella felpa di Anya, ma l'odore stantio di quell'indumento
mi si infil nelle narici come se fosse polvere.
Ti racconter questa cosa perch mi sembra utile. Capisci?
Forse riuscii ad annuire.
Tuo padre e io avevamo una maestra, Sofiya Alekseeva.
Avevamo otto anni, ed eravamo innamorati di lei.
Portava i capelli in una lunga treccia, ed  per questo
che ci piaceva. Ci insegnava canzoni su Pavlik Morozov,
il ragazzino di tredici anni che aveva denunciato il
padre ai sovietici ed era poi stato ucciso dal nonno. Il
principale martire sovietico. Cerano statue, lavori teatrali,
libri dedicati a lui. Sono certo che Sofiya Alekseeva
ci insegn quelle canzoni perch cos le era stato
detto. Ma tuo padre deve aver pensato che lei amasse davvero Pavlik Morozov.
Anche se gi capivo, in maniera cruda e orribile, dove
stava andando a parare la storia, l'effetto fu opposto
a quello che avrebbe avuto normalmente: mi sentii rischiarare
il cervello, sparire la nausea, liberarsi il naso.
Capito risposi, come per dire basta. Pi per lui che
per me. Leo si stava tirando su, facendo forza con le
mani sulle ginocchia, e aveva un'aria infelice, pallida e
vecchia. Okay. Grazie, ho capito.
Cos le lasci un biglietto, dopo la scuola. Lo guardai
metterglielo sulla cattedra, senza impedirglielo, perch
pensavo si trattasse di una lettera d'amore. E lo era,
credo, in un certo senso. Lo punzecchiai tutto il tempo,
mentre tornavamo a casa, finch non mi disse cosa c'era
scritto. Le aveva fornito tutti i dettagli dell'attivit. E,
siccome aveva otto anni, ci aveva messo anche delle illustrazioni.
Aveva tracciato la planimetria del seminterrato
con tutte le attrezzature, e aveva disegnato suo padre
in piedi accanto a una montagna di barrette di
cioccolato. Quella lettera, non la vidi mai, ma ho sempre
avuto un'immagine chiarissima di quei disegni! Fu
davvero un gesto innocente, disegnare roba del genere
per la maestra. E questa, per me,  la parte pi triste.
Cos fu allora che scapp in Siberia conclusi. Leo
alz gli occhi a guardarmi, inespressivo. Mio nonno.
No. Stai scherzando? No. Tuo nonno fu arrestato,
sub un processo ridicolo e lo spedirono in un campo di lavoro. Mor sei mesi dopo.
Ah.
Insomma, s, accadde in Siberia. Tutti i campi di lavoro erano in Siberia.
Giusto.
Ovviamente poi non hanno eretto statue in onore
di Jurek Hulkinov, e non hanno scritto canzoni su di
lui, e anche dopo che suo padre fu arrestato la maestra
non apr mai bocca su quel biglietto. La polizia venne a
interrogarlo, eccetera, ma le prove erano cos tante che
non ci fu neanche bisogno di farlo testimoniare al processo.
Persino sua madre non seppe mai cos'aveva fatto
Jurek. Sono quasi certo di essere stato l'unico.
Sulla parete sotto le scale turbinavano dei colori, colori
che ero sicura non ci fossero davvero, e la gola mi
si stava serrando a causa dei furetti. Anche se non avevo
pi sofferto di attacchi di asma da quando avevo
quindici anni, la gola mi si stava chiudendo. Sentii il
bisogno di riavvolgere la mia vita, farla tornare all'inizio
e guardarla di nuovo per vedere cosa non avessi capito.
Per esempio, la storia della fuga di mio padre.
Chiaro, la patata nello scappamento era una balla, proprio
come il cioccolato. Anche se sapevo che era arrivato
all'et di ventanni, perch... No, non sapevo neanche quello. Cos lo domandai.
S, tuo padre aveva vent'anni, forse ventuno. Era
inorridito da quello che aveva fatto. Adesso lo capisci,
non stava scappando dall'URSS. Io arrivai tre anni dopo.
Cos, s, vent'anni. Lucy, non hai un gran bell'aspetto.
Sto bene.
Sai, una storia del genere non  cos insolita riprese
lui, come cercando di rassicurarmi su qualcosa che,
comunque, non riuscivo a immaginare. Questa  una
nazione di fuggiaschi. Ogni persona arriva da qualche
altra parte. Persino gli indiani, molto tempo fa, sono
arrivati passando dal ponte di terra dell'Alaska. I neri,
forse loro non sono scappati dall'Africa, va bene, ma
dalla schiavit s. E noialtri siamo tutti scappati da
qualcosa. Dalla chiesa, dallo stato, dai genitori, dalla
carestia delle patate in Irlanda. Dev'essere per questo
che gli americani sono cos irrequieti. Penso che Anya
discenda da una stirpe di fuggiaschi. Solo che in America
non  rimasto pi nessun luogo dove andare a rifugiarsi.
Lucy, tira su la testa. Hai un pessimo aspetto.
Non mi dispiacerebbe un altro po' di caff.
Salimmo di sopra per scoprire che Ian respirava meglio.
Le spalle erano tornate in posizione normale, mentre Marta gli parlava di babka, kissel e pashka(6).
.
NOTA: Babka e pashka sono tipici dolci russi; il kissel  uno sciroppo di frutta. FINE NOTA.
.
Siamo sempre rimasti a parlare di dessert! disse Ian, e fu un sollievo scoprire che era in grado di pronunciare un'intera frase. Ci sedemmo a tavola con loro e Marta vers a tutti dell'altro caff. Mi bruciai la lingua, per poi passare tutta l'ora successiva a focalizzare Il mio cervello annebbiato su quella strana sensazione.
Premetti la lingua contro i denti e non sentii nulla. La premetti contro i solchi del palato e non sentii nulla. Le detti un morso e sentii qualcosa. Cominciai da capo.
Alle quattro e mezza del mattino tornammo finalmente a dormire. Mettemmo Ian seduto nel letto della camera degli ospiti con sei cuscini dietro la schiena.
Sei un principe trasportato su una lettiga comment Leo.
Una lettiga?  come una lettiera?
I Labaznikov risero senza dare spiegazioni, e a Ian non parve interessare pi di tanto. Ero troppo stanca per tornare gi dalla scatola, ma mi ripromisi di farlo al risveglio, sempre che fossi riuscita ad alzarmi prima degli altri.
...
.
...
CAPITOLO 26.
...
.
...
Un bicchiere per un Glass.
...
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...
Quando Ian mi svegli erano le 9,30, e la casa era piena
di rumore di padelle, dello sfrigolio e dell'aroma del
bacon. Apr la porta senza bussare, completamente vestito
ma con un asciugamano attorno alla testa a mo' di
turbante. Signorina Hull! disse. Aveva di nuovo il
volto acceso, e sembrava respirare bene. Aspetti solo di farsi la doccia!
Perch?
 una sorpresa!
Quando barcollai lungo il corridoio e raggiunsi il bagno
degli ospiti, guardai con attenzione il fondo della
vasca, mi accertai che ci fossero gli asciugamani, controllai
il sapone, ma non vidi nulla di insolito a parte le
decorazioni a motivi verdi e arancioni. Fu piacevole
usare del sapone che non fosse di un albergo. Inoltre
l'acqua aveva pi pressione e, anche se la vasca era verde
oliva, sembrava pulita. Feci per prendere l'unico flacone
di shampoo sulla piccola mensola a pressione, e
capii cosa aveva voluto dire Ian. Era giallo e acquoso,
come uno shampoo per bambini, con un velo di saponata
rappresa a coprire un'etichetta di carta che proclamava
ferret-glo! in grosse lettere rosse. Un furetto
dagli occhi pungenti come spilli, reso pallido da anni di
acqua uscita dalla doccia dei Labaznikov, guardava fisso
da sotto il logo. Mi spremetti in mano un po' di quella
sostanza giallastra e l'annusai. Sapeva di shampoo
per cuccioli, non del tutto sgradevole. Me lo misi sulla
testa e mi sfregai con rapidit, ma non produsse schiuma.
Durante il risciacquo, passandomi le dita tra i capelli,
provai una sensazione grumosa e appiccicaticcia.
Quando uscii dalla vasca, asciugai lo specchio e restai
a guardare dapprima i miei capelli cerosi e poi il resto
del corpo. Dovevo aver perso almeno un paio di chili,
nei quattro giorni passati in viaggio: quanto bastava
perch si notasse la differenza. Fu solo in quel momento
che mi ricordai ci che Leo mi aveva detto su mio
padre, e trascorsi qualche nebuloso istante a cercare di
immaginarmi quali passaggi mi ero sognata. Mi stavo
abituando a quella sensazione: svegliarmi al mattino
con il sollievo di non aver portato via Ian da Hannibal,
per poi rendermi conto che invece s, l'avevo proprio
portato via da Hannibal. Ma, per qualche motivo, quella
storia su mio padre sembrava ancora pi tetra dell'altra
rivelazione quotidiana. Quella era una faccenda che
non avrei mai dovuto sapere, e neanche ricordare.
Mi vestii in fretta e, con l'asciugamano attorno ai capelli,
m'infilai nella camera da letto degli ospiti, dove
aveva dormito Ian. Li sentivo tutti, dabbasso, intenti a
parlare e mangiare. Su una scrivania d'angolo c'era una
cosa che ricordavo vagamente di aver visto, alle quattro
e mezza di quel mattino: un computer Dell, grigio e
massiccio, vecchio ma non decrepito, con lo schermo
coperto da un uniforme strato di polvere e un cavo telefonico
che gli spuntava dal retro per infilarsi nel muro.
Lo accesi e riuscii a collegarmi a internet. Nel comporre
il numero, emise quel forte suono che avevo ormai
dimenticato dopo qualche anno di immediato accesso
alla rete, in biblioteca, tanto che ebbi un sobbalzo e
chiusi la porta. Poi cercai Ian Drake, Hannibal e sospetta.
Quando saltarono fuori otto link mi si gel il sangue,
ma a un esame pi attento parvero tutti usare il
termine sospetta come un verbo, e quelli dal secondo
all'ottavo sembravano riferirsi al primo, un articolo
di www.Loloblog.com pubblicato mercoled sera. Loloblog
era una rivista on line di tendenza, molto pseudo-
artistica e molto progressista, che ogni tanto mi era capitato
di leggere al college e che avevo completamente
dimenticato. Gli autori avevano tutti sui ventitr anni,
abitavano tutti a Brooklyn nel raggio di un miglio, ed
erano dei dogmatici senza speranza. Si compiacevano
di essere compiaciuti di s e, a quanto pare, non avevano
alcun timore di essere querelati. In generale erano anche malinformati, ma non quella volta:
Il bacchettone e il fuggiasco. di Arthur Levitt.
Prova incontrovertbile della settimana:
Continuando a braccare in maniera assillante il reverendo
Bob Lawson, fondatore e direttore della Glad Heart Ministries,
una delle pi significative organizzazioni che pretendono
di far tornare alla normalit adulti e bambini gay, abbiamo
trovato il seguente brano, pubblicato mercoled: Vi invitiamo
a pregare per Ian D., una giovane pecorella del nostro gregge
di St. Louis cui il Signore ha permesso di vagare errabonda.
Preghiamo per il suo ritorno, e per I suoi devoti genitori
che mi hanno sempre sostenuto con lealt.
Okay, lasciamo perdere la maldestra sintassi. Lasciamo
perdere le ovvie battute sulle pecorelle. Iniziamo a raccogliere prove indiziarie.
1. I nostri instancabili stagisti hanno scoperto che il St. Louis Post-Dispatch ha riferito marted della scomparsa di Ian Drake, 10 anni, residente ad Hannibal, Missouri. Non si sospetta un coinvolgimento criminale. Ovvero:  scappato di casa. Nessun'allerta amber, nessun genitore arrestato. Ovvero, di nuovo:  scappato di casa.
.
NOTA: Allerta Amber: Un sistema di allarme nazionale in caso di sospetto rapimento di minore, che prevede continui messaggi di allerta attraverso il sistema radiotelevisivo, di telefonia mobile e la segnaletica stradale elettronica. FINE NOTA.
.
Conclusione: Be', non saltiamo alle conclusioni, non ancora.
C' solo da notare l'interessante coincidenza, e il fatto
che ci che ci ha sempre spinto a occuparci della Glad Heart
Ministries, con il nostro speciale sarcasmo,  che l'organizzazione
inizia a lavare il cervello ai bambini all'et di dieci anni.
2. L'articolo del Post-Dispatch e tutti gli altri che siamo
riusciti a trovare menzionano il coinvolgimento della famiglia
Drake nella Olive Branch Evangelica! Bible Chapel, che non
 tanto un luogo di culto quanto un hangar aeronautico riconvertito,
dotato di schermi cinematografici e di un bel po'
di fuoco eterno. (Potete leggere qui l'incredibile articolo di
Blake Andersen sulle megachiese e sulla loro architettura.)
La stagista di Loloblog Andrea D. ha chiamato la Olive
Branch, spacciandosi per una giovane lesbica speranzosa
di unirsi alla congregazione. Le  stato risposto, da un imprecisato
rappresentante della congregazione, che: Tutti
sono i benvenuti. In sostanza il nostro credo : Ama il peccatore
ma odia il peccato". E abbiamo svariati gruppi di
counseling e di recupero. S, va bene...
Conclusione: Il credo della famiglia Drake sembrerebbe
coerente con quello di qualcuno disposto a mandare il proprio
figlio a farsi degayizzare.
3. Ian  un nome assai poco comune, tra i bambini di dieci
anni. Concedetemi un po' di pazienza, il sito web della
Social Security Administration elenca il nome Ian al 74 posto
tra quelli usati per i maschietti nati dieci anni fa, nome
che resta sempre all'incirca nella stessa posizione di classifica
per tutti gli anni Novanta (il presunto ambito temporale
per la nascita di una giovane pecorella"). In altre parole,  un
nome relativamente poco comune. A questo bisogna aggiungere:
la coincidenza dell'iniziale del cognome, una D; la
data di pubblicazione del brano di Lawson; la vicinanza geografica.
Conclusione: Se non stiamo parlando dello stesso ragazzino,
alla faccia delle coincidenze!
Certo,  un bel pezzo di strada, da Hannibal a St. Louis
MapQuest indica due ore precise di viaggio ma cosa
saranno mai due ore di macchina pur di degayizzare il vostro bambino?
Il dottor Ken Washington, direttore del Kolhman Children's
Mental Health Center, una clinica privata newyorkese, ha inviato
stamattina un'e-mail a Loloblog in cui specifica che in
base a recenti studi, il 42 per cento degli adolescenti senza
casa si dichiara gay, lesbica o transgender. Su un totale di
1,6 milioni di ragazzi americani che scappano di casa,  una cifra impressionante.
Gran parte di questi casi riguarda ragazzini cacciati di casa
dai genitori, ma il caso Drake non rientra evidentemente
in quest'ambito. Eppure il dottor Washington scrive che il
desiderio di sfuggire a un ambiente familiare ostile, e l'abuso
mentale della riprogrammazione sessuale sarebbero senza
dubbio coerenti con gli schemi di mancanza di casa che
abbiamo incontrato nei giovani fuggiaschi, anche se di regola
stiamo parlando di adolescenti.
L'articolo continuava poi ad analizzare la storia e la
filosofia del fenomeno del pastore Bob, simili programmi
in generale, e la quantit di telefonate senza risposta
fatte alla Glad Heart Ministries da quei poveri stagisti
nell'arco delle ventiquattr'ore precedenti. Era lungo otto
pagine, e non c'era altro che avesse a che fare con Ian.
Mi lasciai andare contro lo schienale della sedia e
tentai una reazione. Non ero sicura di cosa pensare, eccetto
che 1) tutto questo non avrebbe necessariamente
puntato un dito nella mia direzione, ma 2) avrebbe forse
suscitato qualche interesse verso il caso, da quelle
parti, il che non era certo una buona cosa, e 3) se i Drake
avevano un minimo di buon senso e un buon avvocato,
potevano tranquillamente fare causa per diffamazione
a Loloblog e in particolare ad Arthur Levitt, portandogli
via anche le mutande.
Tornai nella stanza di Anya, cercai di passarmi un
pettine tra i capelli e mi arresi.
Dabbasso, Ian era seduto come un re al tavolo della
cucina dei Labaznikov. Marta era ai fornelli, con il
grembiule in vita, e Leo era stravaccato su una sedia a
bere una bottiglia di birra e fumare un sigaro. Per fortuna
soffiava il fumo lontano da Ian, voltando la testa
ogni pochi secondi per sbuffarlo verso la porta aperta
della sala da pranzo. Ian non sembrava farci caso. Aveva
un'aria decisamente entusiasta. Sul tavolo c'era un
vassoio di spesso bacon canadese, un piatto di uova
strapazzate con cipolle e peperoni, due interi salami,
un bricco di caff, pane a fette, un pezzo di formaggio
Muenster, diversi tipi di marmellata e di senape, burro
d'arachidi e altre tre bottiglie di birra ancora chiuse.
Ian alz la testa con un sorriso e si infil in bocca una
forchettata di uova. Aveva i capelli intirizziti in quattro
diversi ciuffetti di ferret-glo.
Adoro la colazione russa! disse.
Questa non  colazione russa! grid Leo. Questo
 come i russi mangiano in America!
Fu il miglior pasto che avevamo fatto dal giorno della
fuga da Hannibal. Leo mi costrinse a bere due birre,
dopo le quali era chiaro che non sarei stata in grado di
mettermi al volante. E Ian non voleva andarsene. Scese
nel seminterrato a vedere di nuovo i furetti, domand a
Marta se avesse qualche foto della Russia (ma certo,
come no) e chiese a Leo di spiegargli cos'era esattamente
il comunismo. Questo richiese circa un'ora di
monologo, ma perlomeno non incluse la barzelletta di
mio padre sul gatto e la senape. Io avevo aiutato Marta
a lavare i piatti, Leo si era fumato un altro sigaro e Marta
aveva iniziato a tirare fuori le stoviglie per il pranzo:
ma, esclusa la puntata di Ian nel seminterrato, non eravamo
neanche usciti dalla cucina. Di colpo mi chiesi se
la scatola da scarpe fosse ancora al suo posto. Nello scendere, non me n'ero accorta.
Marta piazz un bicchiere di latte davanti a Ian, e lui le sorrise radioso. Poteva benissimo trattarsi della sua idea di paradiso. Ecco! disse Leo. Un bicchiere per un Glass!(8).
.
NOTA: In inglese glass significa vetro ma anche bicchiere. La battuta dice in inglese, A glass for Glass. FINE NOTA.
.
Cosa? fece Ian.
Un bicchiere per un Glass ripetei io.
Non capisco.
Il tuo cognome. E Glass dissi. Ma ormai Marta e Leo si stavano guardando di sottecchi, divertiti.
Sapevo, comunque, di non dovermi preoccupare.
Era questa la caratteristica delle persone che si facevano piaceri a vicenda, che si scambiavano scatole da scarpe nel buio della notte: non facevano domande, se anche tu non ne facevi. E se mai fosse venuto a cercarti qualcuno in divisa, non avrebbero certo detto: Mio Dio, sta bene? Ho qui una busta con il suo ultimo indirizzo!.
No, avrebbero detto: Noi non parlare buono
inglese. No, noi mai sentito di donna cos giovane. Noi
come che dite, qui? mai incontrati.
Quando ci alzammo da tavola erano le due del pomeriggio.
Ricordai a Ian che sua nonna lo stava aspettando
e ringraziai i Labaznikov per la loro ospitalit. Tornata
in soggiorno, vidi che la scatola da scarpe era sparita.
Per forza era sparita, mi resi conto. Non conteneva
altro che i sigari che Leo si era fumato a colazione. Sigari
cubani che mio padre doveva essersi procurato in
Argentina, un dono di ringraziamento fatto a Leo per
qualche piacere passato o futuro. Poi, magari, c'erano
anche dei soldi, usati a mo' di imbottitura, e forse qualche
ricevuta fraudolenta. Ma non m'importava pi,
non ne avevo pi la forza. Chi ero io per incolpare Leo
dei suoi sigari, del suo riciclaggio di denaro sporco? Io,
che stavo riciclando un bambino?
Quando ci fummo infilati i giacconi e, borse alla mano,
stavamo per varcare la soglia, Marta disse: Dobbiamo
scattare una foto! e schizz al piano di sopra a
prendere la macchina fotografica. Per un attimo accarezzai
l'idea di filarmela di corsa con Ian prima che venisse
immortalata la nostra presenza. E, non ci fosse
stato Leo, forse l'avrei anche fatto. Tentai di incrociare
lo sguardo di Ian, ma lui stava metodicamente strizzando
le foglie di tutte le piante del soggiorno dei Labaznikov,
per capire se fossero vere. Lucy, vediamo se ti ricordi
mi disse Leo. Cosa fanno tre russi?
Una rivoluzione.
Molto bene! E siamo tre russi, in questa casa!
Marta riapparve con la macchina fotografica per poi
disporci tutti quanti in fila, Ian, Leo e me. Arretr per
scattare e, proprio mentre diceva: Uno, due, tre!, Ian
si port le mani davanti alla faccia, sbirciando tra le
dita. La macchina entr in azione, e Marta disse: Ancora
una, cos possiamo vederti!.
Sono molto in imbarazzo comment Ian. Delle
circa trenta fotografie della Festa dei Libri attualmente
in mostra sul tabellone della biblioteca pubblica di
Hannibal, pi o meno in una ventina appariva Ian Drake,
che ficcava la testa davanti a quella di qualcun altro,
sfoggiando un'allegra esibizione di ortodonzia. Ho
paura che la macchina fotografica mi rubi l'anima.
 soltanto timido m'inserii prima che potessero
chiedermi che diamine insegnavano a scuola, di questi
tempi. Se ci avessero beccati, chiss che strano effetto
avrebbe fatto quella foto sui giornali. Hull, Drake (nascosto
dalle mani) e un russo non meglio identificato, in
un'abitazione residenziale nei pressi di Pittsburgh. Notare
gli equivoci ciuffi dei capelli della rapitrice e della sua vittima.
Marta lasci correre, e varcammo la porta con una
serie di soffocanti abbracci russo-italiani e un sacchetto
di carta marrone pieno di sandwich. Che differenza
c' tra un elefante e una fragola? grid Leo dalla veranda
mentre stavamo raggiungendo la macchina.
L'elefante ha gli orecchioni, la fragola la varicella!
grid Ian in risposta, per poi sorridermi raggiante.
Chiaro, era il pi bel momento della sua vita.
Poka! ci salutarono a gran voce i Labaznikov.
Udachi! Ci vediamo! Buona fortuna!
Nel fare retromarcia, colsi la mia immagine riflessa nello specchietto. I capelli erano in condizioni ancora peggiori del previsto, ciuffi dall'aria untuosa che mi schizzavano dalla testa nelle direzioni pi assurde.
Abbiamo un'aria davvero tremenda dissi.
Siamo i gemelli del fekret-glo! rispose Ian, mettendosi subito a comporre una canzone sull'argomento.
...
.
...
CAPITOLO 27.
...
.
...
Il GGG.
...
.
...
Trovarsi di nuovo in macchina fu una sensazione terribile.
A ogni miglio, l'automobile assomigliava sempre
pi a un sottomarino, qualcosa da cui non ci era neanche
consentito riemergere. Fuori dalla nostra piccola
capsula c'era un elemento diverso, una sostanza dalla
quale i nostri polmoni non erano in grado di estrarre
ossigeno. All'interno eravamo come bloccati in quello
spazio angusto, ricoperti di sporcizia e briciole di cracker.
I nostri corpi avevano assunto la forma dei sedili.
Mi resi conto di dover ingoiare il rospo e chiamare
Rocky in un momento in cui ero certa che mi avrebbe
risposto. Non lavorava mai il venerd pomeriggio, anche
quando eravamo a corto di personale, anche in
quelle rare occasioni in cui la bibliotecaria del reparto
bambini spariva per commettere un reato. Ci fermammo
a prendere un milkshake a un McDonald's con uno
spazio giochi esterno, e io mi sedetti su una panca da
picnic a telefonare mentre Ian si dedicava alla gabbia
per l'arrampicata. Non era capace di avanzare a forza
di braccia, ma solo di dondolarsi finch non era costretto
a mollare la presa e atterrare sui trucioli. Poi si
arrampicava di nuovo e riprendeva da capo.
Rocky! dissi quando mi rispose.
S?
Sono Lucy. Non c'era mai stato bisogno che dicessi
il mio nome. Mi aveva gi cancellato cos in fretta dal
suo subconscio, o era solo offeso perch non l'avevo
ancora chiamato?
Ah. Che voce roca. Stai bene?
S, soltanto un po' esausta. Ancora a Chicago. Gli
parlai di nuovo della mia amica malata, dicendo anche
che si chiamava Janna Glass, e lo dipinsi come un viaggio
programmato. Una lunga malattia. Dissi che il giorno
prima avevo donato il midollo, ma lasciai fuori tutta
la parte che riguardava il figlio o il viaggio verso est.
Forse era il caso che stilassi un elenco di cosa avevo
raccontato a chi. Mi ha fatto un male tremendo dissi.
Gi.
Va tutto bene, al piano di sotto?
Tacque, dandomi l'opportunit di fingermi sorpresa
e preoccupata, ma non avevo una gran riserva di fiato.
Cosa c' che non va? riuscii a dire.
Senti, rispose devo chiederti una cosa. Ian Drake,
hai presente? Il ragazzino che passa le giornate l
sotto?
Come no.
E... Nessuno sa esattamente dov' finito.
Cosa significa?
 scomparso.
Vuoi dire che non lo sa la biblioteca, o non lo sanno
i suoi genitori?
Non lo sa nessuno. Insomma,  ufficialmente scomparso.
Polizia, eccetera eccetera.
Merda.  scappato di casa?
Be', pare che ci sia una sorta di biglietto, ma non
dicono di cosa si tratta.
Allora cos' che avevi bisogno di chiedermi?
Come, scusa?
Hai iniziato dicendo che dovevi chiedermi una cosa.
Ah, forse intendevo dirti una cosa. Stai bene?
No, non proprio. Questa cosa  terribile. Da quant'
che  sparito?
Qualche giorno. Dev'essere successo quando eri
ancora in citt. L'hai visto, domenica?
Cercai di riflettere. Quando l'avevo trovato era luned.
Doveva essersi nascosto in biblioteca gi da domenica
pomeriggio, ma la chiusura l'aveva fatta Sarah-Ann.
No.  venuto venerd, mi sembra. E solo a
restituire dei libri, cosa molto insolita per lui. Ma  tutto
schedato nel computer. Era proprio cos, in quel
caso, visto che i libri restituiti da Ian erano quelli per il
compito sui Cherokee. Non hai guardato?
S. Pensavo solo che forse gli avevi parlato.
No. E entrato e uscito, ecco tutto. Credi che avrebbe
preso dei libri in prestito, se stava scappando di casa?
E venuta... s, insomma, la polizia  venuta in biblioteca?
Ci hai parlato?
E stata una cosa stranissima. Hanno parlato con
Loraine per un paio di minuti e poi hanno chiesto di
parlare con Sarah-Ann, dicendo che l'aveva chiesto la
madre.
Che stranezza, davvero. E le hanno parlato?
Per circa due secondi. Se avessi potuto raggiungere
il piano di sotto sulla sedia a rotelle, l'avrei fatto. Secondo
me si sono accorti subito di quant' svitata e si sono
arresi all'istante. Poi lei  venuta a chiedermi se Ian era
il ragazzino orientale con le stampelle. Sul serio, avrei
pagato per assistere a quell'interrogatorio.
Stavo per scoppiare a ridere, ma ricordai a me stessa
che dovevo sembrare scioccata. Pensano che sia scappato?
Non so cosa pensano. Io penso che sia scappato.
Perch?
Non lo so. Una semplice sensazione. Non l'hai detto
tu che con lui si comportavano in maniera tremenda?
I genitori, dico. E poi c' quella strana lettera che hai
trovato.
Rimasi in silenzio per un po'. Mi sembrava il modo
migliore per non mettermi da sola in un angolo.
Lucy?
Sto bene.
So che avete un rapporto stretto, voi due.
Devo andare dissi, e riagganciai mentre ero ancora
in tempo.
Adesso Ian ci stava indirizzando in linea retta lungo
l'Interstate, proprio dove in precedenza si era inventato
deviazioni balzane. In grembo teneva aperto il
volume delle carte stradali.
Circa quaranta miglia pi avanti, quando gi pensavo
che il piede destro fosse sul punto di staccarsi dalla
gamba, Ian attacc con un gioco. Allora, un cavallo
bianco vale cinquanta punti.
Cosa?
Mentre siamo in macchina. Sono cinquanta punti.
Il massimo. Anche una Cadillac rosa sono cinquanta.
Okay dissi, con un vago ricordo infantile di quel
gioco.
Una macchina con un solo faro vale dieci punti. Ma
tutte queste cose valgono solo se  la prima a vederle.
Deve dichiararlo.
Bene.
Be', per come gioco io, ci sono un paio di altre regole.
Se vede qualcosa che fa rima con il mio nome o
con il suo, vale trenta punti. E sono quarantacinque se
vede una macchina identica alla nostra. Ma deve essere
proprio identica, non basta lo stesso colore.
Parlava cos in fretta che mi era difficile capirlo. Cosa
c'? gli chiesi. Perch ti comporti cos? Si era
incrociato le mani sul petto, ciascuna ad afferrare la
spalla opposta.
Faccio solo un po' fatica a respirare rispose. Non
doveva essere solo colpa dei furetti. In realt ho quasi
finito l'inalatore.
Cos', albuterol? Come quelli d'emergenza? Mi
resi conto che non l'avevo neanche guardato, il suo inalatore,
e non gli avevo chiesto nulla della sua storia clinica.
Da quando avevamo lasciato Pittsburgh non avevo
tenuto d'occhio la sua respirazione e gli avevo
persino permesso di arrampicarsi sulla barra. Anche
come babysitter valevo ben poco.
Lo uso solo quando ne ho bisogno, ma negli ultimi
giorni mi  servito parecchio.
Fissai la strada davanti a me per qualche istante, in
preda al panico, prima di valutare le possibilit che avevo
a disposizione. Perlomeno non si trattava di un farmaco
senza il quale la sua asma sarebbe aumentata vertiginosamente.
Potevo procurargli qualche medicinale da
banco, o nella peggiore delle ipotesi portarlo a un pronto
soccorso e dire che non eravamo assicurati, e magari
chiamare mio padre per fargli saldare il conto. Infine,
potevo usarla come scusa per riaccompagnarlo a casa.
Quanto pu essere grave, la situazione?
Come ieri notte. Secondo il mio medico dovrei
prendere tutti i giorni questa cosa viola, ma mio padre
sostiene che finirei per assuefarmi. Quindi non mi viene
permesso.
Cristo.
Cosa?
Ho detto: Hai visto.
 solo che non si dovrebbero pronunciare termini
religiosi, a meno che non si intenda davvero dirli, perch
questo  uno dei Dieci Comandamenti.
Giusto. Mi dispiace.
Nel corso delle dieci miglia successive compilai mentalmente
una tabella del mio punteggio relativo ai Dieci
Comandamenti per il mese appena trascorso, una cosa
pi o meno cos:
COMANDAMENTO S NO
Omicidio  X
Non onorare il giorno del Signore X 
Furto X 
Falsa testimonianza X 
Adulterio (a seconda dell'esatta definizione) X 
Non onorare il padre e la madre X 
Desiderare la roba d'altri (a seconda della definizione di desiderare e roba) X 
Farsi immagini pagane  X
Adorare immagini pagane  X
Pronunciare il nome di Dio invano X 
Non mi fu per niente facile ricordarli tutti, ma le ore
trascorse ad aiutare la mia amica d'infanzia Brooke (abbastanza
dura di comprendonio) a fare i compiti di catechismo
dovevano aver aggiunto qualcosa al mio alfabetismo
culturale, se non al codice morale vero e
proprio. In pi, elencai anche i sette vizi capitali:
PECCATO FAUSTIANO CALCOLATO IN... S NO
Accidia calorie non bruciate X 
Lussuria numero di musicisti di scarso talento con cui si  andati a letto X 
Avarizia apparente sensazione di possedere diritti acquisiti X 
Gola biscotti Oreo X 
Superbia convinzione di essere sempre nel giusto X 
Ira veemenza dei monologhi di carattere
morale contro il pastore Bob X 
Invidia desiderio di scambiare la mia vita con quella di chiunque mi trovavo davanti, compreso il tizio che per due dollari ci aveva lavato i vetri della macchina sotto un cavalcavia X 
Consideratela una prova quantitativa. Se ho le corna,
ci sar pure un motivo. E, sul serio, quale criminale,
mentre sta commettendo un reato,  profondamente
convinto di essere malvagio? Nella nostra mente siamo
tutti Jean Valjean, Martin Luther King, Henry David
Thoreau. Io ero Gandhi, in marcia verso il mare per
produrre il sale. Bastava guardare le vesciche che avevo
su quei poveri piedi.
Da qualche parte, sulla Route 80: Parliamo di libri.
Fantastico! Okay, libri. Qual  il prossimo che vuoi
leggere?
Be', direi Lo Hobbit. Questo tipo, Michael, nel corso
che frequento, ha detto che  molto bello. Lei l'ha letto?
Non hai letto Lo Hobbit? Quasi gli gridai addosso,
perdendo l'occasione di parlare del suo corso. Certo
che non l'aveva letto, mi resi conto. Non gli era consentito
leggere libri che parlavano di maghi. Perlomeno, di
maghi veri e propri. Oz il Grande e Terribile probabilmente
s, trattandosi di un ciarlatano. Quando torniamo
ad Hannibal, te lo tengo da parte sotto il bancone
dissi. Ma non riuscivo a immaginarmi una situazione
nella quale entrambi tornavamo ad Hannibal, io riuscivo
a conservare il lavoro e lui scendeva ogni giorno le
scale al galoppo per venirmi a trovare. Cos il tuo amico
si chiama Michael, eh? Ha la tua et?
S. Ma non  cos che intendevo parlare di libri. Dicevo
roba divertente, tipo che se vai in paradiso e salta
fuori che puoi scegliere di diventare il personaggio di
un libro, chi sceglierebbe lei?
Wow. Non ne ho idea. E tu?
Di sicuro il GGG.
.
NOTA: Il Grande Gigante Gentile, protagonista del romanzo di Roald Dahl. FINE NOTA.
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Cos potrei essere in due libri di Roald Dahl. Il GGG si trova anche in un capitolo di Danny, il campione del mondo, giusto? Non me l'hanno lasciato leggere, ma mi ricordo che quando lei ci ha letto Il GGG ci ha mostrato anche quella parte. Se lo ricorda?
Ha alzato il libro per farcelo vedere. Mi piaceva, l'immagine di un grande, gentile Ian che si muoveva con passo pesante sulle strade del Missouri, schiacciando sotto un piede il pastore Bob.
Ci pensai un po'. Io vorrei essere Teseo. Te lo ricordi?
Chi era, il tizio con il Minotauro e la matassa di filo?
Esatto. E il motivo  che appare in centinaia di libri diversi. In una commedia di Shakespeare, per esempio, e l'hanno utilizzato tutti gli scrittori greci e romani. Ci sono delle scene di battaglia che forse sono un po' troppo violente, ma passerei gran parte del tempo dentro Shakespeare.
E potrebbe anche trovarsi nel Libro dei miti greci dei d'Aulaire!
Di sicuro. Non c'era bisogno di uno psicanalista: volevo essere il tipo che riusciva a uscire da solo dal labirinto, il tipo che poteva riarrotolare la matassa fino al punto da cui era partito.
Okay. L'altra cosa  che se uno fa lo scrittore e va in paradiso, le sue regole cambiano. Cos pu entrare in qualunque storia abbia scritto, e saltare da questo a quel personaggio. E cos, Roald Dahl pu essere un giorno il GGG e il giorno dopo Charlie, e poi anche il millepiedi nella pesca.
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NOTA: Il primo, Charlie Bucket,  il protagonista della Fabbrica di cioccolato, il secondo  un personaggio di James e la pesca gigante. FINE NOTA.
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Allora, parlami un po' del tuo amico Michael.
In realt non  proprio mio amico.  uno che si mette le dita nel naso.
Hai qualche altro amico, nel tuo corso?
Siamo sempre impegnatissimi. Non ci lasciano fare molta conversazione. E il lato buono  che a volte ci danno
delle ciambelle. Vuol sapere una bella cosa? Se lei finisse in prigione, potrebbe continuare a fare il suo lavoro.
Non ci sono biblioteche, in prigione? Ehi, tra dieci secondi entriamo nello stato di New York! Gi si vedevano
i grossi cartelli, pi avanti, a indicare le norme locali del codice della strada e le informazioni per i turisti. Ian si tolse il berrettino e attacc a cantare Eric Canal.
Chiss se attraversare ogni singolo confine di stato costituiva un crimine ulteriore, o se bastava varcare il
primo per essere un delinquente a tutti gli effetti. La qualit dell'asfalto era di gran lunga migliore, ora che
era gestito dalla commissione trasporti dello stato di New York. In qualche modo, la cosa sembrava pi ufficiale
e imponente, anche se avrei preferito che ci fosse un grande arco sotto cui transitare. I cartelli con la
scritta allacciarsi le cinture! non hanno lo stesso fascino delle porte di una citt o dei posti di blocco. Tentai
di immaginarmi come sarebbe stato se i messaggeri persiani che arrivavano a Roma dalla via Appia fossero
stati accolti da un semplice cartello che invitava a CONTROLLARE I finimenti. Non era la stessa cosa. Qualcosa
andava perso. Non che desiderassi un posto di blocco proprio allora!
Nel superare il confine per entrare nella Russia postcomunista, a bordo dell'autobus del coro universitario,
mi ero sentita incredibilmente privilegiata rispetto a mio zio che era morto nel tentativo di scappare e a
mio padre, che era fuggito a gambe levate, zompando in acqua e rompendosi una gamba. A me era bastato
farmi controllare velocemente il passaporto dalla corpulenta guardia di frontiera che era salita sull'autobus.
Impossibile che potesse capire, dal mio cognome accorciato,
dai miei denti dritti, dalle mie scarpe da ginnastica,
che mi consideravo russa. Che il furto degli
abiti del lavasecco, la testa sulla picca, l'orribile barzelletta
sul gatto e la senape mi facevano sentire pi russa
che americana. In quei giorni mi ero sforzata molto di
pensare a qualcosa di profondo sull'espatrio.
Adesso, con pi anni alle spalle e in fuga se non dal
mio paese, da tutto quello che avevo conosciuto provavo
sensazioni un po' pi autentiche. A dire la verit,
si faceva fatica, in quell'epoca di voli economici, e-mail
e telefonate intercontinentali, a immaginare cosa avesse
significato per mio padre e suo fratello fare i bagagli e
andarsene, accettare che non avrebbero pi rivisto tutti
quelli che avevano conosciuto nei loro vent'anni di vita,
che sarebbero morti nei maglioni che avevano addosso
o non se li sarebbero tolti per i tre mesi seguenti, che
con la loro bella padronanza della lingua russa avrebbero
finito per diventare maldestri stranieri dall'accento
pesante. Che il legame dei loro figli sarebbe stato con tutt'altro luogo.
Mi chiesi se, quando avessero iniziato a cercarmi,
tappezzando con il mio volto gli uffici postali, sarei stata
davvero capace di lasciare il mio paese, di spedire
Ian a casa sua e filarmela in Canada con gli spiccioli di
Anya e non tornare mai pi. Non sarebbe stato male, in
un certo senso. Guardare l'America dall'esterno, sentirsi
il derelitto invece del feudatario. Oppure avrei potuto
trasferirmi in Australia, terra di criminali ed esiliati.
L'inno lo conoscevo gi.
Nell'infilarci in una nuova stazione di servizio, il mio
telefono cominci a squillare. No dissi, visto che Ian
si stava gi allungando a prenderlo, in equilibrio com'era
sul cruscotto. Lo afferrai, mentre ci accostavamo alla
pompa di benzina.
Sono io disse Glenn. Porsi a Ian una banconota da
cinque e gli indicai con la testa lo Speedee Mart. Lui
saltell verso l'entrata.
Ho avuto una giornata assurda attaccai. Scesi dalla
macchina e mi misi a fare il pieno in stato di semi-incoscienza.
Quando torni a casa? La sua voce era troppo alta
e impastata, e se l'avessi chiamato io mi sarebbe venuto
il dubbio di averlo svegliato. Riuscii a ricordare che, in
teoria, dovevo trovarmi ancora a Cleveland.
Presto, credo. Cio, posso darti un passaggio sulla
via del ritorno. Solo che non so ancora quando.
Ho trovato un massaggio.
Come, scusa?
Ho gi trovato un passaggio.
Fantastico. Cio, bene, no?
Lui si fece scappare un grugnito o uno sbadiglio, va' a
sapere cosa. Ne deduco che la prossima settimana non
ci vediamo, per quella cosa. Aveva un altro concerto,
una seconda esecuzione del remix di Mr. Clean, che a
quanto pareva stava ottenendo un notevole successo di
critica in non so quali pubblicazioni musicali on line dalla
scarsa diffusione, che recensivano moderne composizioni
orchestrali di secondaria importanza, le cui prime si
davano a St. Louis. Cio, hai detto che il mio brano assomigliava
a una musica da cartoni animati, quindi...
Se ce la faccio, vengo risposi. Ma probabilmente
torner a Chicago qualche giorno a dare una mano alla
mia amica. E questo il problema.
Non lo metto in dubbio disse lui. A questo proposito,
ha chiamato quel tipo.
Pensai subito alla polizia. Tipo?
Il tuo amico ritardato. Rambo, o come si chiama.
Mi ha chiesto se sapevo qualcosa di un ragazzino della
biblioteca.
Non aveva senso, e dovevo saperne di pi per
esempio, quando era avvenuta questa telefonata? ma
l'unica cosa che desideravo era staccarmi dal telefono,
che di colpo mi stava scivolando dalla mano sudata.
Non so come, ma l'unica domanda che mi usc dalla
bocca fu: Com' che ha avuto il tuo numero?.
Cosa cazzo ne so? Perch  innamorato di te e ti sta
braccando. Ascolta, Lucy, devo denunciarti alla polizia?
Per via di cosa?
Dimmelo tu.
Perch non vengo al tuo stupido concerto? Perch
sto aiutando un'amica malata? So gi del ragazzino della
biblioteca. Ho parlato con Rocky, e sono terribilmente
sconvolta.
Questa cosa ha un che di strano. Insomma, quel tipo
ha detto che avevi gi donato il midollo. Quindi
Rocky aveva chiamato Glenn subito dopo la nostra conversazione
di poche ore prima. Pessimo segno.
Si sbagliava. La pompa scatt, indicando che aveva
finito. Ian sarebbe apparso da un istante all'altro.
Come bugiarda non sei un granch.
Sono un'ottima bugiarda. Ti ho detto che mi era piaciuta
la tua orchestrazione di quel jingle pubblicitario.
Lo dissi d'impulso, non fosse altro che per liberarmi
di lui. Non sarebbe stato cos male che Glenn sparisse,
per poi restare in silenzio e cos inviperito da dire a
Rocky, se l'avesse richiamato, che non mi sentiva da
giorni e che sperava stessi bruciando all'inferno.
Quel che disse a me fu: Non chiamarmi mai pi.
Feci retromarcia fino all'entrata dell'emporio e rimasi
in attesa di Ian. Malgrado il vago e inspiegabile istinto
di piangere, era tutto un sollievo. Perch a quel punto
Glenn non c'era pi e, adesso che Rocky si stava
forse rendendo conto di quanto fossi terribile, non
c'era neanche pi niente a spingermi di nuovo verso
casa. A parte Ian, che non era nemmeno laggi ma proprio
davanti a me, e usciva dall'emporio con il giaccone
infilato alla rovescia, con le braccia ficcate nelle maniche
in modo tale che i polsi sembravano spuntargli dalle
spalle. In quel momento, pareva persino strano pensare
ad Hannibal come casa. La mia casa era Chicago,
era l'appartamento dei Labaznikov e, ovviamente, la
mia macchina. Hannibal era solo un ricordo lontano.
Superammo qualche altra uscita, mentre Ian mi leggeva
ad alta voce la rivista che aveva comprato con i
suoi cinque dollari: una specie di sottoprodotto per
adolescenti che andavano a caccia di star. In copertina
c'era la foto di un divo del cinema a torso nudo, uno di
cui non conoscevo il nome, anche se ne avevo ben presente
il pizzetto trasandato e gli occhi chiarissimi.
(Cos' una fidanzata? domand Ian. Cos' una terapia
di disintossicazione?) Ogni macchina aveva iniziato
a sembrarmi un'auto della polizia, ogni suono mi
ricordava una sirena. Mi chiesi se Rocky avesse confidato
i suoi sospetti al dipartimento di polizia di Hannibal,
o se stesse agendo come freelance, esaminando
gli indizi tutto da solo. Doveva essere stato lui a trovare
le luci accese, oltre a sapere quanto fossi in confidenza con Ian.
Ian aveva accumulato sessanta punti per aver fatto
rimare Lucy con chiusi e poi con scusi, ma subito
dopo si addorment con la testa all'indietro e gli occhiali
che gli pendevano dal naso. A intervalli di pochi
minuti mi sporgevo verso di lui per sentire se stesse
rantolando, ma non udii altro che il gorgoglio di una
persona che dorme a bocca aperta.
Poco dopo, notai che una macchina alle nostre spalle era l'esatta copia della mia: celeste, rugginosa, giapponese.
Fui l l per svegliare Ian, per incassare i miei quarantacinque punti, ma mi stavo godendo il silenzio e lui aveva bisogno di riposare. Non riuscivo a capire se la guidasse un uomo o una donna il sole ormai basso, che si rifletteva sul parabrezza, ne nascondeva completamente il volto cos non potei fare a meno di pensare che si trattasse di una donna che mi assomigliava. La mia gemella, solo che la colpa pi grave della sua vita non era seduta sul sedile accanto al suo, il suo cervello non ripeteva una perenne litania di genitori addolorati ed ex amanti vendicativi, non era la protagonista della nuova puntata della sua saga familiare a base di vergogna, fuga e stupido idealismo.
Quando il sole fu tramontato la cercai di nuovo, ma non capivo se i piccoli fari brillanti che avevamo alle spalle fossero i suoi oppure no. Svegliai Ian soltanto quando ci fermammo davanti a un motel.
...
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...
CAPITOLO 28.
...
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...
Lo stato di smeraldo.
...
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...
Il mattino dopo, l'asma di Ian era migliorata. Prima di salire in macchina, gli poggiai l'orecchio sulla schiena per auscultare. Lui non riusciva a smettere di ridere, ma quel poco che riuscii a cogliere sembrava a posto. Ci avviammo verso la macchina sbagliata. Ferma in un parcheggio migliore del mio c'era, ancora una volta, una copia della mia auto, giapponese e celeste, con un uomo dai capelli scuri e gli occhiali da sole adagiato sul sedile del conducente. Quando ci immettemmo sulla superstrada, lui fece altrettanto. Recitai a me stessa una
silenziosa lezioncina sulla paranoia e per qualche ora ci dirigemmo verso est, fin quando non oltrepassammo un cartello che recitava benvenuti nello stato della montagna verde!
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NOTA: Il Vermont prende nome dal francese Vert Mont, cio monte verde che in in inglese fa Green Mountain State, Stato della Verde Montagna. FINE NOTA.
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Allora, in che citt vive tua nonna?
chiesi. Era una domanda cattiva, per non dire perfida,
e non so perch la feci, se non perch ero di pessimo
umore e avevo passato tutta la notte a pensare a mio
padre, a turno indignata per il suo tradimento e devastata
dal senso di colpa che doveva essersi portato addosso
per tutta la vita, oltre che confusa e paranoica
riguardo al fardello che si era assunto Leo Labaznikov
nel raccontarmi tutto quanto.
Era passato molto tempo dall'ultima volta che avevamo
menzionato la nonna di Ian, a parte la frottola su
Janna Glass, e gli ci volle qualche istante per ricordarsi
di cosa stavo parlando.
Ah rispose. Non avevo capito subito, perch io la
chiamo Nonnina. Mia nonna sarebbe la madre di mia
madre, la Nonnina  quella di mio padre.
Okay. In che citt vive la tua Nonnina?
Di colpo me lo ritrovai a sbraitarmi in faccia, con il
volto paonazzo, se glielo dico, lei mi ci porta subito,
SENZA NEANCHE FARMI VEDERE LE ATTRAZIONI TURISTICHE!
Era una scenata fasulla, come quella cui avevo
assistito in biblioteca, neanche paragonabile a quella
che mi aveva fatto il giorno della nostra partenza. Si
pieg in avanti, con la testa sulle ginocchia, per poi alzare
gli occhi piagnucolando. Voglio vedere qualcosa sui Green Mountain Boys.
Va bene risposi. Almeno le sue urla mi avevano riportato
al presente e ai problemi immediati, quelli che
non risalivano a cinquantanni addietro e non potevo controllare.
Allora, dove vivono i Green Mountain Boys?
Vivevano. Abitavano qui nel Settecento. Non so dove, di preciso.
Perch ti piacciono cos tanto?
Ci hanno fatto fare questa relazione. Su un argomento della guerra di indipendenza. Io avrei voluto parlare di Betsy Ross, ma se l'era gi presa qualcun altro.
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NOTA: Secondo la leggenda, si tratta della cucitrice a cui George Washington commission la prima bandiera a stelle e strisce nel 1776. FINE NOTA.
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Stava bevendo un frullato alla mela e spinaci e
fingeva che gli piacesse. Avevamo scovato un negozio
di cibi naturali, laggi in mezzo al nulla, una sorta di
oasi del ginkgo e fagioli mungo. E aveva funzionato:
per la prima volta da giorni mi sentivo una meraviglia.
Attraversammo cittadine costituite da due o tre negozi
e una manciata di case scolorite, che sembravano
sul punto di crollare. Alle finestre erano appese lenzuola
con scritto riprendiamoci il vermont. Quell'inverno
mi era capitato di ascoltare un reportage della NPR su
quella faccenda, l'iniziativa di un movimento popolare
che si opponeva alla recente legge sulle unioni civili.
Avevano fatto ascoltare l'intervista telefonica fatta a un
abitante di Burlington che, a sentirlo parlare, sembrava
uno di quei giovani energici pieni di piercing. Non
esistono stati pi felicemente spaccati in due di questo
aveva detto. Met dei residenti  estremamente progressista,
mentre l'altra  cos conservatrice che potrebbe
quasi dire: Tu puoi essere gay, a patto che io possa
girare armato. Viviamo in questa specie di equilibrio
tra due estremi. Ma le rabbiose chiazze di vernice su
quelle lenzuola sembravano tutto fuorch felici. E mi
torn in mente che il tipo dell'intervista radiofonica
aveva dichiarato che sul paraurti della sua macchina
c'era un adesivo che recitava riprenditi il vermont da dietro.
Proprio in quel momento, Ian mi interrog sul significato
di quelle scritte. Iniziai a inventarmi qualcosa,
tipo sulla lotta contro l'inquinamento, ma poi decisi di
essere onesta. Avevo cercato un'occasione per tirare
fuori l'argomento, e sarebbe stato sciocco perderla. Il
Vermont  un ottimo posto per i gay. Gli uomini a cui
piacciono altri uomini. Qui li lasciano anche sposare
tra loro, in un certo senso, ma c' un po' di gente arrabbiata
che non apprezza questa cosa. Quindi qualcuno
ha esposto quelle scritte.
Saranno le case dei cristiani disse Ian. Gli lanciai
un'occhiata. Sembrava orgoglioso dei cristiani, e sembrava
anche aver chiuso il discorso.
Be', saranno anche cristiani, risposi ma gran parte
dei cristiani non espone quelle scritte. La maggior
parte  convinta che la gente debba essere felice cos
come. Quelli, invece, sono pieni di odio. Come i nazisti.
A loro non piacevano i gay, e li spedivano nei campi
di concentramento assieme agli ebrei.
Nel mio istantaneo replay mentale, mi resi conto che
paragonare in maniera indiretta la sua famiglia ai nazisti
non era forse la cosa migliore da fare.
Ian tacque per qualche istante, poi disse: Lei sapeva
che Hitler avrebbe voluto fare l'artista? E che divenne
nazista perch non fu accettato all'istituto d'arte?.
S, ricordo.
Il mondo intero sarebbe stato diverso, se solo l'avessero accettato.
Questo dimostra che la gente dovrebbe seguire la propria
natura. Altrimenti rischia di diventare triste e cattiva.
Lui si mise a ridere. E se andasse in un museo, e la
guida dicesse: Ecco, qui potete ammirare uno splendido
Monet, e alla vostra sinistra c' un Hitler giovanile. Non sarebbe strano?
Non riuscii a farmi venire in mente un modo disinvolto per rigirare l'argomento.
Oppure potrebbe andare al negozio di souvenir a
comprare cartoline di Hitler e dire: Ehi, guardate questo
magnifico Hitler. Me l'appender in camera!. E la
gente potrebbe indossare T-shirt con la faccia di Hitler.
Gi convenni. Sarebbe stato meglio.
Nel fissare i dolci rilievi montani in lontananza, pensando
alla nazione di fuggiaschi citata da Leo, valutavo
come la fuga da casa fosse un rito dell'infanzia che
mi ero perduta la rabbiosa ascensione verso la dimora
sull'albero, lo zaino pieno di dolciumi quando, all'improvviso,
mi ricordai che s, una volta anch'io ero scappata,
o qualcosa del genere. Non ci pensavo pi da una
vita, ma adesso mi rivedevo, a dieci anni, accucciata
sotto la scrivania. Per tutta la mattinata ero stata al piano
di sotto a giocare con Tamara Finch, e quando ero
tornata a casa avevo trovato un tale silenzio come se
l'intero palazzo fosse in stato di trance che avevo deciso
di non rovinarlo. Ero entrata senza fare il minimo
rumore per poi raggomitolarmi sotto la scrivania, da
dove potevo alzare gli occhi e osservare la neve che cadeva
in fiocchi giganti. Tra le mani avevo un libro, ma
non l'aprii. Immaginai mio nonno che svaniva nell'innevata
landa siberiana. Non ce l'avevo con i miei genitori,
e non ero neanche triste, ma non volevo spezzare
l'incantesimo. Anche quando avevano iniziato a chiedersi
se ero rientrata a casa, e avevano chiamato Mister
Finch, ero rimasta l sotto come paralizzata, rifiutando
di esistere. Fu solo quando mia madre sollev la cornetta
per telefonare alla polizia che uscii sbadigliando
dalla mia stanza, dicendo che mi ero addormentata sotto
la scrivania. Non potevano certo prendersela con
me, per una cosa del genere, e difatti cos fu.
Forse, se mi avessero beccato in quell'occasione, se
mi avessero fatto sedere al tavolo e mi avessero punito,
se fossero scoppiati a piangere o mi avessero colpito
con un bastone, non sarei finita in questo casino. Avrei
imparato la lezione nel modo pi semplice: sparire 
impossibile. Soprattutto in America, al giorno d'oggi.
Un tempo avevo pensato che si poteva sparire in un
nevoso campo della Russia. (E forse era per questo che
avevo acconsentito ad accompagnare Ian al nord, con
la temperatura che si abbassava di qualche grado ogni
venti miglia e ogni giornata che portava cumuli sempre
pi vecchi e compatti di neve lungo le strade.) Invece
no, anche quella era una menzogna. Non esisteva pi la
Siberia. Non era pi possibile svanire dalla faccia della terra.
Verso il crepuscolo ci fermammo a Bennington perch,
dalla ricerca per la scuola, Ian si ricordava qualcosa
a proposito di una battaglia di Bennington. In centro
era gi tutto chiuso, e non c'era nessuno in giro a cui
chiedere. Un pieghevole che recuperammo in una stazione
di servizio indicava la presenza di un museo della
guerra d'indipendenza, ma, quando gli proposi di visitarlo
il mattino seguente, Ian non parve molto entusiasta.
Non  che vado pazzo per i musei disse. Ho
sempre una gran paura di far scattare l'allarme. Chiss
se gliene fregava davvero qualcosa, dei Green Mountain
Boys, o se erano l'unica cosa che conoscesse, del Vermont.
Prendemmo il volantino, comprammo degli
snack e, con il resto dei suoi soldi, Ian acquist un paio
di occhiali da sole con montatura e lenti verdi, e la scritta Vermont.
Proseguimmo ancora un po', verso nord, per poi fermarci in un hotel sulla Main Street di una cittadina di
cui non venimmo mai a sapere il nome. I pavimenti erano
deformati e rimbombavano, e Ian si convinse che
quel posto era infestato dagli spiriti. L'albergo era vuoto,
a parte noi, ma mentre stavamo cenando nel bar al
pianterreno inizi a riempirsi degli abitanti del luogo.
Ci guardavano tutti, ma forse solo perch non ci avevano
mai visto prima o perch Ian aveva inforcato gli occhiali
da sole sopra quelli da vista, continuando a portarli
per tutto il pasto cos da far diventare verde il latte che stava bevendo.
Scoprii di avere fame, per la prima volta dopo il soggiorno
dai Labaznikov. Ero affamata, stanca e infreddolita,
malgrado tutte le porcherie che avevo mangiato
dal giorno della partenza, nonostante l'adrenalina e la
caffeina che mi circolavano nelle vene e pur avendo regolato
tutte le sere a ventisette gradi il termostato delle
stanze d'albergo. Avevo voglia di mangiare pane caldo,
di avvolgermi nelle coperte e andare a letto. Mi sarei
sbafata un'intera torta di mirtilli. Provavo nostalgia di
casa, forse, ma non era chiaro per quale casa la provassi.
Una che non esisteva, probabilmente.
Il luned, la sconcertata bibliotecaria e il ragazzino
molto strano mangiarono una barretta 3 Musketeers,
una Coca, delle Pringles, una pizza al salame piccante
unta e bisunta e due cheeseburger. Ma continuarono a viaggiare.
Il marted mangiarono sei ciambelle con zucchero a
velo, due pallide insalate da fast food e dei ravioli agli
spinaci con salsa marinara, pi una bottiglia sgraffignata
di costoso Syrah. Ma continuarono a viaggiare.
Il mercoled mangiarono due piatti di uova, sei bicchieri
di succo d'arancia, due grosse granite al gusto ciliegia,
un sandwich bacon, lattuga e pomodoro con stuzzicadenti
decorati, una quesadilla, svariate mentine sgraffignate
nel locale, per poi finire con una sigaretta. Ma continuarono a viaggiare.
Il gioved mangiarono due ciambelle, un succo d'arancia
con due spruzzate di panna aggiunte per dare consistenza,
dodici biscotti Oreo, due sandwich al tacchino,
gli spaghetti con polpette e il pane all'aglio di Marta Labaznikov
e una sconsiderata quantit di caff. Ma continuarono a viaggiare.
Il venerd mangiarono del bacon canadese, uova strapazzate
con verdura, formaggio, pane, marmellata, burro
d'arachidi, salame, latte, senape e birra (ovvero la colazione
che i russi, a quanto pare, fanno in America), due 'noi e un po' di m&m's.
Il giorno seguente era sabato. Buttarono gi soltanto
due bei frullati verdi biologici, dopo di che si sentirono parecchio meglio.
E questo fu tutto. Non fecero un bozzolo.
Non subirono una metamorfosi. E neanche volarono via.
Avevamo deciso di dividere la stanza, per risparmiare,
a patto che non chiedessi a Ian di spegnere la lampada
da lettura e mettersi a dormire. Mi ero rassegnata
all'idea che, se mai fossi andata sotto processo, non sarebbe
stata quella sistemazione a cambiare la mia sorte,
nel bene o nel male. Prendere un'unica stanza si era
rivelato molto pi semplice. All'assai ciarliera donna
della reception che chiese a Ian che classe frequentava
e qual era il nome della sua scuola avevamo fatto
pi l'effetto di madre e figlio. (Saint Mary's School of
the Church of God era stata la risposta di Ian. Me la
sono cavata bene, no? mi aveva chiesto pi tardi. Cos
avr pensato che sono cattolico.)
Accompagnai Ian in camera alle 20,30, poi decisi che
l'unico mio desiderio era tornare dabbasso e sbronzarmi.
Non tanto da spifferare a tutti cosa ci facevo l, ma
quanto bastava per non pensare almeno per un minuto
o due a ci che stava succedendo a casa, al motivo
per cui Rocky aveva chiamato Glenn, a quello che Loraine
aveva raccontato alla polizia e alla possibilit che
i Drake fossero a cinque miglia di distanza in compagnia
di un agente della polizia di stato. Dissi a Ian che
scendevo a fare delle telefonate.
Mi sedetti in fondo al bancone e presi dalla borsetta
il piccolo taccuino a spirale e la penna. Me li misi davanti
come se dovessi buttare gi un elenco: vecchio
trucco per tener lontani gli sconosciuti che vogliono attaccare
bottone. Sistemai lo sgabello in diagonale, cos
da poter vedere il resto della sala. Gli uomini erano tutti
magrissimi, e le donne indossavano maglie di pile che
arrivavano quasi alle ginocchia. La barista era la stessa
tipa che ci aveva accolto alla reception, con il suo cardigan
azzurro e un uccellino giallo cucito sopra il seno
destro. Ordinai un vodka tonic e poi un altro. Nell'angolo
della sala, in direzione opposta alla mia, cera un
uomo che sembrava del tutto fuori posto. Aveva capelli
neri, lisciati all'indietro, e indossava un blazer scuro.
Tentai di cambiare posizione per guardarlo in faccia,
ma riuscii a scorgere soltanto il suo piatto di bocconcini
di pollo fritto, ancora intatto, accanto al quale era
posato un telefono nuovo e costoso. Mi voltai il pi
lentamente possibile verso la finestra che dava sul parcheggio
di ghiaia illuminato da un lampione. Cera la
mia macchina, ma non dove l'avevo lasciata io. E non
con la mia targa. Questa era della Pennsylvania, con il
simbolo della chiave di volta al centro.
Avrei voluto fuggire, saltare in macchina e filarmela
in un altro stato, in un altro paese o su un altro pianeta,
ma svegliare Ian e farmi vedere con lui era forse la soluzione
peggiore. Non riuscivo a decidere cosa fosse meglio,
cos pensai di fumare. Feci per accendermi una
sigaretta, con le mani che tremavano, ma la barista arriv
all'istante. Mi spiace, tesoro disse. Adesso siamo
sul registro dei beni storici. Non ci lasciano fumare.
L'uomo al mio fianco volle dire la sua, con voce impastata.
L'unica speranza sarebbe che le librarie prendessero il potere.
Mi stava fissando in maniera strana. Della serie: Sono
un poliziotto sotto copertura con un'arma nascosta?
O: Ho visto la sua foto nell'ufficio postale?
Lei non  la libraria di cui ho sentito parlare fece.
Si riferiva a me. Mi tolsi dalla bocca la sigaretta non
ancora accesa, temendo di inghiottirla.
Libertaria, Jake. La barista mi sorrise e si diresse
all'altro capo del bancone. Non era la prima volta che
sentiva quello sproloquio.
Jake aveva una folta barba ed era l'unico uomo robusto
nella sala. Indossava una camicia da taglialegna, come
se fosse una comparsa in un film sul Vermont dove
non doveva far altro che restare sullo sfondo, impegnato
a estrarre la linfa da un acero.
Sono solo di passaggio dissi. Forse la cosa migliore
era non dilungarmi nelle risposte, per non suscitare troppa attenzione.
Lui grugn. C' una libertaria appena arrivata in
citt. Un paio di anni fa, comunque, quella gente si era
messa in testa di venire qui e prendere il potere. Invece
 andata a finire nel New Hampshire. Ottima scelta.
Qui avrebbero finito per farsi sparare. Vogliono trasferirsi
tutti quanti nel New Hampshire, quelli, e poi fare
la secessione. La Nazione del Nuovo Cazzo di Hampshire.
Libertari annuii, come a dichiararmi d'accordo.
Tornai a guardare verso la finestra, questa volta prestando
attenzione al riflesso. L'uomo dai capelli neri era
ancora al suo tavolo, troppo lontano per udire la nostra
conversazione. Potevo dire a Jake che il libertario era
proprio quel tizio con il blazer da Aghetto, e spedirglielo
addosso, assetato di sangue cittadino, per poi tentare la
fuga. Ma Jake era troppo sbronzo per servire a qualcosa.
Tutti quanti vogliono venire nel Vermont e farlo diventare
qualcosa che non . C'erano tutti quegli hippy,
negli anni Sessanta, che tiravano su quelle cazzate a
energia solare e pretendevano di allevare lama. Le ha viste, quelle comuni?
In effetti eravamo passati davanti a una costruzione
di legno a forma di stella, con fili da bucato che schizzavano
in tutte le direzioni e vecchie Volvo parcheggiate
davanti. Come no risposi. Ne ho vista una mentre venivo qui.
Adesso abbiamo i gay che si sposano, gli universitari
che vengono a sciare. E chiunque arriva  convinto di
aver scoperto chiss che posto, neanche fossero Cristoforo
Colombo, cazzo. Piantano una bandiera a Montpelier
e dicono che l'hanno conquistata a nome della
California. Ci fanno diventare Disneyland.
La barista era tornata. Jake, disse lascia in pace la signorina.
Jake grugn di nuovo e bevve quel che restava della
birra, coprendosi di schiuma i baffi. Tornai a concentrarmi
sul mio taccuino, prima che riprendesse a parlare,
e attaccai a stilare un elenco: l'unico che mi venne in mente.
Rocky
Loraine
Glenn
Sophie Bennett
I Labaznikov
Mamma e pap
I Drake
Lo sconosciuto
Non ero nemmeno sicura di che razza di elenco fosse.
Gente che poteva tradirmi? Di cui avevo paura? Lo fissai
per un po', infine aggiunsi il nome di Ian. Una buona
mezzora pi tardi, il tizio dai capelli neri sald il
conto senza aver neanche toccato il pollo fritto. Si infil
il telefono in tasca e imbocc la porta che dava accesso
al resto dell'hotel, non quella del parcheggio. Dunque
passava l la notte. Prima che la porta gli si richiudesse
alle spalle, ebbe il tempo di guardarmi ben bene e di
farmi un secco cenno di assenso. A quel punto ero gi
arrivata al quarto vodka tonic, pi di quelli che mi potevo
permettere, ma mi sentivo istupidita e ne ero soddisfatta.
Riuscii a non scendere dallo sgabello per un'altra
ora e mezza, bevendo soltanto acqua, quanto bastava per
convincermi che, se anche quel tizio mi avesse aspettato
dietro la porta armato di un piede di porco o di una
videocamera o di un distintivo della polizia, a quel punto
doveva gi essersi rotto le scatole ed essere andato a letto.
Salii al piano superiore ancora alticcia, controllando
a ogni angolo l'eventuale presenza dello sconosciuto e
temendo di sentirmi spaccare sotto i piedi le assi mezze
marce del pavimento. Ian dormiva, di nuovo ansimante,
e riuscii a spegnere la sua luce senza svegliarlo. Poi
feci il conto dei giorni che avevamo passato in viaggio
(quasi sei) e mi accorsi d'un tratto che era il compleanno
di mio padre. O meglio, lo era gi stato, visto che ormai
era passata la mezzanotte, e me nero dimenticata.
Ma c'era un'ora di differenza, con Chicago, e mio padre
era famoso per soffrire d'insonnia, e soprattutto
nelle mie impastate, liquefatte condizioni tutte le
scuse erano buone per chiamarlo. Uno dei punti del
mio elenco delle cose da fare sempre pi disperato e
casuale era fornirgli una spiegazione del motivo per
cui Ian mi aveva accompagnato fino dai Labaznikov,
particolare di cui ormai doveva gi essere a conoscenza.
E, ancor pi, chiss perch, volevo provare a punzecchiarlo
sulla storia che mi aveva raccontato Leo, per
vedere se lo riconoscevo ancora come l'uomo che, soltanto
due giorni prima, avevo lasciato a letto con la borsa
del ghiaccio sulla testa oppure se il tempo trascorso
e le informazioni incriminanti l'avrebbero fatto sembrare
un altro. Chiss se dietro il suo accento sarei stata
capace di cogliere uno strato di colpa, di parricidio.
Ma lo trovai incredibilmente allegro, del tutto sveglio
e nient'affatto diverso dal solito.
Lucy! Come va la faccenda?
Ero seduta sul letto, duro e decrepito, e parlavo in
poco pi di un sussurro, perch avevo troppa paura di
uscire in corridoio. Gli dissi che avevo finito per portare
Ian nel Vermont, dove sarebbe andato a stare con
sua nonna paterna. Woodstock, Vermont, dissi, perch
ero quasi sicura che una citt del genere esistesse davvero,
e specificai che la nonna era sui cinquant'anni,
faceva la mosaicista ed era perfettamente in grado di
badare a Ian. Ma ha conosciuto i Labaznikov! dissi.
 stato uno spasso! Un piccolo attacco d'asma, ma si  ripreso bene.
S, s, me l'ha raccontato un uccellino.
Cos Leo ti ha detto tutto. Ah, aspetta, buon compleanno!
Ti ho chiamato apposta! Mi resi conto che
dovevo sembrare proprio ubriaca, e tentai di parlare
pi lentamente e spiccare bene le parole, come se nella
deprimente storia universale della sbronza un trucchetto
simile avesse mai ingannato qualcuno.
S! Non c' bisogno di regalo!
Mi tuffai a pesce. Ero in quel particolare stato di
ubriachezza funzionale in cui le decisioni che hai appena
preso ti sfrecciano davanti come pali del telefono
sulla superstrada. Cos lo zio Leo mi ha raccontato la
vera storia della fabbrica di cioccolato. Era ora.
Okay, s. Non parve sorpreso. Pi noncurante.
La vera storia. Mamma la sa?
Ascolta, ti dico una cosa. Tu credi di non aver bisogno
dell'aiuto di tuo padre, e invece ti sbagli. Ti servono
i soldi, e dovresti prendere la macchina.
Pap, sono nel Vermont. Come faccio a prendere la
tua macchina?
Questa cosa non dovrebbe sorprenderti. La stupidit
dei bambini, intendo. E questa la morale della storia,
giusto? I bambini pensano di sapere tutto, e invece
cosa sanno? Sempre molto meno dei loro genitori.
Mi era impossibile dare un senso logico alle sue parole.
Sembrava arrabbiato, ma non c'era verso di capire
se lo fosse con me, perch non avevo scoperto prima la
vera storia (ma come?), o con se stesso, oppure (possibile?)
con Ian che aveva tradito i propri genitori, convinto
di saperne pi di loro.
Stronzate disse, e udii un bicchiere che si rompeva.
Mi venne in mente infine che era lui a essere sbronzo,
che era quasi la mezzanotte del suo sessantasettesimo
compleanno e che tra i due ero io la pi sobria.
Pap, possiamo parlarne pi avanti. Ian si gir nel
letto, con un lieve e stridulo rumore.
No, adesso ti racconto della stupidit degli adulti.
Okay, sappiamo gi come sono stupidi i bambini di otto
anni, giusto? Lo stesso ragazzino di cui ti ha parlato
Leo arriva a vent'anni e si rende conto di cos'ha fatto.
A nove anni ti rendi conto di qualcosa, a dieci te ne
rendi conto di nuovo e cos via a undici e a dodici, ma
ogni anno ti accorgi che quello che pensavi di aver capito
l'anno prima, no, aspetta,  dieci volte peggio. E il
tuo cuore si riempie di piombo. Stava quasi gridando, e
scoprii con estrema tristezza che parlava di s in terza
persona, e avrei voluto solo che la piantasse, ma fermarlo
sarebbe stato ancora pi crudele di avergli dato il via.
Arrivato ai vent'anni, hai due possibilit. O ti suicidi,
oppure ti vendichi con il mondo intero. Cos scrivo
un libricino di otto pagine sul lavaggio del cervello che
subiscono i bambini in Russia, e a notte fonda lo ficco
sotto tutte le porte di Mosca. Be', non proprio tutte, ma
va be', cinquecento. Poi prendo delle patate e le inserisco
nei tubi di scappamento delle macchine dei leader
del partito, davanti ai palazzi del governo. Non per ucciderli,
perch nell'URSS nessuno  cos stupido da mettere
in moto la macchina senza averla prima controllata.
Ma io infilo il mio libretto nelle maniglie delle portiere
e metto le patate negli scappamenti, cos il messaggio 
chiaro, no? Mi porto dietro un grosso sacco di patate, e
nessuno mi fa domande. Nessuno si accorge di questo
giovanotto con il suo sacco di patate. Per me  una sorpresa,
perch pensavo che mi avrebbero sparato. Lucy,
ascolta: pensavo che mi avrebbero sparato e non me ne
fregava niente. Non perch volevo suicidarmi, ma perch
sapevo di avere ragione.
Mi sdraiai sul letto, cercando di vedere una sola finestra
sulla parete opposta, invece di due, e mi impegnai
ad assimilare l'ultima frase. Se c'era un tratto comune
tra i grandi guerrieri e i fuggiaschi della dinastia Hulkinov,
tra mio padre (espatriato patologico) e la sottoscritta,
era proprio questo: un'impetuosa e testarda convinzione
nelle proprie ragioni. E non nel senso cattivo.
Avevamo davvero ragione. Ci importava pi di essere
nel giusto, che fare ci che era giusto. E ci importava
pi di essere nel giusto che della nostra vita.
Per questo sei scappato, allora dissi.
No. In sottofondo, udii altri rumori: oggetti che
cadevano, si schiantavano, venivano tolti di mezzo. 
per questo che  scappato Ilya. Vale a dire tuo zio Ilya,
il tuo vero zio, non uno fasullo, okay? Qualcuno va alla
polizia e dice, non so, qualcosa del tipo:  stato il giovane
Hulkinov. Oppure gli basta pronunciare il suo
nome, perch ci assomigliamo come due gocce d'acqua.
Cos lui se la sta spassando nel bosco con qualche
ragazza e la polizia arriva a casa nostra alle cinque del
mattino a chiedere di Ilya. Mia madre dimostra che
non sono io Ilya, e grazie a Dio loro non l'arrestano. Un
sacco di volte fanno proprio cos, arrestano la madre.
Questo giovane e stupido poliziotto dice che torneranno
l'indomani sera, e quello pi anziano gli molla un
ceffone in faccia. Pum!
Per questo Ilya  scappato in Romania dissi.
Gli hanno sparato in pieno petto al confine. Sei volte.
 stato nostro cugino Anton a scoprirlo, e a dirlo a mia madre.
Pap, non  colpa tua dissi.
Cos', sei la mia psicologa, adesso? Te lo dico io
qualcosa di psicologico: questa  l'America. Qui non
c' niente da cui fuggire.  per questo che sono venuto fin qui.
Forse avrei dovuto far finta che non stesse parlando
di me, ma non ne avevo la forza. Non sto scappando.
E un'altra cosa. Lo vedi cosa succede quando non
ci fidiamo dei nostri genitori. I bambini non sanno cos' meglio per loro.
Mi stai dando della bambina? Glielo chiesi soprattutto per capire se si riferiva a Ian.
Altro che. Sei una bambina e io sono una persona
molto vecchia nel giorno del suo compleanno. Ora vado a letto. Sono alla frutta.
Riagganciammo assieme e mi augurai che mia madre
fosse ancora sveglia, cos da accertarsi che andasse a
letto senza problemi. Ma sapevo che non lo era, altrimenti
avrei udito la sua voce in sottofondo che gli diceva
di calmarsi e di darle il bicchiere.
L'unico sogno di quella notte fu Leo Labaznikov che
annegava in un fiume urlando non so cosa rivolto verso
l'alto. Per udirlo mi era toccato scendere fin sulla riva,
quando invece avrei dovuto correre in cerca d'aiuto.
Lucy, cos' mezzo russo? urlava lui. Cos' mezzo russo?
Mi svegliai, in preda all'affanno e sudata fradicia sotto le tre coperte che avevo ammassato sul letto, e mi guardai attorno nella stanza illuminata dall'alone rossastro della sveglia digitale. Le 4,24. Mezzo russo era un mezzo nichilista, un quarto di una partita a scacchi, un sesto di rivoluzione. Sembrava una definizione esatta.
Mezzo russo era qualcuno che trasportava nella notte insignificanti scatole da scarpe, che giocava a questo o quello senza la minima strategia. La cui unica rivoluzione era scappare.
...
.
...
CAPITOLO 29.
...
.
...
Imbroglio.
...
.
...
Come lavarsi i denti alla maniera di un bambino di dieci anni:
1. Tentare di spremere un perfetto, spiraliforme cilindro di Crest sullo spazzolino, come nella pubblicit. Se non funziona, grattare via la pasta nel lavabo e riprovare. Ripetere tre volte, fino al risultato perfetto.
2. Chiedere alla prima persona adulta a portata di mano se ha una macchina fotografica con cui immortalare il vostro capolavoro.
3. Dedicare al proprio dentifricio un'esecuzione di Addio, ciao ciao da Tutti insieme appassionatamente.
4. Spazzolare con sufficiente energia da produrre una grandiosa schiuma azzurrina.
5. Chiedere al suddetto adulto se assomigliate a un cane rabbioso.
6. Arretrare di un metro dal lavabo e annunciare che state per sputare come un lama.
7. Passare il filo interdentale.
Quel giorno, domenica, andammo a Burlington. C'ero
stata una sola volta, in precedenza, quando avevo fatto
il giro dei college con mia madre, e ricordavo ancora
tutte le librerie su Church Street. Ne parlai a Ian, promettendogli
di comprare assieme qualche libro di storia
locale e andare a pranzo in un ristorante italiano.
Soffrivo i postumi della sbronza, ma le pulsazioni che
mi battevano in testa mi sembravano appropriate e necessarie.
Era cos che avrei sempre dovuto sentirmi, dal
momento in cui ero uscita dalla biblioteca. Se avessi
vomitato, tanto meglio.
Posteggiammo, e lasciai che Ian riempisse il parchimetro.
Non avevo mai fatto una cosa del genere, in
tutta la mia vita! disse lui, come se fosse questo il problema
pi grosso della sua educazione. Ci dirigemmo a
piedi verso Church Street, chiusa al traffico. Anche nel
cuore di un inverno del New England, la gente si accalcava
sull'acciottolato della galleria commerciale e ravvivava
la scena con i suoi giacconi colorati e i cappelli
con le nappine. Un tizio ben imbacuccato vendeva, da
un carretto, caff e cioccolata calda. Comprammo una
tazza di entrambi e iniziammo a entrare e uscire dai
negozi. Ian prese un blocco per schizzi e delle matite
colorate in una rivendita di materiale da disegno. Basta
che non mi fai il ritratto dissi. Ebbi la visione del
pubblico ministero che mostrava, come Prova H, il disegno
di una donna con il mio volto e una capigliatura
chiara e secca che non si era ancora ripresa dall'effetto del FERRET-GLO.
Voglio fare un po' di disegni per la nonna rispose
lui. Mi sono scordato di portarle un regalo.
Disse poi che respirava bene, e in effetti cos pareva,
ma aveva la testa incassata tra le spalle e il volto pallido.
Poteva comunque dipendere dallo stress, va' a saperlo.
Dopo che fu andato in bagno, nel seminterrato del
palazzo di giustizia (un'ironia che Ian non parve afferrare),
tornammo indietro in direzione nord per raggiungere
le piccole librerie nei pressi della maestosa
chiesa Unitariana. Acquistammo un libro sulla storia
del Vermont che, a un certo punto degli anni Settanta,
doveva essere stato un testo obbligatorio per la seconda
media. A ogni capitolo faceva seguito una pagina di
domande del tipo: Qual  la funzione del vicegovernatore?
e Elencate le tre principali tendenze di insediamento.
Trovammo anche una guida dal titolo Arterie
principali e secondarie del Green Mountain State, e comprai
a Ian i due libri di Lois Lowry che, ad Hannibal,
non si era neanche azzardato a portare a casa nascosti
nei pantaloni. A sentir lui, sua madre aveva letto da
qualche parte che l'autrice credeva nel diavolo. Lois
Lowry, che abitava nel Maine, era la dolce e canuta vincitrice
della Medaglia Newbery. (Perch, tua madre
non crede nel diavolo? Certo, ma mica le piace.)
Attacc a leggere Colpi alla porta che neanche eravamo
usciti dalla libreria. L'unico guaio  che so gi come
va a finire disse. L'ho scoperto una volta che lo
sfogliavo in biblioteca.
Capita anche a me risposi. Brutta abitudine.
Ma io mica lo faccio apposta. Camminava, parlava
e leggeva allo stesso tempo.  solo che devo sempre
vedere quante pagine ha un libro, cos capisco quando
sono esattamente a met, per succede sempre che
quando guardo l'ultima pagina gli occhi risucchiano
tutte le parole.
Quantomeno sai gi che finisce bene dissi io.
Fui contenta per Ian che almeno met della gente
che ci capitava d'incrociare non era del genere che si
incontrava ad Hannibal. Piercing, tagli alla mohicana,
un uomo che indossava un sarong, coppiette femminili
in cappellino verde che si tenevano per mano. Eravamo
in pieno anno accademico, alla University of Vermont,
e un mucchio di ragazzotti diciannovenni con i dreadlocks
risalivano lentamente la strada per andare alle
caffetterie, portando sulle spalle i loro zainetti a mo' di
chiocciole e muovendo su e gi la testa al ritmo della
musica che proveniva dalle cuffie.
La gente ha i capelli sporchi, qui disse lui dopo un
po'.
Li porta solo in maniera diversa.
No, a quel tipo gli spuntava fuori un rametto.
Mi sa che hai ragione.
Nello scorgere un pub irlandese, Ian decise che era
meglio del ristorante italiano. Ci sistemammo in un
spar creato con quelle che sembravano vecchie panche
di chiesa. Dissi a Ian che non avevo fame. Mia
mamma mangia solo pomodori rispose lui. Ordinai
un caff, sapendo che avrei potuto fare il bis senza sosta
e che potevo ricavare qualche caloria dalla panna e
dallo zucchero. Quando arriv il suo pasto, Ian chin il
capo sulla zuppa di cheddar per un periodo cos lungo
da farmi venire dei sospetti. Feci finta di niente e continuai
a bere il caff, perch non c'era verso di prevedere
quanto sarebbe rimasto in quella posizione.
Quando infine alz gli occhi, dissi: Devo essere sincera,
abbiamo quasi finito i soldi. Qualcosa l'ho tenuto
da parte per il ritorno. Dopo che avremo visto tua nonna.
Ma, a parte questo, siamo rimasti con un centinaio di
dollari.
E le carte di credito? Stava soffiando sulla zuppa
con tale forza da farla volare via dal cucchiaio in tante
goccioline che atterravano qua e l sul tavolo.
Preferisco non usarle risposi. Altrimenti qualcuno
potrebbe scoprire dove siamo.
Non si preoccupi disse lui. Ho gi un'idea, per
dopo. Tolse i libri sul Vermont dal sacchetto di plastica
e li dispose sul tavolo. Ma prima dobbiamo scoprire
dove vivevano i Green Mountain Boys.
Io aprii il libro di storia, e lui prese la guida turistica.
Nello sfogliare i primi capitoli, mi resi conto che Jake
il taglialegna ubriaco sembrava aver detto la verit. Il
Vermont era sempre stato un campo di battaglia, dagli
Irochesi che scacciavano le altre trib, ai francesi che
lo rivendicavano per la Nuova Francia, agli olandesi,
agli inglesi, ai francesi, al Massachusetts, allo stato di
New York e al New Hampshire. Il Vermont era rimasto
indipendente per quattordici anni, quanto bastava
per battere moneta propria e perch i suoi valorosi
abitanti avessero tutte le ragioni di credere che ce
l'avevano fatta, che da l a cent'anni gli scolari avrebbero
guardato ai Green Mountain Boys come ai lungimiranti
padri fondatori. Erano cos indipendenti da
offrire un robusto sostegno militare nella guerra d'indipendenza,
per combattere l'altrui battaglia per la libert.
Poi avevano ceduto ed erano entrati nell'Unione come
lo stato numero quattordici. Non cos presto da ottenere
una delle prime stelle bianche, ma nemmeno
cos tardi da essere la frontiera. Dopo di che, Jake aveva
ragione, la gente non aveva pi smesso di arrivare.
Agricoltori che avevano tentato di coltivare la terra,
quasi tutti senza successo. Hippy negli anni Sessanta,
comuni nei Settanta, e anche se il libro si arrestava a
quel punto, con la speranza in un radioso futuro migliore
per lo stato del Vermont, potevo vedere anch'io,
semplicemente osservando Church Street, com'era andata
in seguito: sciatori, artisti, escursionisti, idealisti
politici, fuggiaschi, tutti arrivati a mettersi in conflitto
con i vari Jake del pianeta. E adesso c'eravamo anche
noi, che tentavamo di rivendicarlo in nome di cosa? Un
rifugio, forse.
Ian fin la zuppa, ma chiese un altro po' del pane
bianco e ricco di crosta con cui era stata servita. Ne
mise due fette sul mio piattino da caff e attacc a spalmare
burro sulle altre due, ficcandosi in bocca un pezzo
dopo l'altro come se si stesse preparando per farsi
ibernare.
Quando infine riprese fiato, disse: Signorina Hull,
devo chiederle una cosa.
Puoi chiedermi tutto quello che vuoi risposi, e il
mio mal di testa svan in una vampata di adrenalina.
Okay. Parl con la bocca piena di pane. Ha cercato
Ges nella tazza del t?
Posso rispondere solo se capisco quel che dici.
Lui deglut in modo plateale, parecchie volte, come
per spazzare via anche la pi piccola briciola di cibo.
Ho detto: Ha accettato Ges dentro di s?.
No. Il mal di testa era tornato. Non volevo accrescergli
la speranza, ma neanche farlo arrabbiare. Ma
so gi tutto. E forse non vale la pena che ci perdi del
tempo.
Lui fece spallucce. Nessun problema. Solo che ho
questo compito, per il corso, e dobbiamo dare una testimonianza
di fede a tre persone diverse. La cosa non
sembrava turbarlo pi di tanto. Fui sollevata nel constatare
che non si trattava, come avevo temuto per un
istante, del vero motivo per cui mi aveva fatto fare tutto
quel giro: un perverso e complicato piano messo in piedi
dai suoi genitori.
Be', la mia pu contare?
Forse s. E prima di mangiare ho anche pregato per
la sua anima.
Favoloso.
In realt avrei dovuto pregare assieme a lei, ma ho
pensato che non le andava.
Hai pensato bene. Un attimo dopo, indicai con un
gesto le panche da chiesa ricoperte di graffiti e il vetro
colorato dietro il bancone del pub. Magari avrai un
voto migliore per avermi portato in questa bella cattedrale.
Lui alz gli occhi al cielo. Okay, ora te la chiedo
io una cosa. Ti piace, il corso che frequenti? Quello
del sabato.
Uno dei libri di esercizi  a fumetti.
Bene. Ma frequentare quel corso ti fa sentire meglio?
O peggio?
Lui si tolse gli occhiali e li pul con il tovagliolo.
Forse non  il tipo di corso che pensa lei rispose.
Non  che impariamo delle cose. Andrei pi volentieri,
che so, a un corso di pittura.
Credo di aver capito di che corso si tratta. Non 
quello del pastore Bob?
Lui parve sorpreso, poi contento, poi mortificato al
massimo grado. Cio, insomma,  un corso per ragazzini
non ancora cresciuti. Tipo che non sono alti come
tutti gli altri.
Tu sei piuttosto alto per la tua et.
S, ma non sono bravo negli sport. Quindi dovrebbe
servire ad aiutarmi in questo. E ad andare d'accordo
con la gente.
E ti  servito?
Lui prese dalla tasca l'inalatore vuoto e ne aspir le
eventuali molecole rimaste in fondo al flacone. Poi trattenne
il respiro per dieci secondi, abbassando un dito
dopo l'altro finch non si ritrov con due piccoli pugni
chiusi. Infine espir tutta l'aria con un soffio lento e
rumoroso. Diciamo che in realt non lo sopporto.
Era l'appiglio che stavo aspettando da un pezzo.
Sai, dissi il pastore Bob ha una brutta fama.
Significa che  un criminale?  un criminale?
No. Ma va' a saperlo. Significa che  famoso in
modo negativo. C' un sacco di gente giornalisti, avvocati
e altri ministri del culto che pensa che quello
che lui racconta in giro  molto, molto sbagliato.
Lui mi punt contro il cucchiaio della zuppa e, con
voce da conduttore di telegiornale, disse: Questa 
un'osservazione di un certo interesse, signora.
Mi gettai alla carica prima che potesse lanciarsi
nell'imitazione di altre voci o mettersi a parlare di avvocati.
Pensai di scegliere bene le parole, tenendomi sul
vago, e con il massimo tatto dire qualcosa sulla gente
che si ama. Ma ero stanca delle nostre esitanti conversazioni
e avevo i postumi della sbronza e a quanto pare
discendevo da una lunga fila di combattenti per la libert
votati al suicidio, e chi ero io per rompere con la
tradizione? In sostanza, dissi racconta alla gente
che, se  gay, finir all'inferno. E che essere gay  una
scelta. Ma quasi tutti gli scienziati del mondo sarebbero
in disaccordo con quest'ultima affermazione, mentre
la prima  basata su due versetti della Bibbia piazzati
in mezzo a un'infinit di altre cose che tutti ignorano.
Tipo che  vietato mangiare carne di maiale o crostacei,
che le donne dovrebbero coprirsi il capo e che non si
possono piantare due diverse sementi nello stesso campo.
Ma tutte queste altre cose il pastore Bob non le considera,
e passa la vita a dire alla gente che non pu essere gay.
Ian stava scuotendo il capo, appena un po' irritato,
ma a parte questo non riuscivo a capire cosa gli passasse
per la testa. Di queste cose non  che parliamo, insomma,
di roba gay. Adesso sussurrava. Parliamo
per lo pi delle famiglie, e di come prepararsi a diventare
un padre, prima o poi, e cosa fare a un ballo, anche
se io ho ancora due anni prima che la mia scuola dia un
ballo per la mia classe.  solo che ci si annoia a morte,
e poi mia mamma mi costringe sempre a raccontarle
tutto quello che abbiamo fatto, e se non ricordo mi grida
contro. E poi, tornando verso casa, si mette sempre a piangere.
Mi limitai a un: Oh. Chiaro, se il pastore Bob sperava
di lavare il cervello a quei ragazzini prima dei
mass media laici, non sarebbe stato lui a tirare fuori
il problema dei gay, non usando quelle parole. Cos, se
facevo pressione, sarei stata io a mettere Ian a disagio.
L'avrei perduto per sempre. Inoltre, non volevo essere
io a dargli la notizia: Ehi, i tuoi genitori pensano che
tu sia gay. E forse hanno ragione. I prossimi otto o dieci anni saranno un inferno.
Cos dissi: Il problema  che lui dice alla gente che
pu cambiare il suo modo di essere, il modo in cui 
nata. E non  vero. Mentre quelle parole mi uscivano
dalla bocca, mi resi conto che le stavo pronunciando
nella convinzione che Ian sarebbe tornato laggi, che
sarebbe rimasto nel programma di riabilitazione della
Glad Heart fin quando non si fosse dichiarato eterosessuale
o fosse scappato o si fosse sparato o fosse morto
per overdose o avesse sposato qualche donna sola e infelice.
Il solo pensiero mi spezzava il cuore, ma perlomeno
avevo detto qualcosa. E perlomeno avevamo ancora
un po' di tempo, anche se erano solo i cinque
minuti che precedevano il mio arresto. Se non fossi stata
cos disidratata, mi sarei messa a piangere. Lo dissi di nuovo: Non  vero.
Ian era rosso come un peperone, e continuava a
guardarsi attorno. Avevo parlato a voce troppo alta,
mettendolo forse in un tale imbarazzo da non fargli assimilare
neanche una parola. Aveva appallottolato il
tovagliolo dentro la scodella vuota, e adesso lo stava
punzecchiando con la forchetta. Pensai di scusarmi, ma
finii per pagare il conto. I gamberetti sono crostacei?
chiese lui mentre ci stavamo alzando.
S.
L'ho visto mangiarne uno alla festa di Natale. Il pastore Bob.
Be', che ti dicevo?
Tornati al freddo della strada, Ian pareva aver riacquistato
energia, tanto da respirare con pi calma e
profondit. Mi porse gli occhiali da sole verdi e disse:
Okay. Si tenga molto indietro, come se non mi conoscesse.
E venga a prendermi solo se sono nei guai. Si
stava riempiendo le tasche delle mentine e degli stuzzicadenti
che aveva sgraffignato nell'uscire.
Mi appoggiai alla facciata del pub. Il caff mi aveva
risvegliato, ma prosciugato ancora di pi: mi sentivo
tesa come una corda di violino e svuotata di ogni energia.
Ian si accost a uno studente universitario, lo stesso
che avevamo visto prima, quello con il rametto nei
dreadlocks. Rimasero a parlare per qualche istante, Ian
con voce sincera e insistente e in apparenza stressata,
anche se non riuscivo a capire cosa stesse dicendo. Poi
lo studente pos a terra lo zainetto e si inginocchi per
aprirne una piccola tasca laterale. Porse qualcosa a Ian,
gli dette un leggero pugno sulla spalla e si allontan.
Ian si mise in tasca quelle che sembravano banconote,
per poi abbordare due ragazzine adolescenti che camminavano
affiancate con dei sacchetti della spesa. Non
avevo la minima idea di come facesse a sapere a che tipo
di gente rivolgersi come evitare le madri, per
esempio, che avrebbero cercato di condurlo dritto a casa -,
ma immaginai che avesse pi a che fare con l'istinto
manipolatorio dei bambini che con la faccia tosta da
strada. Tent con un giovanotto dall'aria professorale,
una ragazzina in skateboard e due camerieri in pausa.
Dopo una ventina di minuti riuscii anche a chiudere gli
occhi, sicura di poter riconoscere la sua voce nel caso in
cui qualcosa andasse storto.
Quando li riaprii era ancora l e parlava con una donna
con l'aria strafatta e una chitarra in mano. Ma dall'altra
parte della strada, appoggiato alla vetrina di un negozio
di abbigliamento per bambini, c'era quell'uomo.
Impossibile vedere la sua macchina, ovviamente, ma il
blazer scuro portato sui jeans, i capelli lisciati all'indietro
e gli occhiali da sole avvolgenti erano inconfondibili.
Si rigirava il telefono tra le mani come se fosse un
rosario. Non accenn minimamente a muoversi verso
di me, e io non feci un solo passo in direzione di Ian,
anche se quel tizio gli era abbastanza vicino da poterlo
ghermire prima che io potessi raggiungerlo. Cos rimasi
immobile e continuai a tenermi in equilibrio contro la
parete, nella speranza che i raggi di sole pallidi e obliqui
prosciugassero un po' dell'alcol che avevo in corpo.
Avvolsi le dita sulle chiavi della macchina, che tenevo in
tasca, nel caso mi servisse un'arma. Ma Mister Occhiali
da Sole sembrava molto tranquillo. Canterellai mentalmente
la musica di Mr. Clean, con un nuovo testo.
Adesso che ero certa di non soffrire di paranoia, tentai
di immaginare chi diamine potesse essere quel tizio.
Fosse stato della polizia, ormai si sarebbe gi impadronito
di Ian. Ma poteva essere un investigatore privato,
incaricato da Rocky o da Glenn. O forse da Rocky e
Glenn. Poteva essere un agente del pastore Bob, con il
compito di sorvegliare il bambino e fare rapporto, senza
mettere su una piazzata e attirare il poco lusinghiero
interesse dei media. Poteva essere uno stagista di Loloblog,
solo che non era abbastanza giovane e trendy. In
fin dei conti, quei capelli impomatati erano ormai un
po' radi. Poteva essere mio zio Ilya, tornato dall'oltretomba
ad accertarsi che io pagassi per i peccati di mio padre.
L'uomo insult l'orologio, per poi entrare nel negozio
e fingere di passare in rassegna le rastrelliere di
tutine e pagliaccetti esposti in vetrina. Tornai a guardare
la strada e vidi Ian che arrivava al galoppo verso di me, sorridendo.
Indovini quanto! disse.
Abbastanza per cenare, spero. Ipotizzavo sui venticinque,
a dire la verit. Il ragazzo con il rametto non
mi era sembrato particolarmente ricco.
Centosessanta e spiccioli! Lo tir fuori dalla tasca
e me lo porse tutto assieme, un grosso fascio di banconote
che sembravano quasi tutte da uno. Certo, gran
parte vengono dal ragazzo con i capelli sporchi, che mi
ha dato un pezzo da cento e qualcos'altro. Ho detto
che dovevo prendere il treno per andare da mia nonna
a Boston e, se mi chiedevano perch, rispondevo che
mia madre aveva tentato di uccidersi. Mi sa che posso farne di pi!
Alla fine mi venne in mente, nella nebbia del doposbronza,
che la strada principale della pi grande citt
del Vermont non era forse il posto migliore per fare la
questua. Di sicuro c'era polizia dappertutto. Piantiamola
qui, finch siamo ancora in tempo dissi. I due
camerieri avvicinati da Ian si erano gi messi a guardarci
e a parlare. Ci avevano preso per degli imbroglioni.
E in effetti era vero, dovetti ricordare a me stessa.
Schizzammo dietro l'angolo e tornammo rapidi verso la
macchina, davanti alla quale il parchimetro era quasi
scaduto. Se il nostro inseguitore avesse voluto tenerci
dietro, avrebbe dovuto trovarci di nuovo lungo la strada.
Anche la sua macchina era l, a pochi metri dalla nostra,
ma di lui nessuna traccia.
Per tutto il resto della giornata non rividi pi il tizio
dai capelli neri: non lungo le trenta miglia di strada che
mettemmo tra noi e Burlington, non nell'albergo a
buon mercato dalla moquette umidiccia nel quale, dalla
finestra della nostra camera, continuai a tenere d'occhio
il parcheggio, e neanche nel ristorante altrettanto
a buon mercato in cui ci ingozzammo di grissini e dividemmo
un piatto di spaghetti.
Quella notte usai il computer nell'atrio dell'albergo
per controllare la posta, anche se giurai a me stessa di
non cercare pi il nome di Ian. Avevo ricevuto pochissime
e-mail, ma l'ultima arrivata veniva da Rocky, ed
era stata inviata la mattina del giorno prima. Diceva,
parola per parola: Ho pensato che li avresti trovati interessanti.
Stammi bene. Seguivano i link a tre articoli.
Il primo era quello di Loloblog, lo stesso che avevo trovato
io. Ma quella volta notai che, dal momento della
sua pubblicazione, si erano aggiunti 273 commenti.
Non mi presi neanche la briga di guardare quelle che
sapevo essere filippiche furibonde e disinformate da
parte di gente schierata su entrambi i versanti politici e
che, in maniera del tutto prevedibile, si riducevano ad
attacchi personali nei confronti degli autori degli altri
post. Il secondo articolo era quello del St. Louis Post-
Dispatch cui aveva fatto riferimento Loloblog: La polizia
di Hannibal chiede collaborazione per rintracciare
un bambino di dieci anni di cui non si hanno notizie da
domenica pomeriggio, eccetera. Forniva l'indirizzo di
Ian, che avrei trovato utile sei giorni addietro, e mi disse
che il bambino indossava una T-shirt rossa, cosa che
per fortuna non rispondeva a verit.
Anche il terzo link indirizzava al Post-Dispatch,
ma si trattava di un articolo nuovo. Tra voci di abuso
minorile, il pastore difende la sua missione di recupero
dei gay. Ebbi qualche problema a concentrarmi
sul testo dell'articolo, non perch dicesse qualcosa di
particolarmente orribile, ma perch ero in quella condizione
di stanchezza e stress in cui le parole si rifiutano
di associarsi in periodi di senso compiuto. Lessi
ogni frase cinque volte, gettando la spugna su quasi
tutte. Quel che riuscii a mettere assieme fu che l'articolo di Loloblog aveva spinto un gruppo LGBT di St. Louis
sia a fare picchettaggio davanti al palazzo di tre piani,
un tempo adibito a uffici, che ospitava la sede della
Glad Heart Ministries, sia a lanciare una campagna telefonica
in cui dei volontari chiamavano ogni dieci minuti
il numero verde del Ufficio per i servizi all'infanzia
e alla famiglia per segnalare che il pastore Bob era sospettato
di abusi verbali e sessuali su minori. (Il presidente
del gruppo LGBT dichiarava che: Non ci riferiamo
certo ad abusi sessuali in senso fisico, o perlomeno
noi non ne sappiamo niente. Ma crediamo che infliggere
gravi disturbi di identit sessuale a minorenni possa
produrre gli stessi danni di un abuso vero e proprio, e
siamo convinti che, quando questo caso giunger in tribunale,
creer un nuovo ed essenziale precedente nel
campo della protezione di bambini e adolescenti.)
Naturalmente il caso, in tribunale, non ci sarebbe mai
arrivato. Anche l'autore dell'articolo lo lasciava intendere,
quando invece gli sarebbe bastato suggerirne almeno
la possibilit per ottenere una storia pi interessante.
Il reporter era riuscito a confermare le affermazioni
di Loloblog, ovvero che lo scomparso Ian Drake e lo
Ian D. del pastore Bob erano la stessa persona. C'era
una breve dichiarazione dei Drake, in cui i genitori si
limitavano a dire di volere indietro il loro figlio, sano e
salvo. Continuiamo a sostenere il buon lavoro della
Glad Heart Ministries dicevano.
Solo dopo aver letto l'ultimo paragrafo per la sesta
volta capii che il pastore Bob aveva reagito ampliando
il suo attuale tour della Est Coast e, in apparenza,
spremendo tutta la copertura giornalistica che poteva
ottenere. Lo scopo originale del tour, a quanto pare,
era stato quello di motivare e organizzare il sempre minor
numero di abitanti della Est Coast che si opponevano
ai matrimoni gay, in quegli stati dove le unioni
civili si stavano lentamente ma inevitabilmente trasformando
in matrimoni dal valore legale. Aveva proprio
un gran coraggio, mi dissi, nel marciare su Boston sventolando
la sua bandiera dell'odio. Certo, magari il suo
obiettivo erano proprio i bar gay. Lawson ci ha parlato
per telefono, concludeva l'articolo da Brattleboro,
Vermont, dove terr un discorso domenica sera. Quella sera.
Insultai il computer, a voce abbastanza alta da suscitare
le risatine delle adolescenti alle mie spalle che, vestite
da basket, si stavano registrando all'albergo. Burlington
 parecchio lontana da Brattleboro, secondo gli
standard del Vermont, ma non abbastanza, e per mezzo
secondo mi chiesi quali fossero stati i veri motivi per
cui Ian mi aveva indirizzato lass. No, non poteva essere.
Perch avrebbe dovuto scappare da qualcuno, per poi corrergli incontro?
Guardai di nuovo il messaggio di Rocky, quell'offensivo
e intirizzito: Stammi bene. Non aveva mai firmato
le sue e-mail, prima di allora, e quel particolare dava
un non so che di inquietante a quel piccolo e formale
congedo. Come in Sii prudente o Sta' attenta.
Tornata in camera, scoprii che Ian aveva disfatto con
estrema cura tutti i suoi bagagli, e mi chiesi se si fosse
comportato cos tutte le sere. Quella precedente, la prima
in cui avevamo diviso la stanza, mi trovavo gi al
bar quando lui era salito a sistemarsi. Lo osservai riporre
l'inalatore nel cassetto del comodino, togliere dallo
zaino un fascio di guide TV e di volantini di ristoranti
che doveva aver raccolto lungo il viaggio e disporre il
tutto a semicerchio sul cassettone, assieme ai libri della
Lowry, a quelli di storia del Vermont e a una copia di
The Egypt Game proveniente dalla biblioteca pubblica
di Hannibal. Mi spiace non aver fatto richiesta di prestito,
disse quando lo vidi ma non me l'avrebbero
comunque fatto leggere. Ho provato a iniziarlo quando
sono rimasto in biblioteca, ma ho avuto troppa paura.
Di notte, la biblioteca  infestata, non c' dubbio.
Infestata da chi?
Probabilmente dai fantasmi di bibliotecarie defunte.
Non tipo lei, pi come vecchie signore che non si sono mai sposate.
A letto, quella notte, pensai a che magnifico libro per
bambini sarebbe venuto fuori: una biblioteca infestata
da vecchie bibliotecarie cordiali che volavano attorno
alle pile di volumi, lasciavano indizi all'interno di libri
polverosi e aiutavano tre baldanzosi ragazzini a trovare
il tesoro nascosto sotto il pavimento. E quale posto sarebbe
stato meglio di una biblioteca, per nascondere
qualcosa di misterioso? Migliaia di libri chiusi, centinaia di scaffali.
Forse era proprio quello che avrei fatto io, una volta
che mi avessero sparato o fossi morta di dolore. Mi sarei
intrufolata nella biblioteca fluttuando, spargendo
indizi come fiocchi di neve. Quando i bambini fossero
venuti a nascondersi, li avrei fatti cadere sotto un incantesimo
cos da permettere loro di strisciare dentro i
libri illustrati. Se i poliziotti, i pastori o i reporter fossero
venuti a indagare, sarei saltata fuori dal mio teatrino
di marionette, avrei fatto vibrare le mie dita di fantasma e li avrei fatti scappare di paura.
...
.
...
CAPITOLO 30.
...
.
...
Dov' Ian?
...
.
...
Tutti stanno cercando Ian. Potete aiutarli a trovarlo?
 sotto il letto? Sollevate il risvolto della coperta!
No! Quello  il gatto!
 sulla BobMobile?
No! Quello  un ciarlatano evangelico!
Sta bevendo caff con Shapko l'ucraino su un divano del suo appartamento ai piani alti?
No! Quello  il patriarca russo, il parricida!
 in biblioteca, nel bagno degli uomini, e sussurra al cellulare con l'FBI?
No! Quello  Rocky, il bibliotecario cortese!
Sta girando attorno all'albergo a bordo di una macchina azzurra e rugginosa con la targa della Pennsylvania?
No! Quello  uno sconosciuto con i capelli lisciati all'indietro e un paio di minacciosi occhiali da sole!
Sta zigzagando per il Vermont settentrionale in compagnia di una rivoluzionaria mancata, lanciandosi di tanto in tanto nell'imitazione di Julie Andrews?
Urr! Avete trovato Ian!
...
.
...
CAPITOLO 31.
...
.
...
Nord.
...
.
...
Il cellulare non prendeva, tra le montagne, altrimenti
quel mattino avrei chiamato Rocky per dirgli che avevo
ricevuto la sua e-mail e chiedergli se c'erano novit su
Ian. Invece ci spingemmo ancora pi a nord, sulla Route
89, con Ian che faceva da navigatore.
Sar meglio che tua nonna non abiti in Canada
dissi.  l che siamo diretti. Stavamo bisbigliando tra
i corridoi di un piccolo emporio di campagna dove ci
eravamo fermati a comprare qualcosa per colazione.
Perch non possiamo vedere il Canada?
Non abbiamo il passaporto. Toglitelo dalla testa.
Anche se il mio era nella tasca interna della borsetta.
Figuriamoci se ti fanno entrare con la tessera della piscina.
Intendevo solo che voglio vedere il Canada. Guardarlo e basta. Possiamo?
Mi sa che al confine c' parecchio traffico. Non ho
idea di quanto ci si riesca ad avvicinare. L'ultima cosa
che volevo era gettarmi dritta in un posto di blocco della polizia.
Invece di una confezione di Pop Tarts, Ian prefer
comprarne una pi piccola e meno costosa di Corn Flakes,
cos da farci rientrare anche delle salviettine bagnate
per pulirsi le scarpe da ginnastica. Si mise in ginocchio
nel bel mezzo dell'emporio, davanti alla
piccola parete di caselle postali, e attacc a sfregare la
pelle bianca delle scarpe fin quando non fu tornata come
nuova. Molto pi carine disse, alzandosi e piegando
la salviettina. L'uomo barbuto dietro il bancone,
che fungeva da direttore dell'ufficio postale nonch da
fornitore di barrette di cereali, di benzina e. di Penthouse,
e che con buona probabilit era anche il sindaco,
mi guard alzando un sopracciglio. Quel ragazzino
ha qualcosa che non va diceva la sua espressione.
Continuammo verso nord, ascoltando una delle cassette
mixate met anni Novanta di Anya Labaznikov:
Nirvana, Pearl Jam e Cure. Impiegai cinque minuti
a tentare di spiegare a Ian il concetto di grunge. Al
mio fianco, Ian respirava con una certa fatica. Eravamo
rimasti con circa trecento dollari, e quella parte dello
stato non prometteva di essere un buon terreno di questua.
Cerano camioncini parcheggiati davanti a fattorie
che avrebbero dovuto essere abbandonate gi da cinquantanni,
edifici con pareti cos malmesse e imbarcate
da sembrare quadri di Dal. A meno di trovare da
qualche parte un mucchio di quattrini incustoditi, i soldi
sarebbero bastati pi o meno per un giorno.
Mi manca tantissimo, la biblioteca disse Ian.
Mi spiace.
Mister Walters aveva detto che mi avrebbe fatto vedere
il suo cuore di porpora. Non riuscivo a capire di cosa stesse parlando.
Rocky Walters, alla biblioteca? Il suo cosa?
La Purple Heart, la medaglia che gli hanno dato
quando  stato ferito in guerra.
Ian, dissi, togliendo il piede dall'acceleratore e
voltandomi per un attimo a guardarlo in faccia ma di
che stai parlando? Quale guerra? Walters della biblioteca?
Ma s, ha fatto la prima guerra in Iraq o qualcosa
del genere. Non eravate amici, voi due?
Fissai la strada vuota davanti a me, dove una foglia
secca rimbalzava sulle punte come un'aragosta dei cartoni
animati. Allora, risposi quando parli di ferita ti
riferisci alla sua sedia a rotelle? Era questo che intendeva
Ian, settimane addietro, quando aveva parlato di
croce rossa, ma non riuscivo a capirci niente.
Gi. Era assolutamente normale, prima. Mia madre
lo conosceva ai tempi della scuola, e da piccolo veniva
a tagliare il prato di mio nonno, quindi dev'essere stato normale.
Ma di che cazzo stai parlando? dissi. Ecco, l'avevo
fatto. Avevo imprecato davanti a un bambino di dieci
anni. Eccezionale. Fantastica. Ian si zitt, per poi aprire
il suo libro su Enrico VIII, nascondervi dentro il volto
e mettersi a respirare con affanno. Pensava di essere nei
guai, o forse temeva che la mano di Dio stesse per abbattersi su di me e voleva dare l'impressione che neanche ci conoscessimo, noi due.
Non avevo mai chiesto a Rocky della sua infermit,
ma era stata solo una questione di tatto. Mi era sembrato
meglio mostrarmi rilassata e comprensiva dando
tutto per scontato, come se neanche valesse la pena di
parlarne. Tentai di ricordare se mi avesse mai detto
qualcosa della sua infanzia, del liceo, dei boy scout o di
suo fratello. Una volta, quando stavamo organizzando
il Family Fun Day, si era messo a parlare delle staffette
che facevano al campo scout, ma mi ero raffigurata
venti ragazzini sulle sedie a rotelle, con le figurine dei
giocatori di baseball ficcate tra i raggi delle ruote per
fare rumore. Era come se avesse sempre evitato di parlare
di sport, di lezioni di nuoto, di letti a castello o di
guidare un veicolo che non fosse un furgoncino. O
dell'esercito degli Stati Uniti. Chiss, forse per punirmi
di non avergli mai domandato niente? Oppure gli causava
troppo dolore parlare di un'epoca in cui poteva
girare per la citt senza avere la testa all'altezza della
cintola della gente, un'epoca in cui non abitava con sua madre?
Poi, ogni cinque minuti e in maniera del tutto stupida,
continuai a chiedere a Ian se fosse proprio sicuro,
con lui che mi rispondeva di s, di aver visto la foto di
Rocky nell'annuario scolastico di sua madre, quello del
liceo. Era pure nella squadra di baseball. Provai un attacco
di nausea. Forse era la fame, ma pi probabilmente
la consapevolezza che io e Rocky non eravamo
cos in confidenza come avevo creduto. Fino a quel momento,
i miei incubi erano sempre stati attenuati dalla
convinzione che, se anche Rocky si fosse messo a giocare
al detective per risolvere il caso del bambino rapito,
avrebbe comunque tentato di proteggermi. Per tutto
quel tempo avevo pensato che Rocky fosse innamorato
di me, e invece mi era a malapena amico. Non riuscivo
neanche pi a vedere dritto. Era stato compagno
di liceo di Janet Drake. E se la conosceva bene? Se era
stato il suo ragazzo? Perch non me ne aveva mai parlato?
E c'era un'altra cosa, oltre al mio shock per tutta la
faccenda, oltre ai miei nuovi timori sulla lealt di Rocky:
se in realt non sapevo niente su Rocky, se in realt
non sapevo niente addirittura su mio padre se la mia
percezione delle cose, in breve, era lungi dall'essere accurata
magari tutto ci che pensavo di Ian e della sua
famiglia era sbagliato? In verit avevo assistito solo
all'episodio in cui Janet Drake aveva trascinato il figlio
su per le scale mentre lui urlava di essersi gi pentito.
Ma chiss che cosa aveva combinato quel giorno. Poteva
aver strangolato il gatto. E poich Ian diceva che le
cicatrici in fronte lasciate dalla forchetta erano ferite
autoinflitte, da cosa pensavo di metterlo in salvo? Era
un ragazzino di dieci anni che riteneva che i genitori
non fossero sempre giusti con lui. Grosso trauma, non c' che dire!
Ma il pastore Bob esisteva davvero, e avevo visto con
i miei occhi come Ian era crollato quell'inverno. Non
era una mia invenzione. Non credo che fosse una mia invenzione.
Uno dei pochi pensieri su cui riuscivo a concentrarmi
era quanto fossi felice che ci stessimo allontanando
da Brattleboro, dove si stava svegliando il pastore Bob,
compiaciuto per il discorso della sera precedente, in
partenza con la BobMobile per la successiva cittadina
del New England che aveva bisogno di essere salvata
dalla tolleranza. Ovunque fosse diretto, non poteva essere
cos a nord, a meno che non intendesse predicare
alle mucche. Ecco un'altra questione: se fino ad allora
mi ero fatta un'opinione errata su tutto, magari mi ero
sbagliata anche sul motivo per cui Ian era voluto venire
nel Vermont. E se Bob, nel suo stato di represso e lievemente
psicotico, avesse manipolato i ragazzi convincendoli
a raggiungerlo in viaggio, con qualsiasi mezzo?
E se li minacciava finch quelli non scappavano di casa
obbligando giovani bibliotecarie ingenue a dargli un
passaggio? Non aveva senso. Anche se ormai la logica
non pareva pi essere un prerequisito dei fatti nel mio mondo.
Da quando mi era scappata quella parolaccia, Ian
non aveva pi parlato molto. Cos, in parte per farmi
perdonare, in parte per allontanare ancora di pi il
pensiero del pastore Bob, dissi: Facciamo un patto.
Andiamo a guardare il Canada. Vediamo se riusciamo a
vedere le oche, il bacon, l'hockey e l'assistenza sanitaria.
Lui mi guard con espressione vacua, com'era logico.
Mi stavo comportando in maniera odiosa. Ero
stanca, disidratata, morivo di fame e andavo avanti solo
grazie all'adrenalina, ma non era certo una scusa per
parlare di cose che non poteva capire. Presi un bel respiro,
come non facevo da giorni. Ma prima dobbiamo
procurarci qualche medicina. In che farmacia vai, di solito?
Da Walgreens. Quella di Hannibal.
Perfetto. La sera prima, in un raro attimo di preveggenza,
avevo controllato su internet scoprendo
che lo stato del Vermont ospitava la bellezza di tre
Walgreens. Uno all'estremo sud, a Rutland, un altro a
Brattleboro dove ci saremmo potuti imbattere nel pastore
Bob in carne e ossa e il terzo pi o meno in
mezzo al nulla, circa quaranta miglia a est.
In quel momento mi resi conto di aver deciso di non
restare nel Vermont ancora pi di uno o due giorni,
anche se avessimo avuto i soldi. Dubitavo che il computer
del Walgreens fosse collegato con il dipartimento
di polizia di Hannibal, ma in ogni caso era sufficiente
accreditare una spesa sull'assicurazione sanitaria dei
Drake per mettere la pulce nell'orecchio a qualcuno.
Per, se fossimo andati via dal Vermont, questo sarebbe
bastato a mandarli fuori strada.
Tempo un'ora ed eravamo davanti al bancone della
farmacia, dove fornii il vero nome di Ian. Ci dissero di
sederci e aspettare e, mentre Ian sfogliava una copia
di Bon Apptit valutando ogni singola fotografia
(Gnam! Bleah! Gnam!), io ebbi un silenzioso
attacco di panico al pensiero che ci volesse cos tanto
perch stavano cercando di trattenerci in attesa della
polizia. Quanto tempo serviva, a compilare la ricetta
per un inalatore? Mica dovevano aspettare che la macchinetta
finisse di contare delle pillole.
Ci chiamarono dopo venti minuti, e il ticket fu soltanto
di trenta dollari, pi settantanove centesimi per la
barretta al cioccolato che probabilmente avrebbe costituito
il mio pranzo. L'addetta mi chiese se avevo qualche
domanda da porre al farmacista. Non ne avevo.
Avevo un sacco di domande da porre a un esperto di
etica, ma nessuna al farmacista.
Appena varcammo la porta. Ian schiacci per tre
volte in aria l'inalatore, poi se lo port alla bocca e gonfi
le guanCe come un pesce palla. Ora che avevamo
sistemato la faccenda del medicinale, e con tutta quella
facilit, mi resi conto che avremmo dovuto pensarci
qualche giorno prima, e mi infuriai con me stessa per
aver aspettato. Al mio temperamento rivoluzionario
poteva far certo comodo un'analoga porzione di coraggio
russo, o quantomeno di avventatezza, pi della prudenza
ebraico-americana che avevo ereditato da mia
madre. Immaginatevi Woody Allen che guida la carica
della Brigata Leggera. Ecco, quella ero io.
Non riuscii a infilare la chiave nella portiera della
macchina. Tentai di nuovo, mentre Ian faceva forza sulla
maniglia dal lato del passeggero. Provai una terza
volta e, stupidamente, ancora una. Poi lo sentii chiedere:
Ma perch ci sono cinquanta tazze di caff, sul sedile
posteriore?. Corremmo come fulmini verso la mia
macchina, quella vera, tre posti pi gi. Ian si gett sul
sedile posteriore e io imboccai a tutta birra la strada
principale per poi uscire dalla citt. Magari lui pensava
che stessimo scappando per l'imbarazzo, preoccupato
che il proprietario della macchina ci avesse visto da
dentro la farmacia. Questa cosa preoccupava anche
me, ma per motivi ben pi minacciosi. In un certo modo
mi dava sollievo l'inettitudine di quell'uomo, il fatto
che fosse sceso dalla macchina per andare a comprare
articoli da toeletta mentre, invece, avrebbe dovuto restarci
alle calcagna. A meno che non ci avesse seguito
all'interno per arrestarci, scattarci una foto o portare
via Ian. No, no, era come vederlo, Mister Occhiali da
Sole, che riempiva il cestino di batuffoli di cotone e gel
per capelli, senza rendersi conto che non c'eravamo pi.
Pensai che non era poi tanto male dover lasciare il
Vermont il prima possibile. Sotto certi aspetti era forse
un guaio non avere pi necessit di carattere medico
per riportare Ian a casa, n scuse inattaccabili qualora
avessi dovuto liberarmi di lui in tutta fretta. A un certo
punto avrei potuto chiedergli, con fare noncurante, se
fosse pronto a tornare ad Hannibal. Ma doveva essere
il momento giusto. Se avessi dovuto chiederglielo pi
di una volta, si sarebbe incaponito rifiutandosi di ammetterlo.
Inoltre, prima o poi dovevamo smetterla. Di far cosa, non lo sapevo bene. Di volerlo rimettere in sesto, forse. Di volerlo salvare.
Spezzai in due la barretta al cioccolato e gliene porsi
met. Ne addentai un piccolo pezzo, proprio come
Charlie Bucket, lasciandomelo sciogliere sulla lingua.
Era buonissimo, quel dolce che aveva gettato una maledizione sulla mia famiglia. (Nella Russia sovietica,  il cioccolato che mangiate!)
Ian mangi la sua parte in due soli bocconi. Adesso mi sento molto meglio disse. Ehi, signorina Hull?
S?
Una cosa che mi fa respirare poco bene  che lei sa di fumo e non capisco perch.
...
.
...
CAPITOLO 32.
...
.
...
Ciarlatano.
...
.
...
Verso le undici, proprio mentre tutti i nomi delle citt
stavano diventando francesi, Ian si sporse dal sedile posteriore
e mi pos sulla spalla una banconota da cinquanta
dollari. Mi sa che le  caduta disse.
Dov'era?
Spuntava dalla tasca qua dietro. Si riferiva a quella
sul retro del mio sedile.
La presi e mi misi a fissare l'immagine di Ulysses S.
Grant come se potesse dirmi con precisione da dov'era
saltato fuori. Dev'essere stata una di quelle di Church Street.
 stato solo quel tipo, a darmi un pezzo da
cento. Tutti gli altri avevano solo roba normale.
Mi chiesi per un istante se Ian l'avesse rubata dalla
cassa dell'emporio di campagna o se l'avesse sempre
avuta nello zaino, ma non mi era mai capitato di vederne
una cos nuova e pulita, con gli angoli ancora intatti.
Se fosse stata in possesso di un ragazzino di dieci anni
anche solo per cinque minuti, non sarebbe stata in
quelle condizioni. Allo stesso modo, non aveva senso
pensare che fosse rimasta in macchina per gli ultimi
due anni, un intatto cimelio del fanatico di calcio australiano
nonch consumatore di fast food. Poteva essere
soltanto di Glenn. Avevo sempre chiuso a chiave
l'automobile, anche nei pi piccoli parcheggi del Vermont.
La posai sul cruscotto a mo' di portafortuna.
La strada che portava in Canada era solo una modesta
superstrada di campagna fiancheggiata da fattorie,
ma con un traffico intenso e rallentato. Al mio fianco,
Ian stava diventando irrequieto, ma non voleva ammettere
la sua noia n che un'occhiata al confine canadese
potesse valere la pena di altri venti minuti di macchina.
Poi indic in lontananza, verso est, ben distante dalla
strada principale, una chiesa alta e bianca. Una chiesa
grossa e verde! grid. Indossava di nuovo gli occhiali
con le lenti colorate. Andiamoci!
Certo risposi, per poi trovare una strada che tagliava
in quella direzione. Poteva essere l'ultima laterale
prima del confine, e mi sentii sollevata al pensiero di
non doverci avvicinare ulteriormente, accostando in
maniera sospetta o facendo un'inversione di marcia,
ovviamente proibita, sotto gli occhi di guardie di frontiera
ben armate e, con buona probabilit, altrettanto ben informate.
E poi  anche domenica aggiunse Ian. Magari riusciamo
a beccare la fine della funzione.
 luned risposi. Siamo via da una settimana intera.
Lui rimase a bocca aperta. Non mi ha fatto andare
in chiesa! disse, ma non con la gioiosa meraviglia con
cui si sarebbero espressi quasi tutti i suoi coetanei, bens
con orrore. Come se gli avessi propinato del veleno.
Okay, ci stiamo andando adesso in chiesa.
Prima di trovarla imboccai diverse strade sbagliate.
Da vicino, non era n cos alta n cos bianca come avevo
creduto. Sporca, quasi grigia, e ancora addobbata
per Natale passato da tre mesi con ghirlande mezze
sbriciolate e tenute assieme da nastri rossi che, a differenza
degli aghi scoloriti, avevano mantenuto un colore
acceso. Su un fianco c'era un piccolo cimitero, di quelli con pietre tombali sottili come ostie e che nessuno si
preoccupa pi di curare, parrocchia di santa Berenice
recitava il cartello sul davanti, benvenuti! Proprio
un'operazione brillante, da parte mia, trascinare un ragazzino
come quello per mezzo paese solo per introdurlo
al cattolicesimo. Provai a escogitare un modo per
tirarci fuori da quella situazione, ma Ian era felicissimo,
a giudicare da come rimbalzava sul sedile mentre entravamo
nel parcheggio di ghiaia vuoto che separava chiesa
e cimitero. Non feci in tempo a spegnere il motore e
indossare il giaccone, che lui era gi sceso, senza neanche
togliersi gli occhiali verdi e tagliava attraverso il
mucchio di neve superstite per raggiungere la porta laterale.
Suon il campanello, disse qualcosa al citofono
e, quando lo raggiunsi, la serratura era scattata e Ian
stava per aprire la porta con entrambe le mani. Entrammo,
e lui batt i piedi sul tappetino.
Dal corridoio sopraggiunse un uomo pallido e assai
magro, in jeans, maglione rosso e collarino da prete,
con espressione un po' sorpresa. Ci venne incontro
strizzando gli occhi per cercare di capire chi avesse lasciato
entrare, e negli ultimi tre metri tese la mano a
Ian. Padre Diggs si present, quando infine ci raggiunse
e scambi con lui una robusta stretta, per poi
staccarmi la mano dal fianco e stringere anche la mia.
O padre Oscar, se preferite. Ma va bene anche solo
Oscar! Incontrare un tizio chiamato Diggs, a due passi
da un cimitero, era una situazione troppo dickensiana
per essere vera, ma lui era proprio l, alto, dinoccolato
e dalla pelle butterata. Perdonate la tenuta informale.
Non ci capita spesso di avere visite, durante la
settimana. Siamo una piccola parrocchia. Sorrise, si
accomod il maglione sulle spalle bitorzolute e riprese
fiato. Immagino siate venuti a vedere il dito.
Ian guard prima me e poi di nuovo il prete. Allungai
una mano e gli tolsi dal naso gli occhiali verdi. S
disse Ian. Lo vorremmo proprio vedere, il dito. Annuii,
stupefatta ma lieta di vederlo prendere in pugno
la situazione. Ero terrorizzata dall'eventualit che il sacerdote
proponesse a Ian di confessarsi, e di vederlo
andare a spifferare i fatti nostri a padre Diggs.
Il prete mi sorrise, da sopra la testa di Ian. Immaginavo.
Mi fa sempre piacere mostrarlo. Ne avete letto su
una guida turistica? Tempo addietro, qualcuno l'ha citato
in uno di quei volumi. Perch non venite nel santuario,
cos potete dare un'occhiata mentre vado a
prendere le chiavi? Lo seguimmo dietro l'angolo. Lui
fece scattare una fila di quattro interruttori, e il nartece si illumin tutt'attorno.
Siete della zona?
S rispose Ian. Be', veniamo da Concord, la capitale
del New Hampshire. Solo che non siamo una famiglia
cattolica, ma protestante. Per eravamo comunque curiosi di vedere il dito.
Padre Diggs si avvicin a un lungo tavolo e spost
una pila di comunicati e volantini, per poi porgerci due
fogli di colore rosa, intitolati La leggenda di santa Berenice.
A leggerli si faceva fatica, per come erano scritti
nei tipici caratteri grigi e macchiettati delle fotocopie di fotocopie.
Per quanto mi riguarda, disse, pi a me che a Ian
non so poi molto di tutta questa faccenda della reliquia.
Sono arrivato qui nel '92 ed era gi una vecchia
storia. Venivo da Omaha, Nebraska, e ancora non ho
capito come ho fatto a ritrovarmi nel grande stato del
Vermont. Ma Concord, certo, Concord  una grande
citt. Apr la grossa porta a vetri che dava accesso alla
chiesa: scure panche di legno, un ampio triangolo isoscele
di vetro colorato nella parte anteriore, le stazioni
della Via Crucis lungo le fiancate. Padre Diggs si avvi
per la navata centrale, e noi gli andammo dietro. Si
tratta di un dono ricevuto ai primi del Novecento.
Qualche ricco parrocchiano, non so chi, si procur il
dito in Francia durante un grand tour dell'Europa.
Riuscii a non scoppiare a ridere davanti alle sue scelte
lessicali. Cio, il fatto che gliel'abbiano venduto significa
solo che non lo consideravano di chiss quale valore.
Oppure, magari, stavano morendo di fame.  un
po' una cattedrale nel deserto, adesso, ma le vecchiette
che frequentano la chiesa ci sono cresciute assieme. Per
loro  importante. Avevamo raggiunto la fine della navata.
Scusatemi un istante disse lui. Guardatevi pure
attorno. Io devo fare un po' di ordine.
Apr una porticina alle spalle del pulpito e si chin
per attraversarla. Abbassai lo sguardo su Ian, che stava
osservando le scie di strisce multicolore della vetrata.
Aveva le guance gialle, azzurre, arancioni, intersecate
da linee d'ombra. Lo lasciai l, per risalire la navata laterale.
Non avevo idea di dove iniziassero le stazioni della
Via Crucis, cos osservai ciascun dipinto via via che me
lo trovai davanti. Ges incontra sua madre. Ges cade
per la prima volta. Erano di qualit assai scadente,
con il Cristo che, in parecchi casi, mostrava una sorprendente
somiglianza con John Lennon. Ian si era
messo a guardarmi. Chiss, magari si aspettava che
avessi non so quale rivelazione di carattere religioso.
La mia borsetta cominci a squillare con forza, due
volte, con un'eco che si sparse per tutta la chiesa. Ian
fece un salto all'indietro e stacc la mano dall'altare,
evidentemente preoccupato di aver messo in funzione
un allarme. Avevo un messaggio e una sola tacca di ricezione.
Un solo passo in avanti bast a far sparire anche
quella. Arretrai di nuovo, ma niente da fare. Allungai
il braccio con il telefono in mano, come se fosse una
moderna bacchetta da rabdomante, fin quando non vidi
riapparire la tacca. Alla fine mi accucciai sotto l'arco
di una piccola nicchia di pietra, quasi in fondo alla
chiesa. Ian era impegnato ad abbassare tutti gli inginocchiatoi
delle panche. Digitai il numero della mia
segreteria telefonica e rimasi in ascolto.
Lucy? Pronto? E luned mattina e non sei ancora
tornata. Questa dev'essere la tua segreteria telefonica...
Non hai idea della fatica che ho fatto per trovare il numero.
Ho dovuto mettere di mezzo Rocky, che l'ha tirato
fuori da una valanga di fascicoli e documenti, ed 
stato un grandissimo fastidio. Per tutti.
Allontanai il telefono dall'orecchio per tenere la voce
di Loraine a una certa distanza, o per meglio dire spostai
la testa mentre cercavo di non muovere il cellulare
cos da non far cadere la linea.
Ho bisogno di sapere con precisione quando rientri,
Lucy, perch al piano di sotto siamo in pieno caos.
Ieri  comparso il tipo dei palloncini, e nessuno aveva
idea che dovesse venire. Insomma, Rocky dice che ti ha
raccontato tutto della situazione dei Drake, e a quanto
pare Janet Drake ha consigliato agli investigatori di
parlare con Sarah-Ann, Dio solo sa perch. Ho detto
alla polizia che eri tu la responsabile del settore bambini,
non Sarah-Ann, ma il fatto  che tu qui non ci sei e
ci stai mettendo tutti in enorme difficolt. Sarah-Ann si
rifiuta di condurre l'Ora del Nuovo Capitolo, questo
venerd: la settimana scorsa i bambini si sono comportati
in maniera ignobile! Quindi dovr occuparmene
io, se per allora non sarai tornata. Chiaro, mi piace lavorare
con i nostri angioletti, ma ho un sacco da fare, come sai bene.
Questa era la fine del messaggio. Nessun addio, nessun
ultimatum, a meno che l'annuncio di Loraine che
leggeva ai bambini andasse considerato come una minaccia.
Ero stata cos impegnata a tenere in piedi tutte
le mie storie, che avevo scordato i dettagli di quella originale,
nonch la pi semplice: ovvero che sarei rientrata
luned. Valutai se richiamare Loraine, ma per dire
cosa? Non volendo sprecare quell'unica tacca, quell'unica
possibilit di restare in contatto con il resto del mondo,
decisi di telefonare a Tim.
Lucy, disse lui ma dove sei?
Gli raccontai la stessa storia che avevo propinato a
Rocky e Glenn: donazione di midollo a Chicago. E che
sarei tornata entro il fine settimana.
Il tuo telefono  quasi esploso, ieri, da quanto ha
squillato. Alla fine sono andato a staccarlo. Ci faceva
diventare pazzi.
Mi spiace molto.
E ieri  venuto un tizio a cercarti.
Un tizio in sedia a rotelle?
No, e non era neanche anziano, tipo Charlton
Blacke e tutto il resto.
Ha detto chi era?
No, Aveva i capelli bianchi. Mi ha lasciato
dei volantini ma li ho buttati via.
Magari era solo un amico di mio padre dissi, anche
se non ne avevo la minima idea. Conosce della
strana gente, lui.
Ma tu sei a posto?
S. E venuto una volta sola?
Gi. Sei nei guai?
Doveva trattarsi dello stesso detective che era venuto
in biblioteca e stava cercando ogni traccia possibile.
Probabilmente aveva ottenuto il mio indirizzo da Loraine.
Se Rocky avesse davvero ricostruito tutto quanto,
per poi riferirlo alla polizia, tutti i media locali
avrebbero dato risalto alla faccenda, cos come sarebbe
scattata una ricerca su larga scala, certo ben pi di un
singolo personaggio che si faceva vivo una sola volta.
Ma questo significava comunque che ero apparsa sul
loro radar, e la cosa non mi piaceva affatto.
Non sono nei guai. Non me l'aspettavo, ecco tutto.
Il viaggio, voglio dire.
Bene. Se torni presto, sappi che saremo tutti via per
il weekend. Abbiamo cancellato la prova di venerd per
andare a quella cosa di St. Louis. Ci sembrava pi importante.
Ci va l'intera compagnia.
Quale cosa?
Hai visto i volantini, nell'atrio, no? Quelli sul ragazzino
scappato di casa. La manifestazione.
Ah, giusto.
Proprio in quel momento cadde la linea e non riuscii
pi a far riapparire la tacca. Non che lo volessi. Le pareti
della nicchia sembravano palpitanti, fredde e bagnate.
Ero nel punto estremo del paese, irraggiungibile,
sconosciuta, eppure il mondo mi stava circondando.
C'erano detective in biblioteca e nel mio appartamento,
e l'unica persona su cui avevo fatto affidamento,
l'uomo che rappresentava il cuore, l'anima e la forte,
irrefrenabile voce del mio palazzo, si stava recando a
una manifestazione in sostegno del bambino che avevo
rapito, con il rischio di incoraggiarlo a fuggire con maggiore
intensit. Mi guardai attorno alla ricerca di Ian,
quasi aspettandomi di trovare mio padre seduto su una
panca, accanto a Rocky, Glenn, Charlton Heston, Mister
Occhiali da Sole e Loraine. Questa  la tua vita,
avrebbero detto. Hai il diritto di restare in silenzio.
Signorina Hull! Dal corridoio, Ian stava sussurrando
con forza mentre agitava la fotocopia. Dice che
 l'unica reliquia ufficialmente riconosciuta di tutto il
New England! E siamo capitati qui per puro caso!
Una vera fortuna.
Cos' una reliquia?
La testa di padre Diggs spunt dalla porta. Si ud un
colpo di tosse. Garbato e fasullo. Ian alz gli occhi al
soffitto, si fece il segno della croce (alla rovescia, cos
mi parve) e varc con solennit la piccola porta.
Ma  la santa di cosa? chiese, mentre li raggiungevo.
Be', non tutti i santi hanno un incarico specifico.
Ma puoi considerarla la santa patrona di questa parrocchia,
oltre che del villaggio francese in cui abitava.
Avevamo percorso un corridoio stracolmo di scatole di
cartone, per poi entrare in una stanzetta in cui spiccavano
una rastrelliera di abiti da coro e, in un angolo, un
mucchio di oggetti che dovevano essere avanzati da
una rappresentazione natalizia: ali da angelo, bastoni
da pastore, cumuli di stoffa bianca e sporca. Padre
Diggs si avvi, camminando all'indietro, verso la parete
pi lontana, in mattoni, rivelando qualcosa che somigliava
a un acquario coperto da una tendina viola. Si sfreg
le mani. Be', eccolo l.
Poi fece scorrere la tendina e accese un interruttore.
All'interno del presunto acquario inizi a ronzare un
neon bluastro. Ian schiacci il naso contro il vetro, e fui
costretta a guardare attorno ai suoi capelli elettrizzati
per scorgere il contenuto. Al centro della teca c'era un
piccolo cuscino azzurro stinto, su cui era posata quella
che sembrava una piccola, bianca e raggrinzita salsiccia.
Ha ancora l'unghia. gracchi Ian. Padre Diggs si
sporse sulla teca per esaminarla a sua volta. Mi sentii il
sangue defluire dalla testa e posai la guancia contro la fredda parete di mattoni.
No disse il prete. Secondo me non si tratta di
un'unghia. Sta indicando l'altra direzione, credo.
Perch? Avevo gli occhi chiusi e sentivo le mie pulsazioni.
Padre Diggs non rispose subito. Mi sembra di ricordare
una cosa del genere. L'avevano sistemato in
direzione sud-ovest, verso la Terrasanta.
Ma anche se puntasse verso nord-ovest, indicherebbe
sempre la Terrasanta. Facendo semplicemente un giro pi lungo.
Padre Diggs fece una risatina. Ben detto, ben detto.
Perch a me sembra proprio un'unghia. Guardi, signorina
Hull. Non sembra anche a lei? Aprii gli occhi,
soprattutto per capire se padre Diggs si fosse accorto
che Ian non mi aveva chiamato mamma. Avevano entrambi
gli occhi fissi sul vetro, in parte appannato dal
respiro di Ian. Quel dito poteva puntare verso il Canada,
il Messico, la Russia o Gerusalemme, ma non aveva
importanza. Non esisteva una destinazione sicura, cos
come non lo erano le fermate intermedie. Cosa vuole
dirti, un dito proteso, se non vai, vai, vai?
Non le sembra? ripet Ian.
Non ne ho idea.
Padre Diggs torn a guardarmi in faccia. Oh, oh
disse, prendendomi per un braccio. Giovanotto, credo
che sia il momento di portare fuori la tua amica.
Ian spense l'interruttore, si fece un nuovo segno della
croce e raccolse la mia borsetta, che avevo lasciato cadere.
Mi spiace dissi a padre Diggs, che mi stava gi spingendo fuori dalla porta e lungo il corridoio centrale della chiesa.
Ma le pare, ma le pare. A dirla tutta,  proprio per
questo che lo teniamo nascosto. Alla gente piace sapere
che  l, ma non  che lo vuole vedere una volta la settimana.
Uscimmo dalla porta principale, e l'aria gelida mi fece sentire subito meglio.
Pu sdraiarsi sulla neve disse Ian. Aveva ficcato la
testa e un braccio nella cinghia della mia borsetta che, a ogni passo, gli rimbalzava sul fianco.
Sto molto meglio. Speravo che mi stesse tornando un po' di colore in volto.
Forse non dovrebbe guidare. Padre Diggs mi teneva per il gomito.
Posso guidare io! disse Ian.
Mi ritrovai contro la palizzata che delimitava il piccolo cimitero. No che non puoi.
Chiusi gli occhi, e quando li riaprii vidi padre Diggs,
sorridente, proprio di fronte a me. Perch non prende
una bella boccata d'aria? disse. Respira bene, adesso?
Guardi, le mostro una cosa buffa. Vede tutta quella
roba laggi? Indic con il dito il fondo della collina
sulla quale non mi ero neanche accorta di essere in
direzione della strada principale. A circa un miglio di
distanza, verso nord, si scorgeva tra la foschia un complesso
di grossi edifici, nei pressi della strada e nient'affatto
somigliante a una fattoria, attorno al quale si affollavano
in entrambi i sensi di marcia macchine e camion
per il trasporto di tronchi. Quello  il posto di frontiera
con il Canada. Gli Stati Uniti finiscono l.
Ian si mise a fissare il confine da dietro gli occhiali
verdi che doveva aver recuperato dalla mia borsetta.
Ma che cosa strana. Avevo sempre pensato che ci fosse un muro, o roba del genere.
Se vi sembra buffo quello, disse padre Diggs dovreste
vedere cosa capita a questa strada. Basta percorrerla
verso nord per un miglio o poco pi, e si finisce in
mezzo a un campo. Poi c' un bel bosco fitto, e oltre a
quello il confine vero e proprio, che ogni tanto falciano
per tenerlo visibile. Pi in l, a un certo punto la strada
riprende. Solo che, oltre il confine, si chiama Rue de la
Chiss Cosa. Da queste parti, tutte le strade sono cos.
Finiscono nel nulla. Quand'ero in Nebraska, invece,
andavano avanti all'infinito. Non mi ci abituer mai.
Adesso sto meglio dissi. Ho avuto solo un po' di
nausea. Comunque, grazie di averci dedicato tutto questo
tempo. Sapevo che mi sarei sentita ancora meglio
se fosse tornato dentro, se ci avesse lasciato in compagnia
dell'aria gelida, del pallido sole e dell'erba secca.
Abbi cura di questa bella signorina disse padre
Diggs, sorridendo a Ian. Tornate pure quando volete.
Non  che facciamo girare il dito durante la messa!
Siamo protestanti! gli grid dietro Ian. Ma grazie lo stesso!
...
.
...
CAPITOLO 33.
...
.
...
Oh, Canada.
...
.
...
Dopo qualche minuto mi sentii abbastanza in forze da
avviarmi verso la macchina; ma, una volta raggiuntala,
l'unica cosa che riuscii a fare fu sedermi sul cofano. La
temperatura si stava un po' alzando, e non era troppo
freddo per restare l seduta a prendere il sole e fissare il confine.
Ce ne stavamo in silenzio, cosa che mi andava benissimo.
Tentai, poco convinta, di costringere i piedi a
muoversi verso nord, ma non ne vollero sapere. Me
l'ero immaginato. Restarono piantati sul paraurti anteriore.
Ebbi diverse visioni, simultanee e ridicole: io che,
a piedi, mi spingevo con Ian verso nord, su per le colline,
stile Tutti insieme appassionatamente, con un coro
di monache che ci auguravano di veder realizzato il nostro
sogno; io che attraversavo di corsa il confine, lasciando
Ian a sfangarsela con la polizia di frontiera; i
Mounties che formavano con le spade una sorta di arco
sotto cui farci passare. Ma, con ben altra seriet, valutai
anche cosa sarebbe successo se fossimo risaliti in macchina
per dirigerci al posto di controllo. Ian avrebbe
dovuto nascondersi nel bagagliaio. Io mi sarei dovuta
aspettare che perquisissero la macchina, per poi trovarlo.
Avrei preparato una storia sulla necessit di fuggire da
un marito violento, su mio figlio privo di passaporto,
sulla nostra destinazione: ovvero fermarci a casa di mio
zio Ilya per qualche settimana, giusto il tempo di veder
emessa l'ordinanza del tribunale in cui si intimava a
mio marito di restarmi lontano.
Cosa avesse di tanto speciale il Canada, nella mia
mente, non lo capivo bene. Mica erano privi di un trattato
di estradizione. Mica erano pi liberi e pi felici.
Un po' meno propensi all'estremismo religioso, forse
s. Un po' pi disponibili ad accogliere tutti gli Ian del
mondo, e un po' meno ospitali nei confronti dei pastori
Bob. Ma non poi cos tanto. Forse, ascoltando tutti
quei racconti di espatrio, di fughe attraverso i confini
con nient'altro che i propri abiti, il mio io giovanile doveva
aver stabilito qualche strano e romantico standard
di maturit: a vent'anni, bisogna lasciarsi ogni cosa alle
spalle e ricominciare tutto da capo. Preferibilmente
servendosi di armi e ordigni esplosivi. Mentre tua madre
resta l a piangere. Solo che, come aveva fatto notare
Leo Labaznikov: In America non  rimasto nessun
luogo dove andare a rifugiarsi. Ero nata troppo tardi.
Una macchina ci pass davanti, percorrendo la strada
pi piccola: era azzurro chiaro, rugginosa e giapponese.
Capelli neri e occhiali da sole. Viaggiava a poco
pi di trenta allora, e non ci degn nemmeno di uno
sguardo. Poi scomparve oltre la collina.
Per un istante ho quasi pensato che quel tipo ci
avesse rubato la macchina disse Ian. Poi mi sono ricordato
che c'eravamo seduti sopra!
Un minuto dopo il tizio spunt di nuovo dalla collina,
nella direzione opposta, ci super una seconda volta
e svan sulla strada principale, in direzione sud. Se
avesse voluto portar via Ian oppure spararmi, sarebbe
stata l'occasione perfetta. Qualunque fosse il suo piano,
mi auguravo solo che lo portasse a termine alla svelta.
Mi sa che ha trovato la fine della strada disse Ian.
Mi sdraiai sul cofano, che era ancora tiepido o quantomeno
pi caldo dell'aria, e osservai il traffico sulla
strada principale. Dopo la rielezione di Bush, un sacco
di gente aveva ventilato l'ipotesi di trasferirsi in Canada,
anche se non conoscevo nessuno che l'avesse fatto
sul serio. Era una delle cose di cui Tim e i suoi amici
attori si mettevano a discutere a voce alta, quando erano
sbronzi. Immaginai che tutta quella gente a bordo
di camioncini e Subaru si stesse lanciando in una nuova
vita, con le tasche piene di monete canadesi e le
autoradio che sparavano canti di libert. Erano come
dei coloni, diretti a trasformare il Canada nella nuova
America, terra di infinite opportunit. Pronti ad accamparsi
sulle praterie e lungo le coste. A vivere di
merluzzi e gabbiani. Mi sarei unita a loro. Avrei lasciato
Ian, non in mano alla polizia di frontiera, ma alla
porta della parrocchia. Per poi aggregarmi ai miei compagni pellegrini.
Ma sarei stata io a nascondere un segreto, quello che avevo appreso da mio padre: il tuo paese lo porti sempre con te. Credi di poter lasciare la Russia? Ti ritrovi a rubare gli abiti di qualcuno, appena consegnati dal lavasecco, a comprare al mercato nero i sigari che sostengono il comunismo cubano. Credi di poter lasciare l'America? Forza, provaci.
Cosa fanno tre americani? La rivoluzione. Due americani? Una nazione divisa. E uno? Un fuggitivo senza meta.
Avrei mantenuto comunque il mio segreto, restando a guardare ci che sapevo sarebbe accaduto. Noi coloni ci saremmo proclamati una citt collocata sopra un monte.
.
NOTA: Riferimento al Discorso della Montagna, Vangelo secondo Matteo. FINE NOTA.
.

Avremmo pian piano spinto i nativi canadesi
all'interno di riserve nello Yukon. I pi socievoli ci
avrebbero insegnato a scavare pozzi di petrolio. Ci
avrebbero ceduto Montreal in cambio di una manciata di perline.
Tempo qualche generazione, e incontrare un canadese
autentico sarebbe stata un'impresa. I nostri figli si
sarebbero vestiti come loro, in occasione di Halloween.
Avremmo dato ai nostri country clubs il nome dei capi caduti.
La nostra piccola e valorosa nazione sarebbe cresciuta.
Il riscaldamento globale avrebbe reso il nostro clima
tropicale. Gli Stati Uniti, riarsi e obsoleti, sarebbero finiti
in rovina. Altri paesi avrebbero iniziato a invidiare il
New Canada. Ma cosa ci potevamo fare, se i nostri figli
avevano dentature splendide? Come potevamo impedire
alla nostra gloriosa luce di essere ammirata da tutte le
nazioni? Qualcuno dovr pure dominare il mondo.
In breve tempo, il nostro presidente avrebbe preteso
poteri divini e la facolt di bombardare a piacimento.
Avremmo sviluppato un profondo disprezzo per noi stessi.
Tutto sarebbe andato a puttane. Inoltre, saremmo rimasti senza alberi.
Alcuni di noi, i sognatori, si sarebbero ammassati su
piccole barche per salpare verso la Groenlandia. Groenlandia,
la terra delle possibilit. I primi duecento anni
sarebbero stati fantastici.
Non so come, ma negli ultimi giorni, mi ero illusa di
tenere le redini della faccenda. Avevo l'impressione di
dover essere io a decidere combattere o fuggire, restare
o andarcene quando invece era sempre stato Ian
a prendere l'iniziativa. E il termine naturale del nostro
viaggio non era quella tortuosa strada senza uscita nel
Vermont, ma qualunque cosa Ian avesse deciso.
Ascolta, dissi alla fine come si chiama la citt dove
abita tua nonna? E rimasi in attesa della catastrofe.
Mankson rispose lui, scivolando sul paraurti anteriore
della macchina e alzando il volto a sorridermi come
se avesse appena vinto un match, anche se non riuscivo
a immaginare cosa avrebbe fatto quando fossimo arrivati laggi.
Okay, andiamo.
Ci siamo gi! disse Ian, e attacc a sbattere con forza i denti come una scimmia. Non vedo l'ora di vedere mia nonna!
Ci siamo gi?
C'era un cartello! Non l'ha visto? Diceva Mankson,
Vermont, Casa del Grande Alce! L'ho imparato a memoria.
Qual  l'indirizzo, allora?
Be', ho scordato di dirle una cosa. E morta. Volevo solo visitare la sua tomba. E indovini un po' dove si trova!
In questo cimitero?
S! Forse!
Per come salt gi dal cofano della macchina, per come la fece lunga nel tornare alla palizzata e scrutare l'interno del cimitero, neanche cercasse di ricordarsi qualcosa, non avrebbe ingannato neanche la supplente pi stupida del mondo.
Mi sentivo abbastanza salda da poter camminare, anche se avevo un gran bisogno di mangiare qualcosa. Lo seguii fino alla palizzata e aprii il cancelletto girevole cos da poter entrare, camminare sull'erba secca e ghiacciata e sui solchi di neve mezza scongelata. Era un piccolo cimitero, con solo trenta, quaranta tombe. A occhi stretti, Ian esaminava attentamente le scritte su ogni pietra tombale, anche se nessuna sembrava recente e le taglienti incisioni lasciate un tempo da uno scalpello avevano finito per erodersi in tracce morbide e poco profonde,
come quelle che un dito potrebbe lasciare nella sabbia.
Allora, Ian, come si chiamava la tua povera nonna scomparsa?
Eleanor Drake rispose lui, ma riapr subito la bocca come se volesse correggersi. Ma prima di sposarsi aveva un altro nome. Comunque  stata proprio sepolta qui, perch ci sono stato da piccolo.
Avrei voluto fermarlo, dirgli che non aveva bisogno di quella bugia, ma sembrava avere un piano ben organizzato e non dava l'impressione di essere disperato o in trappola. Mi dissi che avrei fatto meglio a lasciare che se la sbrigasse da solo, ma sapevo che a spingermi a tacere era pi che altro la mia curiosit. Era come finire un terribile libro per bambini solo per scoprire come l'autore sarebbe riuscito a salvare la baby-sitter e il suo cane dai pirati che li tenevano in ostaggio. Ian si inoltr tra le tombe con passo pesante, leggendo ad alta voce le scritte meno malconce.
Thomas Fenster! 1830-1888! Di sicuro questa non
 mia nonna! Si ferm davanti a un'altra tomba, contando
sulle dita. Questa bambina ha vissuto solo sei
anni! Forse  morta in un incendio! Gli erano davvero
servite le dita, per calcolare sei anni tra due date? Avevo
sempre pensato che andasse molto bene, a scuola,
viste le sue letture, ma l'aritmetica doveva essere tutta
un'altra faccenda. Matematica, logica, problemi con
delle soluzioni: tutte cose che non facevano proprio
parte del mondo di Ian.
Lo seguii, tenendolo d'occhio e aspettando i primi
indizi di un crollo, cos da potergli dire di piantarla, che
tanto l'avrei condotto lo stesso anche in capo al mondo.
Dopo circa cinque minuti, si ferm davanti a un vecchio
rettangolo di pietra sottile e strizz gli occhi. Mi
piazzai dietro di lui per guardarlo da sopra la sua spalla.
La scritta era quasi completamente illeggibile, soprattutto
nella parte superiore, l dove avrebbe dovuto esserci un nome.
Mi sa che  questa disse.
Come fai a saperlo? Non si legge niente.
Oh, perch credo di aver visto una foto di questa
tomba, un tempo. E poi ci sono gi stato, qui, anche se
ero molto piccolo. E queste sono le date giuste. Indic
l'unica parte leggibile: 1792-1809.
Sai, Ian,  passato molto tempo. Questa persona 
morta quasi duecento anni fa.
Be', certo rispose lui. Mi sono anche scordato di
dire che era la mia bis, bis, bis, bis, bisnonna.
Mmm dissi, e in quel momento non avrei voluto
altro che andare a letto. Lui si accucci davanti alla pietra
tombale. Mi sarei seduta volentieri al suo fianco,
anzi sdraiata a terra, non fosse stato per la fanghiglia, la neve e la melma.
E il resto che dice? chiese.
Non riesco a leggerlo. Sotto le date c'erano due
parole. La prima sembrava iniziare con la M, la seconda
con la D oppure la O. La riga successiva era composta
di quattro parole. La prima e la terza molto brevi, la seconda poteva essere citt.
Ho un'idea disse Ian. Signorina Hull, se si mette in piedi l sopra, pu proiettare un'ombra. Cos sar pi facile leggere. Aveva ragione. Il sole batteva direttamente sulla pietra, rendendo le incisioni quasi del tutto invisibili. Bloccai i raggi con il mio corpo e lui si accucci, riparandosi gli occhi con la mano. Credo che la prima parola sia morto. Avrebbe senso, giusto?
Visto che  morta. E la seconda sembrerebbe discendendo, o qualcosa di simile. E molto pi lunga. Sono certo che l'ultima lettera  una O.
D'un tratto capii, prima ancora di aver guardato con i miei occhi. Difendendo dissi. Secondo me era un soldato.
Forte!
Tua nonna era un soldato di diciassette anni?
Non rispose. Ferma l! Non riesco ancora a leggere
l'ultima parte, ma mi  venuta un'idea! Scatt verso il
grosso albero privo di foglie, a pochi metri di distanza,
tra la chiesa e l'ultima fila di tombe, e inizi ad arrampicarsi.
Da lass posso vederci meglio!
E queste furono le sue ultime parole prima di schiantarsi
al suolo disse come in un film la voce fuori campo
che mi ronzava in testa. Invece, tempo qualche secondo,
eccolo gi al sicuro e piazzato sui rami pi bassi.
Scosse il capo. Niente da fare. Perch non prova
lei? Posso mettermi io davanti al sole.
Sull'albero non ci salgo, risposi ma posso provare
a leggere. Cambiammo posto. Ero ormai sicura delle
prime due parole, che assieme al citt della riga
seguente volevano probabilmente indicare che era
morto difendendo la citt di. Fissai la scritta a lungo
e, man mano che mi si annebbiava la vista, la parola
misteriosa assunse una sembianza poco chiara ma comunque
leggibile. Potrebbe essere Howe, dissi ma
sarei pi per Havre. Credo che sia morto difendendo la
citt di Havre.
Morta. Mia nonna era una femmina.
Ian mand a memoria la scritta, o quantomeno la nostra
interpretazione, e chiese se potevamo trovare una
biblioteca per verificare le date e la citt. Cos salimmo
in macchina per dirigerci prima a ovest e poi a sud,
senza salutare nuovamente padre Diggs e senza andare
verso il confine in cerca di una nuova vita.
Volendo, eravamo ancora in tempo. Potevo ficcare
Ian nel bagagliaio e premere sull'acceleratore. Potevo
lasciarlo davanti alla chiesa e proseguire da sola. Ma
sapevo che non l'avrei fatto. Avevo perso ogni slancio.
Non che in partenza ne avessi avuto poi molto. Quasi
mi vergognavo di me stessa, della mia incapacit di
schiodarmi dagli Stati Uniti pur non avendo niente cui
restare appiccicata. Avevo i miei genitori, certo, ma loro
sarebbero venuti a trovarmi in qualunque parte del
mondo. Avevo Ian, ma non per molto. Non avevo amici.
Su quelli che avevo considerato tali, mi ero sbagliata.
Cos' un mezzo russo? Un mezzo americano. E un mezzo americano? Soltanto un mezzo fuggiasco.
...
.
...
CAPITOLO 34.
...
.
...
La battaglia di Havre.
...
.
...
A Lynton, a due citt di distanza, trovammo una biblioteca
di mattoni bianchi con un golden retriever che
dormiva sulla soglia. Raccontai alla bibliotecaria della
pietra tombale (evitando i pronomi, nel caso che Ian
decidesse di mettere su una scenata) e le chiesi se fosse
a conoscenza di battaglie combattute in quei luoghi nei
primi dell'Ottocento. Era una donna dal volto inespressivo
e dai capelli spenti, e rispose guardandomi la
spalla con aria assonnata. So solo che non facevano altro
che combattere con i canadesi, l dove poi sarebbe
sorto il confine. Alcune delle diatribe dovevano essere
di poco conto, tipo una famiglia contro l'altra. Di scritto
non dovrebbe esserci molto, ma pu sempre tentare.
Ha mai sentito di una citt chiamata Havre? chiesi.
O magari Howe? Qui nel Vermont, probabilmente.
Lei sospir, guardando adesso la spalla di Ian. Be',
tutti quei nomi saranno cambiati un bel po'. Certe volte,
quando buttavano fuori i francesi da qualche posto,
lo ribattezzavano con un termine inglese. Quindi adesso
pu chiamarsi in qualsiasi modo, se non  addirittura
scomparsa. Moltissimi coloni arrivavano in periodi
diversi per tentare di coltivare la terra, ma appena si
rendevano conto di com'erano ingrati gli inverni, finivano
per andarsene. Capitava pure che abbandonassero intere citt.
Questo l'abbiamo letto disse Ian.
Non per scoraggiarvi, ma se non la trovate sulla carta
geografica presumo che non esista pi. Detto questo,
ci lasci alle nostre pile di libri.
Passammo l'intero pomeriggio immersi nelle ricerche,
ma senza risultato, se non quello che i libri e internet
sembravano confermare ci che la bibliotecaria aveva
detto sulle perenni scaramucce di confine. Cercammo
non solo Havre o Howe, ma anche tutti i nomi di una
simile lunghezza e che iniziavano per H. Nessuno corrispondeva.
Provammo con Haven, che ero quasi certa
fosse la traduzione di Havre, e poi con Harbor, perch
mi sembrava una traduzione anche quella ed ero troppo
stanca per alzarmi e andare a prendere un dizionario di
francese. Esisteva, in effetti, una citt chiamata New
Haven, probabilmente pi piccola e meno dotta di
quella che circondava Yale. Si trovava una quarantina
di miglia a sud. Io punterei su questa dissi, mostrandola
a Ian. E torna anche il fatto che le abbiano dato
un nome inglese, dopo aver vinto la battaglia. Oltre a
chiamarla New per celebrare. Non suonava tanto
bene, ma pi di avere ragione mi interessava dargli una
risposta per farlo contento. Lui si limit a scuotere il
capo, senza togliere gli occhi dal suo libro, e alz un
dito come se stesse per dire qualcosa. Ma non lo fece.
Ho una teoria disse verso le quattro del pomeriggio,
togliendosi gli occhiali per pulirli sulla camicia.
Penso che Mankson e Havre siano la stessa citt.  la
cosa che ha pi senso. Perch dopo la vittoria devono
per forza averle cambiato nome, per festeggiare la loro
nuova libert. Proprio come diceva lei. Ma la citt di
cui parlava non era affatto vicina al confine, quindi non
torna che abbiano combattuto li. Inoltre, penso che se
fosse morta combattendo non l'avrebbero trasportata
molto lontano. Ci sta che l'abbiano sepolta vicino a
dov' morta. Doveva aver perso molto sangue e magari braccia o gambe.
Richiusi il mio libro. Ero cos sfinita da aver seriamente
cercato nell'indice Drake, Eleanor. Pu darsi.
Comunque  stata un eroe di guerra, e questo  ci
che conta. Ha aiutato a salvare la sua citt.
Ero lieta che fosse contento, e sembrava davvero orgoglioso
di quella falsa antenata. Senza alzarsi, spingendosi
i capelli all'indietro, Ian sorrise proprio come
faceva Tim quando portava alle estreme conseguenze
qualche ridicola situazione, scordandosi che non fosse vera.
Riportammo i volumi di consultazione al loro polveroso
scaffale e, per divertirci un po', prendemmo in
prestito qualche libro illustrato.
(Come prendere libri in prestito senza una tessera della biblioteca:
1. Tu, rivolgendoti alla stagista adolescente dietro il
bancone: Mi sa che abbiamo dimenticato le tessere. Il mio cognome  Anderson.
2. La stagista, impegnatissima a premere i tasti giusti: Joan Anderson, oppure Jennifer?.
3. Tu, facendo frusciare i capelli: Jennifer.
4. Le dispiace confermarmi il suo indirizzo?
5. Oh, abbiamo appena traslocato! Le do quello nuovo!
6. Jennifer Anderson potr sistemare le cose pi avanti.)
In macchina, Ian appoggi la testa all'indietro, sorridendo,
e si mise a guardare dal finestrino. Io mi avviai
senza meta in direzione sud-est, ripensando all'iscrizione
sulla lapide. Adesso che Ian aveva costruito la propria
storia, mi toccava fare altrettanto. C'era pi di un
modo per interpretare la scritta. Morto difendendo.
Difendi le tue convinzioni fino alla morte. Difendi il
tuo paese da tutti i pastori Bob del mondo. Ma cos'era
a spingermi a continuare con quella storia, a leggerla
come un messaggio rivolto direttamente a me, come se
qualche adolescente fosse morto nel 1809 all'unico scopo
di fornirci un'enigmatica indicazione?
Magari il problema stava nel fatto che, fino a quel
momento, non avevo avuto segni. Quantomeno, non
comprensibili. Il mio stemma di famiglia, con i suoi
doppi simboli, era troppo ambiguo: testa su una picca!
Oppure, semplicemente: stattene a casa e leggiti un libro!
Il dito indicava l'ovest e l'est, il nord e il sud; casa,
lontano da casa, Canada, inferno. Ed eccola l, alla fine,
un'indicazione ben precisa, al di l del complemento
oggetto ben poco chiaro: Muori difendendo. Non tornare
a casa. Non arrenderti. Non abbandonare questo
bambino sulla scalinata della biblioteca pubblica di
Lynton. Combatti, non fuggire.
Ci registrammo in un motel semi-diroccato venti miglia
pi a sud, il posto meno caro che avevamo trovato.
Eravamo quasi completamente al verde, e non ero sicura
che i soldi bastassero per fare benzina, cos da tornare
a casa, o addirittura per comprare i biglietti del pullman.
Pagai, mentre Ian curiosava sul tavolino degli
articoli in vendita: dolciumi, carte stradali, dizionari
francese-inglese, bibite, gomme da masticare. Poi infil
il dito nella fessura del resto del telefono pubblico. Mi
voltai, osservando la scena mentre il gestore armeggiava
con il computer, e fui colpita da come il tutto sembrasse
normale e perfetto: Ian con il naso contro il vetro
accanto alle barrette di Snickers, io con il gomito
sul bancone di legno, lui con il laccio sinistro cos sfilacciato
a un'estremit da impedirgli di legarsi la scarpa.
S,  quello che facciamo. Tutte le sere. Io prenoto una
stanza in un motel, con aria noncurante. Lui fissa i dolciumi.
La sua scarpa cade a pezzi.
Crollammo sui letti assieme ai libri presi in prestito, e
provai una strana combinazione di sgonfiamento ed
energia. Pensai a Tim e a tutti i suoi amici, diretti alla
manifestazione di quel fine settimana, e a cosa avrebbero
pensato di me se solo avessero saputo. Se solo avessero
visto le mie azioni, e non gli equivoci pensieri di disprezzo
verso me stessa che le accompagnavano, mi avrebbero
considerato una sorta di eroe. Pensai alla fuga di mio
padre quello autentico, che ficcava patate negli scappamenti
e scriveva trattatelli, prima della morte di Ilya,
prima che le cose mutassero da rivoluzionarie a disperate.
Quella necessit di combattere, ce l'avevo nel sangue,
nelle solide vene russe degli Hulkinov. In carcere,
me lo sarei fatto tatuare sulla schiena: muori difendendo.
Lanciai un'occhiata a Ian, che giaceva sul letto con le
braccia dritte e teneva sopra la testa The Twenty-One
Balloons, gi letto per un terzo. Braccia solcate dallo
sporco, piedi nudi che sembravano non lavati da settimane.
Ian, dissi ti secca se ti chiedo da quant' che
non fai la doccia?
Lui mi guard, prendendo un'espressione ingrugnata.
Non mi piacciono le docce degli alberghi, perch
si rischia di scivolare, e cadere dentro una vasca da
bagno  molto pericoloso. Ma l'ho fatta a casa di quei
tipi dei furetti, ricorda?
Facciamo un patto. Adesso vai a lavarti, e se tra
mezzora non sei uscito chiamo un'ambulanza.
Quando ho finito il capitolo.
Impossibile ribattere. Quando infine si decise ad andare
in bagno, chiamai mio padre dal telefono pubblico.
A suo carico.
Hai finito i soldi? Ascolta, faccio versare mille dollari
sul tuo conto in banca da Ophelia, la mia segretaria
nera. Okay?
Non voglio dei soldi. Forse non era proprio vero,
ma potevo sempre cambiare idea in seguito e lui avrebbe
comunque colto l'occasione al volo.
Ah! Se chiami a mio carico stai gi chiedendo soldi!
Chi la paga, questa telefonata?
Gli chiesi come stava e mi scusai di averlo fatto alterare
la sera precedente.
Non si chiama la gente quando  ubriaca.
Ma penso che quello che hai fatto  stato molto coraggioso,
e volevo essere certa di avertelo detto. Avresti
potuto servirti del tuo passato per metterti in buona
luce con il Partito, e non l'hai fatto. E questo, l'altra
sera, non sono riuscita a dirlo.
Mio padre attacc a parlare a voce bassa, almeno per
i suoi standard, un chiaro segno che mia madre era nella
stanza accanto. Lucy, credi che sia roba da eroi, tutto
questo correre come un pazzo con quelle patate e
quel libro ridicolo? Il tuo problema  che non fai altro
che leggere, ma non ascolti mai quello che la gente dice
con la bocca. E non capisci quello che dico: tutto questo
combattere  stata una cosa stupida. A che cosa 
servito? Ilya si fa uccidere e io spreco un po' di patate.
Faccio finire il comunismo? Costringo Chruscv a fare
delle scuse ufficiali alla mia povera madre? E mia madre
perde entrambi i suoi figli. Perch, dopo tutta questa
faccenda, io non posso pi tornare a casa e lei non
pu uscire dalla Russia. Quando era morta mia nonna
avevo due anni, e non c'eravamo mai conosciute. A
quella parte della storia non avevo pensato, alla donna
che perde il marito, e poi un figlio dopo l'altro. D'altro
canto mi ero preoccupata un bel po'. E forse avevo
saputo bloccare quella parte del cervello, qualunque
sia, che gestisce i rapporti tra i genitori e i figli scomparsi.
Non riuscii a pensare a nient'altro da dirgli,
qualcosa che non sembrasse villano o non peggiorasse
la situazione. Quindi dissi: C' una cosa che puoi fare
per me. Se qualcuno vi chiama e dice che mi sta
cercando, potete dimenticarvi che io sia passata da
Chicago? Al momento ho solo bisogno di stare via per
qualche tempo, in santa pace, e non voglio essere rintracciata
da nessuno. N colleghi di lavoro, n chiunque
altro.
L'ho gi fatto! Sembrava orgoglioso di s. Un tuo
amichetto ha chiamato qui chiedendo di te. Sembrava
un poco di buono.
Rocky Walters?
S, un nome ridicolo tipo quello.
Grazie.
Ian usc dal bagno un minuto pi tardi, con i capelli
bagnati scolpiti in una cresta alla mohicana. Si era infilato
la T-shirt rossa, quella indicata nel rapporto della
polizia, ma certo non potevo chiedergli di cambiarsi
senza spiegargli il perch. Ed ero ancora troppo impegnata
ad avercela con mio padre, con la sua ostinazione
a bucarmi il palloncino. Ma doveva essere lui, in torto.
O forse si era solo dimenticato le sue vecchie sensazioni.
I rivoluzionari sono sempre giovani, e ce un motivo.
Tre giovani russi sono una rivoluzione. Tre vecchi russi
sono solo un branco di gente seduta al tavolo della cucina
a discutere quanto cavolo mettere nella minestra.
Ian torn a sdraiarsi sul letto e riprese in mano il libro,
ma pochi minuti dopo se lo pos sulla pancia e si
mise a guardare il soffitto, chiazzato da perdite d'acqua.
Signorina Hull, posso avere qualche spicciolo?
 troppo tardi per i dolciumi.
Non  per i dolciumi ma per qualcos'altro. Non
posso dirle cosa,  un segreto.
Quanto?
Un paio di dollari, credo.
Mi torn in mente il telefono pubblico gi nell'atrio,
e fu come se il cuore mi cadesse prima sul letto e poi sul
pavimento sottostante. Gli gettai comunque il portamonete,
mi sdraiai e chiusi gli occhi, sentendolo contare
gli spiccioli in una pila, per poi uscire dalla stanza.
Cos era finita.
Non intendeva chiamare la polizia, altrimenti non
avrebbe chiesto dei soldi. A meno che non sapesse che
era gratis. Ma pi probabilmente si trattava della sua
maestra, dei suoi genitori, di qualche premurosa zia o
zio. O della biblioteca, per quel che ne sapevo. Del pastore
Bob. Non mi restava altro che respirare, e cos
feci per i cinque minuti che seguirono. Era finita. Se
fosse tornato dicendo che era finita, che qualcuno stava
venendo a prenderlo, allora la faccenda era chiusa.
Non potevo saltare il fosso e rapirlo davvero.
Quando torn con della carta in mano, pensai che si
trattasse di un piccolo elenco del telefono. Anche quando
lo spieg sul letto, non riuscii a capirne le linee, i
piccoli laghi, le parole. Era un mandato di comparizione,
un'immagine della prigione, una massa infernale di
rosa e verde. In verit, era una cartina del Qubec.
No dissi, tirandomi su. Non ci andiamo, in Canada.
Ne abbiamo gi discusso.
Lui alz gli occhi al cielo. Mi prende per stupido?
Ci arresterebbero al confine. Per credo di aver scoperto
qualcosa.
Sarebbe?
No, legga pure il suo libro. Glielo dico tra un istante.
Mi sdraiai, con una mano che reggeva il libro sopra
la testa e l'altra che tastava lo spugnoso poliestere del
copriletto. Elaborai la nuova situazione: non era finita.
Il libro era Anna Karenina. Dovevo averne scelto uno
di cui si poteva prevedere l'orribile conclusione gi dalla
prima pagina, un libro in cui non avrei nutrito la speranza
di un lieto fine destinato a non arrivare mai.
Ci siamo disse Ian. Poi attacc a ridacchiare, rosso
in volto. Prese un cuscino e se lo mise sopra la testa con
entrambe le mani. Gli occhiali gli caddero dal naso, tra
le risate.
Andai a guardare, e lui indic con il mignolo un puntino
accanto a una grossa chiazza verde, poche miglia a
nord del confine con il Vermont. Havre, diceva.
Mi ci volle un attimo. Quindi, secondo te,  successo
su... Pensi che tua nonna fosse canadese.
No. Stava ridendo come farebbe soltanto qualcuno
che ha vinto qualcosa di impossibile: un regno, una
lotteria. Oppure se gli fosse andata a fuoco la casa.
Non capisce? Hanno perso.
Quando scomparve per andare a lavarsi i denti, mi
venne voglia di piangere. A causa della fame, della stanchezza,
dello stress e, pi di ogni altra cosa, degli infausti
presagi. Avevo cercato un segno, qualche indicazione
da parte della defunta nonna soldato, ed eccolo l.
Non scappa, non fidati, gli andr tutto bene, non continua
a lottare, ma perderai. Ed era vero, e mio padre
sembrava essere d'accordo, ed era l'unica cosa che in
quel momento riuscivo a vedere. La carta da parati della
stanza era una macchia indistinta, le cifre della sveglia
digitale un'unica striscia rossa, lo specchio un'abbagliante
chiazza gialla, ma una cosa era certa al di l di
ogni dubbio: non puoi andare avanti, non puoi tornare
indietro e non puoi restare qui. Cosa pensavi, con quel
sacco pieno di patate? Come credevi che sarebbe finita?
Ian usc dal bagno con lo spazzolino ancora in mano,
e disse: La cosa pi divertente  che nessuno aveva
ragione. Non  assurdo? Io pensavo che fossero la stessa
citt, Havre e Mankson, mentre lei parlava di New
Haven, e secondo quella bibliotecaria poteva anche
non esistere pi una citt del genere. E la risposta era
completamente diversa! Insomma, pensavo che lei
avesse ragione perch  un tipo sveglio, e pensavo che
ce l'avesse la bibliotecaria perch abita da queste parti,
eccetera. Ma sbagliavano tutti!
A parte te risposi.
Lui ci pens su un attimo, poi alz trionfante lo spazzolino
in aria e si inchin.
Quando torn a sdraiarsi sul letto, non riprese neanche
in mano The Twenty-One Balloons, cosa che mi
stup un po'. A giudicare dal punto in cui aveva infilato
la guida TV dell'albergo a mo' di segnalibro, doveva essere
arrivato all'episodio pi travolgente, ovvero quando
il gabbiano buca il pallone all'idrogeno e il professore
va a schiantarsi sull'isola misteriosa. Invece rimase l
a guardarsi attorno, come se si aspettasse altri misteri
pronti a risolversi da soli, altre carte geografiche rivelatrici
pronte ad aprirsi.
Mi scoprii totalmente incapace: di parlare, di agire,
di prendere decisioni. Ero appena precipitata dall'alto
del mio fervore rivoluzionario e Ian mi sedeva davanti,
a poca distanza, in apparenza al settimo cielo per la sua
scoperta. Decisi di ricorrere di nuovo a lui, per l'ennesima
volta. Lasciarlo guidare le danze, all'inizio, era stato
un modo di attenuare la mia colpa, morale e legale.
Ora serviva solo a uscire dalla paralisi.
Visto che hai tutte le risposte, dissi ti tocca decidere
cosa succeder adesso. Abbiamo quasi finito i soldi.
Posso procurarmene altri, se ne abbiamo proprio bisogno,
ma al momento siamo quasi a secco. Quello che
abbiamo ci baster forse per tornare a casa. E mendicare
in strada  fuori discussione. Non stavo cercando di
mettergli le parole in bocca, ma intendevo offrirgli una
scusa, se era pronto a tornare a casa. Tutta quella giornata,
escluso il mio breve momento di ispirazione davanti
alla pietra tombale, era stata come la fine di qualcosa.
Dei nostri soldi, dell'intero paese. E non era stato
forse Ian, lasciando che entrambi trovassimo sua nonna,
a dirmi che eravamo arrivati alla conclusione? Se
solo avesse voluto, avremmo potuto girare in tondo nel
Vermont per parecchi altri giorni. O avrebbe potuto
esclamare: Davvero ho detto il Vermont? Intendevo la
Virginia.
Guard il soffitto, come se stesse decidendo cosa
prendere per colazione l'indomani mattina. Il fatto 
che le audizioni per la rappresentazione teatrale di primavera
sono la prossima settimana, e io voglio a tutti i
costi avere una parte.
Okay.
Solo quelli di terza media ottengono le parti principali,
ma io voglio averne una lo stesso, anche se  nel
coro. Quindi, mi sa che  arrivato il momento di tornare
indietro.
Continu a guardare il soffitto, probabilmente perch
non voleva guardare me.
Signorina Hull, mi spiace cambiare argomento, ma
perch le cornamuse suonano sempre solo quel pezzo?
Ha presente l'unico brano che suonano ogni volta, tipo
alle sfilate? E si mise a imitare una cornamusa, in
maniera pi che accettabile. Continuava a non guardarmi.
Non ne ho idea risposi. Quasi nessuno scrive
musica per cornamusa.
Ho intenzione di metterle nella mia sinfonia. Posso
dargli un'intera sezione dell'orchestra. Oppure i suonatori
di cornamusa possono nascondersi tra il pubblico,
con gli strumenti sotto le poltroncine, e di colpo li
tirano fuori tutti assieme e attaccano a suonare, e tutti
vengono colti di sorpresa. Solo che non possono indossare
il kilt, perch li smaschererebbe subito.
Be', certo sembrerebbe un po' sospetto.
Andai in bagno e mi misi sul volto una salvietta bagnata
con l'acqua fredda.
Ero sorpresa e sorpresa di esserlo ma cosa mi
aspettavo? Davvero avevo creduto di poterlo tirare su
io, di iscriverlo a una scuola chiss dove? Istruirlo a
casa? Entrare entrambi in un circo? Da qualche parte,
nei recessi del mio cervello, questa storia aveva sempre
avuto una conclusione fantastica e priva di logica, folle
come quella raccontata da Ian a proposito di sua nonna,
e se solo mi fossi degnata di esaminarla subito, non
ci saremmo ritrovati in quella situazione. Avevo scordato
che tutte le storie dei fuggitivi terminano in quel
modo. Tornano sempre a casa. Dorothy si rimette in
viaggio verso il Kansas, Ulisse prende il mare per tornare
dalla moglie, Holden Caulfield rientra di soppiatto
nel suo appartamento. Quantomeno, Huck non torna a
casa... Ma cosa  successo a Jim? Forse qualcosa di terribile.
Neanche riuscivo a ricordarmelo.
Che razza di lieto fine potevo aver cullato, in tutto
quel tempo? Era l che faceva capolino come un sogno,
mezzo dimenticato. Era un'immagine di chiss quale
posto in cui avrei condotto Ian, magari un luogo di un
libro: una casa soleggiata, con le pareti bianche, dove la
gente si prendeva cura dei bambini, un posto dove gli
avrebbero spiegato ogni cosa, permettendogli di restare
per sempre o fino a quando sarebbe stato cos forte
da affrontare i genitori. Oppure ci saremmo avventurati
tutti assieme a bordo della nostra allegra barchetta,
per poi creare un nuovo paese in una nuova terra che
sorgeva dalla schiuma dell'oceano: finalmente, o di nuovo, una vera America.
...
.
...
CAPITOLO 35.
...
.
...
Clamorosamente bene.
...
.
...
Alle quattro del mattino ero di nuovo sveglia: i cuscini
erano duri in maniera intollerabile e il cuore mi batteva
rapido come quello di un criceto. Nel bene e nel male,
Ian stava per tornare a casa. Su questo non c'erano
dubbi. Ma io, dove stavo andando? La stanza era immersa
nel buio assoluto, con le spesse tende dell'albergo
tirate, cos mi alzai e le aprii per lasciar entrare la
luce del parcheggio. Nel quale, fianco a fianco, si trovavano
la mia auto e la sua gemella. Ormai la cosa non mi
stupiva pi. Ne ero solo colpita. Chiss se quel tale ci
avrebbe seguito per tutto il viaggio di ritorno ad Hannibal.
E poi? Mi avrebbe consegnato alla polizia per
ottenere una ricompensa? E se io ad Hannibal non ci
tornavo affatto? Mi avrebbe seguito lo stesso, o sarebbe
andato dietro a Ian? Chi stava braccando, in realt?
Anche se fossi andata a casa, e Mister Occhiali da
Sole fosse tornato nel buio seminterrato in affitto da cui
era strisciato fuori, sapevo che prima o poi Ian si sarebbe
fatto scappare qualcosa. O, ancora pi probabile, il
pastore Bob avrebbe finito per strappargli la storia di
bocca. E io sarei stata ad Hannibal, dietro il mio piccolo bancone, pronta a essere arrestata.
Poi c'era un altro fatto: non  che morissi dalla voglia
di tornare a casa, anzi. Sapevo che non avrei pi rivisto
Ian. I suoi genitori l'avrebbero tenuto lontano dalla biblioteca,
anche senza sospettare di me. Non riuscivo a
immaginarmi cosa poteva succedere se ci fossimo incontrati
per caso, se l'avessi visto alla sfilata del 4 luglio.
Sarebbe stato diverso, triste e meno intenso. In aggiunta,
Rocky non era pi mio amico, o forse non lo era mai
stato. E, senza Rocky e Ian, il mio lavoro non mi interessava pi.
Tornai a sdraiarmi, in attesa che facesse giorno. Ian
sarebbe dovuto tornare a casa da solo. Se l'avessi riaccompagnato
io, ci avrebbero fermato a venti miglia da
Hannibal per la luce dei freni che non avevo ancora
fatto riparare. Gli agenti avrebbero riconosciuto Ian, e
a quel punto neanche mio padre sarebbe riuscito a inventare
una storia in grado di tirarci fuori dai guai.
Mi misi a contare i centoventi dollari che avevo ancora
nella borsetta, poi accesi la TV escludendo l'audio.
Guardai il canale delle previsioni meteorologiche e osservai
le strisce colorate che attraversavano senza sosta
gli Stati Uniti, da ovest a est. Quando Ian si svegli, alle
sette, spensi la TV. Sei mai stato su un Greyhound? gli chiesi.
No, non ne aveva mai preso uno, ma li aveva visti, e
la prospettiva lo mand su di giri, anche quando gli
dissi che avrebbe dovuto viaggiarci da solo, di notte. E
aggiunsi che sarei tornata per conto mio. Quel che pi
mi preoccupava era la sua sicurezza in quei due giorni
di viaggio. Pensai di dargli il mio cellulare e di dirgli di
gettarlo dal finestrino appena attraversato il Mississippi,
ma c'erano troppe possibilit che la cosa andasse
storta. Potevo solo sperare che Ian trovasse una persona
molto disponibile, sul pullman, tipo una nonna diretta
a St. Louis, e che non la mollasse un istante. Poi
mi torn in mente il modo in cui aveva imbrogliato
mezza Church Street. Se la sarebbe cavata alla grande.
Appena trovai sull'elenco telefonico l'indirizzo del
terminal Greyhound, a Burlington, iniziammo a fare i
bagagli. Non volevo chiamare la Greyhound dalla reception:
sarebbe stato come confezionare un bel pacchetto
regalo, con tanto di fiocco, per il pubblico ministero.
Ovviamente nell'albergo non c'era internet. Muffa
a volont, ma niente internet. Ci sarebbe toccato andare
fino al terminal, controllare gli orari e attendere.
Nel tornare in macchina verso Burlington, cercammo
di perfezionare il pi possibile i dettagli del piano.
Ian era agitato, e continuava a sfregarsi le orecchie sulle
spalle. Aveva dei cerchi scuri sotto gli occhi, e mi chiesi
quanto in realt fosse riuscito a dormire. Dalle quattro
alle sette mi era sembrato immerso in un sonno profondo,
ma potevano anche essere state le sue uniche ore di riposo.
Sicuro di volerlo fare? dissi.
Se mi avesse risposto di no, non avrei saputo cosa
inventarmi. Forse mi sono perso un sacco di verifiche
a scuola rispose. Lo presi come un s. Non avrei dovuto,
ma lo feci lo stesso.
Cos cambiai argomento. Ci sta che qualcuno venga
a cercarmi dissi. Ora o pi avanti. E anche se tu non
apri bocca.
E, nel parlare, vidi Mister Occhiali da Sole che sorpassava
una macchina dietro di noi e si piazzava proprio
alle nostre spalle. La sua attivit di spionaggio, se quella
era, si faceva sempre pi ardita. O quel tipo stava progettando
la prossima mossa oppure si era accorto che l'avevo
beccato, convincendosi quindi a gettare la maschera.
Ian si stava allargando un buco nei calzoni kaki.
Giuro che non dir nulla. Per metta che hanno trovato
un indizio. Tipo che ho lasciato cadere qualcosa
nella biblioteca, un calzino o una cosa cos, e hanno fatto il test del DNA.
Oh, mio Dio.
Le mie mani non sentivano pi il volante. Ian, hai tolto il tuo origami? Non mi ero messa a gridare di proposito.
Che origami?
Quello nella pianta! Ricordi? L'aereo che si schianta
e tutta quella gente. Quando ti stavi nascondendo.
Lui ritir le labbra all'interno della bocca.
Hai tolto tutto, quando ce ne siamo andati?
Scosse la testa in segno di diniego.
Il camioncino che ci precedeva rallent per svoltare,
e quasi gli andai a sbattere contro. Per un pelo Mister
Occhiali da Sole non ci tampon a sua volta. Quando
riuscimmo a riprendere fiato, e le cinture di sicurezza
furono tornate al loro posto, dissi: Magari penseranno
che tutta quella roba veniva da un corso di lavori manuali.
Mica ci avevi scritto il tuo nome, vero?.
Perch l'altra signora che lavora l nemmeno lo sa.
 un po' stupida.
Bene. Non potevano rilevare impronte digitali dagli
origami, no? E Rocky non era in grado di scendere
nel seminterrato. Era terribile provare contentezza per
una cosa del genere, ma grazie a Dio non poteva scendere
le scale sulla sedia a rotelle.
Ci rilassammo un po', e Ian si mise a contare le mucche
che incrociavamo lungo la strada.
Cos, anche dopo che sarai tornato ad Hannibal,
forse non mi potrai pi vedere molto dissi.
Quell'altra bibliotecaria perde sempre il segno, quando legge.
Non avevamo ancora pensato a cosa avrebbe raccontato
Ian e, quando lui reclin completamente lo schienale
e chiuse gli occhi, fui lieta di avere il tempo di riflettere.
Magari ne avremmo avuto anche a Burlington:
non era detto che sui Greyhound ci fossero posti liberi
con cos poco preavviso. Potevamo essere costretti a
restare l per qualche altro giorno, accampati nel mezzo
di Church Street e ridotti a sgraffignare croste di pane dai tavolini dei caff.
Quando arrivammo, non avevo ancora escogitato
niente di geniale. Mentre parcheggiavo feci per svegliare
Ian, ma lui apr gli occhi da solo e si mise a riorganizzare
lo zaino e il sacchetto di plastica che aveva cominciato
a portarsi dietro per mancanza di spazio. Mentre
si dava da fare, vidi che aveva ancora tutti i libri sul
Vermont e quelli della biblioteca di Lynton. Lo costrinsi a darmeli.
Perch sarebbero come una pista? disse. Stava diventando bravo.
Puoi finire The Twenty-One Balloons in biblioteca
risposi. So per certo che ne abbiamo due copie. E devi
promettermi che prenderai in prestito anche Lo Hobbit. Ma potresti leggere Johnny Tremain sul pullman.
Davvero sa come stanno le cose, sui gamberetti?
disse, mentre scendevamo dalla macchina. Cio, le
aragoste e tutta quella roba l? Non le mangiavano, le
aragoste dell'Atlantico, i Padri Pellegrini? Eppure credevo
che fossero molto cristiani.
Di Mister Occhiali da Sole non c'era pi traccia, ma ero sicura che non sarebbe stato per molto.
Cos dice.
Sicura?
Puoi guardare anche tu, quando torniamo.  scritto
nel Levitico, mi sembra.
Ian apr la portiera posteriore e si mise a frugare sotto
i sedili, per accertarsi di non aver dimenticato qualcosa.
La sua voce giunse dal pavimento della macchina.
Ma insomma, non ... non pu essere giusto.
Era un piccolo trionfo, ma ne fui enormemente felice.
Quegli stupidi gamberetti e aragoste, alla lunga, rischiavano
davvero di essere il cuneo decisivo tra Ian e
il pastore Bob. Attraversammo il parcheggio diretti al
piccolo e silenzioso edificio.
Ripensai al suo stupore, la sera prima, nel rendersi
conto che era stato lui, e soltanto lui, a risolvere il mistero
di Havre. Era l'universale rivelazione dell'adolescenza,
vale a dire che gli adulti non hanno tutte le risposte,
e come tutti i bambini che, lentamente e dolorosamente,
entrano nella fase della maturit, se ne sarebbe accorto
chiss quante altre volte negli anni successivi. Ma
per Ian si trattava di ben altro che una semplice disillusione.
Poteva anche trattarsi di ci che gli avrebbe salvato
la vita. L'aveva salvata a migliaia di persone prima di
lui, quelle che a differenza del mio amico Darren -
avevano valutato quei desueti codici morali, il giudizio
dei loro genitori, zie e preti, finendo per dire la stessa
cosa: Aspetta, no. Non pu essere giusto.
La morale, per me, non era un fatto relativo. Non
poteva esserlo, altrimenti sarei stata convinta che il pastore
Bob avesse diritto alle sue opinioni, che i Drake
potessero crescere Ian nel modo che ritenevano pi opportuno.
Una cosa che mi aveva sempre dato fastidio
era la convinzione dei fondamentalisti quando ti trovavi
a discutere con loro sui diritti dei gay o sull'aborto
o sul suicidio assistito che tu sostenessi l'inesistenza
di un diritto assoluto. Per quanto mi riguarda, io nel
diritto assoluto ci credo eccome;  solo che non credo
nel loro diritto assoluto. Non credo che le verit universali
siano codificate in un elenco di antiche leggi aramaiche
che parlano di rotazione delle colture, del sangue
mestruale e dei copricapi.
Ci accostammo al bancone del terminal della Greyhound,
e fu proprio Ian a rivolgersi all'addetto, un sorridente
vecchietto che sembrava entusiasta all'idea di
parlare con un bambino. C'era un autobus che sarebbe
partito alle 10,45, ovvero un'ora e mezza pi tardi e,
cambiando un paio di volte, Ian sarebbe arrivato dritto
ad Hannibal, e s, c'erano ancora dei posti liberi. Ian
non parve affatto sorpreso figurarsi, visto che Hannibal
era il centro del suo mondo ma io ne fui sbalordita.
E anche un po' oltraggiata, come se l'universo mi avesse
appena tirato uno schiaffo. Non solo l'universo voleva
togliermelo dalle mani e riportarlo a casa sua, ma
pretendeva di farlo subito.
Quanti anni devo avere per poter viaggiare da solo?
domand Ian. Ne fui colpita. A me non sarebbe
mai venuto in mente.
Se il viaggio dura pi di cinque ore, devi avere minimo
quindici anni.
Oh, grazie al cielo rispose lui. Perch li ho appena
compiuti, marted scorso. E ho anche il permesso
provvisorio per imparare a guidare!
L'uomo alz un sopracciglio nella mia direzione. Io
annuii. Gi, proprio quindici.
Forse le sembro un po' basso di statura prosegu
Ian. Mi augurai che la smettesse di parlare. Ma  perch
ho bevuto troppo caff. Ti blocca la crescita.
L'uomo tamburell le dita sul bancone, con aria molto
meno divertita. Ho bisogno di un documento d'identit,
allora.
Ian e io ci guardammo. Non avevo abbastanza soldi
per andare con lui, neanche se avessi voluto. Oltre al
fatto che avrei dovuto abbandonare la macchina. E sarei
stata costretta a scendere dal bus ben prima di lui,
in qualche posto dell'Illinois, senza auto, senza soldi e
non certo vicino a Chicago. Questa  una vera situazione
d'emergenza dissi. Sua madre non sono io 
molto malata. L'uomo scosse il capo.
Ehi! disse una voce alle nostre spalle. Nessun problema!
Sono arrivato in tempo! Un forte accento russo.
Era Mister Occhiali da Sole. Che aveva ancora sul
naso, persino l dentro.
Lo fissai: la fronte sopra gli occhiali, gli zigomi, la
barba non fatta e le labbra sottili, ma non era qualcuno
che conoscevo, nessun cugino o amico di famiglia o
qualche losco socio d'affari della Chicago russa di mio
padre. Io vado con ragazzo disse lui al bigliettaio.
Noi andiamo in Missouri, s, okay? Il mio istinto fu
di abbrancare Ian, varcare la porta che diceva riservato
al personale e barricarmi all'interno, ma l'uomo teneva
la mano sinistra nella tasca della giacca e pensai che
potesse stringere una pistola.
Bene, allora disse il vecchio dietro il bancone, lanciandomi
un'occhiata per accertarsi che andasse tutto
bene. Ovviamente non mi restava altro da fare che rispondere
con un cenno d'assenso. Un biglietto ridotto
e uno intero. Batt il totale e Mister Occhiali da Sole
sfil dalla tasca sinistra un portafoglio in coccodrillo, pagando
con tre nuovi, intatti biglietti da cento. Ian sembrava
ancora pi terrorizzato di me, e soltanto un po'
colpito da tutti quei soldi. Gli piantai le mani sulle spalle.
Quando l'addetto alla biglietteria ebbe consegnato i
biglietti e la ricevuta al nostro intruso russo, ci dirigemmo
tutti e tre verso la parte opposta del terminal, lentamente
e a disagio, guardandoci tutti quanti a vicenda
per essere sicuri di formare ancora un gruppo. Un rumoroso
terzetto di donne di una certa et, che indossavano
tutte delle T-shirt verdi, ci divideva adesso dal bancone dei biglietti.
Ascolti, disse l'uomo io non fare male a lui. Loro dire a me che Mister Hull uccider me se io tocco lui.
Io non volere toccare lui tanto per cominciare, okay? Io sedere solo in fondo di bus. Io fare come Rosa Parks, okay? S? Fondo di bus. Io non volere guai con Mister Hull, lei credere a me.
.
NOTA: Rosa Parks: Icona del movimento antisegregazionalista. Celebre per essersi rifiutata nel 1955 di cedere a un bianco il posto che occupava su un autobus. FINE NOTA.
.
Lei conosce Mister Hull? domand Ian. Il tipo con le corna?
Lei ci ha dato cinquanta dollari feci io. Al Walgreens.
Mi resi conto che non avevo mai staccato la
presa da Ian, conficcandogli le unghie nelle spalle.
Finalmente l'uomo si tolse gli occhiali. Aveva gli occhi
verdi e piccoli. Guardi, io non volevo spaventare
lei! Lei  molto graziosa donna, okay, e io non volevo
farla spaventata! Mi porse il biglietto da visita. Alexei
Andreev, recitava. E sotto, al posto di una qualifica professionale:
Affidabile, discreto. Io lavorare molte volte
prima per Mister Leo Labaznikov, e io mai fare sbagli.
Ero stata proprio sciocca, a pensare che i sigari nella
scatola da scarpe servissero a pareggiare un favore passato
o futuro. Erano per un favore attuale. E magari, l
dentro, c'era anche un fascio di banconote. E quel mattino,
a casa dei Labaznikov, quando ci avevano trattenuto
cos a lungo, doveva essere perch aspettavano
che Mister Occhiali da Sole ci raggiungesse. Anche se
non avevo la minima idea di come mio padre si fosse
immaginato tutto. Come avevo fatto ad abboccare alle
sue bugie per ventisei anni, quando lui non aveva creduto
alle mie neanche per dieci minuti?
Alexei Andreev si frug nell'altra tasca della giacca e
porse a Ian un telefono cellulare nero e lucido, uno di
quelli nuovi e sottili. Questo  extra, okay? Il ragazzo
pu provarlo, lei vede che funziona, lui pu tenerlo in
sua mano per tutto il tempo.
E cosa ne far della sua macchina? chiesi.
Lui scoppi a ridere. E usa e getta.
A quel punto mi ero ormai rilassata, e non poco.
Chiunque fosse quell'uomo, qualunque fosse il suo
background professionale o criminale, era senza dubbio
e in maniera irreversibile dalla mia parte. E, per
quanto fossi sempre stata pi che riluttante ad accettare
i soldi di mio padre, sporchi com'erano dei traffici
illeciti del suo mercato nero tra la Russia e Chicago,
non ero nelle condizioni di rifiutare aiuto. Una piccola
collaborazione tra criminali.
Voi entrambi andate fuori, disse l'uomo nel tempo
buono. Lei prova telefono, okay, e dice ciao ciao e
fuma una sigaretta. Io essere qui quando arriva bus.
Lentamente, increduli, uscimmo all'aria gelida per
verificare il nostro piano. Adesso che stava per mettersi
in atto, adesso che erano stati acquistati i biglietti, sembrava
fin troppo improvviso. Ma non c'era motivo di
attendere, e neanche pi scuse. Prima Ian tornava a casa,
prima la polizia avrebbe smesso di cercarlo e di accumulare
prove, per dedicarsi a casi ben pi urgenti.
A te va bene? chiesi.
Quel tipo era fortissimo! Perch ha paura di suo pap? E secondo lei funziona, questo?
Presi il cellulare e provai a chiamare il mio. Funzionava.
Vi memorizzai il mio numero, sotto il nome Laura Ingalls(15), e ci sedemmo su una panchina ricoperta di gomme da masticare, a distanza di sicurezza dalle altre quattro persone con valigia che aspettavano il pullman.
.
NOTA: Autrice del romanzo La piccola casa nei grandi boschi, da cui  stata tratta la serie televisiva La casa nella prateria. FINE NOTA.
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Ci serve una storia dissi. E dev'essere buona.
Mi torn in mente una ricerca che avevo dovuto fare
per il corso di spagnolo, al liceo, nella quale fingevamo
di essere accusati di omicidio e ogni coppia di studenti
doveva escogitare in spagnolo un alibi a prova di
bomba. Poi il resto della classe interrogava ogni coppia,
ma uno per volta, mentre il compagno aspettava in
corridoio. Che ristorante? Che bibita? Che tempo faceva?
Io e Rajiv Gupta eravamo convinti di aver inventato
la storia perfetta: eravamo andati in macchina
sulla spiaggia a guardare le onde. Non era successo
niente, non avevamo parlato, il tempo era piacevole,
eravamo tornati in citt a bordo di una Ferrari rossa.
Tutto qui. Poi avevamo discusso il mio abbigliamento,
la mia acconciatura e anche di quanta benzina c'era nel
serbatoio della macchina. Ero stata la prima a rispondere
alle domande, con ottima disinvoltura, per poi andare
in corridoio a fare i compiti di matematica. Ricordo
che avevo appena acceso la calcolatrice, quando
l'intera classe era scoppiata in una risata e la senora Valdez
mi aveva richiamato dentro spiegandomi, in uno
spagnolo fortemente calcato, che mentre io avevo risposto
alla prima domanda (Dove si affacciava la
spiaggia?) con un logico el lago Michigan, Rajiv aveva
detto  l'oceano Atlantico. Per tutto il tempo che
eravamo rimasti a elaborare il nostro piano, lui non
aveva fatto altro che pensare ai viaggi di famiglia nel
Maine, mentre io mi ero raffigurata il cemento pieno di
graffiti del lungolago, proprio davanti a casa dei miei.
Quantomeno, con Ian, le nostre storie non dovevano
coincidere, perch grazie a Dio nessuno avrebbe chiesto
la mia. Cosa vuoi raccontargli?
Pensavo di dire che sono scappato per andare al
Metropolitan Museum of Art, come in Fuga al museo.
Perch un ragazzino potrebbe benissimo fare una cosa
del genere, soprattutto un ragazzino che legge molto.
Non ci creder nessuno. Da quando  stato scritto
quel libro, il servizio di sicurezza  migliorato molto. E,
tanto per cominciare, era una storia di fantasia. Non
credo che sia mai stato possibile. Ma per il poco che
avevo dormito, seduta a una fermata d'autobus nel Vermont,
al freddo, con un detective che mi aspettava davanti
al mio appartamento e uno scagnozzo russo che
era in attesa di Ian, non mi veniva in mente nulla di meglio.
Potrei dire che ho fatto proprio le stesse cose dei
ragazzini in quel libro. Non la mostra in cui hanno dormito,
perch magari adesso non ce pi, ma tipo che mi
sono nascosto nei gabinetti quando  arrivata la vigilanza.
E potrei dire che ho fatto il bagno nella fontana!
E laggi come ci saresti arrivato?
Su un autobus della Greyhound! Nel tempo che ci
metto per tornare a casa sar diventato un esperto. Potrei
dire che avevo messo da parte la mia paghetta. E
che quel tipo ha creduto che avessi quindici anni. Posso
descrivere per filo e per segno tutto il percorso, solo
al contrario! Imparer a memoria tutte le citt!
Mi colpii sulle guance, per svegliarmi del tutto e mettermi
a pensare, ma non serv a niente. Il tempo era
sempre meno, e dovevamo scegliere qualcosa. Ci sta
che non ti credano comunque, qualunque cosa tu dica.
Ma se ti aggrappi sempre a questa storia del MET, se
continui a ripetere sempre quella e non cambi mai versione
e non dici mai niente della biblioteca o di Chicago
o del Vermont, quantomeno non sapranno la verit.
Devi solo avere un certo senso dell'umorismo, su questa
cosa. Se ti colgono in fallo, se dicono che il MET 
andato a fuoco la settimana scorsa, tu puoi anche metterti
a ridere, ma devi insistere con la tua storia. Senza
mollare mai. Anche se ti minacciano. E alla fine molleranno
la presa.  solo che non puoi dirgli una sola cosa vera.
Per causa sua. Altrimenti verrebbe licenziata.
Gi. Mi chiesi se dovessi dirgli che probabilmente
non sarei mai tornata alla biblioteca. Se, in seguito, Ian
avesse scoperto che avevo lasciato per sempre la citt,
avrebbe potuto pensare di essere libero di raccontare
com'erano andate davvero le cose, oppure sentirsi tradito
e parlare in un attacco di rabbia. Anche se non
torno, dissi tu devi continuare con la tua storia. Non
sarei soltanto licenziata, finirei anche in prigione. Per
molto, molto tempo. Chiss se era vero, pensai d'un
tratto. Quanto brutta sarebbe apparsa, la verit? Avevo
tentato di accompagnarlo a casa di sua nonna, che si
era rivelata un soldato morto. L'avevo rispedito a casa.
Mi avrebbero sbattuto in galera, certo, ma per quanto?
Mica eravamo in Russia. Non mi avrebbero trascinato
via nel cuore della notte. Non mi avrebbero avvelenato con la vodka.
Senza neanche accorgermene cominciai a ridere, una
risata folle come quella di Ian la sera precedente; dapprima
lui parve preoccupato, ma alla fine scoppi a ridere
anche lui. Anche con il vento che sferzava il terminal,
anche con Ian che si stringeva al petto lo zaino per
tenersi caldo, continuavamo a ridere, e non era una risata
di sollievo o di tristezza mascherata. Era una risata
dell'assurdo. Tua nonna  un ragazzo di diciassette anni?
Quel losco russo ti ha appena pagato il biglietto dell'autobus?
FERRET-GIO?
Alla fine perdemmo il brio iniziale e restammo seduti
in silenzio per qualche minuto, poi lo interrogai sulla
sua storia. (Cos' che hai visto al MET? Be', la parte
pi interessante era senza dubbio quella antica. Ian,
sappiamo che stai mentendo. Quel posto  pieno di rilevatori
di movimento. Allora dovevano essere guasti,
quando ci sono stato io.) Il piano era che lui scendesse
dal bus ad Hannibal e si avviasse verso il centro
cercando di farsi vedere il meno possibile, per poi presentarsi
in biblioteca. Questo era l'ulteriore colpo di genio
di Ian: perch presentarsi nello stesso posto da cui
era fuggito? E dove avrebbe potuto presentarsi, Ian, se
non alla biblioteca pubblica di Hannibal? Gi lo vedevo
tuffarsi nella fessura di restituzione libri, con Rocky che
gli passava sopra il lettore di codici a barre e il computer
che lampeggiava a tutte maiuscole: in ritardo!
Gli dissi di chiamarmi solo in caso di emergenza, e di
restituire a Mister Andreev il suo cellulare prima che
arrivassero ad Hannibal. O, ancora meglio, di gettarlo
via da qualche parte, dopo aver cancellato il mio numero
dalla composizione rapida.
Prima che sembrasse possibile, era arrivato l'autobus,
ansimante, sporco e pronto a ripartire. Detti a Ian
tutti i soldi che mi erano rimasti, cos che potesse comprarsi
da mangiare nelle aree di servizio senza bisogno
di chiedere aiuto al suo losco chaperon russo. Alexei
Andreev usc dal terminal e si ferm, rispettoso, a qualche
metro di distanza, con le mani unite e gli occhi
proiettati in avanti, come un agente dei servizi segreti.
Io chiamo lei quando lui  depositato disse.
Ian cont il denaro, se lo mise in tasca e mi tese la
mano. Gliela strinsi. Avrei dovuto abbracciarlo? Forse
no, aveva dieci anni. Gli detti una pacca sulla spalla per
augurargli buona fortuna e ci scambiammo un sorriso,
pi come due persone che sapevano di doversi incontrare
di nuovo entro una settimana o due per riderci
sopra, che come due persone destinate a non vedersi
mai pi. Sarebbe stato un momento fantastico per venirsene
fuori con una frase perfetta, una che potesse
bastargli di l a dieci anni.
Ma non riuscii a trovare neanche una parola.
Come dire addio nello stile di Ian Drake:
1. Con un passo di Charleston, o qualcosa di simile.
2. Sayonara!
3. Inchinarsi come una geisha.
4. Chiedere al tuo losco chaperon russo se per caso
non ha del burro di cacao.
5. Ruotare su te stesso, con le braccia tese, fino a raggiungere
l'autobus.
6. Salire i gradini dell'autobus camminando all'indietro,
con gli occhi rivolti al cielo.
Ian e Mister Occhiali da Sole scomparvero assieme a
bordo dell'autobus, e io cercai di scorgere il volto del
ragazzo da dietro i finestrini, di cogliere il riflesso della
luce sui suoi occhiali cos da capire che gli sarebbe andato
tutto bene. Ma il suo viso non apparve mai. Doveva
aver trovato un posto sull'altro lato.
L'autobus part. Mi voltai, tornando in fretta alla mia
macchina. Anche mentre il Greyhound svaniva in fondo
alla strada, continuavo ad arrovellarmi al pensiero
che da qualche parte potevano esserci delle videocamere
di sicurezza. Con un po' di fortuna, a nessuno sarebbe
mai venuto in mente di controllare quei nastri per
cercare traccia di Ian.
Rimasi seduta al volante per un minuto, al freddo,
prima di infilare la chiave nel quadro. Mi sarei aspettata
di piangere, ma stavo ancora sorridendo. E tale fu la
sensazione di libert che ebbi l'impressione di poter
schizzare via dal tettuccio della macchina. Mai successa
prima, una cosa del genere. Non quando ero andata al
college, dove la paura mi aveva impedito di farmene
qualcosa, della libert, che non fosse bere birra; e neanche
al termine degli studi, quando ero troppo impegnata
a procurarmi un lavoro, biasimare i soldi dei miei
genitori e trovare un appartamento che potessi permettermi.
Chiss se, malgrado i suoi sensi di colpa, anche
mio padre aveva provato la stessa cosa gettandosi nel
fiume o scendendo dall'aereo: senza appoggio, senza casa, ma esultante in maniera inspiegabile.
...
.
...
CAPITOLO 36.
...
.
...
Nel quale Lucy batte insieme i tacchi tre volte.
..
.
...
Tornai in macchina a Church Street per poi sedermi in
una panineria e ordinare una tazza di caff che non sapevo
proprio come pagare. Pensai a come trascorrere il
resto della giornata. Magari potevo andarmene di nuovo
a curiosare in quelle librerie. O ascoltare una lezione
di arte all'universit. O trovare qualche gentile studente
del secondo anno, dotato di spirito d'avventura, che
mi lasciasse dormire sul suo divano.
Sapevo che quella sensazione di infinite possibilit
sarebbe svanita non appena avessi escogitato un piano.
D'altro canto, per la mia sensibilit di bibliotecaria,
quindici minuti di libert sconfinata erano forse abbastanza.
Mi rendevo vagamente conto di avere due scelte:
o scappare verso il Canada, oppure compiere un
gesto decisivo. Mentre fissavo la strada, l'idea discese
su di me come un caldo nimbo: avrei aperto una libreria
per bambini, un posto magnifico con divani, un cane
e biscotti della fortuna, proprio l su Church Street.
Ma non avevo un soldo: zero alla milionesima potenza,
come avrebbe potuto dire Ian, quindi mi sarei dovuta
accontentare di vendere libri da una scatola di cartone
nel giardino pubblico. Potevo vendere quelli della biblioteca
di Lynton e quelli sul Vermont. Poi avrei chiuso.
Svendita per cessazione attivit.
Neanche potesse servirmi a qualcosa, vuotai la borsetta
e disposi il contenuto sul tavolino, come una pazza.
Burro di cacao, portafoglio, coltellino svizzero, gomma
da masticare, penna, passaporto, agendina del tutto
inutile. Ero ancora abbastanza lucida da lasciare gli assorbenti
nella tasca interna. Aprii il portafoglio per
controllare le monete. Ancora tutte canadesi. La patente.
Ricevute di stazioni di servizio e alberghi, che
avrei fatto meglio a distruggere. Carte di credito che
ovviamente potevo usare, in caso di necessit, ma che
in un procedimento penale avrebbero indicato la mia
presenza nel Vermont in quel preciso giorno: una Visa
di una compagnia aerea, quella legata al mio conto corrente
e la luccicante carta platino dei miei genitori, che
mio padre mi aveva costretto a prendere un anno addietro
e che non avevo sfilato una sola volta dal portafoglio.
E quest'ultima, a pensarci bene, non avrebbe
certo indicato la mia presenza nel Vermont in quel preciso
giorno. Peccato non averci pensato prima. Magari
l'avessi fatto, tentai di convincermi; magari Ian fosse
ancora con me, magari fossimo pieni di soldi. Ma non
ci riuscii: non potevo desiderare cose del genere, adesso
che il sollievo mi si riversava addosso come una doccia
bollente. Ordinai un panino al prosciutto e patatine
fritte, cos da non essere costretta a pagare due dollari
di conto con una carta platinum. Ero famelica; me ne
resi conto appena giunse la mia ordinazione, e mangiai
con una tale rapidit da pungermi il labbro con lo stuzzicadenti
che teneva assieme il sandwich.
Pagai, restando a guardare la cameriera che si allontanava
con il piccolo portaconto di plastica nera, dalla
cui sommit spuntava la striscia argentea della carta di
mio padre. Capii che quella non era una storia di indipendenza
e di avventura in grado di giocarsela con il
tuffo nel fiume, la patata nel tubo di scappamento, la
corsa di Ilya verso il confine rumeno. Era pi simile al
patetico, tossico volo di Anya Labaznikov verso Londra.
Ero viziata. Ero nata troppo tardi, in un posto
troppo comodo. Eccomi l, caff, carta di credito e genitori
a un tasto di cellulare di distanza. Presi il telefono
e li chiamai. Ma che diavolo!
Quando dissi a mio padre che volevo stare da loro
per una settimana o due, mi sentii rispondere: Finalmente
hai capito che quella Hannibal  un nulla di citt!
La tua intelligenza s che sar apprezzata, a Chicago. La
usi, la carta di credito, vero? Allora comprati un biglietto
aereo.
Solo che non volevo un biglietto aereo intestato a
mio nome, e per quanto non tollerassi pi la macchina,
in quell'istante l'idea di guardare fuori dal finestrino in
silenzio non mi creava problemi. Sarebbero stati due
soli giorni di viaggio. Mi sarei fermata lungo la strada a
restituire i libri alla biblioteca di Lynton, come qualunque
persona civile.
Quell'Alexei era davvero un bel tipo dissi.
Ah, ah! S,  molto in gamba. Non l'ho mai incontrato
di persona, ma mi chiama tutti i giorni per dirmi
come vanno le cose. Secondo lui sei molto bella, e se
mai tu capitassi a Pittsburgh gli farebbe piacere uscire con te!
Pap, mi ha spaventato a morte. Potevi avvertirmi.
Tu non dovevi neanche vedere! Un tempo era nel
KGB, ma non  una cattiva persona. Moldavo, molto
sveglio. Solo che quelli del KGB non trovano lavoro. Putin
non pu tenersene attorno pi di tanti, per non dare
una brutta impressione. E nessuno vuole averci a che
fare. Cos, negli Stati Uniti, abbiamo dei fantastici
membri del KGB a buon mercato!
Come l'hai capito? chiesi, senza ancora sapere, nei
dettagli, cosa avesse capito.
Okay, be', tu hai ventisei anni. Cos questa Janna
Glass della Latin dovrebbe avere la tua stessa et. E poi
c' un ragazzino di dieci. Non una cosa impossibile. Da
Oprah si vedono un sacco di adolescenti incinte. Ma
tua madre dice: va bene, allora perch Lucy non ci ha
mai parlato di questa sua compagna incinta al secondo
anno di liceo? E io penso: s,  giusto, perch ogni volta
che succedeva qualcosa alla Latin tua madre sapeva
tutto per filo e per segno. Tua madre  il banditore
pubblico della citt di Chicago. E come una bottega di
barbiere, dove arrivano tutti i pettegolezzi. E se tua madre
non sa niente di questa Janna Glass rimasta incinta
da adolescente, allora non  mai successo. Cos  lei che
scopre tutto. Chiama la segreteria degli ex alunni e viene
a sapere che la tua amica Janna Glass adesso vive a Praga.
Cos hai telefonato ai Labaznikov.
S, dico a Leo di drizzare le orecchie, poi lui mi richiama
e mi dice che hai ancora il ragazzino con te, e
allora io rispondo: bene, cos' che puoi fare per noi?
Mi guardai attorno. Due ragazzi stavano giocando a
carte con il padre, e una donna leggeva un libro dal titolo
in tedesco. Tutti sembravano allegri e tranquilli. Ci
provai anch'io. Mi ha cercato qualcun altro? chiesi.
No, no. Ho un'idea: se sei finita in qualche guaio,
possiamo stampare una ricevuta che dichiara che eri in
Argentina con noi. Ti ricordi il mio amico Stepan,
l'agente di viaggio? Lui lo pu fare. Pu stampare ricevute,
matrici di biglietti, anche ricevute per il ritiro bagagli
eccetera. Non  pi in grado di entrare nei computer
della United Airlines, ma queste sono solo le
stronzate antiterrorismo che non funzionano comunque.
Per gli dico di stampare questa cosa, va bene?
Potrebbe essere una buona idea. Certo, fin quando
la polizia di Hannibal non fosse andata a indagare, e
se rovistavano pi a fondo ero fregata lo stesso.
Ascolta, dico a tua madre che ti sei lasciata male
con un fidanzato, okay? Questo  okay? Lei ancora non
sa bene cosa sta succedendo.
Be', non lo sai bene neanche tu, giusto?
Io non so nulla! Assolutamente nulla!
Uscii su Church Street, nella brillante luce pomeridiana.
Era una di quelle giornate invernali che, dall'interno,
sembrano tiepide e frizzanti, ma in cui basta
mettere il naso fuori per trovare un'aria cos rarefatta,
secca e gelida da convincerti che tutti gli strati atmosferici
hanno abbandonato la Terra, e che il sole ha un'aria
cos vivace perch sta emanando gli ultimi bagliori.
Andai su e gi per la strada fino a farmi dolere i piedi
e bruciare le guance dal vento. Adesso che sapevo di
tornare a casa, probabilmente per sempre, mi sembrava
che tutto quel tempo al college e ad Hannibal avesse
rappresentato la mia vera fuga. Mi ritrovavo, al pari di
Ian, di Dorothy e di tutti quanti, a riprendere definitivamente
la via di casa. E stavo tornando tra le braccia
protettrici della mafia russa, che con buona probabilit
era la cosa da cui avevo tentato di fuggire. Sei proprio
convinta di non poter tornare a casa?  l'unico posto in
cui puoi davvero andare.
C'era qualcos'altro che mi era sfuggito, oltre al fatto
che ventisei meno dieci fa sedici: vale a dire, avevo sempre
saputo che quando il pastore Bob diceva che 
possibile cambiare la propria natura si sbagliava alla
grande. E in maniera pericolosa. Ma non avevo forse
provato a cambiare Ian forzando la sua situazione?
Non ero riuscita a comprendere che un motivo per cui
non si pu modificare la propria natura  che non si
pu modificare la propria origine. Avrei anche potuto
portarlo su Plutone, Ian, ma sua madre sarebbe sempre
rimasta sua madre, cos come suo padre, e la voce del
pastore Bob gli sarebbe risuonata nelle orecchie per il resto della sua vita.
Quando risalii in macchina, mi accorsi che Ian aveva
lasciato sul suo sedile il nastro dell'inno australiano, come
se potesse essere un suo sostituto oppure farmi ridere.
Non lo inserii nel mangianastri. Avrei piuttosto
voluto l'inno russo, con la sua tristezza eroica, o quello
americano: il brano la cui pomposa melodia e il cui ritmo
fiducioso mi avevano sempre fatto dimenticare, alle
sfilate e agli incontri di baseball, come in realt terminasse con un punto interrogativo.
...
.
...
CAPITOLO 37.
...
.
...
Lontano dalla Terra per un po'.
...
.
...
Due giorni dopo ero a casa, a Chicago, ai piani alti.
Non uscii dall'appartamento dei miei per una settimana,
felice di sapere che, in quel periodo, i miei piedi
non avevano mai toccato il pianeta Terra. Mia madre
non fece che ripetere cose del tipo: Non importa come
si chiamava, tu dimenticalo. Gente come quella non
vale nulla e rifornirmi di sandwich. Mio padre mi faceva
l'occhiolino, da dietro le sue spalle. Guardai il lago
per molto tempo. Dormii fino a tardi.
Per dieci giorni non avevo pi sentito nessuno, da
Hannibal. Niente telefonate, n e-mail, n mandati di
comparizione. A circa met dell'indiana, nel rientrare a
casa, mi aveva invece telefonato Alexei Andreev. Il ragazzo
 sceso dall'autobus ad Hannibal, Missouri mi
aveva confermato. E questa citt chiamata cos in onore
del grande conquistatore Annibale? Gli avevo risposto
che credevo di s, per poi ringraziarlo dicendogli
che l'avrei elogiato presso mio padre. E mi ero sentita
sollevata quando non aveva chiesto la mia mano. Ian,
invece, non mi aveva mai cercato con il secondo telefono
di Alexei, il che era forse un buon segno. Voleva
anche dire che non avrei mai pi sentito la sua voce.
Sui periodici on line era apparso un articolo, frustrante
nella sua brevit: Un ragazzo di dieci anni, di
Hannibal, si  ricongiunto alla sua famiglia. Ian Drake
era stato visto per l'ultima volta domenica 19 marzo, ed
 ritornato da solo ad Hannibal il 29. Le indagini della
polizia sulla sua scomparsa sono tuttora in corso. Mi
ero aspettata una risposta indignata da parte
di Loloblog e dei gruppi di attivisti che avevano manifestato
per lui, ma il ritorno di Ian non suscit molte reazioni,
a parte i pochi commenti aggiunti in calce alle bacheche
degli articoli precedenti. La lotta contro il pastore
Bob non accennava comunque a interrompersi, e anche
se le notizie pi recenti citavano Ian solamente di
passaggio (sollecitata, all'inizio del mese, dalla scomparsa
di un ragazzino di dieci anni che risultava iscritto
al programma giovanile della Glad Heart), era chiaro
che la sua fuga aveva concentrato gli sforzi degli attivisti
quasi esclusivamente sul pastore Bob. Mica male.
Stavano ancora cercando di portarlo in tribunale, e
l'impresa sembrava ancora impossibile. Il fatto che non
sembrassero interessati pi di tanto alla sorte del bambino
mi lasci un po' d'amaro in bocca, soprattutto
adesso che era tornato a casa e che la tragedia era finita.
Non che volessi vederli marciare su Hannibal e issare
cartelli fuori da casa sua. Era gi abbastanza sgradevole
che i pi esperti tra i suoi compagni di classe avessero
probabilmente trovato quegli articoli, dicendo all'intera
scuola che Ian era scappato perch in segreto era
gay. Non volevo certo che si riversasse ulteriore attenzione
su di lui. Forse desideravo solo che qualcun altro
si preoccupasse cos come mi preoccupavo io.
Il sito web del pastore Bob, nel frattempo, aveva assunto
una posizione evasiva e autocompiacente. Dal
momento della scomparsa e del benedetto ritorno di un
giovane membro del nostro gregge, siamo stati fatti segno
di una grande attenzione dei media. Ci fa sempre
piacere la possibilit di diffondere la parola di Dio presso
un uditorio pi esteso, soprattutto a coloro i cui punti
di vista contrastano con il nostro e che devono ancora
scorgere la luce di Ges. Dio ci sfida, non c' dubbio, e
proprio in questo istante, ma noi sappiamo che il ritorno
della nostra preziosa pecorella  un segno da Lass e
che, proprio come il Figliol Prodigo  tornato da suo
padre mostrando comprensione, umilt e delicatezza, il
nostro giovane amico  tornato dal suo Padre Celeste e
al nostro ministero con un Cuore Lieto. Davanti al
computer, alzai gli occhi al cielo e mostrai il dito medio
allo schermo, come se qualcuno mi stesse guardando e
potesse avere qualche interesse per le mie opinioni. Ma
nessuno mi guardava, e a nessuno fregava niente.
Alla fine ebbi anche il fegato di spulciare tutto quanto
era apparso su internet, ogni falsa pista, ogni link che
conduceva a un tizio di nome Ian Drake che faceva
l'idraulico a Cape Cod, ogni riferimento di carriera
universitaria: Ian Drake, Colgate, anno di laurea 1985 o
Ian Drake, Berkeley, anno di laurea 2000. Scoprii che
Ian Drake aveva sposato Elizabeth Westbridge nel
1888, che Ian Drake aveva precedenti penali ad Amarillo,
Texas. Per intere giornate, mentre mio padre si
recava a incontri che si tenevano in ristoranti greci deserti,
e mia madre faceva volontariato per tutta la citt,
io me ne stavo sul divano a leggere riviste, incapace di
tollerare qualsiasi cosa della lunghezza di un libro, e
quando mi stufavo andavo a farmi un sandwich al burro
d'arachidi e a installarmi davanti al computer di pap.
Quel che in realt stavo aspettando era che qualcuno
mi venisse a prendere. Ogni giorno che passava, lo
prendevo come il segno che Ian non mi aveva tradito,
che stava ancora raccontando in giro la storia del MET
Mi costrinsi ad aspettare dieci giorni buoni, poi mi obbligai
a telefonare.
Loraine vuol sapere se deve procedere alla tua sostituzione.
Fu la prima cosa che disse Rocky nell'udire
la mia voce.
Be', probabilmente s. Non avevo tempo di pensare,
ma non ce n'era bisogno. Tornare laggi era fuori
dalla mia immaginazione. Al momento devo restare
dai miei genitori dissi. Mio padre ha avuto un incidente,
e sono qui con lui. Ci sono tante medicine.
Tante, tantissime medicine, di Robert McCloskey.
Non faceva ridere, e lo sapeva benissimo anche lui.
Cos Ian Drake  tornato.
Davvero? Lo chiedevo sul serio. Cio, l'ho letto
su internet, ma non ero... Insomma,  di nuovo a casa?
 spuntato fuori un paio di settimane fa. Non disse
che si era fatto rivedere in biblioteca, e mi chiesi se
Ian avesse cambiato idea, se fosse semplicemente tornato
dai suoi limitandosi a suonare il campanello. Era
pi probabile che l'avessero visto mentre se ne veniva
via, a piedi, dal terminal della Greyhound.
E dov'era finito? Sta bene?
Nessuno dice niente, se non che era scappato. Non
 il genere di notizia su cui l'Hannibal Herald decide
di scendere nei dettagli. Visto che non si tratta di una
vendita di torte o di un pezzo grosso dei boy scout.
Giusto. Perch non mi hai chiamato?
E poi, a quanto pare, i suoi genitori l'hanno tolto da
scuola, e da quando  tornato nessuno l'ha pi visto.
Qui, non si  mai fatto vivo. Ho parlato con quella maestra
della sua scuola, quella che viene sempre qui.
Sophie?
Pu essere. Dice che la famiglia del ragazzo ha chiamato
la scuola il giorno dopo il suo ritorno per comunicare
che l'avrebbero educato a casa. Era un po' fuori
di testa. Credo che abbia paura che lo rinchiudano in
uno sgabuzzino. Rocky tacque, ma io non ebbi il coraggio
di mostrare alcuna reazione. Poi mi ha detto
che una volta, l'anno scorso, si  presentato a scuola
con una grossa strinatura sulla fronte perch l'avevano
tenuto in ginocchio tutta la notte sulla moquette. Doveva
pentirsi non so di cosa. Mi sa che avevi ragione,
sul suo conto. Mi chiesi se davvero fosse stata Sophie,
visto che mi aveva sempre detto che Ian se la sarebbe
cavata. Ma  anche vero che, a quei tempi, lui frequentava
la scuola e la biblioteca.
Rimasi in silenzio. D'un tratto non mi era pi possibile
accettare il fatto di non sapere dove si trovasse Ian,
o cosa stesse facendo. Me lo immaginai in ginocchio
dentro uno sgabuzzino o intento a fare i bagagli per un
ritiro di un anno con il pastore Bob. La cosa che mi
faceva pi male era che, se queste cose fossero successe
due mesi addietro, sarebbero state orripilanti e sbagliate,
mentre se succedevano adesso erano anche imputabili
a me, perch l'avevo lasciato tornare a casa.
In quel momento avrei potuto andare a costituirmi.
Avrei potuto dire a Rocky e alla polizia e ai Drake che
quanto era accaduto non era colpa di Ian, che l'avevo
portato via contro la sua volont. Ma non ero in grado
di farlo, o quantomeno non lo feci. E, in tutta onest,
non credo che avrebbe fatto molta differenza. Non credo
neanche che Ian si sarebbe detto d'accordo con quella
nuova versione. Tra tutte le cose che sono successe,
questa  l'unica di cui rifiuto di sentirmi colpevole. Potrebbe
anche essere l'unica che mi spedir all'inferno.
Devo essere sincero disse Rocky. Fin quando non
 tornato, ho creduto che potesse essere con te.
Cosa?
Lucy, sei scomparsa proprio il giorno dopo. Ed eri pazza di lui.
Non sono una rapitrice di bambini, Rocky.
Lo so. Ma non sembrava convinto.
Magari era con quel pastore. Quel tipo sembra cos losco, a sentirlo. Guarda, domani faccio avere a Loraine le istruzioni per l'estate. Comunque sappi che dovrai aiutarla a collegarsi alla sua e-mail. E dille pure di procedere, di assumere qualcuno. Prima o poi verr a prendere le mie carabattole.
Fatti viva, quando arrivi. Lo disse come dubitando che ci sarei mai andata.
...
.
...
CAPITOLO 38.
...
.
...
e faceva ancora caldo.
...
.
...
Passarono due mesi prima che avessi il coraggio di tornare.
Mio padre aveva continuato a spedire assegni a
Tim, cos che non gettassero la mia roba in strada o facessero
razzia nel mio guardaroba per ricavarne costumi
teatrali. Era giugno, le sette di sera e, dopo un lungo
inverno e una fredda primavera, era tornato di nuovo il
caldo. Al volante, entrai lentamente in citt, osservando
ogni persona che incrociavo e tutti i ragazzini davanti
alla gelateria, ma senza riconoscere nessuno.
Adesso conoscevo anche l'indirizzo di Ian, grazie
all'inchiesta straordinaria del St. Louis Post-Dispatch.
Percorsi la strada a bassa velocit, ma non troppo. Non
sapevo cosa avrebbe fatto, se gli fosse capitato di guardare
dalla finestra e riconoscere la mia macchina. Poteva
scoppiare a ridere, oppure correre gridando da sua
madre, o ancora precipitarsi in strada e gettarsi sul cofano.
La casa era deliziosa e bianca, con peonie e giaggioli
in boccio sul davanti. Al pianterreno c'era una
grande finestra, con le tende chiuse. Nel vialetto, un
suv bianco. Svoltai in fondo all'isolato e ci passai davanti
di nuovo. Nel prato non cerano manifestanti, nessun
gruppo di preghiera accampato in veranda e neanche
compagni di classe che tiravano sassolini in segno
di scherno. Il volto di Ian non era schiacciato contro la
finestra della sua camera da letto, in preda al tormento.
Nessun grido, nessun alleluia, nessun pezzo di Christian
rock sparato ad alto volume. Il cassonetto del riciclaggio
era lungo il marciapiede. Continuai a guidare.
Che altro potevo fare?
Parcheggiai dietro la biblioteca, che ormai era chiusa
da oltre un'ora. La mia chiave funzionava ancora. Il sole
era basso in cielo e dalle finestre filtravano spessi raggi
gialli. C'erano dei cambiamenti: nuovi libri in esposizione,
i carrelli che avevano cambiato di posto. Nello
scendere nel seminterrato mi tolsi le scarpe, perch
l'idea di essere silenziosa mi faceva sentire meglio. Le
poltrone a sacco erano state disposte in un'altra posizione.
Con quella luce, su qualunque superficie brillava
un sottile strato di polvere. Tolsi l'orso bruno dalla scatola
dei pupazzi e lo feci scorrere sui bordi di tutti gli
scaffali, per poi prendere uno sgabello e salirvi sopra
per arrivare in cima a quelli di narrativa, dove evidentemente
nessuno aveva pi spolverato da un pezzo. Quasi
mi aspettavo di sentire Ian sussurrare il mio nome dal
profondo del settore scientifico. Vivo qui da mesi mi
avrebbe detto. Com' che ci ha messo tanto?
Vidi che la rilegatura di Heidi si stava spaccando.
Presi il rotolo di stoffa adesiva dal cassetto del bancone
e mi sedetti al centro del tappeto marrone a pelo lungo.
Starmene l a lavorare mi provoc una bella sensazione.
Era quasi buio, l sotto, con le luci spente e il sole che colpiva solo di sbieco le alte finestre al livello della strada. Lass, riuscivo a scorgere un centinaio di ragnatele che di giorno dovevano essere invisibili e si stendevano tra le travi di legno del soffitto e le finestre. Brillavano tra gli scaffali, allungandosi nel tentativo di coprire distanze impossibili, come se il ragno fosse saltato dal davanzale della finestra in uno spettacolare tentativo di suicidio, trascinandosi dietro la propria secrezione, un paracadute che non si era aperto. Ripensai alla tela di Carlotta e al baco da seta nella pesca di James.
.
NOTA: Dal romanzo omonimo di E.B. White. FINE NOTA.
.
Capivo perch Ian avesse voluto dormire in biblioteca. Doveva
avergli fatto l'effetto di un paradiso.
Quella notte, mentre assorbivo il silenzio e l'immobilit,
ebbi la netta sensazione di aver sprecato, almeno
in apparenza, un pezzo di vita pi grande di quanto
avessi voluto. Capii che non avrei mai potuto avere figli,
perch altrimenti mi sarei resa conto una buona
volta e nella sua totalit cosa avrebbe significato perderli.
Pi li avessi amati, pi mi avrebbe fatto male, e
sapevo di non poter sopportare il dolore provato dai
Drake. Non perch non lo volessi, ma perch non sarei
stata in grado di sopravvivere.
Sar la trentacinquenne che allontana il suo ragazzo.
Alle feste, sar braccata da amici ben intenzionati che
offrono informazioni essenziali sull'orologio biologico.
Scriver un libro: Cosa aspettarsi quando non aspetti un bambino.
Forse la cosa migliore, sul serio,  chiudere una volta
per tutte la Grande Dinastia degli Hulkinov. Mio padre
 l'ultimo rimasto, perlomeno l'unico in America, e
io sono l'unica sua figlia. Non ci sar pi una tradizione
di fughe, tradimenti, favoleggiamenti. O quantomeno
non in questa famiglia. Cos Hulkinov viene ridotto
ad Hull, e da l ridotto a nulla. Migliaia di anni di inverni
russi, cibo russo, sopravvivenza russa e poi, un
giorno, una bambina nasce in America. Fine.
Mi costrinsi ad alzarmi e a passare in rassegna il bancone,
a caccia di qualsivoglia manufatto della mia vita in
quel luogo. Met dei cassetti era vuota, e l'altra piena di
cartellette e maglioni di qualcun altro. Poi riuscii a trovare
le mie cose in una scatola di cartone gi in basso.
Elenchi di cose da fare, penne, un thermos, l'e-mail-origami
di Ian che risaliva all'ultimo Natale (ancora ripiegata,
come l'avevo lasciata io), una confezione di Tylenol.
Riempii la scatola con le poche cose che volevo portare
via dallo stanzino; poi, prima di andarmene, presi una
penna e trovai la copia pi vecchia dello Hobbit. Era
un'edizione rilegata, con la plastica protettiva che stava
diventando gialla, si spaccava, era stata riparata con il
nastro adesivo. Era la copia, tra tutte, che avrebbe scelto
Ian. Era, tra tutte, quella che pi probabilmente poteva
essere infestata dagli spiriti. Sulla vecchia etichetta nominativa
del risguardo, sotto Matthew Lloyd, 4/2/91, scrissi
Ian Drake, seguito dalla data in cui avevamo lasciato la
citt. Non capivo bene perch lo stessi facendo, e mi pareva
quasi come uno di quei biglietti che i delinquenti
seriali lasciano alla polizia, quelli che sembrano un gesto
di scherno ma sono in realt una preghiera per essere
arrestati. Non si trattava comunque di questo, ne ero
certa. E non era neanche un messaggio per Ian: che senso
aveva, se non sarebbe mai pi tornato in biblioteca?
Me lo immaginai che lo trovava a trentanni, la volta
che tornava in citt per il funerale del padre e rivisitava
i suoi consueti rifugi d'infanzia. Di l a quel giorno, almeno
speravo, avrebbe prima o poi letto il libro, e magari
quella scritta gli avrebbe ricordato che c'era un senso
nella mia azione, per quanto ambigua e maldestra,
ovvero indirizzarlo verso un romanzo che parla di un
piccolo uomo che si mette in viaggio e sconfigge tutti i
mostri. Ma la metafora non funzionava tanto bene, e
adesso che ci pensavo ero io, in realt, ad avere pi in
comune con quell'ignaro scassinatore cui viene scaricata
addosso l'avventura. Guardai il frontespizio e lessi il sottotitolo,
del quale una volta o l'altra, senza dubbio, ero
stata a conoscenza: Andata e ritorno. Ma certo. Si torna
sempre. E, nel tornare, io neanche avevo ucciso il drago.
Poi andai al mio appartamento. Erano trascorsi due
mesi da quando Tim aveva detto che Charlton Heston
era passato per interrogarmi, eppure non volevo rischiare
entrando dalla solita porta. Varcai quella del
teatro, attraversando la moquette rossa dell'atrio, passando davanti ai programmi in cornice e al cestino di caramelle per la tosse.
Presi le mie cose, ma solo qualche scatola. Mio padre
aveva promesso che mi avrebbe comprato un nuovo
arredamento e nuovi abiti. Non mi interessava sapere
dove si procurava il denaro, ma avrei accettato. E le
mie cose vecchie non le volevo pi. Erano polverose e
non erano pi state toccate da mesi. Era come una casa
infestata dagli spiriti: un tempo ci abitava una donna
che per  sparita da un pezzo. Attenti a non disturbarne il fantasma.
Attraversai di nuovo l'atrio portando le scatole in
macchina, una alla volta. Quella sera non c'era spettacolo,
ma udii il ronzio delle prove che si tenevano in
sala. Durante l'ultimo viaggio mi fermai sulla soglia a
osservare gli attori sul palcoscenico, sapendo che non
potevano vedermi. Non stavano recitando: erano tutti
accucciati a guardare qualcosa, e quando riuscii ad abituare
la vista mi accorsi che sul palco erano disposti
cinque fantocci per la rianimazione cardio-polmonare.
C'era un tipo grande e grosso, calvo, con un giubbotto
dei Blackhawks e un blocco a molla, che gli stava gridando
contro: Stringete quei nasi, altrimenti l'aria
uscir di nuovo! Dovete stringerli!. Chiss se stavano
imparando quella tecnica per qualche motivo di carattere
legale, per i panciuti frequentatori di teatro di
Hannibal e dei suoi sobborghi, tutti figli del boom economico,
oppure perch sarebbe servito per una rappresentazione.
O lo era gi, una rappresentazione. O, ancora,
si trattava di una festa alla maniera di Tim. Tim
che, in ginocchio, soffiava aria nella bocca del suo fantoccio,
il quale gonfiandosi inizi a sollevarsi dal
palco. Poi lo vidi premere pi e pi volte le mani sul
torace di gomma, con i capelli che gli cadevano in
mche bionde dalla coda di cavallo.
Dall'altra parte del palco, l'attrice con i capelli rossi
tastava, ridendo, il collo del suo fantoccio in cerca di
un battito inesistente. Poi lo afferr per le spalle e gli
dette una scrollata. Per l'amor di Dio! grid. Non
lasciarmi, Clyde! Non lasciarmi proprio adesso! Chi ci penser, al bambino?
Okay, disse l'istruttore non  proprio il caso di
scuotere la sua vittima. Adesso ne sta controllando le
vie respiratorie. Va bene, lo metta gi.
Ma la donna aveva un suo pubblico e non intendeva fermarsi. Lei! strill, indicando le poltroncine vuote.
Non rimanga impalato, chiami un'ambulanza! Lei! Quest'uomo  il mio amante! Non volevo spararti, tesoro! Lo sai che ho bisogno di te!
Gli altri attori avevano abbandonato i loro fantocci e si erano disposti in cerchio attorno alla donna per piangere, ridere e agitarsi, tutti tranne Tim. Lo guardai che continuava a pompare, tutto solo sotto la luce gialla, come se potesse restituire la vita a quella sagoma di plastica, come se potesse riattivargli la circolazione del sangue. E, per un attimo infinitesimale, pensai che ne fosse davvero capace.
...
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...
CAPITOLO 39.
...
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...
Tim ex machina.
...
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...
In auto, con l'aria condizionata che mi sferzava le guance,
fu come sentirsi risvegliare bruscamente, una cosa
che non mi succedeva da mesi. Era la stessa sensazione
che avevo provato quell'estate al college, quando mi
ero rotta una gamba, e dopo aver smesso finalmente di
prendere il Vicodin, mi ero resa conto di come avessi
trascorso un'intera settimana in confusione senza nemmeno saperlo.
Ci che mi ero scordata questa volta, ci che ero stata
troppo annebbiata per vedere, non era quello che
avevo combinato o le sue ripercussioni, o anche la cruda
realt della Hannibal cui avevo cos brevemente fatto
ritorno, ma la mia capacit di pianificare. Per metterla
nei termini di quegli odiosi manuali di auto-aiuto che
io e Rocky leggevamo a voce alta, con fare teatrale, durante
gli inventari: ero stata cos a lungo un pesce trasportato
dalla corrente, che avevo dimenticato di saper nuotare.
Cos feci un gran respiro, escogitai un piano e mi diressi
verso il centro commerciale di Hannibal, dove i
negozi erano ancora aperti. Trovai, come gi sapevo,
una libreria di impostazione cristiana, cos piena di
opere di calligrafia che io e Darren non avremmo potuto
sperare di meglio, e pescai una rivista dal titolo Adolescenti
rinati!, che aveva in copertina un sorridente
ragazzino a mezz'aria sullo skateboard. Era perfetta, e
ne acquistai due copie, sorridendo a mia volta, con
gentilezza, alla donna dal colorito rosa dietro il banco.
Poi tornai verso il mio palazzo, dove gli attori stavano
ancora salvando i loro fantocci. Mi sedetti alla scrivania
del mio appartamento e buttai gi un elenco. Poi ne
compilai altri sette. Trovai un tubetto di colla e appiccicai
tutti gli elenchi all'interno di una copia della rivista,
uno per pagina, attenta a non farne sporgere i bordi.
Dopo di che, schiacciai la rivista sotto il vocabolario.
Infine senza fretta, e con gioia mi diressi in bagno e
tirai lo sciacquone.
Tempo due minuti e Tim era gi alla mia porta, con
gli occhi sgranati, il sorriso ampio, le braccia spalancate,
e mi abbracci sollevandomi addirittura da terra.
Pensavo che ti avessero rapita! disse.
Difatti. Entra.
Ho sentito scorrere l'acqua, e mi sono detto: Ges
mio, sar un fantasma?. Poi tutti quanti mi hanno costretto
a venire a dare un'occhiata. E sei proprio tu! Sei
tornata! Meno male che non stavamo provando, se no
ti avrei tirato il collo.
No, lo so bene risposi. Quello era il mio Bat-segnale.
Mi serve il tuo aiuto.
Tim si sedette sul bracciolo del divano e attacc a
rimbalzare. Era ancora sudato, per via dell'esercitazione
cardio-polmonare, e quando si pass le dita tra i capelli
apparvero dei solchi bagnati.
Hai presente il ragazzino che era scomparso? chiesi.
Quello legato alla faccenda di Bob Lawson?
Come no rispose lui. Poi fece per aggiungere qualcosa,
ma si ferm. La mia espressione doveva dirla lunga,
per non me ne fregava niente. Mi sedetti anch'io
sul divano, sollevando i piedi e mettendomi di fronte a
Tim. Cercai di iniziare dal principio, ma non ero sicura
quale fosse. Il giorno in cui avevo conosciuto Ian, o il
giorno in cui l'avevo trovato accucciato tra i libri? Cos
iniziai da met. Un giorno mi ha portato questo Ges
fatto a origami esordii.
E gli raccontai tutta la storia. Nella versione breve,
quantomeno. Non so bene perch fossi cos sicura di
potermi fidare: perch amava il teatro, forse, o soltanto
perch era Tim, o perch riuscivo a immaginarmelo
bambino, accucciato sul pavimento della biblioteca a
leggere La guerra dei carretti, andando su e gi proprio
come stava facendo in quell'istante. Ma avevo ragione.
Potevo fidarmi di lui. E mi sarei fidata anche se Ian
fosse stato l con me, ancora dato per scomparso, ancora
ingobbito dal suo zainetto stracarico.
Incredibile continu a ripetere Tim. Insomma,
cio, incredibile. Che dire, ti avevamo preso tutti quanti
per una bibliotecaria dai modi gentili eccetera eccetera.
E invece eccoti trasformata in vigilante e cos via,
pronta a rischiare la vita !
Strano, ma l'idea di godere di tutta quella considerazione
mi irritava. Cos lo interruppi. Ho bisogno del
tuo aiuto dissi. Tuo e solo tuo, e non puoi dire niente
a nessuno.
Gli feci vedere la rivista, gli mostrai gli elenchi e gli
spiegai cosa avrebbe dovuto fare. Tutto quel che c'
nell'appartamento lo puoi prendere aggiunsi. Tutto
quello che  rimasto, intendo. Come ricompensa. Puoi
tenerlo tu, oppure usarlo come articolo di scena, non
m'interessa. Oppure venderlo. Tim si guard attorno,
osservando il tavolinetto, le lampade, il tappeto orientale
che mio padre mi aveva spedito per Natale. Gi nel
deposito di attrezzeria avevano ben pochi oggetti altrettanto belli.
Lo faccio gratis rispose lui, e mi resi conto che diceva
sul serio. Si era messo a girare tutto allegro per la
stanza, proprio come immaginavo facesse dietro il palco,
prima di ogni singola entrata in scena. Mi hai appena
offerto la miglior parte della mia vita.
Quella notte dormii nel mio appartamento, un sonno
profondo come non facevo da mesi, e Tim mi buss
alla porta alle dieci del mattino per dirmi che stava andando in battaglia.
A parte gli scherzi, Lucy, prosegu se ci trovo
quel pastore e cerco di pugnalarlo con le chiavi, rischio di rovinare tutto?
S. Non riuscii a trattenere un sorriso. Segui il
copione, Tim. E il pastore non ci sar. Comunque hai
un'aria fantastica. Era vero. Abito grigio, preso dalla
sala costumi, camicia bianca, niente cravatta, scarpe
formali e un po' scalcagnate. Capelli ben legati in una
coda. Reggeva una valigetta e un blocco a molla con
tanto di penna e una specie di modulo in bianco. Guardai
meglio: era uno dei moduli per gli abbonati del teatro,
disponibili nell'atrio, con l'intestazione piegata.
Sottobraccio aveva le riviste. Sai qual  quella giusta?
Lui annu. Senza il minimo dubbio.
In bocca al lupo.
Passai l'ora successiva a fare le pulizie, non perch
credevo che a Tim o al prossimo inquilino importasse
quanto fosse impolverata la moquette, ma perch non
mi era venuto in mente niente di meglio. Lavai i vetri
con l'aceto, sfregai ben bene il piatto rotante del microonde
e svuotai l'armadietto dei medicinali.
Finalmente riapparve Tim, che mi picchiava sulla
porta con i palmi delle mani, sfrecciava all'interno -
senza fiato, paonazzo in volto ed esultante e si metteva
a correre attorno al tavolinetto.
Sono stato fantastico! disse. Lucy, davvero fantastico,
cazzo, e non c'era un solo critico teatrale a vedermi!
Ma non me ne frega niente! Sono stato fantastico,
s, e sappi comunque che quel ragazzino  gay al
cento per cento. Alla grande. Avresti dovuto vedermi!
Tipo: Signora, ho qui per lei un abbonamento di prova.
Gratuito e lei che fa per sfilarmi il modulo dalle mani,
e io che allora faccio: Senta, devo consegnarlo direttamente
a qualcuno che rientra nel nostro target demografico,
altrimenti finisco nei guai e poi aggiungo che
ho appena visto il canestro da basket, fuori, il che vuol
dire che ha un figlio adolescente, e lei risponde: No,
ha solo undici anni, e all'improvviso lui le appare alle
spalle, sulla soglia, e fa: Cosa? Cosa?.  stato perfetto !
Ti  sembrato a posto? chiesi.
Di salute, dici? Come no. Un po', insomma, con i
nervi tesi. Per non dire agitato, forse. Ma non sanguinava,
o roba del genere. Mi hanno fatto addirittura entrare
in casa. E mi ritrovo l nell'atrio, con la madre che mi
chiede a chi siamo affiliati. Agli Evangelici, rispondo.
Neanche sapevo se aveva senso, ma a quanto pare s.
Allora ho ripetuto pari pari la parte che mi avevi detto
tu. S, abbiamo la sede nel Vermont, ma anche delle
succursali nell'Iowa, nell'Ohio e anche a Oahu, nelle
Hawaii. Avresti dovuto vedere la faccia di quel ragazzino.
Secondo me ha pensato che stavo per spifferare
tutto. Mi lanciava delle occhiate di fuoco, da dietro sua
madre. E poi  stato come se gli vedessi mettere in moto
gli ingranaggi, e capire che l'unica a sapere certe cose
eri tu. Nel frattempo, la madre  l che continua a chiedere
qual  la nostra filosofia, chi  il nostro editore.
Cos le porgo una copia, quella intatta, e dico: Mica
avete dei gatti, vero? Mi stanno lacrimando gli occhi.
Il ragazzino fa: No, solo una cavia, e io rispondo:
Oh, io sono cresciuto in mezzo ai furetti. A quel punto,
la madre  impegnatissima a leggere la rivista, cos
riesco a strizzare l'occhio al figlio e lui a un certo punto
capisce, si vede benissimo che ha capito tutto, ed  proprio
in quel momento che gli porgo l'altra copia. Dalle
un'occhiata, faccio vedi se c' qualcosa che ti interessa.
Dedicale un po' di tempo, quanto hai un attimo,
e vedi se ti dice qualcosa. Lui se la ficca subito sotto la
maglietta. Per non farla prendere alla madre. A proposito,
quella donna  anoressica al massimo grado.
Tim stava ancora girando in cerchio e io ero ancora
seduta, tremante, con gli occhi puntati su quello strano
giocattolo a molla che avevo messo in azione. Descrivimi
un po' la casa chiesi.
Normale, direi. Nessun crocifisso gigante o roba
del genere, se  quello che intendi. Era davvero tirata a
lucido. Ho intravisto un pianoforte, in soggiorno. L'arredamento
era tutto, come dire, in stile Pottery Barn,
ma abbastanza pacchiano. Quel tipo di casa con i cuscini
con le barche a vela fatte all'uncinetto. Non che ne
abbia visti, eh.
Questa immagine di normalit, per qualche motivo,
era confortante. O forse mi faceva solo piacere potermi
raffigurare qualcosa. E poi? lo incalzai.
Poi? Sta' a sentire. Faccio: Allora, posso stipulare
l'abbonamento oggi, o riempite voi uno dei moduli al
centro della rivista?. E la madre  l che cerca di inventarsi
qualche scusa, dicendo di volerla consultare ancora
un po', e Ian se ne esce con: Mamma, posso andare
di sopra a leggerla?. Ho avuto la sensazione che lei
volesse quasi dirgli di no, perch intendeva dargli ancora
un'occhiata, ma me ne stavo l con aria cos speranzosa
che lei gli ha risposto di s e mi ha accompagnato
all'uscita. Non ero ancora arrivato alla porta che il ragazzino
aveva gi imboccato le scale. Scommetto che si
 chiuso a chiave in camera sua. Se  un tipo sveglio.
Tim si ferm, allargando le braccia. Allora? Sono stato bravo?
Forse stava solo cercando un applauso, ma mi alzai
per andare ad abbracciarlo. Sei incredibile. E guai a te
se parli di questa cosa ad anima viva.
Quando se ne fu andato, arraffai qualche altra cosa
e, mezza intontita, mi diressi alla macchina. Mentre
uscivo dalla citt inizi a piovere. Passai un'ultima volta
davanti alla tranquilla casa dei Drake, suonai il clacson
per tre volte e lasciai Hannibal per sempre. Era
come vederlo, Ian, nella sua stanza, sul punto di aprire
la rivista. Avrebbe riconosciuto subito la mia sciatta calligrafia.
Quelli che avevo scritto, seduta nel mio appartamento
saccheggiato, erano elenchi di libri: Libri da leggere
a 11 anni era il primo. Iniziava con Danny il campione
del mondo, quel grazioso elogio della disobbedienza
civile, e comprendeva la serie di Oz (Ma bada bene
che siano scritti dal vero L. Frank Baum! Non da Frank
e basta!) pi altri dieci titoli che mi seccava terribilmente
che Ian non potesse leggere, volumi che gli avrei
impilato sulle braccia se fossi stata ancora la sua bibliotecaria.
Libri da leggere a 12 anni iniziava con Il mondo di
Jonas e La bussola d'oro e finiva con il Signore delle mosche.
Era difficile immaginarsi Ian a 14 e a 16 anni, ma via
via che gli elenchi si completavano riuscivo a vedere la
sua mente prendere forma, a capire che il quindicenne
Ian appena impazzito per Il giovane Holden sarebbe
stato pronto per affrontare Pace separata, Quanto pesano
i fantasmi e massicce dosi di Whitman.
Avevo consigliato al diciottenne Ian di leggere David
Copperfield (Se finir per essere io l'eroe della mia
stessa vita, o se quel ruolo sar occupato da qualcun
altro, lo mostreranno queste pagine), e anche di leggere
Middlesex, A.E. Housman e Jeanette Winterson.
In quegli ultimi elenchi mi ero ripromessa di includere
qualcosa di pi direttamente utile, qualche libro
in grado di spiegare a un sedicenne come ragionare con
il padre che vuole buttarlo fuori di casa o con la madre
che insiste che finir all'inferno, ma conoscevo soltanto
romanzi. Mi fece riflettere, per un attimo, la consapevolezza
che tutti i miei punti di riferimento fossero narrativi,
che tutte le mie storie fossero menzogne.
Dopo aver ultimato gli elenchi avevo tentato, sul serio,
di aggiungere qualcosa di mio pugno un messaggio,
un incoraggiamento, qualunque cosa ma non ci
ero riuscita. La penna aveva respinto la carta.
Perch la sostanza delle cose, dopo tutta quella caotica
primavera, quella logorante estate e tutto il tempo
trascorso da allora,  questa: non credo pi di poter
salvare la gente. Ci ho provato, ho fallito e, malgrado
sia certa che nel mondo esiste qualcuno in possesso di
tale dote, questa persona di sicuro non sono io. Combino
troppi guai. D'altro canto, per quel che li riguarda,
credo ancora che i libri possano salvarti la vita.
Credevo davvero che Ian Drake sarebbe riuscito a
procurarsi i suoi libri, proprio come ogni tossico riesce
a procurarsi la droga. Avrebbe corrotto la sua babysitter,
sarebbe sgattaiolato fuori di casa, durante la notte,
per spaccare la finestra della biblioteca. Avrebbe venduto
la sua cavia per procurarsi i soldi per i libri. Li
avrebbe letti sotto la coperta, sollevata a mo' di tenda,
con una sottile torcia elettrica. Avrebbe svuotato il materasso
per riempirlo di tascabili. Potevano rinchiuderlo in casa, ma non sarebbero mai riusciti a convincerlo
che il mondo era limitato alla sua abitazione. Si sarebbero
chiesti perch non riuscivano a piegarlo. Si sarebbero
chiesti perch sorrideva, ogni volta che gli ordinavano
di salire in camera sua.
Sapevo che i libri potevano salvarlo perch era ci
che avevano fatto fino a quel momento, e perch conoscevo
gente salvata dai libri. Professori universitari, attori,
scienziati, poeti. Gente che era andata al college
per poi sedersi sui pavimenti delle camerate a bere caff,
stupita di aver finalmente trovato la propria anima
gemella. Gente che vestiva sempre un po' fuori stagione.
Gente i cui nomi erano custoditi sui cartoncini rosa infilati
nelle tasche interne dei libri rilegati e dimenticati
in tutti i seminterrati delle biblioteche d'America. Se le
bibliotecarie fossero state abbastanza pigre, o abbastanza
nostalgiche, o abbastanza intelligenti, quei nomi sarebbero rimasti l per sempre.
...
.
...
Epilogo.
...
.
...
Se mancava un epilogo, Ian forniva immancabilmente il suo.
Sono io il mortale alla fine di questa storia. Sono io il mostro alla fine di questo libro. Sono rimasta qui da sola a cercare di capire, e non ci sono ancora riuscita.
Come faccio a catalogare tutto? Che etichetta metto
sul dorso del libro? Una volta Ian ha suggerito che, in
aggiunta alle etichette per i gialli, la fantascienza e i
volumi sugli animali, dovrebbero essercene altre, tutte
particolari, per i libri con il lieto fine, quelli che si concludono
in tragedia, quelli che ti spingono a leggere il
successivo volume della serie. Ci dovrebbero essere
anche quelle con delle grosse lacrime, ha detto come
per Where the Red Fern Grows. Perch altrimenti non
 giusto. Tipo che per caso lo stai leggendo in pubblico,
e a un certo punto tutti si prendono gioco di te perch
ti sei messo a piangere. Ma che preavviso posso apporre
alla meravigliosa e inquietante storia di Ian Drake?
Una piccola etichetta blu con un punto interrogativo,
forse. Dita incrociate. Un soldo nella fontana.
Comunque, nella vita reale, non dovr mai pi occuparmi
di quelle etichette azzurre. Non dovr pi decidere
se un libro  di genere fantastico o se  adatto alla
fragile giovent di Hannibal. Dopo un'estate trascorsa
a casa, ho trovato il mio nuovo lavoro lontano da Hannibal
e da Chicago, e questa  l'unica cosa che conta.
Ragazzi e ragazze di vent'anni che prendono in prestito
saggi sulle teorie femministe del vegetarianismo o sulla
critica contemporanea di Hemingway, e nessuno che
mi chiede di essere salvato. Per loro, devo soltanto passare
allo scanner il codice a barre e timbrare, passare
allo scanner e timbrare. Sono appagata, qui. Sono stabile.
O, quantomeno, stazionaria.
Se mai torner nella biblioteca di Hannibal, sar sotto
le vesti di un fantasma. Ian ha sempre creduto che la
libreria fosse infestata, e forse ha ragione. Non  forse
l'obiettivo di tutte le bibliotecarie, almeno nei film e nei
luoghi comuni? Silenzio, invisibilit, nient'altro che
un'errante nuvola di vecchia polvere uscita dai libri. Le
mie mani stringeranno ancora il volume, faranno girare
l'illustrazione nel cerchio dei bambini, da sinistra a destra,
ma dietro il dorso del libro non ci sar nessuno.
Sono la Mano di Niente (e che i conigli non sappiano dove mi nascondo).
Ecco quindi le illustrazioni. Radunatevi, guardate
con attenzione: gente che fugge e gente che prende in
prestito, angeli, uri e attori, astuti furfanti e piccoli litigiosi
eroi. Adesso, lamentatevi della ragazzina in prima
fila, che vi ostacola la visuale. Strizzate forte gli occhi e
chiedetevi perch l'artista ha completamente sbagliato il disegno.
In sostanza, qui sono gi un fantasma, pallida e spiritata
dietro il mio nuovo bancone, e ho capito che questo
 ci che succede ai personaggi che non sono pi al
centro della trama principale, quelli la cui grande avventura
 ormai alle loro spalle. Questo  ci che accade
al Cappellaio Matto, alla sorellastra cattiva, al genio
della lampada senza pi poteri. Siedono a un tavolo
vuoto e rimembrano il giorno in cui qualcosa di straordinario  arrivato in citt.
Per un istante, quell'ottobre, rientrai a far parte della
storia, o forse fu la storia a rimettersi in pari con me.
Tornando a casa dal lavoro, fui fatta accostare dalla polizia
per eccesso di velocit. Anche in quel momento
pensai che fosse tutto finito, che Ian si fosse deciso a
tradirmi. Ha idea di quanto stava correndo? domand
l'agente. Cos veloce che non mi crederebbe mai,
avrei voluto rispondergli. Cos veloce da non essermi
mai fermata per mesi e mesi, neanche nel sonno. Aprii
il cassettino del cruscotto per prendere il libretto, e cinquemila
mentine di tavola calda caddero sul pavimento
della macchina e sul sedile del passeggero e rimbalzarono
sulla leva del cambio per finirmi in grembo. Quindi
Ian si era preparato per la lunga distanza. Avremmo
potuto tenere duro per un'altra settimana, avremmo
potuto superare il confine con il Canada attraversando
di nascosto qualche campo, mezzi morti di fame ma
con l'alito fresco. Porsi il libretto all'agente e mi sentii
stringere il cuore e le ossa frantumarsi in un milione di
schegge aguzze: almeno per un po', Ian era stato convinto
che avremmo potuto farcela e non saremmo tornati mai pi.
Fatevi vicini per l'ultima pagina, allora. Spingete da
una parte la ragazzina che continua a mettersi in mezzo.
Pretendete di sapere in anticipo se la fine sar lieta o
triste, se i buoni saranno premiati e i cattivi puniti.
Sbirciate le ultime parole. Vedete se riuscite a indovinare.
Chiedetelo di nuovo: si risolve tutto, alla fine?
Ma io non lo so. Non lo so. Dipende da cosa intendete
per fine. La fine della mia storia o la fine della sua?
Ecco tutto quel che so: lo sto ancora cercando, nei recessi
del mio computer, e ancora finisco per trovare
l'idraulico di Cape Cod. Ma se spunta fuori quando
spunta fuori sar in grado di scoprire cosa ne sar di
lui. Ci sono migliaia di modi, per un lieto fine. E altrettanti
per una conclusione tragica. Adesso deve avere
quindici anni, e forse non dovr aspettare molto per
saperlo. Continuo a ricordare a me stessa che in questo
periodo storico  impossibile perdersi di vista in eterno.
Non esiste pi la Siberia.
Dimenatevi sul tappeto e guardate l'orologio. Chiedete se questa storia era vera.
Ecco le illustrazioni finali. Ecco le utili didascalie.
Ecco qualche fiduciosa parola per chi preferisce sbirciare in anticipo, per quelli come me e Ian che non possono fare a meno di andare subito a guardare le ultime righe. (Forse li ho portati fuori strada, proprio come anch'io lo sono stata: vale a dire che, nel profondo, ho sempre creduto che il nostro coraggio fosse una sorta di garanzia, che un lieto fine ci stesse aspettando in fondo alla strada, se mai ci fossimo arrivati. Ma forse non ho portato fuori strada nessuno. Perch, in fin dei conti, chi pu dire che non succeder davvero?)
Quindi, miei pazienti ascoltatori, ecco il confortante epilogo. Pensatelo felice. Pensatelo che ruota su se stesso.
Se non ne fossi convinta, non riuscirei neanche ad alzarmi dal letto al mattino. Pensatelo mentre nasconde quegli elenchi per otto lunghi anni. Pensate al suo paradiso, in cui pu fluttuare tra personaggi e libri a suo piacimento. (Sogniamolo come un re, un gigante, un ragazzino che pu volare.) Pensatelo gi sotto le coperte con una torcia elettrica. Per una beata eternit, un mondo come quello dovrebbe bastare. Per adesso, dovrebbe salvarlo.
Diciamo che  cos.
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FINE.
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Ringraziamenti.
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Pur dovendo abbandonare la fantasia di bambina secondo la quale i libri della Penguin arrivavano dai pinguini di Mr. Popper, sono stata felice di scoprire che questa casa editrice  piena di persone meravigliose, che sono state disposte a programmare l'editing e la produzione attorno alla nascita della mia seconda figlia. Grazie infinite a Kathryn Court, Alexis Washam, Tara Singh, Kate Griggs e Carolyn Coleburn della Viking, cos come a Yuki Hirose per il suo tempo e il suo aiuto. Nicole Aragi  scesa un giorno dal cielo per trasformare la mia zucca in carrozza, e ancora non riesco a credere quanto sia stata fortunata e a ringraziarla abbastanza per quello che ha fatto. David Huddle  stato uno dei primi lettori e sostenitori del libro, mentre l'entusiasmo di Heidi Pitlor mi ha dato lo slancio per continuare a lavorare sul romanzo fino alla pubblicazione: senza di lei, probabilmente, mi sarei lasciata scoraggiare.
Sono pochi gli scrittori che ringraziano la loro madre per la sua acuta visione editoriale: sono felice di essere un'eccezione.
Infine, per gran parte del tempo, l'unico lettore di questo libro  stato mio marito, Jonathan Freeman. Solo i suoi studenti possono capire come sia stata fortunata ad avere come primo lettore un uomo cos gentile e sensibile.
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FINE.